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La famiglia Fang, ovvero “tutto per l’arte”

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Questo articolo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Nella scena iniziale della Famiglia Fang, una coppia di artisti concettuali (Caleb e Camilla Fang) mette in scena una rapina in banca coinvolgendo i figli piccoli Annie e Baxter nella performance.

I Fang adulti e bambini si divertono moltissimo, il personale della banca e i clienti decisamente meno, nessuno per fortuna resta ferito. Annie e Baxter da quando sono nati partecipano attivamente alle performance di famiglia. I loro genitori non sono delle brutte persone, sono solo convinti che l’unica cosa che dia senso alla vita sia la possibilità di trasformare ogni gesto in un’opera d’arte, e con coerenza lo mettono in pratica e lo fanno mettere in pratica ai figli.

Fintanto che sono bambini Annie e Baxter se la godono. Diventati adulti mettono da parte l’assurdità in cui sono cresciuti cercando di adeguarsi alla normalità del mondo. Quando i genitori (anziani ma sempre mossi dal fuoco sacro dell’arte) spariscono lasciando presumere che siano stati assassinati, i figli si ritrovano costretti a uno schieramento di campo: tenere in vita il mondo assurdo dei loro genitori andandoli a cercare, o abbandonarli per salvare se stessi? Separati in sentimento tra il desiderio di ritrovarli vivi e in salute e quello di liberarsi una volta e per sempre dell’innegabile ingombro, Annie e Baxter trovano il compromesso nella scoperta che è possibile avere entrambe le cose (genitori vivi e vite autonome).

Surreali ma autentici nel ricreare dinamiche familiari condivisibili e universali, i quattro Fang si muovono per tutto il film in quello spazio tra struggimento e comicità di chi diventa adulto ma non troppo, lasciando aperta (socchiusa nel caso dei figli, spalancata per i genitori) la porta che separa dall’infanzia.

Anche solo per dare una sbirciatina alla vita bambina e ricordarsi com’era quando si giocava ai cowboy e agli indiani convinti di esserlo veramente, o bastava fare il giro dell’isolato per immaginare di avere compiuto il giro del mondo. E questa infanzia posticcia, agli occhi di tanti inadeguata, diventa il territorio possibile dove praticare l’arte come antidoto alla follia.

Cosa separa l’arte dalla follia? viene da chiedere guardando due genitori che istruiscono i loro bambini su come fare una finta rapina in banca. E anche se la risposta logica in questo caso è “niente”, resta la certezza che nella sua capacità di generare emozioni la prima abbia sempre e comunque un valore aggiunto.

Il film è tratto dall’0ttimo romanzo dello scrittore americano Kevin Wilson La famiglia Fang (Fazi Editore, traduzione di Silvia Castoldi, pp. 207, euro 18), e a dirigerlo e interpretarlo (nel ruolo di Baxter adulto) è Jason Bateman. Insieme a lui nel cast ci sono Nicole Kidman (Annie adulta), Christopher Walken (Caleb anziano) e Maryann Plunkett (Camille anziana). Presentato nel 2015 al Toronto Film Festival, La famiglia Fang è nelle sale italiane dal primo settembre per Adler Entertainment.

È nata a Bolzano e ha vissuto ad Algeri e Palermo. Abita tra Roma e New York, dove traduce e scrive di libri, cinema e fumetti per La Repubblica, Il venerdì e D. Ha tradotto, tra gli altri, Charles Bukowski, Tom Wolfe, Jacques Derrida, A.M. Homes, Douglas Coupland, James Franco, Lillian Roxon e Lena Dunham, e ha tradotto e curato la nuova edizione italiana di Jim entra nel campo di basket di Jim Carroll (minimum fax, 2012). Insieme a Daniele Marotta è autrice del graphic novel Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald (minimum fax, 2011), pubblicato anche in Spagna, Sudamerica, Stati Uniti, Canada e Francia.
Commenti
Un commento a “La famiglia Fang, ovvero “tutto per l’arte””
  1. quasiscrive scrive:

    Se l’arte non è per tutti non è arte ma esibizione prevaricante.

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