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La straordinaria storia degli Arctic 30

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Nel settembre 2013 un gruppo di attivisti di Greenpeace venne incarcerato dalle autorità russe in seguito a una protesta pacifica tentata verso una piattaforma petrolifera della Gazprom, nel mar Glaciale artico. La vicenda – l’arresto, la prigionia, la prospettiva di una condanna a 15 anni di galera – è stata raccontata dal giornalista inglese Ben Stewart nel libro Non fidarti. Non temere. Non pregare, pubblicato in Italia da e/o. Di seguito ospitiamo la prefazione di Paul McCartney al libro, ringraziando l’editore.

di Paul McCartney

1968. Un anno memorabile. Le folle riempivano le strade, la rivoluzione era nell’aria, uscì il nostro White Album e la foto forse più significativa di tutti i tempi fu scattata da un astronauta di nome William Anders. Era la vigilia di Natale. Anders, il suo ufficiale di rotta Jim Lovell e il comandante della missione Frank Borman avevano appena circumnavigato la Luna per la prima volta nella storia dell’umanità. Fu allora che, da dietro il piccolo finestrino della navicella spaziale Apollo 8, i loro sguardi caddero su qualcosa che nessuno aveva mai visto prima, qualcosa di familiare e alieno al tempo stesso, qualcosa di straordinariamente bello e fragile. «Oh, mio Dio» gridò Anders. «Guardate che spettacolo, laggiù! La Terra sta sorgendo. Wow, è bellissimo!».

«Avete una pellicola a colori?» chiese agli altri. «Passatemi quel rullino a colori, svelti…». Per un minuto o poco più tre esseri umani dentro una scatola di latta a quasi 400.000 chilometri da casa si affannarono a inserire un rullino nella loro macchina fotografica. Poi Anders la avvicinò al finestrino, aprì l’otturatore e immortalò il nostro delicato pianeta mentre sorgeva sopra l’orizzonte della Luna. L’alba terrestre. Quella semplice immagine ha avuto un tale impatto sulla psiche umana che ancora oggi si ritiene abbia decretato la nascita del movimento ambientalista globale, e un cambiamento radicale nella percezione di noi stessi.

È trascorso quasi mezzo secolo da quel giorno, un’inezia nell’infinità del tempo, ma da allora è successo qualcosa di straordinario. Da quando gli esseri umani abitano la Terra il Mar glaciale artico è ricoperto da una lastra di acqua ghiacciata grande come un continente. Tuttavia, nei decenni successivi al fatidico giorno in cui la foto fu scattata, i satelliti hanno rilevato un costante scioglimento della calotta bianca. Gran parte del ghiaccio si è sciolto, ormai, ed è plausibile che nelle prossime generazioni il Polo Nord sarà composto di sole acque libere. Riflettete un istante. Da quando l’alba terrestre è stata immortalata ci siamo impegnati a tal punto per riscaldare il nostro pianeta che ora, visto dallo spazio, ha tutto un altro aspetto.

Scavando alla ricerca di combustibili fossili e bruciando le nostre foreste abbiamo immesso così tanto carbonio nell’atmosfera che gli odierni astronauti si ritrovano a osservare un pianeta completamente diverso. Ecco che cosa mi sconcerta. Mentre i ghiacci si ritirano, i giganti del petrolio entrano in scena. Anziché vedere nel fenomeno dello scioglimento una seria minaccia per l’umanità, adocchiano il petrolio, prima inaccessibile, presente sul fondale marino all’estremità della Terra. Sfruttano la scomparsa del ghiaccio per estrarre quello stesso combustibile che ha contribuito in maniera decisiva allo scioglimento.

È il motivo per cui, nell’estate del 2013, trenta attivisti tra uomini e donne provenienti da diciotto paesi diversi si sono messi in mare per raggiungere una piattaforma petrolifera russa nell’Artico, decisi a richiamare l’attenzione mondiale sulla nuova corsa al petrolio in atto in quei mari. Erano consapevoli di come i carburanti fossili abbiano finito per dominare le nostre vite sulla Terra, e di come i giganti dell’energia spadroneggino sull’intero pianeta, senza che nessuno li controlli. Sapevano che prima o poi, da qualche parte, qualcuno avrebbe dovuto gridare: «Basta!». Per i trenta attivisti quel momento era arrivato, e lo scenario era l’Artico. La loro nave è stata presa d’assalto, sono stati rinchiusi in prigione e hanno rischiato una condanna a quindici anni. Milioni di persone da tutto il mondo hanno fatto sentire la propria voce a sostegno della protesta, inclusi molti cittadini della grandiosa nazione russa.

La storia che state per leggere è straordinaria. È una storia di terrore, speranza, disperazione e umanità. Ancora però non sappiamo come andrà a finire. Dipenderà da tutti noi. Sì, anche da voi. Vi prego, convincete i vostri amici a collaborare affinché questa commovente vicenda si concluda nel
modo migliore.

Commenti
2 Commenti a “La straordinaria storia degli Arctic 30”
  1. Isa scrive:

    …nella traduzione di…?

  2. minima&moralia scrive:

    La traduzione è di Luca Briasco, Isa.

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