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La Grecia è quel posto dove si discute invece di fidarsi delle semplificazioni mediatiche

Atene.

La guerra civile greca va in scena al caffè Esplanade di Varkiza all’una del sabato. Sono sei amici. Condividono da venticinque anni la compagnia e gli scherzi, gli aperitivi, i pranzi in riva al mare. Ma adesso che si tratta di votare e di dividersi fra i due corni del dilemma, iniziano a litigare. Si chiamano Odysseas, Giannis, Stelios, Nikos, Lucas, e del sesto non so il nome perché, dopo pochi minuti, prende tutto e se ne va. Cosa è successo? Odysseas, che tiene le fila della compagnia, ride e mi spiega: “Non siamo mica politici! Non sappiamo mediare”. E la mediazione in cosa consisteva? “Nulla. Non si sente rappresentato da quel che dice Stelios”. Cosa stesse dicendo Stelios di diverso da lui però è difficile capirlo, perché qui a Varkiza, sul mare meridionale di Atene, tra i quartieri più ricchi e più conservatori della capitale, i sei amici sceglieranno tutti lo stesso voto, un bisillabico ben ponderato: Ochi. No.

Non è facile raccontare quel che sta succedendo in questi giorni in Grecia. Mentre arrivavo a Varkiza, dal capolinea della metro Ellinikò (il vecchio aeroporto, una immensa zona svenduta dalla gestione Samaras a prezzi ridicolmente inferiori al suo valore), il mio amico Dimitris guidava lungo il viale infuocato e finalmente ho visto file ai bancomat cittadini. Sei sette persone al massimo, in fila composta. Dimitris mi diceva che cinquanta euro al giorno significano 1500 euro al mese, quel che pochi guadagnano, dunque non una condanna ma certo una noia, una noia che in molti hanno preso piuttosto come una sfida. Mi diceva anche che la guerra civile di cui parlano i giornali è un concetto grottesco e che le immagini di scontri a Syndagma, ieri, durante la manifestazione pacifica e tranquilla e gioiosa del NO, rappresentano la classica vergogna della propaganda televisiva.

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In effetti, chiamare in causa temi come la guerra civile, oggi in Grecia, non è una buonissima idea. E soprattutto non lo è in questo caso. Quando il NO e il SI al referendum indetto per domani sull’ultimatum imposto dai creditori e l’Eurogruppo, si stanno dividendo i consensi in maniera trasversale, dunque del tutto lontana dalle divisioni che spaccarono il paese dopo la seconda guerra mondiale. Ci sono infatti uomini e donne di destra che voteranno NO, così come ci sono uomini e donne di sinistra che voteranno SI.

I litigi, le discussioni, le improvvise scenate che culminano in grida, abbandoni, ritorni teatrali, non hanno nulla a che fare con gli odii politici che si scatenarono durante la tragica guerra civile. Appartengono piuttosto allo spirito greco, uno spirito per natura facile all’ira, all’espressione più sfacciata dell’orgoglio e alla solenne incazzatura con tanto di promesse finali che è possibile veder ritirate pochi minuti dopo in abbracci pieni di emozione e brindisi con le lacrime agli occhi. Il caso dell’Esplanade, da questo punto di vista, è straordinario. E anche unico. Perché i cinque uomini che restano al tavolo mi spiegano come siano tutti, tranne uno (ma non quello che se n’è andato via), tradizionali votanti di Nea Demokratia, il partito conservatore, tutti delusi dalle politiche di Samaras, tutti sedotti da Tsipras, tutti pronti a votare NO domani e tutti certi della vittoria del NO e della vittoria della Grecia e della loro dignità e del loro futuro.

Odysseas, settantenne che da poco ha lasciato la guida di un’industria navale, dice che “i danni di Samaras (ex premier conservatore) sono stati enormi. Le soluzioni le sta offrendo Syriza e il suo giovane presidente di cui mi fido al cento per cento. Un uomo onesto. La sua battaglia in Europa è qualcosa che ci fa onore. Il referendum per il NO agli ultimatum vincerà con percentuali superiori alle aspettative. L’Unione Europea dovrà rispettare il nostro voto e dovrà finalmente confrontarsi con la nostra storia e la nostra cultura. Fino a oggi nessuno ha cercato di capire il nostro modo di vivere e lavorare e questo ha costituito un enorme ostacolo sulla via delle trattative”.

Come in un antico simposio, la parola passa a Nikos, da una parte all’altra del tavolo, bevendo e parlando in cerchio. “Anche io votavo Nea Demokratia finché mi è parso chiaro che il mio partito, assieme al Pasok, continuava a spartirsi potere, favori e corruzione. La possibilità del cambiamento è arrivata. Un’occasione per far crescere la nostra democrazia, una democrazia che va nutrita come un figlio. E l’occasione definitiva è questo referendum. Dire un no forte e deciso perché nessuno può intromettersi nella nostra politica e nessuno può farci la lezione su quale strada prendere per uscire dalla crisi. Sono nato libero e voglio morire libero”.

Tutti applaudono. Odysseas, come un simposiarca, passa la parola al prossimo, l’unico che non ha mai votato a destra, Lucas, veterinario: “Le istituzioni (la vecchia troika che nessuno più vuol chiamare in quel modo) vogliono far passare sotto il nome di Europa le loro stesse opinioni senza rispettare le nostre che considerano antieuropee. Ma in che senso? Noi siamo molto più europeisti di loro. Noi vogliamo un’Europa forte e democratica. Quella che Schaeuble e i suoi amici non possono sopportare”. Sulla Germania gli animi s’infiammano e il giro salta. Stelios non si trattiene. Cinquantanovenne mediatore marittimo, sostiene che “quel che i tedeschi hanno fatto qui durante l’occupazione è quel che continuano a fare oggi con le armi dell’economia”. Giannis, serafico ottantenne ex sub e grande seduttore, dice di aver visto molte persone uccise dai nazisti “come ora ne muoiono altrettante: suicidi, malati senza copertura medica, uomini e donne stroncati da una guerra economica senza precedenti. Voterò NO. Non mi aspetto nulla. Solo di preservare la mia dignità”.

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A placare gli animi arrivano l’ouzo, le birre, piatti da accompagnare all’alcol. Nikos parla troppo a lungo di Varoufakis, esaltando in termini irriferibili l’invidia che susciterebbe nei suoi colleghi europei. Viene interrotto. La clessidra immaginaria segna la fine del suo intervento e mentre lui si azzittisce Giannis dice che non ama Varoufakis, che è troppo narcisista. Gli altri si danno di gomito. “Invidioso” gli dicono. Stelios sostiene che il Ministro delle finanze dovrebbe esternare con più misura. Odysseas elogia la semplicità con cui racconta problemi complessi, la sua capacità di rendere comprensibili questioni che prima sembravano confinate in un altro pianeta. Lucas è convinto che, comunque vada, la storia premierà l’uomo perché per primo Varoufakis ha martellato su un’idea, ossia che il problema non è greco ma europeo, anzi globale. I turni rischiano di saltare un’altra volta. Finché non si ricomincia a parlare del referendum.

Sarà l’effetto dell’alcol ma qualcuno comincia a preoccuparsi che il NO possa perdere. Allora si passa a esaminare l’effetto della propaganda mediatica, il terrorismo che è stato portato avanti in maniera massiccia dalle tv private, “tv oligarchiche che hanno sempre cercato di influire il risultato elettorale” dice Nikos “e a cui i greci sono ormai abituati e in gran parte vaccinati”. Il vaccino di Odysseas “è stato Umberto Eco. I suoi libri mi hanno insegnato a proteggermi dalla propaganda e dal terrorismo della tv”. Il vaccino di Giannis è la dignità. Quello di Lucas “la verità. Le immagini trasmesse per descrivere negativamente la manifestazione di ieri del NO sono un esempio che svela con chi abbiamo a che fare. Fascisti”.

Si è andati ormai oltre la misura. Odysseas dichiara chiusa la discussione. Si brinda tutti insieme alla salute nostra e alla salute della Grecia. Stelios nel frattempo telefona all’amico che ha lasciato il tavolo e ci comunica che non è affatto arrabbiato: “doveva partire in fretta per Epidauro, dove vota domani”. Tutti uniti in un solo voto. Tutti benestanti di Varkiza che furono conservatori e che non si dichiarano certo di sinistra ora, tranne Lucas, ma “orgogliosi del loro paese e difensori della sua identità”. Applausi, risate, altri brindisi.

Comunque la si voglia vedere, ce ne sono di argomenti per chi, come hanno ripetuto oggi tutti quanti seguendo il più possibile il loro turno, “non conosce la Grecia, non conosce i greci, non conosce la loro storia e il loro spirito”. Forse è questo il tema più importante con cui dovrà fare i conti chiunque voglia tornare a un tavolo dei negoziati, dopo la consultazione elettorale. Conoscere il paese e le persone con cui si ha a che fare. Mentre me ne torno al centro di Atene, lontano una ventina di chilometri da queste periferie benestanti, penso e ripenso proprio a questo. E una volta ancora mi viene da dire che se uomini e donne delle “Istituzioni”, politici europei, commentatori e analisti trovassero almeno il tempo di guardare i cinque minuti finali di Zorba il greco, molte cose sarebbero diverse oggi. Ma non è ancora tardi.

Matteo Nucci è nato a Roma nel 1970. Ha studiato il pensiero antico, ha pubblicato saggi su Empedocle, Socrate e Platone e una nuova edizione del Simposio platonico. Nel 2009 è uscito il suo primo romanzo, Sono comuni le cose degli amici (Ponte alle Grazie), finalista al Premio Strega, seguito nel 2011 da Il toro non sbaglia mai (Ponte alle Grazie), un romanzo-saggio sul mondo della moderna tauromachia: la corrida. Nel 2013 ha pubblicato il saggio narrativo Le lacrime degli eroi (Einaudi), un viaggio nel pianto che versano a viso aperto gli eroi omerici prima della condanna platonica. Nel 2017 è uscito il romanzo È giusto obbedire alla notte (Ponte alle Grazie), finalista al Premio Strega. Del 2018 il nuovo saggio narrativo sul mondo greco antico: L’abisso di Eros, indagine sulla seduzione da Omero a Platone. I suoi racconti sono apparsi in antologie e riviste (soprattutto Il Caffè Illustrato e Nuovi Argomenti) mentre gli articoli e i reportage di viaggi escono regolarmente su Il Venerdì di Repubblica.
Commenti
3 Commenti a “La Grecia è quel posto dove si discute invece di fidarsi delle semplificazioni mediatiche”
  1. marina scrive:

    Grazie Matteo sei un buon giornalista ma sopratutto sei onesto continua così

  2. claud bohm scrive:

    E’ più bello il finale del Greek Tycoon

    https://www.youtube.com/watch?v=kZ8eWGjrMIs

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