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La stella nera – I segreti occulti della propaganda populista

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Gary Lachman è un personaggio straordinario. Dopo essere stato fondatore e, fino al 1977, il bassista del noto gruppo rock/new wave Blondie, Lachman negli anni ’90 ha iniziato una fortunata carriera di studioso di esoterismo e spiritualità. A parte l’ovvia considerazione che dopo esser stato accanto a una prova ontologica di una dimensione superiore (quale era Debbie Harry a fine anni ’70) era inevitabile esplorare certe tematiche, ciò che colpisce dello scrittore americano è la grande prolificità: ha pubblicato una ventina di saggi, tutti molto documentati, a figure dal fascino magnetico e oscuro (come Madame Blavatsky e Aleister Crowley) ma anche a visionari come Swedenborg (ispiratore di William Blake), a Ouspensky (principale discepolo di Gurdjieff), a figure non incasellabili in ruoli definiti come Rudolf Steiner (grande studioso di Goethe, poi fondatore dell’antroposofia) e lo scrittore Colin Wilson. In particolare, tra le sue interessanti monografie, segnaliamo Jung il mistico (Edizioni Mediterranee), illuminante saggio sull’aspetto spirituale del grande psicanalista svizzero.

Breve nota: come molti sapranno, Jung non amava questa definizione (appiccicatagli dai suoi detrattori per sottrarre valore scientifico alle sue ricerche) e arrivò a chiamare “idiota” chi lo definisse tale. Poiché Lachman non è certo un idiota, né può essere accusato di scarsa preparazione sui temi che affronta, ecco un esempio del suo approccio paradossale, provocatorio e fuori dagli schemi: proprio partendo da ciò che Jung detestava, Lachman dimostra (con un mosaico intelligente di citazioni) come dalle stesse parole dello studioso si possa ricavare questa stessa definizione, integrata in maniera complementare con la ricerca intellettuale, quindi stavolta intesa in senso positivo.
Non è forse una perfetta applicazione degli insegnamenti junghiani?

Il 14 Marzo alle 19 presso la Libreria Tlon di Roma (via Federico Nansen, 14, Ostiense), Gary Lachman presenterà l’edizione italiana di un suo testo molto interessante, La Stella Nera (Edizioni Tlon). A dialogare con l’autore saranno presenti Valeria Manieri di Radio Radicale e Matteo Trevisani di Tlon (le risposte di Lachman saranno tradotte da Damiano Abeni).

La Stella Nera è un libro urgente, per alcuni versi cruciale: Lachman mostra, supportato da numerose evidenze, come dietro alla martellante e, purtroppo, vincente macchina della propaganda populista ci siano inquietanti (ed espliciti) riferimenti all’immaginario occulto (non lontano da quello di Evola, per non evocare Himmler).

Chiariamo subito: non è un libro complottista. Al contrario, è un libro che svela il trucco dei complottisti. Si tratta veramente di una importante opera di decostruzione di tutte le argomentazioni e le scorrettezze della propaganda incrociata di Trump e Putin (con ricadute, come sappiamo, anche nel nostro paese). Ne abbiamo parlato con l’autore, che ci ha risposto con la sua viva intelligenza, su diversi livelli (a volte nella traduzione dovrò spiegare alcuni calembour illuminanti).

Come riassumeresti il tema del libro?

Il libro parla dell’ ‘’assalto alla realtà” che ho visto manifestarsi nella coscienza di questo inizio di 21esimo secolo. Sta accadendo in molti ambiti. Il libro inizia affrontandone un aspetto: la rinascita di un certo tipo di “occultismo” o “magia” nella politica americana contemporanea, ma non si limita a questo. In maniera più profonda e inclusiva lo stesso è accaduto in Russia, per decenni. Ho iniziato soffermandomi sulle rivendicazioni degli esponenti dell’alt-right riguardo al fatto che, in qualche modo, essi avessero “sognato” o “voluto” Trump come Presidente. Queste idee “magiche” possono essere facilmente ignorate, se non per il fatto – un fatto reale, non “alternativo” – che simili elaborazioni si sono manifestate in altri ambiti, nell’accademia, nella cultura popolare e nella filosofia, fino a risalire al monito di Nietzsche, più di un secolo fa, sull’avvento del nichilismo, il crollo della fede in “realtà” fino ad allora mai messe in discussione. Nietzsche vide che la ricerca della verità, perseguita sia dalla religione che dalla scienza, inevitabilmente conduceva al riconoscimento che la “verità” stessa, in senso chiaro, oggettivo e di per sé evidente, semplicemente non esisteva. Ciò che Nietzsche vide negli anni ’80 dell’800 è ora divenuto de rigueur per noi, attraverso il postmodernismo e il decostruzionismo, ma anche attraverso la fascinazione per i “reality” in Tv – che ci hanno donato l’attuale Presidente degli Stati Uniti – e la valida obiezione “occulta”, di vecchia data,  al rifiuto del razionalismo occidentale nei confronti dell’intuizione e delle altre prospettive “mistiche”. Io la chiamo “metafisica trickle down” (NdT “gocciolamento dall’alto verso il basso”, espressione usata in economia per indicare l’assunto secondo il quale i benefici concessi alle fasce più ricche creerebbero benefici a cascata su tutti gli strati sociali).

IMG_20190308_155653Con Trump, un produttore di reality show, abbiamo l’attuale mondo fondato sulla “post-verità” e i “fatti alternativi”. Trump è anche un seguace devoto del “pensiero positivo”, una variante del tipo di “pensiero magico” che l’alt-right sostiene di aver usato per riuscire a farlo eleggere presidente. Come sottolineo nel libro, idee concernenti il “crearsi la propria realtà” si sono spostate dai libri e seminari di automotivazione a vere e proprie strategie politiche. Il tipo di “realtà virtuale” che si è instaurata in Russia dall’arrivo di Putin è un’espressione di tutto ciò.

Come descriveresti brevemente la strategia internazionale di propaganda dell’Estrema Destra populista?

Direi che combina alcune valide critiche all’”establishment” – che generalmente è spostato sul lato di sinistra o quanto meno “progressista” dell’equazione – col risentimento verso il modo in cui questa “elite” ha ignorato tali riserve, assieme al favoreggiamento delle paure e angosce relative all”identità”. Quando una civiltà entra  nei “times of troubles” (NdT espressione usata anche per indicare il “periodo dei torbidi”, l’interregno di anarchia nella Russia a cavallo tra ‘500 e ‘600) – come lo storico Arnold Toynbee definisce le crisi fondamentali in una società – la confusione e l’incertezza, che tale situazione crea, possono essere alleviate adottando un’idea semplice, facile da afferrare, di un individuo o di un gruppo. Questa “coscienza tribale” ha conosciuto una sconcertante crescita negli ultimi tempi. Sfortunatamente, molte persone, se non la maggioranza, trovano un “sé” attraverso l’appartenenza a un gruppo, identificandosi con le sue credenze, le sue abitudini, i suoi rituali etc.

Piccola è la minoranza di persone che ha come àncora una realtà interiore, una verità interiore, a cui sostenersi nella marea incostante. Queste sono le persone che non riusciamo ad ascoltare, poiché in questo periodo di pericolosa polarizzazione, le loro voci ragionevoli e sommesse sono sovrastate dalle urla degli insulti che provengono da entrambi gli schieramenti. Non è facile trovare il centro in sé stessi, ma è l’unica cosa che può salvarci dal venir travolti in questa ondata di rabbia e risentimento che viene da ogni parte.

Come possiamo affrontare l’appropriazione indebita di alcuni autori (penso a Jung o William Blake) operata dalle frange più occulte dell’Estrema Destra?

Non c’è stato un libro degno di lettura che non sia stato frainteso o di cui non si sia appropriato indebitamente un gruppo per legittimarsi, adottandolo come propria Bibbia. La Bibbia stessa, in effetti, ne è un esempio emblematico: probabilmente, nessun altro libro è stato usato per legittimare azioni e convinzioni che sono l’assoluto opposto di ciò che dichiara. Nietzsche, il cui nome è abbastanza regolarmente usato dall’alt-right, fu scelto dai nazisti – sua sorella, ammiratrice di Hitler, dette una mano- ma fu velocemente abbandonato quando realizzarono che ciò che realmente diceva non aveva nulla a che vedere con le loro prodezze criminali: dichiarò che tutti gli antisemiti andavano fucilati, qualcosa che avrà fatto suonare qualche campanello a Goebbels. Stessa cosa con Jung, sebbene, per essere onesti, egli all’iniziò pensò che qualcosa poteva uscir fuori dal nazionalsocialismo, essendo lui critico della razionalità ipertrofica dell’uomo moderno. In seguito, ammise di essersi sbagliato, a differenza di Heidegger. Non possiamo impedire che questi pensatori cadano nelle mani sbagliate, ma possiamo fare del nostro meglio per capire ciò che realmente dicono, e in questo modo disarmare coloro che vogliono utilizzarli per i loro scopi sospetti.

Ma questo non è qualcosa che affligge solo pensatori scelti dalla gente di Estrema Destra. Una notevole mole di pensatori di sinistra sono stati usati per giustificare il regime assassino di Stalin, e Marx non vedeva l’ora di vedere i borghesi impiccati ai pali della luce. Il discernimento è la chiave, come in molte cose. Ma abbiamo bisogno di tempo, impegno e pazienza per questo, e il mondo iperattivo d’oggi, in cui ognuno deve chiedere scusa perciò che dice immediatamente dopo averlo detto, rende queste materie prima difficili da ottenere.

Qual è stata la scoperta più inquietante che è emersa nella tua ricerca?

La cosa più inquietante è la reale entità di quanto “creare la propria realtà” abbia funzionato per Putin. Se Trump è il reality show di una persona sola, Putin ha avuto un intero network in grado di creare una Russia da “realtà virtuale” per anni, e la sua identificazione con la Santa Russia o di Mosca come la Terza Roma, paladina dei “valori tradizionali” contro l’Occidente decadente, ha funzionato molto bene. Il meme dell’Eurasia – la Russia non come un cugino sottosviluppato dell’Europa, ma come una nuova civiltà, sorgente mentre l’Occidente soccombe – si è dimostrato molto prezioso e nel caso della Crimea e dell’Ucraina, ha cambiato la mappa. Se questo è il “pensiero magico”, pare che funzioni.

Come può il fronte culturale di sinistra combattere questa spaventosa e crescente ondata neofascista?

Credo che la Sinistra abbia molto lavoro da fare. La sua carica immaginativa, intendendo la capacità di motivare le persone, si è, credo, un po’ sbiadita. Non è “sexy” come la destra che, nel bene o nel male, riesce a immergersi nelle acque del mito e a farne profitto. La Sinistra è sempre stata contro il mito, contro la religione, mantenendosi fedele alla dolce ragione (NdT gioco di parole con l’espressione “in the name of sweet reason!” che vuol dire più o meno “in nome del cielo!”) e alla razionalità (“La religione è l’oppio dei popoli” etc.). Sembra anche che si sia frammentata in una varietà di gruppi dagli interessi diversi, che si uniscono solo quando c’è un nemico comune (Trump, il populismo di Estrema Destra) ma non sembra avere una convinzione unitaria o una “causa” nello stesso modo in cui, invece, la Destra sembra averla. Non sono di sinistra nemmeno io, come non sono di destra. Sono una di quelle persone sfortunate che sono obbligate a pensare da soli e si rifiutano di essere assorbiti da un gruppo o l’altro. Ma credo che se c’è una speranza per un futuro decoroso, sarà esattamente a causa di queste persone. Personalmente, per essere onesto, io mi chiedo come sarebbe un trionfante, futuro “progressista” post-Trump. Sono preoccupato dal raddoppiamento delle dosi di “politicamente corretto” e dal sentimento generale di “mai più”.

Come possiamo spezzare “l’incantesimo maligno” della propaganda alt-right?

Ripeto, con consapevolezza, discernimento, impegno, riflessione, il rifiuto di reagire alla provocazione – e anche spendere meno tempo sui social media, che sono diventati una palude, strapiena di ogni sorta di organismi che possono facilmente infettarci con simboli e slogan in grado di raggiungere le nostre menti consce e direttamente danneggiare il nostro inconscio, rilasciandovi tutta la rabbia. Non importa se diretta contro l’alt-right o chissa cosa. Ciò che conta è la mera influenza negativa, la perdita di sé, il tuffo nelle acque torbide e oscure. Tutto ciò aggiunge solo confusione.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Attualmente sto lavorando a un libro sul “ritorno della Santa Russia”, una sorta di seguito de La Stella Nera, anche se può essere letto autonomamente.

Adriano Ercolani è nato a Roma il 15 giugno 1979. Appena ventenne, ha avuto il piacere di collaborare con Giovanni Casoli nell’antologia Novecento Letterario Italiano e Europeo. Si occupo di arte e cultura, in varie forme dalla letteratura alla musica classica e contemporanea, dal cinema ai fumetti, dalla filosofia occidentale a quella orientale. Tra i suoi Lari, indicherei Dante, Mozart, William Blake, Bob Dylan, Charles Baudelaire, Carmelo Bene, Andrej Tarkovskij e G.K. Chesterton. È vicepresidente dell’associazione di volontariato InnerPeace, che diffonde gratuitamente la meditazione, come messaggio di pace, nelle scuole e nei campi profughi di tutto il mondo, dalla Giordania al Benin, dal Libano a Scampia.
Nel suo blog spezzandolemanettedellamente riversa furiosamente più di vent’anni di ricerca intellettuale. Tra le sue collaborazioni: Linkiesta, la Repubblica, Repubblica-XL, Fumettologica e ilfattoquotidiano.it.
Commenti
5 Commenti a “La stella nera – I segreti occulti della propaganda populista”
  1. Andrea Antoniani scrive:

    Era molto tempo che non mi imbattevo in qualcosa di così interessante. Sembra il punto di incrocio di molti vettori in genere trattati separatamente Dalle risposte sembra pure che l’autore gestisca il tutto con invidiabili, quanto necessarie, pazienza e maturità. Il 14 vorrei proprio non mancare

  2. Ingmar scrive:

    Ciao. Proprio quello di Call me? :)
    Spunti molti interessanti. Se posso aggiungere, sulle critiche valide all’establishment, tra ovvi strawmen (idee distorte di un determinato fenomeno o delle opinioni di qualcuno) valide quindi su presupposti non veri e altre che indicano problemi effettivi. Sì, c’entrano passi avanti mal digeriti su gay, donne e diversità, che per un po’ sono stati mandati giù e in qualche modo accettati, pur talvolta mugugnando, come progresso, come un continuum di variazioni individuali a cui tutti si appartieni, a meno di non vantarsi di essere un blocco uniforme e conformista si è infatti tutti unici e “minoranza” in qualcosa. Poi qualcosa è scattato per cui sono stati visti come gioco a somma zero.
    La percezione è che la sinistra abbia difatto governato egemonicamente per anni e controllato la narrazione mainstream e questi siano i risultati. La reazione sembra essere principalmente contro il globalismo economico, che però è stato spinto fortemente proprio dai neocon liberisti, che la sinistra avrebbe dovuto adeguarsi al nuovo corso e che diversamente avrebbe combattuto contro una forza troppo più grande ormai inarrestabile. Alla fine però la gente non ha accettato le implicazioni di questo capitalismo, la competizione tutti contro tutti su tutto il globo e proprio le destre hanno intercettato questo sentimento, incolpando però la sinistra, connettendolo facilmente a quel punto, complici anche le narrazioni complottiste reazionarie e la varianti fuffariane, con il progresso civile, la libertà sessuale e l’antirazzismo, identificandoli con la denatalità occidentale e contrapponendola con quella dei migranti.
    Hanno creato una narrazione per cui si aiutano gli immigrati e si abbandonano a sè stessi gli autoctoni. Poi le importazioni a prezzo ridotto, le delocalizzazioni, l’identificazione dell’immigrato con l’esercito di riserva (vedi sempre Fuffaro), come se non fosse un qualcosa che comincia in patria e da combattere nelle cause.
    E’ stato facile così usare una impostazione reazionaria indirizzandola in realtà contro un capitalismo di cui non si vuole accettare fino a in fondo le implicazioni, ma che secondo a chi si rivolge può passare per antisocialista e antiassistenzialista, infatti in questa narrativa le categorie oppresse, magari in alcuni casi semplificando troppo, della sinistra liberal, si insinua siano in realtà vittimisti incapaci come gruppo e che sia paradossalmente il bianco, secondo i casi etero o maschio o entrambi ad essere la vera vittima delle quote e che può essere surclassato da chicchessia nella competizione se ha l’identità giusta (parlo sempre di percezione), che avrà un posto riservato, secondo questo populismo, non a parità di merito. E io mi domando se in alcune incarnazioni delle quote ciò sia vero.
    Quindi c’è una nuova impostazione vittimista negazionista delle oppressioni strutturali e che considera le tutele di determinate categorie come oppressive, evitando così di accusare il capitalismo, dicendo invece che c’è un sistema che impedisce a chi ha il merito di prosperare, che questo è in fondo il socialismo assistenzialista, reclutare devianti, parassiti e viziarli.
    Il progressismo può essere secondo i gusti, al tempo stesso un frutto del marxismo culturale e, per il rossobruno, una perversione del vero socialismo ad opera del capitalismo per deidentitarizzare e “svirilizzare”, perchè anche le donne, in fondo partecipando al lavoro diventano “esercito di riserva”. Il capitalismo ha intercettato il femminismo e quindi in fondo è colpa di quest’ultimo, tutte queste donne con voglia di indipendenza, semplici pedine di un grande disegno capitalista.
    Si può continuare a lungo, ma è possibile distinguere bene l’indagine rigorosa, le ipotesi di lavoro e di indagine, la teoria critica delle dinamiche di potere da questo guazzabuglio complottista.

  3. Ingmar scrive:

    Mi sovviene. E’ lo stesso meccanismo che notiamo qui nelle graduatorie per le case, sia pure con fattori diversi dalla quote antidiscriminazione. Un italiano che aspetta da tempo è convinto di venire scalzato dall’ultimo arrivato con più figli e più povertà. Di conseguenza a sesto San Giovanni, hanno inventato il cavillo di chiedere l’Isee su eventuali fantomatiche case nel paese d’origine che si dovrebbe dimostrare di non avere, paesi privi di un Catasto simile a quello italiano, come l’Egitto. Diventa qualcosa alla pari di dimostrare l’inesistenza di Harry Potter. La cosa ragionevole è ovviamente chiedersi quali benefici darebbero queste case tenute di nascosto non essendo nella pratica accessibili e non venendo da esse alcun introito.
    La cosa grave è che la cosa ha colpito qualche italiano di origine straniera ma non solo residente da 10 anni. Lo stesso cavillo usato per la mensa, che fortunatamente il Tar aveva bocciato. Può essere in parte vero che oltre che delle condizioni economiche si deve tenere conto di chi c’è da più tempo, magari e che se la procedura di assegnazione è abbastanza avanti non la prenderebbe l’ultimo arrivato. Ma ce la si prenderebbe comunque con il Rom di turno perchè “facile se questi fanno un sacco di figli”. E’ bene notare che, lungi dall’essere una celebrazione del liberismo estremo, questa reazione sfrutta una competizione per il welfare. E’ evidente che questa divisione è fatta alla fin fine per far beneficiare trasversalmente a tutte le nazioni, i più benestanti. Si spiega così la flat tax, i condoni fiscali sfacciati, il trickle down estremo secondo cui trasformando il paese in un paradiso fiscale ne beneficino tutti. Cosa c’è di tanto diverso da Renzi, chiederei a chi ci casca a parte un po’ di razzismo per far sentire fintamente importanti i poveracci che si illudono di essere importanti e di venire prima di qualcuno che sta peggio di loro? Il discorso è lo stesso, se l’impresa sta meglio e per meglio parlo di massimo guadagno, è meglio per tutti, forse ne vine giù qualche briciola o almeno un posto di lavoro, i diritti sono un lusso. Stessa impostazione del Jobs Act.
    La dinamica secessione del ricco è infatti una tematica reazionaria molto presente, deve infatti reclutare i “poveri buonI” e legittimi che non se lo meritano contro altri per vari motivi immeritevoli, i soldi che vanno al sud scroccone, di Roma ladrona, lasciando stare per ora gli effettivi problemi che andrebbero affrontati nel Mezzogiorno. Però quando chi è più ricca è un altra nazione, come la Germania, è colpa dell’Europa che non permette di fare la svalutazione competitiva, i dazi, ci si rende conto che il debito è un ricatto insostenibile.

  4. No, fino al 1977!

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