governo-giuseppe-conte

La responsabilità politica di questo governo è tua

di Christian Raimo

E il senso di colpa di non aver fatto nulla, di aver rinunciato di fatto alla politica per anni, anzi decenni, che viene espettorato sotto forma di ironia, di metaironia, di denunce da piccolo cabotaggio, E in realtà nel 2014 Salvini aveva detto!, A gennaio scorso Di Maio aveva dichiarato!, Però la settimana passata Di Battista però aveva urlato!, come se la rivendicazione di coerenza fosse una moneta politicamente spendibile, o pensare di modificare le ragioni con la trovata di un linciaggio speculare, le messe all’indice, il fronte repubblicano, i popcorn, allacciate le cinture, ah ah contro quello del grande fratello, ne vedremo delle belle, i difensori della costituzione, lo spulciare compulsivo dei curriculum, quello ha mentito, quello ha gonfiato, quello ha fatto comunella con i fascisti, quello con i massoni, quello ha un piano B, tutto un orgoglio del prendere in castagna, un l’avevo detto io, causato tutto da un immenso senso di colpa per non aver fatto nulla per non far accadere questo, un senso di colpa immerso nella tempesta assolutoria che permette di perseverare nell’inazione, perché qual era l’alternativa eh? chi potevi votare? a che santini rivolgerti? non era votare l’invotabile sinistra che non c’era, ma provare a farla una politica, e invece in vent’anni quello che ti fa sentire in colpa è che tu non hai mai partecipato a uno sciopero, mai fatto un’iscrizione al sindacato, l’hai sbertucciato lo sciopero, sbeffeggiato il sindacato, non hai mai ingaggiato una battaglia sindacale, una battaglia all’interno del sindacato, mai una battaglia in solidarietà ai lavoratori evidentemente massacrati dalla devastazione del welfare, mai letto un testo di politica, mai un picchetto, un volantinaggio, tante dichiarazione d’intenti, ma mai l’idea di un gesto simbolico, la buona scuola non ci piace ma l’adesione allo sciopero è del 3 per cento, la riforma Fornero non ci piace ma una contestazione non è nemmeno mai stata immaginata, il daspo urbano di Minniti fa rabbrividire al solo leggere il testo della legge ma un corteo contro neanche come ipotesi, un fascista spara a Macerata e non si pensa neanche di andare a manifestare lì, un fascista spara a Firenze e va bene così, Salvini è ospite in televisione tutti i giorni a bestemmiare l’anima della civiltà, a maledire gli esseri umani, e sembra che si debba accettare con il fatalismo di chi ha ragione che il disastro ci travolga, le battute sulla moglie che gli stira le camicie ma fa anche la conduttrice, non dovrebbe andare così, ma l’avevamo detto, lo sappiamo, avevamo ragione, quello non parla italiano, quello si tinge i capelli, quello si veste come uno zio cafone che va al matrimonio, e te ne rendi conto hanno sputato in faccia alle istituzioni, proporranno di annullare le leggi contro il buon senso, contro il rispetto minimo tra le persone, i vaccini, le unioni civili, e intanto hanno smantellato tutte le conquiste di diritti di quarant’anni fa, il servizio sanitario nazionale, i decreti delegati, lo statuto dei lavoratori, il referendum sull’aborto, eppure nemmeno ora, nemmeno quando la devastazione è evidente, clamorosa, urlata, viene in mente che posso fare atti radicali, qualcosa di più del restare abbacinati di fronte a qualche monsieur lapalisse mascherato da anticonformista solo perché si è messo il cappello al contrario: interposizione di fronte agli sgomberi, volontariato su strada, tempo per i poveri, scrivere testi, assiepare le assemblee, boicottare, inventarsele le lotte, oppure si vuole andare avanti così altri cinque o dieci o quindici anni, ma hai sentito che ha detto quel ministro! ha detto che i migranti vanno ributtati in mare! presi a decine, a centinaia come viene viene e via in mare! decine di migliaia di persone che vanno reinstradate in un cammino basta che sia lontano, e tutto questo quanto costerà? nessuno ci ha detto quanti soldi servono per distruggere! sicuramente meno di quanto costerà riparare, eppure nemmeno la rabbia, quella inconfutabile che fa tremare i polsi sembra che oggi possa essere utilizzabile, si può solo fare le pulci per l’ennesima volta, aspettare il passo falso, la macchia di sugo sulla maglietta, l’errore di grammatica, la figuraccia nel palazzo del potere, mentre la ferocia si manifesta oggi più violenta e al tempo stesso limpida, pura, non trovando nemmeno un ostacolo nel suo imporsi, si fa rito prima e poi si racconta come dato di realtà immutabile, un bastione che pensi di piegare soffiandoci contro e poi sogghignare che non viene giù.

Commenti
23 Commenti a “La responsabilità politica di questo governo è tua”
  1. Claudia Janneth Baquero scrive:

    Come analisi di un presente catastrofico e di un futuro ancora peggio penso che manchi la parola cuore. Se la gente non ci ha creduto, ha abbandonato la partecipazione alla politica, non ha voluto prendere una posizione davanti a ingiustizie e discriminazione era perché le andava probabilmente bene così e avrà pensato “non è un problema mio”. Ora che anche i loro diritti vengono minacciati probabilmente prenderanno una posizione ma se lo faranno solo per salvare loro stessi non cambierà niente perché la storia continuerà a ripetersi quando loro staranno di nuovo nel benessere. Manca cuore per vedere e agire davanti ai problemi degli altri, di quelli più deboli, delle minoranze, di chi è invisibile. Possiamo usare questo difficile presente per imparare davvero la solidarietà, la carità e la collaborazione al di là di quello che sarà il nuovo ordine imposto da chi odia e esclude. Solo chi avrà cuore avrà un domani.

  2. Mario Bianco scrive:

    il 3% di adesione allo sciopero contro la Buona Scuola è una profonda sciocchezza, non vera. Abbiamo organizzato ogni tipo di manifestazioni,raccolta firme, flash mob. I sindacati ci hanno semplicemente svenduti per anni ai potenti di turno, io ho avuto il mio contratto congelato per nove anni senza un centesimo di aumento. Di cosa parliamo?

  3. Christian Raimo scrive:

    Hai ragione su sciopero e sindacati. Io ho lasciato la Cgil e mi sono iscritto all’Usb dopo. Ma parlavo appunto degli ultimi scioperi.

  4. Federico scrive:

    “Eppure nemmeno ora, nemmeno quando la devastazione è evidente, clamorosa, urlata, viene in mente che posso fare atti radicali, qualcosa di più del restare abbacinati…”
    Tu descrivi un deserto. Una domanda potrebbe essere: come si esce dal deserto? Intanto cercando di rendersi conto che siamo in un deserto. Come siamo arrivati fin qui? Negli anni dei governi di centro sinistra le lotte si sono trasformate spesso in rituali deprivati di senso salvo poi ritrovare apparente vitalità e partecipazione formale quando era il turno del centro-destra. In generale, il centro-sinistra ha ripudiato il conflitto sociale – sale della democrazia – in favore di una concertazione che col tempo e in alcuni contesti, è diventata soffocante e totalizzante. Penso allo “stato delle Coop” di Emilia, Toscana e Umbria e al Modello Roma del periodo Veltroni. In questa contraddizione, in questa fase di prosciugamento del conflitto dall’interno, cioè da parte delle stesse sinistre (in questo senso sindacati, sinistra riformista/responsabile e sinistra radicale sono stati sostanzialmente sulla stessa linea), si insinua la Lega e si inserisce il M5S che raccoglie i voti di chi è stato escluso dalla ridistribuzione partititica e clientelare e deluso da una politica sostanzialmente simile di destra e sinistra rispetto per esempio ai migranti e alle politiche per la precarizzazione della società chiamate pomposamente “per il lavoro”. L’ “odio” a sinistra, l’odio tra “noi” si sviluppa nel quindicennio a cavallo tra i primi anni Novanta e la fine del Duemila, cioè gli anni del potere. E’ allora che la sinistra ha la sua occasione storica per trasformare la società. Il fallimento è clamoroso per mancanza di un progetto reale (a parte l’ingresso acritico nell’euro) e per la sostanziale sottomissione di quello che al tempo chiamavamo “pensiero unico”. In mancanza di margini politici reali, in quella fase ci invischiamo in lotte intestine sostanzialmente sterili perché prive di sbocchi reali. In tutta Europa la sinistra subisce una sorte analoga. Eppure, rispetto al resto d’Europa, la sinistra italiana ha una serie di caratteristiche che la rendono unica, a iniziare dall’inamovibilità del gruppo dirigente e dalla sostanziale blindatura dei suoi partiti nominalmente “liquidi”.Oggi i più restano abbacinati perché sanno, sentono, percepiscono che non c’è nessuna possibilità di scalzare il Re per quanto egli sia palesemente nudo. Perché il problema non è l’evidenza, la nudità, ma la mancanza di spazi della politica: svenduti, inariditi, prosciugati da quella che un tempo chiamavamo sinistra. Dunque il deserto. Come si esce? Nessuno lo sa. Intanto essere utile chiamarlo con il suo nome: deserto. Un deserto che avanza. Poi si potrebbe cercare di capire chi c’è nel deserto, ma senza infingimenti, cioè cercando di eliminare gli steccati (comprese le categorie-steccato) che impediscono il contatto. Il contrario del meno-siamo-meglio-stiamo.

  5. Marco scrive:

    Condivido molti punti, e magari sbaglio, ma ogni manifestazione passata, presente e futura contro la legittimità politica di Salvini porta voti alla Lega.

  6. Sergio Falcone scrive:

    Quando era possibile un cambiamento radicale della societa’, la gente ha preferito non cambiare. E, allora, di che si lamenta?…

  7. maurizio scrive:

    Ieri mi sono trovato a rileggere un vecchio numero di Linus, esercizio che consiglio a molti, in cui campeggiava una foto-copertina di un libro di un sorridente Mario Capanna dal titolo e spero di ricordare bene” Ti verrò a cercare” Hai ragione la colpa è mia di questo governo. La colpa è mia di aver creduto che Capanna sarebbe venuto a cercarmi. Capanna e tanti altri fino agli ultimi esemplari di un movimentismo, di un partecipazionismo e di un bertinottismo o di un cofferatismo che somigliava sempre piu’ al menefreghismo. Arrivati al waterveltronismo trovo oltremodo legittimo questo governo e il mio auspicio è che presto questo horror truman show elegga il proprio duce naturale, il vate predestinato: Checco Zalone sul quale Sorrentino potrà cinematografare con “Lordo1″ e ” Lordo2″. Viva l’Italia!

  8. Giorgio scrive:

    È arrivata la globalizzazione e la sinistra era distratta, fuori tempo massimo ha fatto politica come l’ha sempre fatta dal dopoguerra alla globalizzazione degli anni ’90, la democrazia cristiana. inadeguata,anacronistica, corrotta. ha perso milioni di voti,militanti,aderenti, simpatizzanti;dissipato un patrimonio.è arrivato il populismo.

  9. teresa casalino scrive:

    In realtà tutte queste battaglie ci sono state, soprattutto quelle contro il decreto Minniti o contro i fascisti a Macerata, solo che sono sempre troppo pochi quelle che le partecipano e, soprattutto le fanno “i centri sociali”, quindi da demonizzare o sminuire. Chi lotta è additato oppure non viene considerato dai media perchè è molto più comodo non parlarne e non far sapere.

  10. Andrea scrive:

    Le manifestazioni, seppure fondamentali, non servono a una beneamata cippa se non si hanno sponde nei luoghi reali delle decisioni. A nulla sono servite quelle degli ultimi 20 anni. Tra distruzioni militari (Genova 2001, ma con il precedente mai ricordato di Napoli, e con un apparato repressivo non creato da Berlusconi, che a Genova era da pochissimo al governo) e insignificanza delle altre che non hanno impedito né guerre, né devastanti riforme. Quando provò Berlusconi (e sarebbe tutto da studiare quanto danno abbia fatto l’antiberlusconismo in questo paese) a modificare l’art. 18, la cosa non andò in porto non solo per le manifestazioni oceaniche, ma perchè il partito (ancora un po’ rosè) portava le istanze delle masse nei luoghi del potere. La sinistra (termine che andrebbe abolito) da decenni si è divisa in 2: quella che lotta per il potere purché sia senza nessuna volontà di cambiamento secondo quelle che dovrebbero essere le direttrici di una forza che si connota come tale e quella che non pensa più nemmeno a conquistarlo, credendo nei “territori”, nella azione “dal basso”. Non so chi sia peggio . La faccenda è ben peggiore, i gruppi dirigenti di quello che fu il più grande partito comunista d’occidente hanno buttato a mare, bacinella, bambino, acqua e pure il sapone (in questo seguiti ottusamente da un’ampia massa di “spiriti gregari”). E recuperarli è impossibile, se il popolo italiano, quello vero, continuerà a fare schifo. Quello vero, che apparteneva ai partiti di massa, in grado di capirne le necessità e le istanze e di mediare con il luogo delle decisioni. Dopo oltre un quarto i secolo di “utopie letali” (come le ha definite Formenti, ovvero lo spezzettamento delle identità e delle richieste fino a far sparire qualunque questione di classe) siamo qua, ed è brutto dirlo, ma lo voglio dire lo stesso, pensando a quel referendum del 1991 dove tutto iniziò (l’abolizione delle preferenze…..con il destro Segni e lo zombie Occhetto….) “ve l’avevamo detto”……..

  11. Engy scrive:

    Posso condividere ma aggiungo che la considerazione vale per questo e per tutti i governi precedenti, perlomeno quelli degli ultimi 25 anni circa.
    Rimane il fatto quindi che, a parità di indifferenza, apatia e incattivita rassegnazione che ormai risalgono alla notte dei tempi e dunque non sono certo un fenomeno recente, c’è chi oggi – e solo oggi, chè nemmeno Berlusconi ha suscitato tanto scalmanamento – si fa prendere da crisi isterica e arriva a incolpare l’elettorato per il risultato del voto e per il governo (che non può essere altro se non un governo fascista, vedi anche le dichiarazioni di Graziano Del Rio) che si è insediato.
    E questo/a “chi” (che può essere il/la giornalista di fama o anche gli amici abituali o i colleghi), naturalmente è un’anima bella de sinistra, progressista, colta o mediamente colta, mooolto tollerante e democratica.

  12. Engy scrive:

    e sono molto d’accordo con quanto scrive Andrea, semmai interessasse … :-)

  13. paolo scrive:

    “Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere
    partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e
    partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è
    vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.” A. Gramsci

  14. Paolo scrive:

    Esattamente questo genere di invettiva dell’intellettuale che getta in faccia alle persone le proprie manchevolezze morali è ciò che ha allontanato le persone dalla sfera dell’agire politico e civile “di sinistra”.

    Di capi e capetti arroganti son pieni (e lo son sempre stati) i movimenti, i sindacati (anche quelli di base, parlo per esperienza). La loro credibilità è pari a zero.

    Trovare un’alternativa al sistema e riuscire a coinvolgere in essa milione di persone richiede rigore, capacità di analisi, studio, imparzialità e poi umiltà e carisma. Tutte doti che non solo mancano tra i politici (destra e sinistra) ma ancor più colpevolmente sono carenti nei luoghi dove ci si vanta di costruire delle alternative (centri sociali, sindacati di base, movimenti), dove prevale, mascherata da buone intenzioni, la stessa logica che si contesta.

  15. Ecco, io veramente in questi ultimi 20 anni ho scioperato, ho manifestato contro le orrende riforme della scuola, ho marciato per la pace e per la giustizia, ho espresso la mia indignazione, ho mosso il mio culo, mi sono sporcata le mani, quindi no, la responsabilità di questo governo non è mia.

  16. Andrea scrive:

    Grazie Engy. Accordo contraccambiato. La strada sarà lunga…… 😶

Trackback
Leggi commenti...
  1. […] un interessante articolo dello scrittore Christian Raimo in merito al nuovo governo costituito dal M5S insieme alla Lega. I […]

  2. […] Sì, abbiamo finito il pippone introduttivo, ma vi invitiamo a leggere Cristian Raimo in un suo recente articolo che ci è piaciuto molto: La responsabilità politica di questo governo è anche tua.  […]

  3. […] leggi il resto dell’articolo: http://www.minimaetmoralia.it/wp/la-responsabilita-politica-governo-tua/#comment-1967954 […]



Aggiungi un commento