christian bale in 'the machinist'

La società della stanchezza

(Questo pezzo è liberamente ispirato dalla lettura de “La società della stanchezza” di Byung-Chul Han, Nottetempo ed. 2012).

di Cristò

Lo sapete già di chi è la colpa: è colpa vostra.

Se non riciclate, se telefonate al parente infermiere per anticipare di un paio di mesi la data della visita medica, se lasciate l’acqua della doccia aperta mentre vi insaponate i capelli, se tenete troppo tempo acceso il condizionatore, se non pagate il biglietto dell’autobus, se comprate il caricatore del cellulare dai cinesi, se non chiedete lo scontrino al bar, se parcheggiate in doppia fila. È colpa vostra in ogni caso. Se l’azienda in cui lavorate è in perdita, se comprate troppo a rate, se non comprate abbastanza, se avete tre cellulari, se non arrivate a fine mese, se siete depressi. Non potete dare la colpa al governo, è colpa vostra. Del resto ce lo dicono fin da piccoli che tutto è possibile: basta impegnarsi. Volere è potere, quante volte ve l’hanno detto?

È colpa vostra e basta.

Per questo siete depressi, per questo le vostre gambe continuano a muoversi senza sosta, nervosamente, di giorno e di notte. Perché fumate troppo (magari non solo sigarette) e bevete troppo caffé, troppa birra, troppo liquore, troppa grappa, troppa Red Bull, troppa Coca Cola. Per questo vi svegliate stanchi: perché mangiate disordinatamente e in fretta nell’ora di pausa pranzo mentre il cellulare continua a squillare e voi continuate a rispondere e a lavorare masticando un panino. Per questo vi vengono i crampi allo stomaco e la gastrite, è colpa vostra, non vi date tregua e non date tregua agli altri. Ogni insuccesso è un vostro insuccesso, ogni successo è un successo di squadra. Come l’attaccante che ha fatto quattro gol, alla fine della partita dichiarate che tutti i ragazzi hanno giocato bene, che a calcio si gioca in undici.

Avete giornate dense, vero? Agende piene di impegni, incontri, riunioni. Dovete portare risultati. Dipende solo da voi, dalla vostra capacità di organizzare il lavoro. Il lavoro non ve lo portate a casa: ve lo portate a letto, sulla tazza del cesso, a pranzo, a cena, in auto, in piscina, in montagna, in testa, costantemente. Nelle valigie avete tre caricatori per i cellulari (e fortuna che quello dell’iphone va bene anche per l’ipad). Avete mal di testa e date la colpa all’aria condizionata dell’ufficio, del bar, della mensa, dell’automobile e invece è colpa vostra. Prendete un moment e andate avanti. È così, vero? E quando avete mal di gola, giù di analgesici, antibiotici, caramelle miele e propoli. Rispondete al telefono senza voce scusandovi con il vostro interlocutore. E se la febbre diventa troppo alta rimanete a casa, a letto, ma col portatile sulle gambe e controllate sulla webmail che tutto vada bene in vostra assenza. Avete un ruolo importante e vi aspettate che prima o poi avrete anche lo stipendio adatto a quel ruolo: non si può far pressione sull’azienda in tempo di crisi, dovete ringraziare di averlo un lavoro, un ruolo. Non ci mettono niente a trovarne un altro che faccia le stesse cose allo stesso stipendio, tutti sono necessari e nessuno è indispensabile. Se l’antibiotico vi fa addormentare, vi svegliate di soprassalto e controllate il cellulare poggiato sul comodino. Il direttore potrebbe aver chiamato per un’urgenza. Lui non si dà tregua, non dà tregua a voi, voi non date tregua agli altri, gli altri non danno tregua a lui.

È tutta colpa vostra, sua, degli altri.

Uscite di casa la mattina e tornate la sera. La casa che vi potete permettere costa ogni mese la metà del vostro sotto-stipendio e ha l’impianto elettrico fuori norma, gli infissi vecchi che lasciano entrare il freddo d’inverno, il caldo d’estate e il rumore del traffico sempre, le pareti che si sbriciolano intorno al chiodo se tentate di appendere un quadro. I mobili Ikea che vi potete permettere si rompono velocemente, cedono, non sono affidabili. E poi la vostra compagna è stressata quanto voi e, quanto voi, consapevole che è colpa sua. La casa è disordinata, i panni accatastati da lavare, la cucina sporca. Lei vi guarda e vi dice che nel fine settimana bisognerà fare pulizia. È solo colpa vostra se la casa è in questo stato. Un accampamento di zingari – dice lei.

Intanto mettete l’acqua sul fuoco. Per la cena c’è solo pasta col pesto. Nel fine settimana bisognerà fare un po’ di spesa – dite voi prima che lo dica lei. Bisognerà anche andare a pranzo dai miei e a cena dai tuoi – aggiunge lei. Poi squilla il cellulare e lei risponde mentre voi mettete il sale grosso nell’acqua bollente e va a parlare nella camera da letto. È una chiamata di lavoro. Il lavoro prima di tutto.

Voi leggete il tempo di cottura della pasta e undici minuti vi sembrano troppi per delle semplici linguine, perché voi in dieci minuti siete capaci di rispondere a tre telefonate, scrivere quattro e-mail e fumare due sigarette. Ma la pasta si prende tutto il tempo che gli serve, non è colpa sua se voi non ve lo prendete: è colpa vostra.

Mentre cenate accendete la televisione, al telegiornale dicono che è tutta colpa vostra.

Andate a letto consapevoli delle vostre colpe alle undici e trenta e impostate la sveglia del cellulare alle sei e trenta.

Anche domani sarà tutta colpa vostra.

Sogni d’oro.

Commenti
13 Commenti a “La società della stanchezza”
  1. Simone Nebbia scrive:

    Ho letto il libro e ne ho parlato in un convegno poco tempo fa. C’è una parte un po’ fumosa ma il concetto che arriva, quando arriva, è decisamente appuntito.
    Nel merito propongo però una lettura un po’ diversa: la società è fatta di noi, quindi questo articolo è partigiano, lo dimostra che tutti in esso ci riconosciamo ma nessuno potrebbe trovare altri colpevoli da quelli indicati. Io credo che ad uscirne fuori possa aiutare un separazione più approfondita e che distingua fra la colpa, che forse non è “nostra” (ammesso che si possa prendere dai pronomi più di un appoggio grammaticale), ma è nostra la responsabilità, che è cosa ben diversa a mio vedere. Fin quando non riusciremo a sentirci responsabili di aver tradito la vita contemplativa in favore della vita attiva, produttiva, commerciabile, dunque vendibile e acquistabile, in una parola: contemporanea (che ignora cioè la storia e l’evoluzione naturale), continueremo allora a fare il conto delle colpe, non ricordando la responsabilità di uno svilimento civile e culturale figlio delle piccole azioni che crediamo di compiere nel giusto. Si rifletta e non si cerchi esclusiva giustificazione alle proprie azioni.

    PS Il frammento sulla pasta nell’acqua bollente è perfetto

    Simone Nebbia

  2. giulia basile scrive:

    Grande Cristò, tu hai detto benissimo quello che penso, e che pensiamo in tanti, solo che siamo ancora pochi per fare una rivoluzione, la rivoluzione…dei responsabili colpevoli. Ciao

  3. gino scrive:

    bel pezzo.
    ah nebbia, ma parla come magni.
    e comunque ‘lo dimostra che tutti in esso ci riconosciamo…’ mica è italiano

  4. Cristò scrive:

    @giulia la rivoluzione …eh la rivoluzione.
    @gino grazie
    @simone sono d’accordo con te ma questo articolo è solo ispirato al libro che meriterebbe tutt’altra trattazione e che comunque è stato anticipato di diversi anni da Il pensiero meridiano di Franco Cassano perlomeno per quanto riguarda la necessità del ritorno alla contemplazione, alla stanchezza ed alla noia come valori vitali.

  5. Franco Caprio scrive:

    Bella fotografia di una società che insegue una meta che si sposta continuamente in avanti (come la finta lepre nelle corse dei levrieri). Personalmente è da tempo ormai che sostengo l’idea dell’inutilità di affannarsi e dannarsi l’anima a guadagnare sempre più denaro se poi non ci rimane tempo per spenderlo e goderci le cose che abbiamo acquistato, realizzato, gli affetti, le amicizie e per dedicarci anche alle cose che più ci appassionano.

  6. zaza77 scrive:

    Mamma mia siamo proprio noi in questo articolo!La frenesia, i rumori delle metropoli, i treni che non passano, ecco per rallentare prendete i mezzi pubblici. La rivoluzione parta dai mezzi pubblici, luogo ideale di contemplazione e condivisione!!
    Dai vediamoci a Roma in Piazza Vittorio, io aspetto tutti i giorni il 14 e mentre passa facciamo la rivoluzione!!!

  7. Davide scrive:

    Madò, Cristò, anche questo pezzo, come quello sui libri comparso sempre su questo blog, è strepitoso. Il senso di colpa, accidenti, che ci devasta a tutti e ci rende carne da macello. Grazie.

  8. Cristò scrive:

    @Franco, @zaza, @Davide: grazie.

  9. Se date soldi ai barboni è merito vostro. Se adottate un bambino a distanza è merito vostro. Se fate pace con qualcuno che vi aveva ferito è merito vostro e se vi laureate con 110 è merito vostro. Se scrivete articoli o poesie è merito vostro, se non bucate il semaforo è merito vostro. Potrei continuare ma la mia concezione in realtà è opposta: né mi sento molto colpevole né mi sento meritevole di qualcosa. Per me è la vita che accade – ma mi rendo conto che, per alcuni, potrei essere colpevole di celare la mia identità, mentre per altri avrei il merito di rinunciare al mio cognome.

  10. Donato scrive:

    Insomma non c’é speranza! Ho smesso pure di fumare e mi sento peggio! che poi peggio di cosí!

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  1. […] la lentezza. La filosofia come indirizzo di vita quotidiana, è la filosofia di Byung-Chul Han, La società della stanchezza Nottetempo 2012, filosofo coreano di nuova generazione che si inserisce in quel flusso di pensiero […]

  2. […] filosofo coreano-tedesco Byung-Chul Han e qui rimando anche al significativo articolo di Cristò http://www.minimaetmoralia.it/?p=9613 ) ce la dà lo scrittore Niccolò Agrimi con la sua raccolta di racconti Sgualciti dalla vita- […]



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