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La luce (e l’ombra) nello sguardo di Teju Cole

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Questo pomeriggio al Maxxi (ore 18.30), Teju Cole presenterà il suo nuovo libro Punto d’ombra, insieme a Goffredo Fofi. Domani lo scrittore sarà invece a Milano, negli spazi di Forma Meravigli, dove verrà inaugurata una mostra che rimarrà aperta fino al 29 giugno. Il pezzo che segue è uscito sul Venerdì (fonte immagine).

Memoria e sguardo si incontrano in un magnifico libro dello scrittore nigeriano-newyorchese (Città aperta; Ogni giorno è per il ladro) e critico fotografico per il New York Times Magazine Teju Cole.

Il volume si chiama Punto d’ombra (Contrasto, traduzione di Gioia Guerzoni, introduzione di Siri Hustvedt, pagg. 166, euro 22, dal 5 maggio in libreria), nasce da un’idea della casa editrice Contrasto, e la sua uscita è accompagnata da un’omonima mostra fotografica (la prima di Cole, dal 28 aprile al 19 giugno a Milano, alla Fondazione Forma Meravigli), e da un incontro con l’autore al Museo Maxxi di Roma (oggi 26 aprile alle 18.30 in dialogo con Goffredo Fofi).

Il libro è una sequenza di testi e foto che da un primo scatto a Tivoli (stato di New York, maggio 2015) si muovono avanti e indietro nello spazio e nel tempo, costruendo una singolare ed esatta memoria geografia e storica di eventi privati e collettivi.

Gli accostamenti e la sequenzialità di parole e immagini sono imprevedibili, più guidati dall’inconscio che dal caso, onirici ma illuminati dalla luce del sole. Accanto a un muro di mattoni coperto dal cellofan in Germania, Cole chiude un ragionamento su Tommaso, Gesù e Caravaggio citando inaspettato un altro T0mmaso, il poeta Tomas Tranströmer che scrive: “Sembriamo quasi felici alla luce del sole, mentre sanguiniamo a morte per ferite che non sappiamo di avere”.

Nella pagina successiva è Cole a scrivere: “La vulnerabilità di un oggetto alla luce del sole”. E poi scrive: “Devi fidarti di te stesso”. Applicato alla fotografia diventa: fidati del tuo sguardo, di quello che vede, di cosa decide di inquadrare, di quell’unica foto che ritiene migliore o indicativa di un intero paesaggio, per istinto o ragionamento.

Lo sguardo crea la memoria – la nostra, quella degli altri – e la memoria guida lo sguardo, gli permette di riconoscere lì dove non sa di conoscere. Per certi versi, lo rende meno vulnerabile. Che è anche quello che succede nei sogni. Ancora Cole, accanto alla foto di un pullman che ha su una fiancata l’immagine di una nave da crociera: “Il mondo dei sogni si mette in moto quando il cervello razionale conquista il libero accesso al deposito di immagini dell’immaginazione”.

È lì che stanno le foto di Cole, nel mondo dei sogni e dell’immaginazione, come gli insetti che il poeta Tranströmer catturava e collezionava da bambino per costruire un mini museo segreto. Avrebbe scritto anziano nelle sue memorie: “Ma sono sempre lì, gli insetti. Come se aspettassero il loro momento”.

È nata a Bolzano e ha vissuto ad Algeri e Palermo. Abita tra Roma e New York, dove traduce e scrive di libri, cinema e fumetti per La Repubblica, Il venerdì e D. Ha tradotto, tra gli altri, Charles Bukowski, Tom Wolfe, Jacques Derrida, A.M. Homes, Douglas Coupland, James Franco, Lillian Roxon e Lena Dunham, e ha tradotto e curato la nuova edizione italiana di Jim entra nel campo di basket di Jim Carroll (minimum fax, 2012). Insieme a Daniele Marotta è autrice del graphic novel Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald (minimum fax, 2011), pubblicato anche in Spagna, Sudamerica, Stati Uniti, Canada e Francia.
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