teorema

La scoperta traumatica che Pasolini regista non è amato

Questo pezzo è uscito su IL. (Immagine: Teorema, di Pier Paolo Pasolini.)

Dal 1952, ogni dieci anni la rivista inglese Sight & Sound, emanazione del British Film Institute, chiede a una banda internazionale di cinefili di votare i loro film preferiti. Ogni volta arriva primo Quarto Potere. Quest’estate c’è stato un sorpasso: La donna che visse due volte di Hitchcock è arrivato primo, Welles secondo. Al terzo posto c’è Viaggio a Tokyo di Ozu. 846 tra operatori del settore, critici, accademici hanno inviato la propria top-ten, citando in totale 2.045 film. La classifica è stata resa nota fino al 250esimo posto.

Gli italiani: Fellini arriva decimo (Otto e mezzo), 39esimo (La dolce vita), 117esimo (Amarcord). C’è Antonioni al 21esimo (L’avventura), 73esimo (L’eclisse), 110imo (Professione: reporter), 144esimo (Blow Up), 202esimo (Deserto rosso). Molto amato anche Rossellini, di cui compare Viaggio in Italia al 41, Roma città aperta al 183, Germania anno zero al 202. C’è La battaglia di Algeri di Pontecorvo al 48, Il Gattopardo di Visconti al 57, Il conformista di Bertolucci al 102.

Trascrivo questo lungo elenco solo per dire che arriva tardissimo, e con un solo film, Pier Paolo Pasolini: a pari merito con altri 32 film prende otto voti per Salò, al 202esimo posto.

La scoperta che un campione di 800 critici non ha nella propria memoria i film di Pasolini ha messo in crisi una convinzione che ho sempre avuto: che fosse un regista significativo. Questa lista è molto varia, non ha l’aria tendenziosa: ci sono film impossibili e film amati, cose sperimentali come L’uomo con la macchina da presa di Vertov (perfino ottavo) e cose popolari come Il padrino (21esimo). Perché accademici e critici non hanno la passione per Pasolini?

È proprio la domanda di un italiano: come giovane italiano di sinistra io tutti i padri potevo rifiutare tranne PPP. Crescere nel paese di Pasolini è una sfida difficile, la si porta avanti tutta la vita, come un complesso, una fonte costante di insicurezza: PPP è il sommo bene e il sommo male, non puoi essere più buono di lui (difendere i poliziotti e criticare gli hipster), non puoi essere più cattivo (a partire da Petrolio e da Salò, tutto l’aspetto di ricerca dell’estremo di cui tratta Emanuele Trevi in Qualcosa di scritto). È bastata una sua recensione violenta a impedirmi per sempre di stimare la scrittura a suo dire sciatta di Fenoglio. Ma I racconti di Canterbury e Il Decameron sono stati il primo esempio di cinema della felicità e dell’allegria a cui sono riuscito a credere.

Tra il liceo e l’inizio dell’università, il vero film che stabiliva se eri un borghese irrimediabilmente perso o meno era Teorema: la storia del giovane bello sensuale e messianico che sconvolge una casa altoborghese col sorriso richiedeva, ricordo, che si approvasse il teorema del film – noi borghesi non sappiamo vivere né amare – senza battere ciglio; ricordo anche che il cinema di poesia era impossibile da criticare, perché non offriva appigli.

Ma io pensavo che andasse forte, che fosse dato per scondato nell’intero occidente che Teorema fosse il tazebao definitivo antiborghese.

Passo un viaggio in treno a rivedere Teorema per cercare di ricordare cosa ne pensai quando lo vidi a vent’anni. Rivedo la grande apertura, con i capannoni della fabbrica che è stata donata agli operai e il giornalista con la voce puntuta: “Il vostro padrone vi ha donato una fabbrica, lei cosa ne pensa di questo gesto? Il vero protagonista di questa storia resta il vostro padrone… E non vi toglie in questo modo la possibilità di una rivoluzione?”

Ma le scenate dei quattro membri della famiglia borghese, che vogliono e non vogliono rompere l’ordine borghese che li soffoca danno “vita” a scene compiaciute che ora trovo soltanto ingenue. Il figlio bamboccio che si scopre gay e poi cattivo artista, dice a Terence Stamp: “Io non riesco più a riconoscere me stesso. Perché quello che mi faceva uguale agli altri è distrutto. Ero come tutti gli altri… con molti difetti, forse, miei, del mio mondo, tu mi hai reso diverso, togliendomi al naturale ordine delle cose…” Terence che guarda comprensivo è irritantissimo, questo messia amico e ragazzetto, che tutto comprende, pronto ad accontentare, pronto a sconvolgere.

La borghesia di Teorema, tutta precisa, priva delle molto note paraculaggini della borghesia italiana che hanno fatto la storia della letteratura (Svevo, Gadda, Arbasino) e della commedia in generale: la rivedo a 35 anni e non ci trovo niente di familiare (di vero). Eppure, perché PPP è un padre molto più di qualunque altro artista o intellettuale italiano, mi vergogno ancora a dire che Teorema mi sembra un raggiro inflitto alla persona che fui durante la mia formazione, quando cercavo qualcuno che fustigasse la mia appartenenza borghese e mi dissero che quella era la maniera più stilisticamente e moralmente impeccabile per farlo.

Francesco Pacifico è nato a Roma nel 1977, dove vive. Ha pubblicato i romanzi Il caso Vittorio (minimum fax), Storia della mia purezza (Mondadori) e Class (Mondadori). Ha tradotto, tra gli altri, Kurt Vonnegut, Will Eisner, Dave Eggers, Rick Moody, Henry Miller. Scrive su Repubblica, Rolling Stone, Studio.
Commenti
15 Commenti a “La scoperta traumatica che Pasolini regista non è amato”
  1. GGG scrive:

    Fratello! La vedi diversa perché hai fatto i vaini! 😀

  2. bibliantropo scrive:

    Apprezzo quanto hai scritto ma non lo condivido. E non lo condivido perchè Pasolini ha fatto quanto doveva per non essere confuso con quella figura paterna e autoritaria che tu vedi in lui. Ne ha parlato lui stesso esplicitamente: se da un lato la sua indubbia appartenenza ad un establishment culturale gli attribuiva una qualche autorità, le sue contraddizioni lo salvavano dall’essere scambiato per un Maestro. La verità è che Pasolini aveva una propensione pedagogica incontenibile e questo ne ha fatto un interlocutore ideale per la gioventù di allora e di oggi. Ma è altrettanto vero che la sua difficoltà a trovare degli interlocutori è uno degli aspetti che più ne hanno condizionato l’opera e il pensiero.

  3. giuseppe viola scrive:

    quante idiozie, dio mio!

  4. sergio l. duma scrive:

    Premesso che le scelte dei critici sono sempre soggettive e lasciano il tempo che trovano, specie quando si tratta di fare liste di romanzi, dischi o film, mi domando: perché bisognerebbe per forza includere opere di Pasolini? Cambia qualcosa se è stato citato solo Salò e non altri suoi lungometraggi? Ha ragione Bibliantropo quando scrive che Pasolini tutto voleva tranne che essere considerato una figura autorevole e paterna. Considero il Pasolini regista sopravvalutato e reputo inguardibili, se non pallosi (spero che si possa avere la libertà di scriverlo e di pensarlo), molti dei suoi film, a cominciare proprio da Salò. A mio avviso, Pasolini ha sempre avuto il pessimo vizio di giudicare tutto sulla base delle sue idee politiche. Niente di male, ma io in un film bado all’estetica… e nel caso di Pasolini quest’ultima mi pare piuttosto mediocre.

  5. cesco scrive:

    Io propongo una moratoria su Pasolini (tutto Pasolini) per almeno 20 anni!
    Mai autore è stato più citato e iconizzato di Lui, un vate, un profeta, un messia.
    Oggi Pasolini risulta incredibilmente datato, appesantito da un ideologismo oramai logoro, da una retorica antiborghese e da un pauperismo proletario morto e sepolto, per non parlare delle sue presunte capacità profetiche, pensieri ed idee sempre citate a sproposito, lo hanno trasformato in una sorta di frate indovino di una certa asfittica cultura di sinistra.
    Con questo non intendo dire che non sia stato un uomo straordinario per talento, coraggio, ingegno e voglia di vivere, un gigante, un uomo fortissimamente del suo tempo che oggi, a mio avviso, a ben poco da dirci (o magari avrebbe altro da dirci se lo lasciassimo “decantare” per un pò di tempo).

  6. peppe scrive:

    Mi costa ammettere, e nel farlo sento qualcosa tra il liberatorio e l’onesto, che a me Pasolini ha condizionato troppo i miei pesanti vent’anni. Ero terrorizzato dalle sue invettive spietate, e dalle sue ideologiche prese di posizione su ossessioni e abitudini di certa cultura a lui ostile, almeno così ci lasciava intendere. La verità, o il suo riflesso migliore, sta nel mezzo, nelle nostre teste finalmente adulte. Forse libere da ogni ideologia presa a prestito.
    Anch’io salvo il Decameron e certe spericolate argomentazioni di Pasolini, involontariamente esprimeva lì tutta la sua poetica. Almeno credo.

  7. Guido Facchini scrive:

    Ma davvero PPP ha detto ciò di Fenoglio? E voi cinquantenni ve ne siete fatti condizionare? Mah… io sono un musicista e so quello che Mahler ha scritto su Brahms: idiozie. Non per questo Mahler è un idiota, né Brahms un c*gli*ne. Gli è che i Grandi Intellettuali a volte dicono cose che, anziché trascendere i tempi, lasciano il tempo che trovano. A Pa’, tutto passa, il resto va.

  8. Enrico Marsili scrive:

    Applauso a Guido! Sapeste le pietre che si tirano tra loro i grandi scienziati a congresso. E gli studenti devono essere in grado di leggere le loro idee senza curarsi delle risse da cortile.

    Riguardo a PPP, mi e` piaciuto, tanto, a 15 anni. Ora non lo vedo piu` da anni, anche perche` quello che ha descritto e` morto e sepolto. Ho riletto di recente alcuni suoi articoli, e li ho trovati parziali, datatissimi, una curiosita` storica, ormai.

    Non sarebbe meglio concentrarci sulla comprensione di questo presente e di un incasinatissimo futuro, piuttosto?

  9. yeah! scrive:

    non ti preoccupare!
    è tutto a posto!
    sono i FILM di Pasolini ad essere datati, ingenui, inutilmente freddi e bloccati, ma tutto quello che hai provato per lui come guida, come interlocutore, come persona in grado di illuminare il presente e il futuro della nazione è sempre vero, basta ascoltare e leggere.
    Non è che uno nella vita deve saper fare tutto.
    Magari se chiedevi a Fenoglio di fare un film veniva bruttissimo e noioso, incomprensibile con personaggi fasulli eccetera eccetera.
    Questo non sminuisce il valore letterario e testimoniale della sua opera di scrittore.

  10. sergio garufi scrive:

    Pasolini è certo un personaggio di grande forza e fascino intellettuale, e tanto basta. Inutile volerne fare il genio artistico che non era. A me pare che non eccellesse in nessuna delle espressioni artistiche in cui si cimentò. Come scrittore è mediocre. I due romanzi romani sono essenzialmente un documento socio-linguistico sul sottoproletariato delle borgate. Il sogno di una cosa poi è un pasticcio, a cominciare dalla più elementare capacità di gestire i tempi della scrittura, per tacere del resto. Molti dei suoi film sono gravati da un simbolismo artificioso, e comunque oltremodo intellettualistici. Che senso ha la spiccata idiosincrasia verso l’attore professionista in nome di una realtà primigenia, quando poi si dichiara essere un film “la ricostruzione completa del mondo”? Il professionista recita, e la realtà “si perde”. Quale realtà? Un film non è la realtà: lo ha appena detto. Del resto è inutile spianare la cinepresa su un contadino domandandogli di essere se stesso. Non si può chiedere a un uomo di essere se stesso, se non con effetti grotteschi. Mi pare che Pasolini raramente riesca a venire a capo delle proprie contraddizioni ideologiche (sul piano artistico dico), non di rado accompagnate da un’imperizia disarmante nell’uso dei mezzi. Come poeta va meglio. Penso soprattutto a Le ceneri di Gramsci (più che alle poesie friulane), dove il suo manierismo (e sia detto in senso tecnico) conosce anche elevazioni di un certo spessore. Ma per me rimane soprattutto il polemista e l’intellettuale “corsaro”, col quale non ero quasi mai d’accordo ma che trovavo spesso intenso e penetrante. Nonostante anche qui gli si possa imputare più di una svista, per es. la recensione a Céline, che lascia perplessi non tanto per il giudizio negativo in sé, quanto per la scarsa qualità dell’analisi. Ma tant’è. Anche questo fa parte del “vitalismo” pasoliniano. Comprese le sue incontinenze, che io considero in un’ottica tutt’altro che moralistica, e che mi sembrano possedere anzi una certa pregnanza.

  11. rfr scrive:

    a mio avviso, tutto questo dibattito, (compreso il mio prendervi parte, ovviamente) rappresenta proprio la grandezza e la ‘verità’ delle descrizioni di Pasolini. Chiedere a Pasolini di fare film esteticamente ‘belli’ secondo i canoni del cinema borghese – che tra l’altro storicamente è l’unico che sia esistito – vuol dire chiedere a Pasolini un’altra incoerenza, stavolta volontaria e deliberata.
    Inizio a pensare che per PPP il primo bersaglio, il primo traditore e quindi il primo da tradire, era egli stesso. Secondo questa ipotesi risulta chiaro che da un suo film non può richiedersi una “piacevolezza sensoriale”, ma solo una denuncia cruda e violenta di questa scissione, su tutti i piani, da quello sociale a quello interiore.
    Pasolini era una forza del passato, ma non riusciva a non macchiarsi delle debolezze del presente. La sua grandezza però risiede nel sentire queste debolezze in quanto debolezze, e quindi, a suo modo, ad essere un campione dell’etica, e della politica. Un po’ mi stupisce che ci sia ancora chi pensa che la politica si possa scindere sostanzialmente dalla vita, e non solo virtualmente. PPP è sempre stato consapevole, a mio avviso, del suo essere in quanto essere politico (in senso molto più impegnativo di quello aristotelico), e di non riuscire a tener fede, per colpa della sua contingenza, alla sua coscienza politica. D’altronde, Alì degli occhi azzurri non fa il critico letterario e ha l’Alfa GTV, ma viene dall’Africa.

    “Se tu pensi di fare di me un idolo
    Lo brucerò,
    Trasformami in megafono m’incepperò,
    cosa fare non fare non lo so,
    quando dove perché riguarda solo me,
    io so solo che tutto va ma non va.”

  12. Kinowa scrive:

    Trovo interessante quasi tutto Pasolini ancora oggi.
    Ovviamente a parte prenderlo in culo e la pedofilia.

  13. Filmography scrive:

    Mai commento e parole più corrette di quelle Bibliantropo furono pronunciate in un forum che raccoglie anche e soprattutto commenti da bar! (commento del 26 ottobre 2012 alle 17:07) Quindi il mondo non è un deserto arido! C’è ancora qualche intellettuale che riesce a scavare e andare oltre le superfici ridicole delle classifiche americane! Il mondo della quantità vs qualità … la rovina della millenaria cultura europea … tutte opere di genere tutti prodotti per target … arte? ah ah ah aha dove?

  14. gabriele scrive:

    Pasolini, grande talento poetico prestato al cinema e al teatro, ha lasciato i suoi capolavori nei versi delle Ceneri e qualcosa nell’Usignolo. Molto meno nel cinema. Alcuni bei film come Uccellacci e Uccellini, Accattone e la trilogia medievale si alternano ad altri noiosi e non più attuali, cioè quasi tutti gli altri. Da intellettuale poliedrico curioso ha tentato tutte le strade dell’arte come i maestri del Rinascimento, ma il suo spirito è essenzialmente poetico. Un saluto.

  15. Condivido il giudizio di mediocrità su “Teorema”, che però non necessariamente riguarda tutta l’opera cinematografica di Pasolini. Quando non ci vuole (troppo) fare la morale – e il racconto, l’umorismo, l’immagine, prevalgono sul resto – ha realizzato davvero piccoli capolavori: Il Vangelo secondo Matteo, Uccellacci e uccellini, Che cosa sono le nuvole. Grazie per aver detto quello che stavo cercando dopo aver visto il film.

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