La Lega no

di Giordano Meacci

Allora. Prima che gli eventi mi sorpassino, con tutto il loro portato di cronache e di storia; prima che i fumi dell’ossessione privata si sperdano nelle nebbie pubbliche di questo nostro Paese. Prima che la mancanza di intelligenza – in senso etimologico – di un qualsiasi D’Alema o di uno dei suoi delfini diacronici (intendendo con questo tanto la iattura pericolosa del clan Rondolino-Velardi, sempre in agguato; quanto l’inconsistenza terribile dei vari yesman di cui il bombardatore di Belgrado si circonda: e così declinando implicitamente, a vario titolo e grado, tutti gli sconquassi corrotti – in senso etimologico – cui la guida fintosinistra ci ha abituato). Prima, in sostanza, che la memoria recente dell’Italia (per il solito, endemico guasto nel cervello collettivo) si trovi a cancellare i ricordi vicini con la stessa compulsiva svagatezza con cui Homer Simpson passa dalla protesta contro i soprusi all’acquolina in bocca per le ciambelle appena sfornate. Prima che le celebrazioni dell’Inno di Mameli svelino l’arcano del sottotesto segreto (“chi ha avuto ha avuto ha avuto / chi ha dato ha dato ha dato”). Ecco. Prima di questo (e del resto): un puntello logico personale; il più possibile chiaro e lineare.
La Lega no. Perché la Lega è un partito neonazista.
Prima che – le avvisaglie ci sono tutte; così come i corteggiamenti sciocchi (retaggio costolare di qualche tempo fa), gli apprezzamenti localistici, le comunelle da condominio – prima che, si diceva, cominci la riabilitazione morale dei leghisti. Prima che l’abbandono controllato della nave berlusconiana ‘un attimo prima’ della fine ci riservi un qualche delirio comprensivo.
Ricordiamoci che le navi che affondano ci sono già state e ci sono: e che il paradossalmente credibile Maroni – il corsivo, almeno qui, è d’obbligo – è stato ed è uno dei teorici dell’affondo. Ricordiamoci – ed è una memoria integrativa, questa – della legge Bossi-Fini. E di Borghezio. Evitando il ricorso all’interpretazione folkloristica strumentale: magari rispolverando i cancri delle ‘piccole patrie’ con retrivo riduzionismo strapaesano. (E, di passaggio, non si permetta ai cacciari di prima di trasformarsi nei renzi di poi).
Con la Lega, con il razzismo becero che Bossi e i suoi minori impugnano da vent’anni: e che è poi l’esatta prosecuzione del fascismo storico esportato dall’Italia in tutto il mondo (Hitler era un fan del Testa di Morto in fez, per dire); con il celodurismo maschilista da Italietta (vale “l’invidia del pene da non riservarsi solo alle donne” dello scontro Zelig-Freud, evidentemente); con il nazismo, in sostanza, fatto di Salvini da stadio, di Castelli e di Calderoli alle prese con i consigli funesti che gli arrivano, lentissimi, da dentro la scatola cranica (la stessa caratura cristallina, negli occhi, che spicca per esattezza nei disegni di Ciccio di Nonna Papera). Con tutto questo, semplicemente, non si scende a patti e non si tratta in alcun modo. La Lega non deve essere legittimata, come non vanno legittimate – ancora: evidentemente – le violazioni dei diritti umani. Ecco. Un appunto, minimo. Che vada tra le cose utili per i nipoti. Volendo.

Giordano Meacci (Roma, 1971) ha pubblicato per Rizzoli Fuori i secondi e per minimum fax il reportage Improvviso il Novecento. Pasolini professore (2015) e la raccolta Tutto quello che posso (2005). Un suo racconto è incluso nell’antologia La qualità dell’aria, ripubblicata nel 2015. Il suo primo romanzo, Il Cinghiale che uccise Liberty Valance (minimum fax), è stato finalista al Premio Strega 2016. Con Claudio Caligari e Francesca Serafini ha scritto Non essere cattivo (2015) di Claudio Caligari.
Commenti
3 Commenti a “La Lega no
  1. Eva scrive:

    Perfettamebte d’accordo su tutto. La Lega è un partito neonazista e non va in alcun modo legittimato.

  2. Angelo Metro scrive:

    Sono molto d’accordo con l’ottimo G. Meacci, anche se guardando i vari Calderoli, Castelli, Bossi Jr, non mi viene tanto in mente la “banalità del male”
    ma solo banalità.

  3. Giuseppe d'Onofrio scrive:

    Grandissimo Giordano. Condivido.

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