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Tra la memoria e i ricordi: “Il salto” di Sarah Manguso

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di Giacomo Giossi

Quando Harris scompare, scompare per dieci ore. Quando Harris muore, lo fa uccidendosi, lo fa schiantandosi contro il treno in corsa della metropolitana. La storia finisce qui, anzi a dire il vero nemmeno ha da cominciare, quello che resta della storia, i brandelli di un discorso interrotto tra Harris e gli amici diviene il reale protagonista di un libro intenso privo di retorica e alcun ammiccamento verso il dramma o la tragedia.

Il salto è per l’appunto come recita il sottotitolo un’elegia, un’analisi, un tentativo di vita a ritroso tra i nodi di uno strappo che lascia attonita la narratrice, amica intima di Harris. Un ondeggiare periglioso tra i ricordi e la loro forma, tra la memoria e il suo senso. Sarah Manguso aziona un’indagine emotiva attorno alla scomparsa di Harris in cui gli eventi perdono della loro temporalità e acquistano valore icastico all’interno del rapporto tra lei ed Harris. Gli elementi dell’incontro vengono distillati e isolati e in un certo senso abbandonati sulla pagina liberi di assumere di volta in volta una nuova interpretazione.

L’autrice affronta alcuni nodi legati alla malattia psichiatrica, alla sua cura e gestione e vi affianca il rapporto libero e affettuoso con Harris dagli anni dell’università fino agli ultimi giorni che corrispondono ai primi di una maturità che inizia a prendere forma nel lavoro come nella vita sentimentale.

Lo sfondo è quello di una New York nei giorni poco precedenti l’undici settembre 2001 in cui ancora ogni cosa sembrava possibile. Un tempo in cui la storia di una generazione sembrava prendere slancio da Seattle verso un cambiamento possibile e ideale che invece si sarebbe frantumato poco davanti al crollo delle torri gemelle e alle relative guerre che da allora paralizzano ogni ambizione di reale cambiamento. New York diviene così anche nel libro una città sotto scacco in cui il grigio della sabbia dei crolli simboleggi uno stato d’animo in cui il panico e l’assenza definiscono gli uomini e le donne trasformati in ombre.

Sarah e Harris si stringono e provano a scappare da questa morsa, ma inevitabilmente ai fine settimana trascorsi sulla spiaggia di Long Island tentando di dimenticare la tragedia, seguirà una vita diversa. Un percorso che si farà in parte più consapevole, ma anche obbligatoriamente individuale e dimentico dell’altro.

Come un’entomologa Sarah analizza il tempo passato, l’amore e l’amicizia per Harris, lo fa con durezza e lucidità, lo fa con abbandoni improvvisi e inevitabili di fronte ad una morte che è per certi versi spiegabile, ma che tramuta sempre più la vita di chi rimane in una forma più o meno evidente di sopravvivenza. Come avverte nella sua nota Gioia Guerzoni, autrice di una splendida traduzione: “ci vuole coraggio” per scrivere un libro in cui il valore dell’amicizia e del lutto aderiscono al punto da risultare visibile e palpabili.

Il tocco che si fa scrittura di Sarah Manguso non è quello del dolore o del rimpianto, ma quello del coraggio e soprattutto della fortuna che si è in grado di grattare via dal passato per farne risorsa viva per l’adesso, per i giorni dentro cui inevitabilmente e spesso assurdamente ci si trova dando forma al proprio passo.

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