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La settima fila

di Christian Raimo
 
Se c’è un’emergenza oggi in Italia è quella della dispersione scolastica.
 
Ogni volta che entro in classe o in una scuola per un incontro, penso che al mio lavoro manca un pezzo. Spesso ai ragazzi glielo dico: Qui manca una settima fila.
C’è una settima fila invisibile, che oggi non è a scuola, non c’era ieri e non ci sarà domani. È composta dal 13,8 di studenti che mollano la scuola dopo la terza media, e che non prenderanno un diploma di scuola superiore. Sono quelli per cui non verranno rimossi gli ostacoli, come è prescritto nella costituzione all’articolo 3, sono quelli per cui “il pieno sviluppo della persona umana” si ferma a 14, a 15 anni. 
 
Sono gli excompagni di classe, che nel momento in cui stiamo facendo lezione, stanno a casa, stanno lavorando probabilmente in nero o sottopagati da qualche parte, stanno in giro a cazzo per la città.
 
E che con tutta probabilità andranno a ingrossare quel novero di ragazzi tra i 18 e i 29 – il 26% circa – che non studiano, non lavorano, non sono in nessun percorso formativo, i cosiddetti neet che è una parola edulcorata per nascondere una realtà tragica. Nessuno a sedici anni molla volentieri la scuola. Nessuno è contento di non sapere cosa fare a venticinque anni
Questi numeri sono ancora più disastrosi per molte aree interne, per la Sicilia e la Sardegna, dove la dispersione scolastica è al 25, 30% circa. Si tratta di una quarta fila, o di una terza fila.
 
La stessa cosa accade all’università. Dei diplomati si iscrive all’università uno su due circa. Di quelli che si iscrivono se ne laurea uno su due circa. L’Italia è l’unico paese in Europa dove il numero di Negli ultimi dieci anni in Italia abbiamo perso 300mila laureati di media l’anno.
La percentuale di laureati in Italia è del 16,3% (media Ue 27,7%). Tra i 25 e i 34 anni, i laureati sono il 26,4% (media Ue 38,8%).
 
Tutto questo non accade a caso, ma per un disinvestimento feroce che c’è stato sull’istruzione. I neofascisti, sovranisti, sostengono – sembra folle ma è così – che questo accade per “l’assalto non soltanto all’istruzione ma al ceto medio, in un impoverimento collettivo, materiale e intellettuale, che – come già nel citato rapporto Ocse – ha portato i giovani italiani all’ultimo posto per capacità letterario-linguistiche e logico-matematiche. Probabilmente, quello che l’Europa a doppia guida tedesca e anglo-americana ha sempre desiderato e tenacemente perseguito, memore delle straordinarie prestazioni economiche, industriali e intellettuali dell’Italia ai tempi della sovranità e dell’autonomia” (https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/italia-ultima-in-europa-classifica-numero-laureati-24750/).
 
I governi di destra hanno sempre tagliato i fondi per la scuola e l’università (le madri di tutti i disastri sono Moratti e Gelmini) e oggi continua a farlo. Nell’ultima finanziaria c’è una riduzione da 48,3 a 44,4 miliardi spalmata su tre anni (dal 2019 al 2021), con una diminuzione delle risorse sia per l’istruzione primaria (da 29,4 a 27,1 miliardi di euro) che per quella secondaria (da 15,3 a 14,1 miliardi). Nei progetti prossimi del governo c’è una brutale legge sulla regionalizzazione dell’istruzione che vuole spaccare ancora di più se possibile l’Italia tra chi ce la fa e chi non ce la fa.
 
In tutti questi anni non sono le disuguaglianze sono aumentate vistosamente nella scuola – i corsi di recupero azzerati, tassi di bocciature ai primi anni delle superiori del del 13%, o come veniva sintetizzato alla conferenza stampa dell’ultimo rapporto Invalsi “Un anno di scuola in Veneto vale in termini di competenze acquisite due anni di scuola in Calabria”). Ma l’uguaglianza non è riconosciuta più come un valore. Decenni di retorica della selezione, dell’eccellenza, della competizione, della meritocrazia, hanno prodotto questa involuzione persino ideologica.
 
Certo è bello eccellere, essere i primi, essere quelli scelti, ma la domanda che risuona nella testa tutti i giorni dei miei studenti è un’altra. “E se non ce la faccio? E se sono io l’escluso? E se sono io quello che finirà in settima fila?”
Commenti
3 Commenti a “La settima fila”
  1. Riccardo scrive:

    Mi pare che non ci siano le riforme (?) targate PD… Quella Berlinguer e la buona scuola di Renzi.

    Piccole amnesie.

    Ma poi ho trovato in effetti la causa di queste amnesie (e il conseguente urto con certe visioni millenaristiche sull’UE come destino intermedio dell’umanità) su micromega (covo di sovranisti):

    http://temi.repubblica.it/micromega-online/le-politiche-europee-per-listruzione-stanno-distruggendo-la-scuola-italiana/

    Buone cose.

  2. Anna Baralla scrive:

    Non sono per niente d’accordo con questa analisi. Almeno, non sull’attribuzione delle responsabilità unicamente ai tagli. Certo, scuole ben equipaggiate hanno maggiori strumenti per intervenire laddove la motivazione (c’è un problema di motivazione e non di mancanza di possibilità) è scarsa o inesistente. I preadolescenti e adolescenti di oggi non sono i ragazzi di Barbiana. Sono ragazzi che per anni si sono dissetati alla fonte della TV commerciale. Sono ragazzi che, insieme ai loro genitori, sono cresciuti al suono di canzonette e con l’illusione che chiunque può sfondare. A questi ragazzi che cosa può importare di proposte educative lontani dal loro vissuto;che cosa può importare di una cultura alta o anche media. Manca il desiderio di “imparare”, manca l’abitudine alla fatica, anche minima;c’è, invece, la voglia molto forte di avere tanto faticando poco o nulla. Programmi televisivi che trasmettono l’idea che chiunque può diventare un calciatore famoso (e ben pagato), un cantante, un attore, una starlette e non so cos’altro, questi sono i veri responsabili della dispersione scolastica. La scuola poco può davanti a chi rifiuta un’offerta formativa che, se spendibile, lo sarà più avanti. E i ragazzi hanno fretta di sfondare, non hanno tempo e voglia di patenziare. La vita della cicala è mille volte meglio di quella della formica.

  3. Anna Maria scrive:

    Non condivido questa analisi. La scuola italiana dovrebbe tornare ad essere selettiva e meritocratica, in una parola seria. Oggi si promuovono cani e porci, le famiglie, i genitori spazzaneve bersagliano la scuola di ricorsi se i viziati pargoli vengono fermati o non hanno voti alti.

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