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La statualità perduta di Colonia

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Questo pezzo è uscito su Zeroviolenza (nella foto, manifestazione anti-immigrati a Colonia, il 14 gennaio scorso – fonte immagine).
di Monica Pepe
“Allarme terrorismo, Capodanno blindato in Europa e negli Usa”. Avevano ragione i media di tutta Europa, c’era da temere che potesse succedere qualcosa di grave per la notte di Capodanno.
“Ci rendevamo conto che la polizia in quel momento era sotto organico e che questa situazione noi donne dovevamo affrontarla da sole”  ha detto una delle ragazze aggredite a Colonia.Ci vorranno ancora giorni per mettere a fuoco la dinamica della notte di Colonia.
Le denunce sono venute giù una dopo l’altra come una slavina, le fonti parlano del 40% di violenze sessuali, e alle denunce di donne si sono unite anche quelle di alcuni uomini, tema e tabù antico anche questo come il mondo.Per quanto riguarda la questione di genere occorre ricordare le parole di Simone de Beauvoir, “Non dimenticatevi che basterà una crisi economica, politica, religiosa per mettere in discussione i diritti delle donne”.Avendole ormai collezionate tutte, le crisi, all’orizzonte storico di Pandora in cui ci troviamo va rammentata la violenza sessuale, in particolare, come strumento di guerra più estensivo nei confronti del nemico.

In qualunque forma siano state concepite, le violenze di Colonia hanno dato subito il via libera a spinte razziste e persecutorie nei confronti di chi innocente e ingrato, invece di dire grazie per essere stato accolto e per aver avuto un pezzo di pane, ripaga con le violenze.

Questa è mediamente la mentalità europea cattolica e occidentale. Sia ben chiaro, va tenuto insieme il convinto rifiuto di ogni violenza razzista e il fatto che la notte di Capodanno qualcosa di molto grave è accaduto, ed è tanto difficile quanto giusto resistere alla suggestione indotta dell’esercito invisibile di uomini che si coordina per colpire in una sola notte centinaia di donne del cuore dell’occidente cosiddetto avanzato. E i Paesi scandinavi che sono in cima alla classifica dei Paesi europei per la violenza sulle donne non ci devono interrogare?

La madre di tutte le convinzioni dell’Occidente, e anche dei suoi problemi, rimane lo sgargiante senso di superiorità nei confronti dei Paesi arabi e africani in particolare.

Per cui anche la questione della violenza sulle donne, lato notturno dell’io per eccellenza, torna a essere una questione pubblica quando il responsabile è l’uomo nero.

Per cui i morti degli altri valgono da sempre meno di quelli dell’Occidente.
Per cui le violenze sulle donne e sui bambini occidentali valgono sempre di più delle violenze fatte da uomini occidentali su donne e bambini dei paesi “inferiori”.
Per cui la storia comincia sempre il giorno in cui veniamo attaccati noi e, come accade ai bambini che mancano di visione storica degli eventi, l’intensità del dramma solo allora ci penetra le ossa.

Non riconoscere altrettanta dignità alle violenze organiche dell’Occidente ai danni di pezzi interi di mondo arabo e africano vuol dire essere destinati, come sta accadendo con le migrazioni, a non avere strumenti di lettura di quanto accade intorno a noi e a cambi di prospettiva aspri e indesiderabili.

Da sempre ci sentiamo così bene nella pelle dei padroni delle risorse naturali e umane di Paesi altrui da non riuscire più a misurare la causa e l’effetto.
Mai come oggi il distacco dei cittadini dalla politica espone la realtà umana alle peggiori conseguenze.

Sterilizzare l’accoglienza a questione di generosità e di denaro serve a poco. Sebbene l’intero sistema economico mondiale sia fondato sulla capacità di ingoiare l’altro e non sul riconoscimento della sua alterità, nessun tessuto sociale e come è evidente neanche quello tedesco, è pronto ad annettere un milione di “diversi” senza che da entrambe le parte aumentino le spinte aggressive e regressive.

Come davanti a uno specchio, oggi due storie umane sono destinate a non toccarsi e a sovrapporsi. Chi come noi è ostaggio del proprio benessere e di una paralisi dei rapporti sociali senza precedenti -ben rappresentata dal Potere con muri, frontiere e filo spianto- e chi come i migranti e i profughi avendo a disposizione il corpo in tutta la sua vitalità indomabile, trasformano la loro disperazione in spinta verso il futuro. Di molto c’entra in questo caso la relazione tra uomini e donne, e a guardare l’indice demografico non giurerei che qui la partita la vinca l’Europa.

Espulso da tempo immemore dalla scena politica occidentale, il corpo si è tornato ad affacciare a Colonia, in una notte di capodanno in cui alcuni o molti uomini in cerca di un nuovo inizio come di una statualità perduta, non hanno saputo trovare di meglio che dei corpi di donna.

Commenti
3 Commenti a “La statualità perduta di Colonia”
  1. Maronzo scrive:

    “e chi come i migranti e i profughi avendo a disposizione il corpo in tutta la sua vitalità indomabile, trasformano la loro disperazione in spinta verso il futuro”

    A malata de mente

  2. Vlad scrive:

    Il maschilismo e la violenza contro le donne esiste in ogni Paese commessa da uomini di tutte le culture ma io credo ancora che nell’Occidente “liberista” ma secolarizzato da un pezzo il maschilismo e la violenza contro le donne si possa combattere meglio che altrove proprio grazie alla cultura laica che là si è affermata e altrove si è affermata un po’ meno. A Colonia è successo che gente che ama l’alcool dell’occidente ma crede che qualunque donna cammini da sola scoprendo più di mezza caviglia sia una sgualdrina (e quindi meritevole di molestie) ha agito coerentemente con le sue convinzioni sessiste e sessuofobe. Si da’ il caso che nei Paesi scandinavi una donna che scopre più di mezza caviglia non è una sgualdrina e questo sì rende quella cultura più avanzata di altre. Spiace che l’autrice finga di non saperlo

  3. Silvia Neo scrive:

    Tento in ogni modo di non essere razzista ma in questo articolo Monica fai come molti giudici e molti media italiani verso le donne: ti fai giustamente le ragioni dei migranti e non abbastanza, a mio parere, quelle delle donne intimorite, molestate e violentate. C’è un modo di dire le cose che va sorvegliato

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