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La parola a Rokhaya Mbengue

di Christian Raimo

Dice come cambiare il paese, combattere il razzismo, il sessismo, contrastare le fake news, l’avanzata dei populismi di destra, il ritorno del fascismo? Non è difficile capire come fare.
L’altroieri a Roma – e in tutto il mondo – c’è stata una grande mobilitazione delle donne, manifestazioni, scioperi, iniziative, etc…; ieri a Firenze c’è stata una manifestazione antirazzista in nome di Idy Diene, a sostegno della comunità senegalese; in queste ore ad Afrin in Turchia è in corso un attacco alla comunità curda da parte dell’esercito turco, che minaccia di essere spietato, nonostante la resistenza dell’Ypg.
Di questa roba nella televisione italiana fino a ieri non c’era traccia, non ce ne sarà oggi.
Chi è protagonista di questi eventi in tv non viene invitato, MAI.
La famiglia di Diene, la comunità senegalese, avrebbe dovuto occupare per una settimana il palinsesto della tv generalista. E invece il massimo era qualche giornalista bianco, maschio, over 60, che parlava al solito della questione immigrazione, che qui non c’entrava nulla.
Oggi sul Corriere.it non c’è traccia della notizia, e invece viene dato spazio al fatto che Cristina Chiabotto si sta rialzando dopo essere stata lasciata da Fabio Fulco.
Su Canale 5, nel magazine di approfondimento pomeridiano, alla stessa ora della manifestazione di Firenze, tutto il tempo della manifestazione, è stato occupato ieri da due interviste lunghissime, una a Emma Marrone, l’altra a Cristina Chiabotto. Nella prima Silvia Toffanin chiedeva a Marrone se pensava a sposarsi, “con l’abito bianco” e “fare dei nipotini, perché mamma e papà a un certo punto questo vogliono”. Nella seconda la camera inquadrava a lungo il viso di Cristina Chiabotto, con le lacrime trattenute per il dolore della rottura con Fabio Fulco.
Non ci vorrebbe molto a cambiare questo paese: se al posto delle due interviste a Marrone e Chiabotto, avessero intervistato Rokhaya Mbengue, vedova di Idy Diene, e l’avessero intervistata per ore, in tutte le trasmissioni, e insieme a lei i compagni della comunità senegalese, a partire da Pape Diaw.
Rokhaya Mbengue è diventata vedova per la seconda volta, uno strazio che per me è inimmaginabile, perché per la seconda volta un assassino razzista ha sparato – in pieno giorno, sotto gli occhi di tutti – al compagno. Nel 2011, Gianluca Casseri, militante di CasaPound, uccise Modou Samb, che era il suo compagno.
Quella domanda tremenda che fanno sempre a chi è vittima di una tragedia – “Come si sente, adesso? Cosa prova?” – immaginatela fatta a Rokhaya Mbengue. Fa un effetto strano, eh?

La discrasia folle di dare spazio per ore a Cristina Chiabotto, mollata da Fabio Fulco, che però si sta rialzando e ce la sta mettendo tutta, e non dare la parola a Rokhaya Mbengue, vedova due volte per due crimini razzisti, è la risposta a qualunque domanda ci stiamo facendo sullo stato dell’arte del giornalismo, della politica, dell’etica civile in Italia.

Commenti
4 Commenti a “La parola a Rokhaya Mbengue”
  1. db scrive:

    è l’orrore, mi rimbomba in testa solo: mitra! che è la cosa che non si può

  2. Cri scrive:

    Grazie per aver scritto qualcosa che va contro questi razzisti e meschini che abitano questo paese, temevo fossero rimasti solo loro!

  3. Riccardo scrive:

    È sicuro che qualcuno (oltre agli interessati) starebbe ad ascoltare per più di 5 minuti? Ho i miei dubbi.

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