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La dimensione etica dello spazio in cui abitiamo

Questa recensione al romanzo di Alessandra Sarchi, «Violazione», è uscita su «Repubblica». La foto è di Lucia Re.

Lo spazio può essere intelligente, così come può essere stupido. Può rivelare una cultura tanto quanto il suo opposto. In ogni caso non è mai neutro, non è mai irrilevante. Perché lo spazio descrive il tempo, è tempo che si manifesta fisicamente: decidere di vivere in un determinato luogo significa decidere la specifica qualità di tempo in cui si desidera abitare.
Con Violazione (Einaudi Stile Libero) Alessandra Sarchi edifica, è il caso di dire, una narrazione sempre consapevole del potenziale rivelatore dello spazio.
Alberto e Linda Donelli vogliono lasciare la città e trasferirsi con i figli in campagna. O meglio in quell’interregno tra l’area urbana iperantropizzata e qualcosa che nel concedere i privilegi degli spazi agricoli conserva una distanza accettabile dal centro abitato. Lo spazio-tempo che hanno in mente è un altrove reale e sano da opporre alla frustrazione di un qui vissuto come finto e insalubre: una nuova fondazione, insomma, uno spazio dal quale far ricominciare il tempo.

Al caso loro fa dunque l’abitazione che Primo Draghi ha messo in vendita sei chilometri fuori Bologna. Un luogo fiabesco in cui le torrette medievali si accompagnano ad altre parti della struttura nuovissime, una media estetica rassicurante tra il presente e l’antico. E poi c’è il verde, quella natura naturale in cui finalmente concretizzare il sogno della fuga (un escapismo in realtà generico, un esotismo prêt-à-porter tanto all’apparenza incandescente quanto nella sostanza tiepido).
Diversamente dai Donelli, Primo Draghi è uno che nell’osservare lo spazio lo valuta tecnicamente, per come è stato fatto, ed economicamente, per quanto è costato realizzarlo. Il suo sguardo “edile” è una ruspa che vuole soltanto abbattere e spianare, “urbanizzare e vendere”. Del resto, se la “terra è tutta sbagliata” – se la consistenza morale dell’epoca è franosa – il passaggio dall’agricoltura agli sbancamenti è fisiologico (la natura, o meglio il suo apparato retorico, verrà conservata come involucro, come camuffamento del guasto).
La tenuta Draghi nella quale i Donelli decidono di traslocare, I Cinque Pini, è dunque una zona sospesa, legibus soluta, un territorio dove, per l’iniziativa di un privato intraprendente, la giurisdizione dello Stato viene meno.

Alessandra Sarchi, procedendo con grande mobilità espressiva, coniugando vitalità e controllo, racconta una storia in cui a segnare uno scarto rispetto alla norma è ciò che accade quando si diventa consapevoli. Se Alberto – il cui sguardo, da funzionario presso il settore ambiente della Regione, è sufficientemente avvertito da comprendere che nella proprietà appena acquistata c’è qualcosa che non va – sceglie di collocarsi in una parvenza di bene che di fatto coincide con l’ignavia, Jon – un clandestino moldavo che lavora presso i Draghi, qualcuno che ufficialmente non esiste – decide di opporre all’inumazione delle responsabilità individuali un melvilliano “preferisco di no”, sottraendosi così al compromesso, alla sua normalizzazione, alla pratica diffusa del “meno peggio”.
Violazione è un romanzo che nel ripristinare il nesso fondazione-delitto recupera il legame indissolubile tra spazio tempo ed etica, lasciando ogni personaggio a decidere cosa è giusto e cosa non lo è. Soprattutto Violazione chiarisce in che modo una comunità che sceglie di sradicare e nascondere tutti i segnali di stop, dunque ciò che serve da argine all’arbitrio, non è vittima di niente: è ininterrottamente responsabile di ciò che (non) sta scegliendo, del tempo spazializzato in cui ha accettato di abitare.

Giorgio Vasta (Palermo, 1970) ha pubblicato il romanzo Il tempo materiale (minimum fax 2008, Premio Città di Viagrande 2010, Prix Ulysse du Premier Roman 2011, pubblicato in Francia, Germania, Austria, Svizzera, Olanda, Spagna, Ungheria, Repubblica Ceca, Stati Uniti, Inghilterra e Grecia, selezionato al Premio Strega 2009, finalista al Premio Dessì, al Premio Berto e al Premio Dedalus), Spaesamento (Laterza 2010, finalista Premio Bergamo, pubblicato in Francia), Presente (Einaudi 2012, con Andrea Bajani, Michela Murgia, Paolo Nori). Con Emma Dante, e con la collaborazione di Licia Eminenti, ha scritto la sceneggiatura del film Via Castellana Bandiera (2013), in concorso alla 70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Collabora con la Repubblica, Il Venerdì, il Sole 24 ore e il manifesto, e scrive sul blog letterario minima&moralia. Nel 2010 ha vinto il premio Lo Straniero e il premio Dal testo allo schermo del Salina Doc Festival, nel 2014 è stato Italian Affiliated Fellow in Letteratura presso l’American Academy in Rome. Il suo ultimo libro è Absolutely Nothing. Storie e sparizioni nei deserti americani (Humboldt/Quodlibet 2016).
Commenti
2 Commenti a “La dimensione etica dello spazio in cui abitiamo”
  1. Cristò scrive:

    La foto rende perfettamente l’idea. Mi vengono in mente la terra indurita attorno alla spianata di cemento. Una villetta appena abbozzata e tegole e bifore avanzate abbandonate sotto qualche ulivo rachitico. Zone di villeggiatura, spesso, dormitori dopomare per quindici giorni, un mese al massimo. Una natura appena abbozzata, maltrattata e sterile che tuttavia riesce a spaccare il cemento, arrugginire i gazebo, scrostare le pareti, indurire la plastica verde delle sedie da giardino.

  2. Cintia scrive:

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