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La stanza profonda

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È appena uscito in libreria per Laterza La stanza profonda, il nuovo romanzo di Vanni Santoni. Proponiamo un estratto dal primo capitolo.

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… In quella, bussano. Due cazzotti, più che due colpi di nocche, sul portone.
Guardi il cellulare, in effetti sono già le quattro del pomeriggio. Apri.
Oi master.
Ciao Bollo, dici, poi ti blocchi. Accanto a lui, al vecchio Bollo che entra a colpo sicuro, lui stesso di nuovo e subito parte della stanza, un bambino. Tiene il cellulare a due mani, in orizzontale, di certo per un videogame. Capelli rossi, otto o nove anni. Davvero non sai nulla del Bollo da tutto questo tempo?
Ma…
Cosa c’è?
Chi è questo marmocchio?
Marmocchio sarai tu, dice il bambino senza staccarsi dal gioco.
Ah, allora ascolti, piccoletto. Credevo fossi tutto preso…
E presentati, su, dice il Bollo spingendolo in avanti.
Elia, dice senza staccare gli occhi dal telefono.
Ciao, Elia… Dici, e cerchi di nuovo lo sguardo del Bollo.
È il figlio della mia compagna. Ho pensato che magari c’avevi qualcosa che poteva piacere pure a lui…
Non sapevo che Laura…
Macché Laura. Con lei non stiamo più insieme da due anni.
Uh, scusa…
Mia mamma si chiama Erika, dice il bambino, e lo guardi seguire il Bollo fino agli scaffali, senza smettere di giocare.
Dunque, vediamo cosa c’hai, dice il Bollo, Inkognito e Hero Quest, sì me li ricordavo… Axis & Allies… Buono, ci sono tutti i pezzi?
Ci avrò giocato due volte…
Bene, bene.
Lì nello scatolone in alto ci sono anche i giocattoli. Sai, Transformers, G.I. Joe…
Vediamo… Uhm, sparsi così ci faccio poco, i collezionisti vogliono il kit completo, accessori e tutto, altrimenti nisba… Magari però questi piacciono a te, eh Elia? Dice, e tira fuori due Transformers dalla cassa.
Quello stacca per un attimo gli occhi dal telefono e tira uno sguardo ai due robot giocattolo:
Non sono così piccolo.
Forse hai ragione, dice il Bollo. Poi si volge a te: Exogini niente? Quelli sono buoni. I rari vanno via anche a cento euro. Comunque prendo tutto, conosco uno che magari per il blocco mi fa un prezzd-and-d-600x445accio…
Lo guardi mentre rovista tra gli scatoloni. Il Bollo, uno di quelli che non si è mai perso una giocata. Pure con la febbre, veniva. Eppure, sapresti dire chi è, ora, quest’uomo al di fuori del ruolo che ancora conserva qui dentro? Ti torna alla mente un momento, uno degli ultimi col gruppo al completo: era in corso uno scontro importante, toccava a te far muovere i nemici ma ti bloccasti, pensando a un capogiro.
Che c’hai? Subito Andre.
Ma niente, scusa… Dicevo, allora, due dei tiratori si spostano verso l’altura…
Parlavi, scollegato da quanto dicevi, dalle opzioni tattiche sulla mappa della battaglia, parlavi e li guardavi, tutti quanti assieme, attorno al tavolo, Bollo, Tiziano, Andre, Leia, Paride, Silli, e ti chiedevi, di fronte a quelle facce ridacchianti, ammiccanti, parlanti, facce amiche eppure ti chiedevi, ma questi, questi, chi sono? E ora guardi il Bollo, venuto lì, chiamato da te per prendersi i tuoi vecchi giochi da tavolo e i tuoi vecchi giocattoli, e quella sensazione si è ben fatta permanente.
Ah, il Diaclone, ottimo! Questo va via in un attimo…
Da sempre, lui che è nel giro dei fissati, li aveva notati e puntava a venderli, metà a me metà a te, diceva, e solo ora ti sei deciso a dirgli di passare. Lo guardi rovistare nelle confezioni, controllare che i pezzi ci siano tutti, col bambino che ogni tanto lancia un’occhiata, come a controllare che non appaia, sai mai, qualcosa d’interessante tra quei vecchi balocchi pronti a trasformarsi in collectibles.
Dire che eravate la generazione figlia del benessere è fin banale: c’era di più, in tutti quei giocattoli, negli infiniti cartoni animati delle TV locali che comprimevano nel pugno di stagioni della vostra infanzia venti, trent’anni dell’intera produzione del Giappone, shojo, shonen, seinen, spokon, tutto CaptainHarlock14dentro, cartoni di calcio, di wrestling, di golf, di pesca, feuilleton strappacuore, crocerossine, maghette, ragazzine cyborg, robot giganti,  pirati spaziali, treni spaziali (gatti spaziali…); per ogni samurai un ninja, e ancora cow-boy, naufraghi, la Rivoluzione Francese e la Torino dell‘800, alle sedici Garrone e alle diciassette Devilman, ragazzi-demone, ragazzi telecinetici, ragazzi che si trasformano in ragazza, surreale, fantastico, post-nucleare, post-nucleare con arti marziali… Vivevate in quel mondo di sfondamenti, anche nei giocattoli: il Medioevo del Lego e quello sballato del Playmobil, il militarismo reaganiano dei G.I. Joe e quello residuale degli Atlantic, e poi i Masters of the Universe, i Mask, le Miami e Los Angeles di Barbie che sbirciavate alle sorelline, imparentate con le giungle dal vago sentore omoerotico di Big Jim e dei suoi compari… Foste i primi ad accumulare immaginari. Anche nel passo successivo, dal giocattolo al gioco: il militarismo del Risiko, il capitalismo di Monopoli e il nozionismo di Trivial Pursuit, la casa degli orrori di Brivido, i “misteri cinesi” di Dragon, i cliché giallistici del Cluedo e quelli avventurosi dell’Isola di Fuoco, fino a cose più raffinate come la Venezia di Inkognito e il fantasy di Talisman o Hero Quest. Un’esplosione che attendeva ancora un salto di grandezza di scala con la prima maturità dei videogiochi (vogliamo dire Monkey Island? Vogliamo dire Civilization? Syndicate? Command & Conquer? Doom? Vogliamo dire Ultima? Ultima Online?): in un simile contesto, il gioco di ruolo sarebbe poi giunto come il salto di paradigma definitivo – fatteli da solo, gli immaginari; fatteli come vuoi, fatteli con chi vuoi, fattene infiniti.
Mentre il Bollo controlla i pezzi di un altro gioco, qualcosa cattura l’attenzione di Elia. I dadi a venti facce, colorati e luccicanti nell’insalatiera. Ha poggiato il telefono sul tavolo e si allunga per prenderne uno. Nel farlo, fa cadere il barattolo. Un mucchio di matite si sparpaglia a terra. Cvt4ZlXXYAIVGpu
Soliti modini, eh? Dice il Bollo al bimbo, che lo ignora. Tiene in mano il dado a venti facce che è riuscito ad agguantare, incantato dalla sua forma a icosaedro, dalla sua trasparenza verde, piena di brillantini.
Tu, intanto, raccogli i lapis. Ecco uno Staedtler giallo e nero, con la punta più stretta e lunga del normale. Affilatura a coltello, a piccolissimi tocchi:
Questo è passato dalle tue mani, eh Bollo?
Sicuro. E questo, dice raccogliendo un Fila rosa e indicando le masticature sulla coda, da quelle di Andre.
Raccogliete gli altri, in ognuno un frammento della vostra storia, i 3F a coda blu amati dal Paride, i lapis Ikea che portò il Silli nel periodo in cui metteva su casa, uno bianco marcato Borgo Paraelios arrivato dai posti dove Leia teneva i suoi corsi, i Viarco Desenho che portò Tiziano da Lisbona…
Ah guarda, ce n’è pure uno di Prada, dice il Bollo.
L’avrai portato tu.
A noi programmatori mica ce li danno. Viene da Andre…
Diciotto! Dice Elia dopo aver lanciato il dado. Come mai hai tutti questi dadi?
Ti scambi uno sguardo col Bollo. Sorridete.
Faresti meglio a non tenerlo in mano, dice a Elia, quello è il dado Veleno, sai? Una volta uccise Andre con un tiro salvezza fallito.
Chi è Andre?
Un nostro amico…
È morto?
Eh sai quante volte è morto quello… Giocava come un kamikaze…
Tieni, usa questo, dici facendo l’occhiolino al Bollo, e dall’insalatiera ne peschi uno rosso.
Se ti vedesse il Paride…
Chi è il Paride? Chiede Elia.
Un altro nostro amico.
È morto pure lui?
Il Bollo ti guarda quasi allarmato. Allora dici:
Quello era il suo dado preferito, non permetteva a nessuno di toccarlo.
Il dado Fortunello, dice il Bollo. Questo invece, dice prendendone uno giallo, è il dado Cantiere…
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Vanni Santoni (1978), dopo l’esordio con Personaggi precari (RGB 2007, poi Voland 2013), ha pubblicato, tra gli altri, Gli interessi in comune (Feltrinelli 2008), Se fossi fuoco arderei Firenze (Laterza 2011), Terra ignota e Terra ignota 2 (Mondadori 2013 e 2014), Muro di casse (Laterza 2015), La stanza profonda (Laterza 2017, dozzina Premio Strega). È fondatore del progetto SIC – Scrittura Industriale Collettiva (In territorio nemico, minimum fax 2013); per minimum fax ha pubblicato anche un racconto nell’antologia L’età della febbre (2015). Dal 2013 dirige la narrativa di Tunué. Scrive sulle pagine culturali del Corriere della Sera e sul Corriere Fiorentino.
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  1. […] due estratti da La stanza profonda, su Il Libraio e minima & moralia rispettivamente, nonché due belle e approfondite recensioni, di Filippo Polenchi e Jacopo Nacci, […]



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