1rene

La rivoluzione solitaria di una bambina degli anni Sessanta. Il capolavoro dimenticato del Salinger canadese

1rene

21 agosto 2017. Réjean Ducharme muore a Montréal. A sei mesi dalla sua scomparsa La Nuova Frontiera pubblica il romanzo che nel 1966 lo consacrò come autore di spicco nel panorama della letteratura canadese in lingua francese. Inghiottita ripercorre, dalla prospettiva della protagonista Bérénice Einberg, il percorso emotivo di una bambina di nove anni seguita sino all’adolescenza, tra stravolgimenti famigliari che determineranno l’allontanamento dall’isola in cui è nata per vivere prima a New York, poi in Israele.

Con uno sguardo cinico e disincantato la giovane protagonista contesta il suo ambiente sociale di appartenenza ribellandosi alla famiglia, scalfendo apparenze faticosamente costruite da genitori incapaci di amarsi. La sua è una lotta al conformismo che va ben oltre l’idealismo che avrebbe caratterizzato le rivolte del Sessantotto alle porte, perché è slegata da qualsiasi corrente o forza estranea alla propria individualità.

È la voce di un’adolescente che contrasta il mondo che la circonda e non vuole piegarsi alle imposizioni: una voce di rottura che avrebbe reso il romanzo un caso editoriale, paragonato al giovane Holden di Salinger. Affine allo scrittore nordamericano in particolare per il rifiuto della società attraverso la prospettiva infantile, Ducharme usa l’invenizione linguistica per evidenziare le contraddizioni del mondo adulto e motivarne la repulsione anche attraverso continue metafore e neologismi dall’ironia sferzante inventati dalla giovane protagonista.

Il sentimento dominante l’intera narrazione è l’odio, anzitutto nei confronti dei genitori, a partire dalla scelta di imporre il loro credo spartendosi i figli per educarli rispettivamente all’ebraesimo del padre, e al cattolicesimo della madre. Bérénice disprezza tutto ciò che la circonda: dal sistema di educazione a cui non intende sottostare, ai canoni di comportamento imposti dalla morale comune, sino ai principi di vita in comunità. Rivendica una natura indomita e irriverente.

Convinta della necessità di costruirsi un proprio destino contraddicendo qualsiasi impulso che non sia generato da sé stessi, immagina una nuova creazione come unica via per conoscere la propria origine. Elegge l’odio come difesa per proteggere sé stessa dai tentativi degli altri di inglobarla al loro mondo, di allinearla all’immagine e al ruolo che dovrebbe ricoprire e arriva, così, a eludere ogni dipendenza emotiva, persino dalla madre.

Risuona, sovrumana e cinica, la sua risata davanti alle manifestazioni d’affetto che riceve da parenti e amici, tesa a raggiungere l’invulnerabilità nella solitudine. “Galleggio nel nulla. Sono senza ricordi e senza nessuno.”

Rifiuta ogni forma d’amore, facendo eccezione solo per suo fratello che ne incarna l’unica rappresentazione nelle attese, nei sacrifici, nelle speranze riposte nelle innumerevoli lettere indirizzate a lui, nei ritorni e nelle riconciliazioni solo immaginati.

Ducharme si interroga sull’effimero che regola le relazioni tra gli individui, definiti come trasposizione di un’immagine mentale personale e, per questo, deformabili e modificabili, nella convinzione di poter trovare solo nel proprio intelletto la chiave per appartenere a sé stessi. “Può darsi che l’adesione di immaginazione e di volontà data dalle apparenze della vita diventi delirante, diventi delirio, diventi ebbrezza. E questa possibilità è feconda: offre mille soluzioni alla solitudine e alla paura.”

Per voce della giovane Bérénice, Ducharme definisce una filosofia di sopravvivenza dove l’unica via di salvezza è dettata dalla solitudine, resa nel costante manifesto di protesta che prende forma tra le pagine, sotto forma di un flusso ininterrotto in prima persona.

Si alternano continue rappresentazioni mentali del disagio nevrastenico che attanaglia la protagonista, diventando parte integrante della narrazione, tra eventi reali e trasposizioni oniriche e grottesche. Scorci del secondo dopoguerra riemergono nel ricordo del dramma infantile vissuto dalla madre, per le violenze a cui è stata strappata dall’uomo che l’avrebbe poi sposata a tredici anni e che, forte di quella salvezza, avrebbe esercitato un controllo perenne su di lei.

Un viaggio nei luoghi e nel tempo, cadenzato da stravolgimenti storico politici resi dalla prospettiva di un’adolescente che, da Israele, nella Milizia Studentesca come guardia al fronte, arriverà a esprimersi sulla guerra, sull’istinto violento dell’uomo, sui confini di filo spinato all’indomani del trattato di pace e della protezione dell’Onu.

Risiede proprio nell’impeto distruttivo dell’essere umano l’unica via che la giovane protagonista intravede per eludere una sottomissione militare, economica e religiosa, raggiungere un’idea di libertà inglobando e “inghiottendo” tutto ciò che la circonda e garantire, così, la piena realizzazione di sé.

Ducharme ricerca il confine tra anima e memoria ritenendo che la scienza del bene e del male non sia altro che memoria morta, “un istinto di direzione fondato su ricordi degenerati in una rete inestricabile di riflessi condizionati.” Perennemente tormentata dal “male dell’anima”, Bérénice diventa presto consapevole di vivere un delirio che, per manifestarsi, necessita di dare sfogo alla sua volontà e all’immaginazione.

Il disagio mentale diventa qui il prisma deformante usato dallo scrittore per investigare le ragioni dell’odio incondizionato e ingiustificato e trova risposte nella poetica di Émile Nelligan. Il poeta canadese caro a Ducharme si mostra affine ai grandi temi affrontati da Rimbaud, Baudelaire e Verlaine interrogandosi in particolar modo sulla dimensione dell’infanzia, anche attraverso immagini oniriche, e ponendosi in contrasto con una definizione precostituita di realtà. “Non saremo vecchi ma già stanchi di vivere! – denuncia nei suoi versi – Amica mia, coltiviamo i nostri rancori!”.

Sin dalla sua uscita, L’Avalé des avalés diventa un caso editoriale con la pubblicazione per la parigina Galimard e la candidatura al Premio Goncourt. Un rilievo che sarebbe durato per molti anni e che avrebbe ispirato Jean-Claude Lauzon per il film Léolo, del 1992, intrecciando parziali riferimenti all’opera di Ducharme ad aspetti del proprio vissuto infantile. Il successo ottenuto oltre cinquant’anni fa dall’allora venticinquenne Ducharme non lo avrebbe dissuaso dall’abbandonare la sua esistenza appartata, lontano dal clamore del pubblico e della stampa.

Una vita trascorsa nell’anonimato e nel rifiuto di apparizioni pubbliche pur continuando a occuparsi di letteratura, drammaturgia, sceneggiature per il cinema e scultura. Scriverà così di sé, in una nota pubblicata in appendice al romanzo: “Sono nato una sola volta. È successo a Saint-Félix de Valois, in Québec. La prossima volta che morirò, sarà la prima volta. Voglio morire in verticale, con la testa in basso e i piedi in alto.” Sarebbe avvenuto a 76 anni, dopo una vita trascorsa in solitudine.

“Non mi sono mai sposato. Le donne non mi vogliono sposare. Se avessero voluto, mi sarei sposato ogni giorno e oggi avrei circa 5.768 figli. Se al mondo non ci fossero i bambini, non ci sarebbe niente di bello.”

____________________

Réjean Ducharme, Inghiottita, trad. Alice da Coseggio, 2018, 336 pp., 18 euro, La Nuova Frontiera, Roma, L’avalée des avalés, 1966, Editions Galimard, Parigi

Réjean Ducharme, La valle delle vergogne, trad. Maria Vasta Dazzi, 1968, Longanesi, Milano

Alice Pisu, nata nel 1983, laureata in Lettere all’Università di Sassari, si è specializzata in Giornalismo e cultura editoriale a Parma dove vive. Collabora per diverse testate di approfondimento, tra cui L’Indice dei libri del mese, minima&moralia, il Tascabile. Libraia indipendente, fa parte della redazione del magazine letterario The FLR -The Florentine Literary Review.
Commenti
2 Commenti a “La rivoluzione solitaria di una bambina degli anni Sessanta. Il capolavoro dimenticato del Salinger canadese”
  1. Fabrizio scrive:

    Un romanzo di incanto

  2. Max Bosch scrive:

    La casa editrice “La nuova frontiera” ha ristampato “Inghiottita” nel 2018:
    https://www.lanuovafrontiera.it/prodotto/inghiottita/

Aggiungi un commento