parlamento-vuoto

La peggiore campagna elettorale di sempre

di Christian Raimo

Nelle discussioni al bar, in famiglia, nelle cene, nella pause pranzo tra colleghi, la domanda Ma tu per chi voti? sta assumendo ogni giorno che procede questa campagna elettorale i toni di un colloquio con un oncologo depresso. Mai in nessuna elezione precedente, e nonostante questa volta si voti dopo tre governi non proprio scelti da una consultazione popolare, il desiderio di votare è così basso, se non inesistente. Anche chi dichiara che andrà a votare è come se si dichiarasse astensionista, se non più astensionista: astensionista da quel nonvoto che per certi versi manifesta una maggiore vivacità. Non si vota col naso turato, o per responsabilità, per dovere, ma per noia, per moto inerziale, per non avere nemmeno la forza di manifestare il dissenso del non votare. Quale percentuale delle persone che andranno a votare lo farà non dico con entusiasmo, ma con convinzione, o per senso civico?

Le ragioni di questa depressione politica sono molte: da una legge elettorale capace di contenere e moltiplicare tutti i difetti dei sistemi mescolati insieme al fatto che anche qui per la prima volta – nella seconda Repubblica almeno – si presentano praticamente gli stessi partiti dell’ultima volta, o addirittura dei cadaveri malamente rimbellettati come il probabile vincitore Silvio Berlusconi. La fenomenologia della campagna elettorale prevede solo buffoneria, rancore, viltà. Le polemiche su Orietta Berti, il selfie con Barbara D’Urso, i tweet cretini, Berlusconi e Maroni che citano Lenin, i simboli ridicoli come quelli della lista Lorenzin, Fontana e la razza bianca in pericolo, il manichino della Boldrini bruciato, il fascismo ha fatto tante cose buone nella giornata della memoria, le faide per le candidature, le argomentazioni demenziali dei no vax, il balbettio dei leader, il commentare cinico sulla figura di merda dell’avversario. Tutto sa clamorosamente di falso come un bimbominkia come Luigi Di Maio che parla di qualità, come la faccia photoshoppata di Giorgia Meloni o come la dichiarazione di non compromissione di Roberto Giachetti smentita il giorno dopo dalle dichiarazione delle liste.

I fatti sono che entreranno in parlamento i fascisti, probabilmente non si formerà comunque una maggioranza, le segreterie dei partiti decidono chi piazzare in parlamento, le coalizioni e i cartelli elettorali si sfasceranno con tutta sicurezza il 5 marzo. Ma non è solo questo. Nessuno dei partiti che si presentano lancia un’idea vagamente simile al cambiamento. Gli slogan sono riciclati, derivativi, tarati al ribasso, solleticano nemmeno le pulsioni più basse, ma quelle più vili e l’imbecillità. Prima Ferrara, lo slogan con cui Franceschini (anche lui dato per premier) si presenta alle elezioni nel suo collegio è più fascista o più cretino?

Persino quei partiti che non andranno di sicuro al governo, o che non andranno magari in parlamento, non immaginano, non scommettono, non promettono, neppure millantano se non per farsi smentire sei ore dopo dal forse magari possibile alleato di coalizione. L’unico partito che dovrebbe entrare in parlamento che non esisteva fino ad oggi è Liberi e Uguali, e la sua performance finora sembra peggiorare – e ci voleva molto – l’esperienza dell’Altra Europa di Tsipras alle europee, un’alchimia di segreterie che aveva finto un lavacro morale nella società civile, la quale appena possibile si era comportata come un esempio fulgido di immoralità: Barbara Spinelli che aveva dichiarato che non avrebbe accettato il seggio si era rimangiata la parola il giorno dopo le elezioni, mandando con un sol gesto a catafascio tutto il progetto, il lavoro dei militanti eccetera.

A sinistra dopo Ingroia e Spinelli c’è gente che, con qualche ragione, è scettica. E invece cosa accade per fargli riconquistare fiducia? D’Alema che fa interviste in cui dichiara che se c’è la possibilità il giorno dopo il voto di rientrare con il Pd lui ci sta; Laura Boldrini che si autoelegge leader di LeU dopo aver condotto goffamente i lavori parlamentari per cinque anni, senza che in questa legislatura abbia fatto nulla degno di nota o non dannoso, con l’unica riconoscibilità che si è costruita data dal fatto che gli avversari la trattano con modi fascisti (si può diventare leader perché ti insultano molto?); con Pietro Grasso – un magistrato di 72 anni – che ha la capacità di scaldare i cuori di una targhetta dell’ascensore; Anna Falcone che ha rinnegato un anno e mezzo di retorica iperdemocratica e dal basso per accettare con un post il suo seggio più o meno sicuro; e anche i compagni giovani e bravi, incapaci in questo contesto di prendersi la scena, di imporre i contenuti, di raccontare le lotte che nonostante tutto in questo paese ci sono state e ci sono. L’idea che aveva avuto Tomaso Montanari con Anna Falcone proprio di allargare la base del consenso ma soprattutto della costruzione dell’organizzazione naufragata prima per i dettati delle segreterie, poi per Grasso che un po’ Crono un po’ Frankenstein si mangia le creature che l’hanno generato, imponendo i suoi contro quei partiti che – in un modo o nell’altro – un po’ di radicamento nel territorio, gente che in questi cinque o dieci anni si è fatta il mazzo ce l’aveva.

E l’utopia? Ah, di quello non si sente proprio parlare. Nemmeno in campagna elettorale si può parlare non dico di sogni, ma di orizzonti? Nemmeno quando la si spara grossa, queste boutade coinvolgono un desiderio di trasformazione, di rivoluzione? Istruzione garantita fino a trent’anni, parità di salario uomo-donna subito, grandi centri di accoglienza bellissimi e funzionanti, e corridoi umanitari che portano in un’Europa con tasso di crescita demografica zero un sacco di gente, chiusura immediata dei Cie e delle carceri, un grande piano di alloggi sociali, tassazione anche al 90 per cento per i grandi patrimoni, una settimana lavorativa a 25 ore, tanti teatri, biblioteche, eliminare l’uso delle automobili a benzina, asili nido triplicati anche al Sud dove non ce ne stanno, chiudere le cliniche private e obbligare tutti a curarsi con il servizio sanitario nazionale che deve essere un’eccellenza del mondo, e basta accordi con il governo egiziano per il gas, una new deal per le energie alternative, abolizione delle leggi terribili e scritte con i piedi, Jobs Act, Buona scuola, Sblocca Italia, e cancellazione di tutte le riforme precedenti che hanno creato questa depressione qui, i pacchetti Treu, la riforma Fornero, la riforma dell’università, la riforma Gelmini.

È chiaro che comunque andranno queste elezioni ci aspetta un parlamento pieno di fascisti e di giustizialisti, opporsi predicando il voto utile ha senso? Quale è il voto utile? Dove è che non ci sono fascisti e giustizialisti, politici che cercano di lucrare un posto in parlamento avvalorando lo sterminio dei migranti e l’oppressione dei più deboli? Che differenza passa nella sostanza tra chi propone i campi di detenzione in Libia, chi vuole le ronde, e chi propone più assunzioni forze dell’ordine e nuove carceri? Persino l’unico parlamentare che era stato coerentemente ostile a tutte le forme di questo fascismo e giustizialismo e di ingiustizia nei confronti dei migranti come Luigi Manconi, né il Pd né LeU né i Radicali hanno avuto il senso morale minimo di candidarlo. Quanta disillusione dobbiamo ancora tollerare? Quanta depressione siamo capaci di scambiare per realismo?

Ps. Io voterò. Potere al Popolo.

Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).
Commenti
37 Commenti a “La peggiore campagna elettorale di sempre”
  1. Giulia scrive:

    analisi spietata e perfettamente aderente alla realtà. sottoscrivo tutto. Non siamo nemmeno più capaci di puntare lo sguardo verso l’alto. Perfino le promesse elettorali sono promessine di bassa lega.

  2. Francesco scrive:

    Tutto questo predicozzo e poi vota Potere al Popolo. Ridicolo.

  3. Claudio Castellini scrive:

    egregio Christian,
    PaP è una buona scelta per noi che ci consideriamo un po’ complottisticamente sinistra sul serio, così come Rizzo.

    naturalmente sono voti buttati nel cesso.

    volendo votare in maniera più utile dovremmo votare la lega nord, ora che hanno candidato Borghi e Alberto Bagnai. è folle a dirsi, ma non vedo alternative. (o meglio una la vedo, ed è quella di annullare la scheda per la disperazione.)

  4. Manuel Lieta scrive:

    Tutto bene. Tranne l’ultima riga.

  5. Laura scrive:

    Ho letto nel programma di Potere al Popolo: “l’istituzione del reddito minimo garantito, contro l’esclusione sociale e la precarietà della vita, per persone disoccupate e precarie: un reddito che consenta di superare la soglia di povertà relativa, che sia a carattere personale ed erogato fino al superamento della condizione di disagio;” e vorrei sapere in quali punti sarebbe differente il vostro testo di legge rispetto a questo http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/814007/index.html in quanto oltre a enunciazioni di principio facili da scrivere bisogna dimostrare di saper criticare nei dettagli articolo per articolo e esporre idee migliori. Il lavoro è facilitato da una traccia che si può seguire apportando modifiche laddove non si sia d’accordo. Attendo di vedere Grazie

  6. La democrazia vive della partecipazione dal “basso” alla formazione dei progetti politici,dei programmi,delle idealità che sono l’anima della politica.
    Che vediamo oggi? Un’accozzaglia di gente ,salvo alcune eccezioni,travestiti da leader che imboniscono i presunti elettori chiedendo loro un consenso sulle più disastrose fantasie politiche mai viste nei peggiori governi di questa repubblica.
    Gramsci scrisse: ” Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà””
    Come valutiamo la nostra volontà alla vigilia di queste elezioni?
    io ne sono privo e voi?

  7. Laura scrive:

    rispondendo a Edoardo Nannipieri, io ne sono pienissima, tanto che voglio ricordare chi suggerì quel pensiero a Gramsci: Jacob Burckhardt, citato da Malwida von Meysenbug a sua volta citata da Romain Rolland, ma ciò che mi preoccupa è che non sappiano criticare e riscrivere i testi di legge a causa non tanto di inesperienza (credo nel potenziale) quanto di umiltà nell’approfondimento prima di sparare sentenze.

  8. Pier Carlo Batte’ scrive:

    Analisi più che condivisibile, mi associo anche all’ultima riga! Bravo!

  9. Toni Matteacci scrive:

    Solo per diene una su questo pistolotti: neanche Potere al Popolo ha candidato Manconi. Sbaglio?

    Anche io voterò: LeU.

  10. Laura scrive:

    Toni Matteacci, Manconi ha più affinità con la Bonino che con LeU imho

  11. bidé scrive:

    @Claudio Castellini: semmai il fatto che abbiano candidato Bagnai e Borghi è un altro motivo, l’ennesimo, per non votare Lega (che non è più Nord) manco sotto tortura.
    Ma anche se li ritieni grandi economisti, rimane che il loro principale progetto economico è la folle flat tax. Ma anche se ritieni la flat tax giusta e fattibile, come fai a dimenticare tutte le altre idee propugnate dalla Lega (non più Nord)?

  12. Sergio Falcone scrive:

    Non lambiccatevi il cervello,
    non scomodatevi,
    non sprecate energie e il tempo che vi rimane,
    non andate a votare,
    non sceglietevi un padrone,
    non date credito alla politica istituzionale, che non è che l’arte della mediazione, della medieta’ e dell’intrallazzo.
    Disertate.

    Il gioco di chi si presenta alle elezioni è sempre più evidente e scoperto, e smaccato. Il suffragio universale è costato sangue, sono riusciti a renderlo carta straccia.
    Nell’epoca del falso totale e dell’eterno presente, giriamo in tondo: votare o non votare è del tutto ininfluente. Si dirà che il mio astensionismo non serve a nulla ed io rispondo che è vero. Ma almeno me ne tiro fuori, lo faccio per me stesso, per la mia dignità. Non andrò certo a legittimare un sistema di corruttela che spacciano per democrazia e che vanifica ogni buona intenzione nel nome dell’arrembaggio dei soliti quattro arrivisti. Quante ne dobbiamo subire ancora?

    Astensionismo attivo, tensione ideale, solidarietà, progetto, autorganizzazione, pratica immediata dell’obiettivo, autogestione, liberazione, felicità. Cambiamo la vita, trasformiamo il mondo. Sregoliamo ragionevolmente tutti i nostri sensi.

  13. Claudio Castellini scrive:

    @bidé: il loro “principale progetto economico” decisamente non è la flat tax – dalla quale in ogni caso Bagnai si è dissociato. per il resto (“come fai a votare la lega”) hai ragione, infatti ho scritto che l’idea è folle.

  14. Giulia scrive:

    @Sergio Falcone sei sicuro che disertare sia tirarsene fuori ? ci siamo dentro tutti, volenti o nolenti a meno di prendere un aereo e volare altrove (ma molto, molto lontano). Disertare è autoingannarsi facendo credere a noi stessi di essere innocenti, perchè non complici. Ma per essere colpevoli basta non avere fatto nulla contro. Il giorno che Salvini, se dovesse vincere, butterà fuori un sacco di gente dall’Italia come sta facendo Trump, sei sicuro che ti sentirai a posto con la coscienza ? Bisognerebbe mettersi in gioco di persona per poter dire: ho fatto tutto quello che potevo.

  15. riffraff scrive:

    > Dove è che non ci sono fascisti e giustizialisti, politici che cercano di lucrare un posto in parlamento avvalorando lo sterminio dei migranti e l’oppressione dei più deboli?

    +Europa, per quel che vale.

  16. Frutto scrive:

    Con grande rispetto. Siamo indietro di 25 anni come livello di dibattito. È sconfortante e spiega perfettamente perché la sinistra è politicamente sparita nel nostro paese.
    Solo per dirne una: ancora con questa storia del prelievo fiscale ai ricchi. Ci è se De Benedetti, Amazon e Google fossero tassati qui. Sai a chi aumenterebbero le tasse: a me e a te. E a chi ha una casa col mutuo.
    Per non parlare della mancanza di voglia di votare. Vedremo le percentuali di chi non voterà (e Monti ringrazierà perché a questo giro nessuno ne uscirà pulito, ok?).

  17. Laura scrive:

    @sergiofalcone sei fuori luogo, scusa. Vogliamo rileggere insieme I vecchi e i giovani di Pirandello? Guarda, ho l’edizione del 1967 bella ingiallita, che comprai per la tesina del diploma. Ma sono passati 50 anni e ho nipoti che voglio seguire nei loro studi, nelle loro scelte di vita, che non sono fra gli elfi nei boschi ma inseriti in un contesto sociale e politico che li considera consumatori prima che esseri umani. Come posso rendermi utile? Come aiutarli a realizzare i loro immediati obiettivi? Andando a votare, in primo luogo, per chi spero faccia loro il minor male.

  18. Giorgio scrive:

    Pezzo delirante,fuori dalla realtà.la dichiarazione contenuta nel post scritum poi è una formidabile chiosa coerente con quanto sostenuto sopra.quando si hanno gli strumenti culturali per capire ma non si vuole capire affiora il legittimo sospetto del dolo.

  19. Teresa Capello scrive:

    Premesso che non credo di poter entrare strettamente in questioni tecniche dettagliate perché non seguo lo specifico ma un discorso di insieme, sono d’accordo con te, Christian Raimo. Sono d’accordo sul fatto che lo spettacolo sia pessimo, come mai, per l’inerzia ed il vuoto che emana, si ha la sensazione – o la certezza, direi – che il “sistema” si stia ripiegando su se stesso. Potrei definirle “elezioni postmoderne”, se non ci fosse in mezzo il futuro della Nazione. Sì, la parola è grossa – futuro della nazione – ma è vero. Ad un certo punto, lo si deve pensare. e in questo, forse, mi pongo distante da Te. Io sento molto futuro, in questa Storia. Io no ho perso le speranze. O forse neanche tu, ma, giustamente, sei sferzante e fai bene. Sei Christian Raimo, il tuo stile preciso, profondo e pungente, duro quando è ora. Io mi pongo spostata verso il lato della foto, guardando dalla mia prospettiva. Constato sì, che siamo giunti al fondo del fondo, a grattare il bruciacchiato puzzolente – laddove l’incendio era quello della Repubblica democratica fondata sul Lavoro. Ma, in fondo, io non ci trovo altro che quello che ci trovi tu, cioè il Popolo (ah, voterò Renzi, poi ti dico perché: anzi te lo dico subito: perché non vada peggio, la prima a destra, insomma). Nel Popolo io vedo le persone. I nostri alunni (anch’io son prof) i loro sguardi cristallini e speranzosi, le cose belle che spieghiamo. Quelli che chiesero –
    durante il marketing sull’energia pulita, nel tuo Istituto, se ricordo bene, il perché e il percome del marketing: ditelo, che ci state vendendo qualcosa… mi riferisco naturalmente al tuo bel pezzo di questa estate. Sì, è quello che vedo. Vedo famiglie, vedo l’Italia buona che regge ancora. Vedo i borghesi – si può ancora usare questo termine – che se ne stanno defilati, imbelli, osservando la situazione perplessi. E qui non ci siamo, perché sono stufi anche loro di questa distopia democratica che si dipana giorno per giorno. Vedo i “poteri forti”, pure devianti ed antistato, che, come Jene, stanno aspettando la carogna. Vedo questo, più o meno.
    Di questa estate però ricordo anche il tuo bel pezzo “La mia generazione”… e il punto sta qui. Chi ha avuto accesso alla cultura, ora – dico ora, e non fra un minuto – ora deve capire ciò che risulta ai miei occhi evidentissimo: che mai come ora l’unione di tutta la disastrata area delle Sinistre risulta assolutamente necessaria, che sarà bene appoggiarsi al berlusconismo – evidente – di Renzi come unica – unica – unica – strada per contenere proprio quella caduta terribile che temiamo verso le intolleranze. Pensiamo pure agli U.S.A.. Abbiamo un mese – un mese! – di tempo e un mese può essere molto. La mia generazione è cresciuta nell’edonismo reaganiano, protetta la testa dallo scudo spaziale che s’è frantumato quel giorno di settembre davanti ai miei occhi increduli, con la tv casualmente accesa. Insomma, non solo ai quarantenni ma pure ai cinquantenni le cose non è che sono girate benissimo, ma i nostri Figli, Christian – e i Figli dell’Italia (questa non è retorica, sono sempre i nostri alunni, quelli di tutti gli Insegnanti che, giorno per giorno, portano la democrazia porta a porta) staranno decisamente in un Mondo Diverso e non è detto che sia peggio o meglio.
    E’ certo che, se portiamo sempre avanti l’idea che certi accordi politici ci fanno orrore, consegneremo proprio il Popolo, il Popolo nostro Figlio, nelle mani delle Destre. Abbiamo un mese di tempo. Veniamo in alcuni punti non secondari della questione.
    Il Bonus docenti. Non va bene. La Buona Scuola. Non va bene. Se ne può parlare. Ma il problema è che l’insoddisfazione dei docenti, dovuta allo scarso riconoscimento sociale, che è un fatto realistico e quasi, oserei, antropologico (di cui potrei parlare a lungo, ma in altra sede) si incanala sempre in una lamentela continua. Qualsiasi sia il colore politico. Questo è assurdo. Abbiamo bisogno, noi docenti, di una riqualificazione del nostro lavoro che parta innanzitutto da Noi. Noi dobbiamo crederci, nello Stato. Lo Stato siamo Noi. Siamo Noi che decliniamo la Costituzione, giorno per giorno, dalla Scuola dell’infanzia alle Superiori fino all’Università. Chi veicola le Regole di Convivenza Civile, se non noi? l Famiglie ci consegnano i ragazzi, li affidano a noi. Noi li portiamo nella Società. Come possiamo non dirci democratici e fiduciosi ed auspicare governabilità ed un futuro sensato bipolarismo?
    Ora io sono convinta che, nella scelta dei Ministri dell’Istruzione, si sia dato sempre il peggio del peggio fino a, per così dire, Romolo Augustolo (Dio, che orrore!), che Pietà sia morta, che persino il grande De Mauro non poté far molto. Ma un intellettuale non riesce forse a far Politica perché la Politica è una cosa da Politici, mi pare fatta di Compromessi (anche quelli storici, l’esclamazione “cazzo!” la taglio).
    Quindi: se Renzi è criticabile, certamente lo sarà, tuttavia, votando in Molti verso sinistra si eviterà la prima a destra. Però, visto che la Tua Voce possiamo ascoltarla tutti – ti prego! – dissuadere sistematicamente (radical pure) molte Persone del Popolo dal votare Renzi …..perché tu, Christian Raimo, ti riconosci in una Sinistra più… pura. Lo so, hai anche ragione, ma fare Politica è sporcarsi le mani. Lo è sempre stato. Essere puristi – o peggio dirsi tali – su grandi quotidiani, su riviste, in trasmissioni tv, in radio: tu mi capisci, no? – ora è un errore terribile. La penso fortemente così. Io continuo a dire che – certo, sarà paragonabile all’I.C.I. di Berlusconi, sarà populismo puro, il suo, sarà quello che vuoi, ma, a me, mille euro per acquistare cultura non me li aveva dati mai nessuno. E non era solo un po’ di panem (cui seguivano i circenses), era pure una prima mossa. Era un modo per spostare il Discorso. Non è stato perfetto? ma chi se ne frega! E’ importante adesso trovare comunque una persona che abbia la sua esperienza e credibilità berlusconianamente guadaganata. Quel discorso…. i buoni sentimenti…. gli Obama ed i Renzi….era prendere il voto pure di quel residuo (forte) di DC che c’è “nel cuore degli italiani”, come le cucine reclamizzate. Era quello. Ma io voglio crederci. Non “la prima a destra”, ti prego, Christian.

  20. luciano scrive:

    Oggetto: ” Potere al Popolo “.
    Il simbolo di una qualsivoglia entità, nella fattipecie di un movimento / partito politico, è determinante nella eventuale condivisione dei contenuti che voglia rappresentare.
    Nel caso in questione, la denominazione del logo presenta un’antinomia ancorchè retorico pensiero di correlato concetto.
    Potere al Popolo, sottinteso, Sovrano; ergo, se già è sovrano, potere è un pleonastico.
    Cmq, auguri x i buoni propositi anche se il must rimane la produzione di ricchezza per la susseguente ridistribuzione al Popolo Sovrano, appunto.
    Luciano Di Camillo

  21. Frutto scrive:

    @sergiofalcone. Monti ha consigliato di non andare a votare.
    Come scrivevo in precedenza, a questo giro, nessuno ne uscirà pulito. Bisogna sporcarsi le mani.

  22. Willyco scrive:

    Tra i tanti tradimenti dei chierici c’è l’analisi senza conseguenze, il sapere che domani comunque la propria vita non cambierà in peggio. Di questo chi si assume il compito di guardare dentro ciò che accade dovrebbe porsi domanda: non la mia ma la vita degli altri che vorrei difendere come muterà in conseguenza del mio voto?

  23. Danilo Zannoni scrive:

    Io seguo potere al popolo dalla prima assemblea.
    Ho imparato a conoscere i militanti ed il metodo, ho partecipato alla raccolta firme e parteciperò con entusiasmo alla campagna elettorale.
    Vedo dai commenti che chi risponde non ha seguito questo percorso, intendiamoci, intendo seguito nel senso di essere informato, non di partecipare attivamente e quindi ignora l’impegno vero e onesto profuso da tanti militanti che hanno lavorato, lavorano e lavoreranno volontariamente nelle piazze, nelle strade ed ovunque vi siano situazioni di disagio sociale.
    Perchè non è stato possibile informarvi su questo percorso?
    Perchè tutti i media ci ignorano affascinati dalle risse di Palazzo piuttosto che da chi lavora fra gli ultimi e per gli ultimi.
    Un solo, piccolo, esempio:
    Ieri in tutta Italia, siamo andati a consegnare le firme raccolte per poter presentare la lista, la soglia era 25,000 firme valide.
    Ne abbiamo raccolte 52,000.
    Avete visto questa notizia da qualche parte?

    Serena serata.
    Danilo Zannoni

  24. Laura scrive:

    @DaniloZannoni seguo Je so’ pazzo dalle ore 9.22 del 20.11.2017 e aspetto un segno di risposta, un commento, un … tu si’ pazza! a fronte dell’invio di un mio contributo scritto, che se vuoi ti mando ad indirizzo che vorrai gentilmente indicarmi, pertanto non devi fare di tutta l’erba un fascio e rispondere nel merito a ciascun commento perchè siamo tutti diversi e utilizziamo diversi percorsi

  25. Laura scrive:

    @DaniloZannoni a proposito di assemblea, il 14 novembre 2017 ho scritto un commento: “spero che ci sia una diretta per seguirvi, ma intanto vi faccio una domanda: avete pronta una visione vostra di come dovreste essere sostenuti da un reddito minimo garantito quando ancora studiate, o passate da un lavoro precario all’altro, o assistete un familiare (bambini o anziani che siano, che pure quello è lavoro, anche se non viene riconosciuto come tale) ? Se non l’avete pronta studiateci bene e presentatela il più presto possibile.” Ovviamente non c’è stato un mi piace o una risposta perchè questo tipo di commenti non sono interessanti, ma non per questo ho preso d’aceto, ho continuato a seguirvi e citarvi in twitter, ma se non darete seguito alla mia richiesta voterò per gli unici che han depositato un testo di legge che sarà pure sostenuto da un bimbominkia ma non ne vedo altri che siano all’altezza.

  26. Danilo Zannoni scrive:

    per Laura, se hai fb scrivimi li, preferirei non rendere pubblica la mia mail

  27. Danilo Zannoni scrive:

    La battaglia per il diritto al lavoro e per la riduzione dell’orario viaggia insieme alla necessità di riconoscere il diritto ad un esistenza degna a tutte e tutti.
    Non si tratta solo di contrastare una povertà sempre più diffusa ma di superare il welfare assistenzialistico e riconoscere a tutte e a tutti il diritto ad un reddito minimo garantito.
    Tratto dal Programma, capitolo:Lavoro e diritti.

  28. nasone scrive:

    @DaniloZannoni io ho scaricato un pdf che si chiama programma-a4-colori e non ho trovato riferimenti al “welfare assistenzialistico”. E meno male, dico, perché se qualcuno mi parla di “superare il welfare assistenzialistico” io non lo voto, perché penso che non sappia cosa dice e che si comporti come un imbonitore. Io penso di votare PaP, ma ho paura che se comincio a seguire la vostra campagna mi fate cambiare idea, tipo adesso.

  29. Laura scrive:

    @nasone discorso si fa interessante ma non sono certa di aver capito bene quindi ti chiedo lumi. Ci sono tante parole che assumono connotazione positiva o negativa a seconda del contesto e di come si voglia interpretarle. Ad esempio se tu mi dici: Populista! io ti rispondo: grazie per il tuo riconoscimento di quanto io abbia a cuore il Popolo. E un altro potrebbe dirti: Populista sarai tu e tua sorella!, offendendosi. Assistenzialismo. Vuoi dire che dobbiamo preoccuparci di fornire assistenza a tutti quelli che ne han bisogno? Allora certo che superarla vorrebbe dire abbandonare ogni aiuto al prossimo. Vuoi invece dire che va mantenuto il sistema attuale? Allora ti invito a esaminarlo anche alla luce di provvedimenti in corso di attuazione (ma molto lenti) che tendono a mappare in dettaglio chi, da parte di chi, quanto, per quanto tempo, ottiene assistenza al fine di raggiungere il risultato complessivo che ciascuna bocca possa sfamarsi quando il reddito non vi sia o sia insufficiente. E scopriremo che gran parte delle risorse van perse nei meandri burocratici, che non sempre i più bisognosi realmente vengono raggiunti, che accanto al sostegno non viene di fatto proposto nulla perchè la situazione cambi, bruciando nel giro di poco tempo ogni spesa assistenzialistica invece di considerarla investimento e prevenzione in salute, lotta alla delinquenza, opportunità di formazione e crescita. Pertanto, non essendo personalmente d’accordo che un minimo reddito garantito sia incondizionato al momento, visto lo squilibrio di assegnazione degli ammortizzatori sociali così come concepiti adesso – forti per i più forti e deboli o nulli per i più deboli (vedasi categorie professionali una per una per un confronto) – ritengo saggio studiare uno strumento che assegni il minimo vitale a ciascuno (a prescindere dalla categoria, dall’età, da quanto versato precedentemente) accorpando tutte le forme di assistenza in unica voce (e non intendo certo la sanità, come assurdamente qualcuno ha interpretato pensando alla prossima sperimentazione di Zurigo nella forma incondizionata) in cambio, e sottolineo in cambio, quindi condizionatamente a partecipazione ad attività utili per manutenzione/ prevenzione / assistenza / formazione, nel proprio territorio in attesa di ottenere un contratto di lavoro regolare e con salario minimo garantito (salario, cioè stipendio, cioè compenso) per un tempo che a differenza della proposta M5S io alzerei da 8 ore settimanali a 20 in modo che a rotazione tutti gli “assistiti” dal minimo vitale non si sentano e non siano ritenuti degli approfittatori ma attivi e produttivi quanto gli altri. 750 euro a persona mensile netto (dai 18 ai 65 anni) mi sembra un importo corretto per compensare l’eventualità di chiamate per 20 ore a settimana laddove vi siano, e dove non vi sono vuol dire che il mercato non le chiede. Direte allora: ma devo fare tutto quello che mi chiedono o mi abbandonano? In base a profilo e possibilità fisico/psichiche/logistiche (se non hai patente e macchina e vivi in montagna devi poter raggiungere il luogo della chiamata con mezzo pubblico o non ti possono avanzare l’offerta) valutabili in sede di richiesta del beneficio che dovrebbe essere erogato subito. E parlo di lavori che non richiedano la fidelizzazione del personale, cioè scambiabili, a rotazione fra disoccupati, perchè se al datore di lavoro privato o pubblico serve una persona che resti a lungo l’assunzione deve essere a tempo indeterminato per farla stare tranquilla e mettere nel lavoro l’entusiasmo che si profonde quando si ha una prospettiva di crescita, di metter su famiglia, di fare un mutuo, comprarsi la macchina, fare dei viaggi … E riguardo la copertura, intendo che durante il periodo dell'”assistenza” congiunta a disponibilità ai lavoretti, l’ammontare di questi venga scalata da INPS dal minimo garantito di 750 euro su detto. Quindi il costo mensile non sarebbe mai sempre di 750 euro ma dipendente da richieste del mercato nel luogo ove si vive che possono essere pochissime, niente, o discrete ma non con contratto stabile. Una condizione metterei alle possibilità di assumere a tempo determinato: l’età delle persone disponibili. In una visione di lungo periodo INPS ha bisogno di entrate contributive sicure dai 25 ai 55 almeno per garantire le pensioni degli over65. Di conseguenza, se tu azienda vuoi un lavoratore “volante” e intercambiabile da un giorno all’altro lo puoi scegliere fra i 18-25 enni e 55-65 enni, altrimenti assumi a tempo indeterminato perchè dai 25 ai 55 generalmente si tiene famiglia e bisogna dare serenità a se stessi e ai propri figli. In conclusione, i giovanissimi potrebbero lavorare a tempo determinato, a chiamata, altrettanto quelli in attesa di andare in pensione sempre con garanzia del minimo di 750 euro, e gli altri, età intermedia, a tempo indeterminato. E se impresa fallisce? Nessun timore: 750 euro subito comunque, e lavori come su detto, fino a nuovo impiego fisso. E se ho madre anziana allettata? Rientro nel discorso assistenza già svolta in casa e il Centro per l’impiego ne prende nota e non mi chiama per copertura delle 20 ore settimanali in quanto già svolte in abbondanza a favore di parente stretto. Ecco, vorrei mi spiegassi se il mio ragionamento è da pazzi. Per ultimo, non so se Potere al Popolo la pensi come me o no, lo devo chiedere, però a naso caro @nasone per il momento un disegno di legge che vada in questo senso l’ho intravisto e ci lavorerei per migliorarlo.

  30. nasone scrive:

    @Laura scusa ma non sono io a usare termini come “welfare assistenzialistico”. Salvo sorprese, chi usa questo termine non sa quello che dice. Poi c’è chi pensa che il problema sia la burocrazia, e mi propone di creare commissioni (evidentemente fuori dai “meandri burocratici”) per la valutazione, secondo profilo e possibilità fisico/psichico/logistiche, della mia idoneità a fare “lavoretti”. Queste proposte non mi interessano.

  31. Laura scrive:

    @nasone famo a capisse: c’è una proposta in giro da qualche parte che minimamente ti interessi e che tu voglia segnalarmi? mi piacerebbe esaminarla nei dettagli, apertissima al confronto. Gradivo sapere cosa ti urta dei termini welfare assistenzialistico. La burocrazia è parte dei problemi, e non vi sono commissioni da creare perchè già esistono figure professionali all’interno dei Centri incaricate per fare il cosiddetto matching (pre-selettivo se richiesto da datore lavoro privato o pubblico). Il numero di operatori dei Centri rispetto al numero di persone che dovrebbero essere assistite è piccolissimo e deplorevolmente precario anch’esso, ma è aspetto sul quale interpellare Anpal.

  32. ferrero scrive:

    Per quello che mi riguarda trovo la proposta di Potere al popolo molto deludente e mi asterrò

  33. Silcardo scrive:

    Sul serio?
    I fascisti ci sono, ma, se non uccidono italiani, non frega proprio a nessuno.
    Giustizialismo è una parola inventata da Berlusconi. Il fatto che un elettore di sinistra la pronunci è grave. Significa che il berlusconismo ha vinto e stravinto.
    Aumentare le forze dell’ordine è fascismo o giustizialismo (a seconda che siano i grillini o Salvini a proporlo), giusto?
    Ma che diavolo state dicendo? Questo è il tipico vizio di una certa sinistra ridicola che vive ancora di un ancora più ridicolo “né con le guardie, né con i ladri”. Non avete ancora capito che se non stai con le guardie o con i ladri, non è che stai nel grigiore del “son più figo io”, ma stai solo dalla parte dei ladri.
    Fascisti e ladri ringraziano. Erano forze dell’ordine quelli che a Macerata hanno arrestato il pazzo fascista che sparava ai migranti. Non era la militia russa né Peppone con lo Smilzo.
    Il programma di chi sta a sinistra è demente. Il sintomo di una mai sopita voglia antidemocratica secondo cui, dal momento che tutti sbagliano tranne il loro zero virgola niente di sostenitori, allora meglio abolirla questa moda capitalista della democrazia. Se poi non funziona, chi se ne frega, se la mia visione non funziona, muoia Sansone con tutti i filistei!
    Neanche il capitalismo, il libero mercato e il commercio funziona… Gnè, gnè, gnè. (Ma non è vero!). Si che è vero e anche se non è vero, comunque è vero. Sono intellettuale e ridatemi il mio Champagne.

    Potere al popolo chiede di stracciare tutto. Trattati europei, trattati nato, trattati bilaterali per fare una politica da: “Scrivo che è vietato, eh? Però se lo fai non fa niente.”. Indulti, amnistie, minori controlli: la Mafia ringrazia di cuore. Si pentiranno tutti subito al solo vedere quant’è grossa la nostra CULTURA. Il tritolo a quel punto ci farà un baffo. Sul petto dei nostri intellettuali i proiettili rimbalzano.
    La scorta di Saviano è tutta scena!

    Tanta pace. Tutta l’industria bellica riconvertita in civile, poi però senza nessuno che ci copre le spalle (dal momento che potete essere pacifisti solo perché c’è un americano con un grosso fucile a parare il vostro der*tano ai nostri confini) e senza alleati finiamo noi per diventare colonia.
    Ah, giusto, ma che sto dicendo! Non è l’uomo a fare la guerra da prima ancora che nascesse la pistola. Prima c’era l’utopia, Arcadia, il Paradiso in terra. Se cancellassimo le armi, semplicemente la pace verrebbe da sola e correremmo nudi nel giardino dell’Eden intonsi al peccato originale. Colpa delle armi! Non dei malvagi, non dei corrotti, non dei dittatori, non dei sanguinari assassini ricchi e poveri.
    Colpa delle armi.
    Poveri allocchi senza cervello. Il giorno in cui capirete che essere amici di tutti vuol dire solamente non contare un ca**o da nessuna parte sarete tutti già in catene o, peggio, morti.

    Un programma economico risibile, utopistico e demente basato su un’ideologia che ha dimostrato CON I FATTI di essere non semplicemente sbagliata, ma affamatrice di popoli. Ci sono tre tipi di stati socialisti: quelli falliti (Unione Sovietica), quelli fermi all’età della pietra (Cuba e simili) e quelli che hanno capito quanto qualsiasi forma che non sia il libero mercato sia una scemenza, adeguandosi (Cina).
    Chi ha ragione? Parlate di orizzonti? Ma chi cavolo vi credete di essere? Non contiamo niente e volete contare ancora meno di quello che siamo buttando a mare quel che siamo riusciti a creare.
    Non abbiamo soldi per noi e li regaliamo al terzo mondo che dobbiamo sopire il nostro senso di colpa?

    Illusi che sperano di fermare le pallottole a chiacchiere. Se poi non funziona, tanto meglio, una bocca in meno da sfamare che tutti quelli che producevano sono scappati a gambe levate e non c’è più nessuno da tassare. Certo, avrete la soddisfazione di agitare i pugni al confine urlando: “Cattivi! tornate a pagare le tasse in Italia che dobbiamo redistribuire!”
    E quelli vi risponderanno ridendo: “Si certo, per la bella faccia comunista che tenete!”

    Tornate sulla terra!!
    Lo zero virgola niente che prenderete dimostra che l’italiano medio è banalmente più intelligente di voi.

    Votare? Se non votate ci saranno sempre sacche di clientelismo. Senza il voto libero, chi detiene più sacche di clientelismo vince. Chi detiene più sacche di clientelismo è, per definizione, un pessimo leader.

    Fate vobis.

  34. Valentina scrive:

    @sergio Falcone la mente è resa schiava, e non si vorrà mai liberare dalle stesse catene che lo tengono imprigionato. Per paura di perderle. Incredibile come si arrivi a non voler vedere pur di non perdere le proprie certezze.

Trackback
Leggi commenti...
  1. […] Fonte: Minimaetmoralia.it di Christian Raimo […]

  2. […] consueta scrittura acuta, ma in maniera meno rigorosa del solito nell’analisi – anche Christian Raimo. Un versante scosceso e accidentato. Apparentemente senza fondo. Ma c’è dell’altro. […]

  3. […]     M      B     L     E     E Approccio filosofico: posizionale. Diagnosi: Christian Raimo. Nessun beneficio del dubbio: di dubbi, da ‘ste parti, non ve n’è. Solo notti tranquille, […]



Aggiungi un commento