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La questione più che altro

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Pubblichiamo un estratto da La questione più che altro, romanzo d’esordio di Ginevra Lamberti in libreria per nottetempo. Ringraziamo l’autrice e l’editore. (Immagine: Senza titolo di Margherita Morgantin)

di Ginevra Lamberti

La valle

Oggi mi sono alzata dal letto, ho aperto la porta di casa, sono uscita di casa, fuori di casa c’era la valle dove vivo. La valle dove vivo ha dei difetti oggettivi, tipo quello di essere permeata dalla morte civile, ma a parte questo è un posto esteticamente pregevole. Allora ho dato un bello sguardo panoramico, e pensato che ho bisogno di recuperare concentrazione, di studiare, di rivalutare piani e priorità e in ultima analisi di mettere il broncio arbitrario al mondo, confidando che il mondo accorrerà a comperarmi delle caramelle. Allo stato attuale delle cose, mancano diciannove giorni a Natale, venticinque a Capodanno, qualcosa di piú e di ancora imprecisato all’ultimo esame, quello che sta lí e mi guarda da due comodi anni e mezzo fuori corso. La questione che mi mette in difficoltà è piú che altro che stare parcheggiata nella valle dove vivo alla lunga annoia di noia mortale.

Il lavoro

#1

Oggi mi sono alzata dal letto, ho aperto la porta di camera mia, fuori dalla camera c’erano foto di donne nude e una vasta raccolta in cd della Musica di Dio. Ho aperto la finestra del terrazzo e inspirato tutta la salsa di soia che il take away thailandese sotto casa aveva da offrire. Intorno al terrazzo c’era Venezia Mestre, che forse sarebbe piú appropriato chiamare Mestre e basta. Oggi mi sono alzata dal letto e fuori dal letto c’era il mio primo giorno di lavoro.

Il lavoro al call center ti fa sentire un giovane del tuo tempo. Qualche anno fa ha avuto un momento di breve ma intensa esposizione mediatica, attorno gli si è creata un’aura da Vietnam tale per cui, se ci lavoravi, eri un guerriero. Il lavoro al call center in quanto argomento di conversazione è caduto in disuso, ma in quanto lavoro-lavoro esiste ancora, cosí tu puoi andarci in santa pace e alle stesse condizioni di prima, senza che nessuno faccia dell’opinionismo sulle cose private dei co.co.pro.

Il mio è a suo modo un posto accogliente. Si trova in una zona industriale a quaranta minuti di autobus da Mestre e basta. Una volta giunti alla fermata, la via piú rapida per arrivarci è attraversare la pancia di un centro commerciale, fermarsi a prendere il caffè da una signora che sta nell’esatto mezzo della pancia, attraversare il parcheggio fuoristante e suonare il campanello tre volte, cosí sanno che sei della famiglia e ti aprono. Il parcheggio fuoristante il centro commerciale ha la caratteristica di esalare in modo perenne vapori di catrame versato da operai a petto nudo.

Per accedere al lavoro di call center bisogna partecipare a una formazione non retribuita. I miei superiori prossimi venturi sono Team Leader Uno, Team Leader Due, Team Leader Tre e la Psicologa.

Team Leader Uno è il poliziotto cattivo. Segnata da un’adolescenza fatta di emarginazione e angherie subite, dopo aver aspettato per anni il momento migliore per avere il suo riscatto, ha intuito che quel momento era la crisi. Team Leader Due è il poliziotto buono e, in un’altra era geologica, da grande voleva fare l’alternativa. Team Leader Tre è il ragazzo con la camicia pulita e i capelli in ordine che le mamme vorrebbero per genero. Come spesso accade in questi casi, sotto alla camicia pulita nasconde praterie di tatuaggi e nel passato una giovinezza da metallaro. La Psicologa è la persona che si occupa delle risorse umane nella loro fase d’ingresso.

Oggi è stata una giornata interessante. Ci siamo seduti intorno a un tavolo e la Psicologa ci ha raccontato delle parabole. La prima era la parabola della Ragazza con gli scrupoli. La Ragazza con gli scrupoli era una brava operatrice outbound (per amor di chiarezza si precisa che gli operatori outbound sono coloro che si occupano delle chiamate in uscita). La Ragazza con gli scrupoli che era una brava operatrice outbound, ogniqualvolta cercava di fare un contratto a un anziano, nel momento in cui dal codice fiscale ne capiva la data di nascita, veniva presa da visioni di suo nonno che la guardava contrito e scuoteva il capo. A quel punto provava a distogliere l’attenzione dal volto che aveva accompagnato la sua infanzia, ma quello continuava con lo scuotimento e ripeteva come una litania tremante ricordati che potrei essere io. In seguito a questo vorticare di idee complesse che in realtà nella sua testa si svolgeva in pochi secondi, la Ragazza con gli scrupoli veniva colta dal panico e chiudeva la chiamata. Grazie all’intervento dei suoi superiori, la Ragazza con gli scrupoli è riuscita a superare il blocco con degli incontri motivazionali. Pare infatti che i dirigenti dell’azienda siano coach esperti di un insieme di tecniche, le quali sono raccolte anche in vari manuali, utili a spiegare come dentro di te ci sia la forza per convincere i tuoi interlocutori del fatto che ciò che dici è la sacrosanta verità.

Mentre ci racconta le parabole, la Psicologa è graziosa e curata in tutti i modi del fare e del parlare, ma a volte si distrae e la faccia le si trasfigura in qualcosa che sono abbastanza sicura di aver visto in una puntata di X-Files. In questa puntata di X-Files c’era un mostro che sembrava umano e invece sotto la pelle finta aveva una natura di alieno bianco e molliccio. Amava mangiare i cervelli delle persone e per frenarsi andava agli incontri degli alcolisti anonimi.

Una volta all’anno, i collaboratori a progetto del call center sono invitati ad assistere ai seminari motivazionali tenuti dai dirigenti. La Psicologa dice che sono bellissimi.

In questo nuovo lavoro, quel che andrò a fare è, con l’ausilio di una postazione computer, una cuffia e un auricolare, chiamare esercenti commerciali e/o fornitori di servizi e/o liberi professionisti di vario genere e spiegare loro che abbonarsi al nostro spazio pubblicitario è la cosa migliore che possano fare nella vita. La Psicologa precisa che non saremo mai abbandonati, che la nostra è una formazione continua e che la vendita è emozione. In uno dei momenti in cui non si trasfigura in Alien perché somatizza la tensione in un movimento a scatti del ginocchio destro, dice che non dobbiamo preoccuparci del rendimento in quanto la persona viene valutata a trecentosessanta gradi. Segue la parabola del Ragazzo cui non è bastata la bravura. Il Ragazzo cui non è bastata la bravura chiudeva dieci contratti puliti al giorno, ma (sospiro) aveva un atteggiamento totalmente al di fuori delle logiche aziendali (occhi al cielo). Dunque, è stato accompagnato in un percorso di uscita dall’azienda (punto). Poi ripete che la vendita è emozione, e io penso che dev’essere necessariamente cosí, perché lei comunque è una psicologa e si occupa di zone del cervello.

La seconda parte della formazione consiste nelle prove di ascolto. In questo frangente i novizi si siedono accanto ai veterani in doppia cuffia, e io ho la fortuna di sedere alla destra del Vincente. Il Vincente è uno che fa tanti contratti. Quando chiude il quinto della giornata, Team Leader Uno lo abbraccia, Team Leader Due lo abbraccia, tutti lo abbracciano. Poi telefona a un carpentiere, il carpentiere dapprima si dimostra cortese e interessato a spiegare in cosa consiste il suo lavoro. Quando comprende che stiamo per proporgli un contratto a pagamento, ci comunica con eguale cortesia che a suo modesto avviso siamo la rovina della società. La Psicologa dice che l’unica obiezione cui non sappiamo controbattere è quella su cui siamo d’accordo.

Domani è il mio primo giorno di lavoro attivo.

#2

Oggi ho preso l’autobus, l’autista del turno di mattina è un signore coi baffi e, in quanto tale, si prende delle confidenze. Dopo aver appurato la natura dei miei viaggi e il mio stato civile, ha concluso che non devo scoraggiarmi, perché nella vita c’è sempre la possibilità di trovare un fidanzato ricco. Nei quaranta minuti di tragitto che va da Mestre e basta a questa zona industriale, quello che si vede fuori dal finestrino è perlopiú niente. Questo niente viene a tratti intervallato dall’odio tra il centro urbano di Mestre e basta e il centro urbano di Treviso espresso in forma di scritte sui muri. L’astio reciproco, lungi dal trovare sfogo nella violenza fisica, trova sfogo nel riportare il nome della città avversa accompagnato dal sostantivo aggettivato (o apposizione, non saprei) merda. Dallo studio dei reperti emerge in primo luogo che i giovani writers protagonisti di questa faida si annoiano molto, in secondo luogo che a seguito di numerose notti insonni hanno ritenuto opportuno cambiare per sempre i nomi delle loro città in Mes3 e 3viso.

Scesa dall’autobus, sono passata in mezzo alla pancia del centro commerciale, la signora che vende il caffè sorrideva come sembra faccia sempre, gli operai a petto nudo versavano catrame e tra i vapori sembravano tutti giovani, belli e con gli occhiali da sole. Seduta alla destra del Vincente, ma con cuffia e auricolari miei personali, cerco di carpirne i segreti operativi. Il Vincente ha il pregio dell’insistenza e coi clienti simula interesse emettendo molti AH. Ah, è di Vallescura sull’Arno. Ah, anche la cugina di mia nonna viene da lí. Ah, vende collane, che cosa originale. Ah, le realizza personalizzate, non so come è riuscita ad avere un’idea cosí originale. Ah, pietre dure. Ah, alimentari. Ah, gastronomia. Ah, parcheggio. Ah, giardino. Poi subentra Team Leader Uno che apprezza le metafore esplicative e dice a una signora, signora, cosa vuol dire che per fare il contratto deve chiedere a suo marito? Ma se lei vede un paio di stivali bellissimi in una vetrina, che fa? Li compra o prima ne parla con suo marito? Signora, facciamo una scommessa, lei investe questa cifra irrisoria, poi con il guadagno che le torna ci compra un paio di stivali. Signora, a me dispiace perché ora chiamerò qualcun altro, e i clienti andranno a un suo concorrente. Signora, è questo che pensa di noi? E se è questa la sua idea, se la tenga.

Durante la pausa, che consiste in dieci minuti in cui si gira in senso orario e antiorario la paletta di plastica nel caffè del distributore automatico, la Psicologa ci ha passati in rassegna uno a uno e ci ha comunicato che, essendo la nostra una formazione continua, sabato dalle ore 9:35 alle ore 14:30 circa si sarebbe svolta la Festa Formazione. Trattasi di un momento di formazione ludica che si tiene ogni tre mesi, in questa occasione ci si ritrova tutti assieme e ci si forma ludicamente. La partecipazione è volontaria, non retribuita, caldamente consigliata. Comunque, ha detto la Psicologa, i vostri nominativi li ho già dati. E poi ognuno porta qualcosa da bere o da mangiare. Tu che cosa porti Gaia? Accanto all’elenco dei nomi poggiato sulla scrivania qualcuno ha appuntato che porterà un calzino.

A fine turno ho chiuso un contratto con un lattoniere debole di spirito, quando ho attaccato mi sono trovata un portachiavi promozionale al collo. Team Leader Uno alle mie spalle cantava il jingle del prodotto.

Prenota qui il tuo funerale low cost è il cartello che alla mattina aspetto di vedere per tutto il tragitto in autobus. Alla sera, gli elementi di panorama da guardare fuori dal finestrino riescono a scendere di un gradino sulla scala del niente. L’ampia diffusione di onoranze funebri e gelaterie rende migliori le andate ma, abbassate le saracinesche e ritirati i coni di plastica giganti, fra la casa della vaschetta termica e quella dell’urna cineraria non c’è distinzione. Dall’autobus che attraversa la steppa mestrina si vedono soprattutto vecchie lapidi di cavi Siptel.

 

Commenti
2 Commenti a “La questione più che altro”
  1. RobySan scrive:

    La questione, più che altro, è che
    Qui noi giriamo attorno al fico d’India
    Fico d’India fico d’India
    Qui noi giriamo attorno al fico d’India
    Alle cinque del mattino.

    (e, vedi l’immagine, guarda dove ci si ritrova dopo aver fatto la spesa alla Esselunga)

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  1. […] farsene un’idea, un estratto da La questione più che altro è stato pubblicato ieri su Minima&moralia, la cui redazione molto […]



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