la più amata teresa ciabatti

“La più amata” di Teresa Ciabatti: un estratto

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È in libreria La più amata, il nuovo romanzo di Teresa Ciabatti (Mondadori): ne pubblichiamo un estratto ringraziando l’autrice e l’editore. (Foto: Giulia Bertelli)

Io sono la regina, mi rimiro nello specchio.
Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quarantaquattro anni, e a ventisei dalla sua morte decido di scoprire chi fosse davvero mio padre. Diventa la mia ossessione. Non ci dormo la notte, allontano amici e parenti, mi occupo solo di questo: indagare, ricordare, collegare. A quarantaquattro anni do la colpa a mio padre per quello che sono. Anaffettiva, discontinua, egoista, diffidente, ossessionata dal passato. Litio ed Efexor prima, Prozac e Rivotril poi, colpa tua, solo colpa tua, papà.

Mai andata sulla sua tomba, cimitero di Orbetello, fronte laguna. Tranne una volta, a vent’anni: papà, fai che Giorgio s’innamori di me. E non ricordo neanche chi fosse Giorgio, un compagno di università, forse.

Compulsiva negli innamoramenti non corrisposti. Paolo, Luigi, Guido, Andrea, Stefano, Giorgio. E poi: Matteo, Roberto, Enrico, Luca, Mario, Filippo. Anche questo colpa del padre, autoritario, gelido, assente, maledetta figura paterna, padre dispotico, minaccioso, vendicativo, dannata figura paterna, a tratti tenero, premuroso, attento. Se non si ripetessero identiche, potrei elencare tutte le situazioni umilianti in cui mi sono trovata col genere maschile, in cui mi sono buttata quasi cercando dolore.

E la volta che in lacrime mi sono presentata a casa sua (Roberto o Enrico?), dicendo che qualcuno mi stava seguendo, e io avevo paura, tanta paura, e al citofono lui mi ha detto che dormiva, maledizione, e neanche solo. Fine.

E quando lui, mi pare Filippo, mi diceva non insistere, ti prego, e io niente, ho insistito, continuando a telefonare, mandare messaggi, scrivere mail, ti amo, non ho mai amato nessuno in questo modo, finché stremato lui è stato costretto a dirmi: non mi piaci fisicamente, ok?

E la volta che ho minacciato di uccidermi, e il tizio, non ricordo il nome, mi ha detto: problemi tuoi.

E la volta che sono andata dal ragazzo che mi aveva appena lasciata, Mario, questo me lo ricordo bene, dicendogli sono incinta, nell’ultimo tentativo di farlo rimanere con me, e lui mi ha detto se vuoi, ti accompagno ad abortire. E io allora ho finto di fare tutto da sola, andare in ospedale, abortire, ho chiuso gli occhi e ho sentito come uno strappo, uno strappo fortissimo… uscire barcollante dall’ospedale, tornare a casa, per poi comunicarglielo, pensando che almeno questo lo spingesse a tornare: ho rinunciato a nostro figlio per te. Invece niente, sparito. E io ho pianto, notti e notti, le mani sulla pancia, come se avessi perduto davvero un bambino, quando non c’era mai stato nessun bambino.

E la volta che lo sconosciuto mi ha detto: io ti scopo, ma tu ti devi far pisciare in bocca.

Eppure, di contro, questa ragazza né brutta né bella, bei capelli bella bocca, tratta malissimo chi la corteggia, chi osa invitarla a uscire, o anche solo farle un complimento, un timido complimento – bei capelli bella bocca – provando ribrezzo, quasi vomito, rabbia, incontenibile rabbia per tutti gli uomini che la cercano, che la guardano anche solo con un breve lampo di desiderio.

Teresa Ciabatti, nata a Orbetello, ha scritto i romanzi: Adelmo, torna da me(Einaudi –Stile Libero), I giorni felici (Mondadori), Il mio paradiso è deserto (Rizzoli), Tuttissanti (Il Saggiatore). Suoi racconti sono apparsi in antologie (Ragazze che dovresti conoscere – Einaudi-Stile Libero, Città in nero – Guanda, Drugs – Guanda), su Diario, Nuovi Argomenti e Granta. Collabora con Il Venerdì e Io Donna. Scrive anche per il cinema. Ha un blog su Iodonna.it: Persona Cattiva.

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