Claudio Morici

La truffa Claudio Morici

di Christian Raimo

Ho conosciuto Claudio Morìci nel 1996 all’università. Io mi stavo laureando in quattro anni esatti in Filosofia, lui era uno studente iperfuoricorso di Psicologia. Si presentò a un incontro di una rivista chiamata Liberatura che facevamo al dipartimento di Italianistica, ogni venerdì ci vedevamo per leggere alcune nostre cose, racconti e poesie. Era vestito molto fighetto. Non stette molto a sentire quello che leggevano gli altri, ma volle subito leggere un suo racconto, che s’intitolava , me lo ricordo bene, “Plexiglas”. Parlava di un bambino che mangia il plexiglas e poi vomita. Era scritto molto male ed era lunghissimo. La scena in cui il bambino vomitava durava almeno dieci minuti. Mentre leggeva io e i miei amici ci guardammo imbarazzati, e a un certo punto, io dissi anche che poteva fermarsi perché dovevano leggere anche altri, lo ringraziai.
“Va bene così, va bene così”.
Dopo l’incontro venne da me. E mi chiese se mi era piaciuto. Gli dissi la verità con garbo: “Non hai dimestichezza con il mezzo letterario”; gli chiesi: “Che libri ti piacciono?”. E lui mi disse: “Non mi piacciono tanto i libri, mi piacciono gli scrittori, sia quelli americani, come Kerouac, sia quelli russi, tipo Bukowski”. Lo salutai in fretta dicendogli che secondo me doveva leggere un po’ di classici, e immaginando che, come capitava a molti agli incontri di Liberatura, sarebbe scomparso. E invece fu solo l’inizio.
La settimana dopo era di nuovo lì. Mi salutò con il suo sorriso molliccio: “Mi piace molto il vostro gruppo”. Ma questa volta si mise in disparte e provò a chiacchierare con altri del gruppo. A un certo punto domandò di nuovo di poter leggere e, nonostante le nostre perplessità, insistette per recitare una poesia che definì ermetica. Mi ricordo i primi versi, s’intitolava “Cambio di stagione”.

L’armadio è pieno di camicie pesanti
pesanti come pietre dentro il lago
Per fare il cambio di stagione
mi ci vuole
un dragatore

Dopo l’incontro mi placcò ancora, mi disse e se poteva farmi leggere altre cose che aveva scritto. Io cercai di dissauderlo dicendo che era periodo di esami e ero impicciato. Ma lui parlando con questo tono strascicato, adenoidale, mi disse: “Vorrei soltanto un tuo parere”. E quindi mi riuscì a strappare un numero di casa e un indirizzo.
Qualche giorno dopo mi arrivò un plico con un manoscritto intitolato: Pulviscolo galattico. La sinossi diceva: “Ecco una serie di frammenti del ventesimo secolo sparati come un laser nel prossimo millennio”. Lo lessi distrattamente e lo accantonai, cercando di dimenticare il suo tentativo assillante e maldestro di farsi mio amico.
Mi addottorai nel frattempo e cominciai a lavorare nelle case editrici, a pubblicare dei racconti sulle riviste, e a tradurre Raymond Carver e David Foster Wallace, per una rivista che avevo fondato con altri miei amici che si chiamava Elliot. Dopo l’estate, Morici chiamò a casa varie volte e lasciò dei messaggi sulla segreteria in cui faceva il simpatico, e diceva che gli sarebbe piaciuto incontrarmi per una birra. Aveva scritto un romanzo, disse. In realtà, quando lo incontrai capii che non si trattava di un romanzo. Siccome era andato a lavorare a un centro di igiene mentale, aveva deciso di prendere un registratore e registrare la voce dei malati mentali.
“Non so se è corretto eticamente”, gli dissi.
“Beh, non glielo diciamo”.
Poi mi chiese se poteva venire alle riunioni di Elliot, aveva saputo che ero nella redazione. Non riuscii a trovare una scusa per evitarlo. E anche a queste riunioni provò a farsi pubblicare dei racconti. Era il periodo di Gioventù cannibale, e lui aveva scritto un racconto porno-splatter intitolato “L’inculatore”.
Attraverso Elliot, che morì per problemi economici, io invece cominciai anche a collaborare a minimum fax: leggevo manoscritti, revisionavo traduzioni, e dopo poco pubblicai la mia prima raccolta di racconti. Persi le tracce di Morici per diverso tempo – e me lo scordai.
Solo dopo un quasi un anno, mia madre mi chiamò perché c’era un tale Claudio che mi aveva cercato spesso a casa, lasciando dei dei messaggi in cui diceva: ho un cellulare, ho un cellulare. Alla fine chiamai. Non feci in tempo a mettere una distanza, che mi disse che ci dovevamo vedere, aveva pubblicato il suo primo libro e me lo voleva dare. Ci era riuscito con un finanziamento di un bando per il recupero dei matti che aveva stornato al centro d’igiene mentale, Matti slegati.
“Hai usato i soldi per il centro?”
“Ma è un bando europeo, sarebbero andati buttati”.
Quando c’incontrammo, mi diede il libro, ma contestualmente mi chiese se per caso ora che leggevo i romanzi per minimum fax, gli potevo dare una mano a diventare uno scrittore.
“Una mano come?”, mi schermii.
“Ho un nuovo romanzo. Ho sbobinato trenta puntate di Goldrake, ti ricordi Goldrake? e le ho trascritte, ho aggiunto solo dei titoli diversi, secondo me spacca”.
Gli buttai lì che l’avrei letto. E effettivamente lo lessi, ed era impresentabile.
Qualche settimana dopo accettai di rivederlo e ci prendemmo un caffè. Si presentò con un completo con la giacca slim fit, i pantaloni skinny, e un paio di occhiali da sole a goccia: abbronzato e vagamente stonato, pensai che avesse appena tirato di coca. Si avvicinava alla mia faccia senza togliersi gli occhiali; mi fece tutto un discorso ambiguo.
“Mio padre ha detto che mi può prestare dieci milioni. <Se te ne do, tre a te, e otto alla casa editrice…"
“A parte che tre e otto fa undici”, dissi, “comunque no, minimum fax non pubblica libri a pagamento”.
Provò a insistere. Io tenni il punto: “Claudio, mi dispiace, ma è tutto da sistemare questo romanzo. Anzi. Davvero, non è nemmeno un romanzo.”
Rimase in silenzio dietro le lenti scure, respirò e poi mi disse che c'avrebbe riflettuto.
Qualche tempo dopo uscì per Meridiano Zero: Actarus, che venne intitolato proprio un “non romanzo”. Mi volle dare una copia e mi confessò: “Sai, hanno voluto solo cinque milioni. Con il resto ho deciso che parto in giro per il mondo. Devo crearmi un po’ un’immagine da scrittore.
Fermo qui a Roma è impossibile crearsi una vera immagine da scrittore”.
Così si fece crescere i capelli, cominciò a lavarsi meno, si comprò delle magliette stinte in qualche negozio di seconda mano, e prese a viaggiare a spese dei suoi.
Ma mi continuò a cercare; ogni volta che veniva in Italia aveva un nuovo libro da propormi. Mi ricordo solo alcuni titoli: Sudare in India, I banani gemellari, Meteorismi caraibici.
Mi portò anche un manoscritto di un giovane scrittore haitiano, suggerendo di tradurlo e pubblicarlo a suo nome: “Tanto chi se ne accorge, Raimo… Haiti…”
Io mi sfogliavo questa roba con un senso tra l’irritato e il rassegnato. Nel frattempo avevo pubblicato un’altra raccolta di racconti, avevo cominciato a scrivere per il Manifesto e Repubblica; così lui mi chiedeva se potevo raccomandarlo presso qualche redattore per fargli fare dei reportage dai suoi viaggi. Io bofonchiavo che c’avrei provato, ma che era un ambiente selettivo.
Un giorno mi arrivò una sua mail da Città del Messico, in cui mi diceva che era riuscito a convincere Elisabetta Sgarbi a pubblicare un suo libro. Era entusiasta. Mi disse che le aveva scritto di avere un tumore terminale. E che questo libro quindi, se fosse riuscito a finirlo, sarebbe stato l’ultimo. Poi aveva scritto una finta lettera di suo padre sempre a Elisabetta Sgarbi in cui la ringraziava perché lei aveva letto il manoscritto del figlio, e che questo era il regalo più bello che poteva fare a un padre che perde il figlio. Le aveva mandato in allegato anche una foto in carrozzina.
Non so se qualcuno ha letto La terra vista dalla luna? Credo di no, perché quando la Sgarbi si accorse della truffa decise di bloccò la distribuzione, garantendo il minimo di quattrocento euro da contratto. Ma se l’aveste letto, avreste visto che in realtà non si tratta di un romanzo. Sono in realtà una serie di mail che Claudio Morici ha copiato dalle sue mail del suo account. Ha solo cambiato i nomi dei destinatari. C’è per esempio una mail in cui c’è un personaggio che si incazza perché gli ha perso vari libri che gli aveva prestato, e quel personaggip sono io.

E siamo arrivati al 2012. Anno in cui Morici ha finito i soldi e torna a Roma dai genitori. È l’anno in cui io pubblico il mio romanzo per Einaudi invece.
Dopo essere stato insultato dalla Sgarbi, decide una nuova strategia, e quindi, mi confessa, comincia a mandare alle case editrici vecchi romanzi italiani, che scansiona e a cui cambia titolo. La maggior parte delle case editrici se ne accorge e lo sgama, ma e/o invece abbocca. Non so se lo sapevate ma L’uomo d’argento è La ragazza di Bube di Carlo Cassola: è stato solo invertito l’ordine dei capitoli e ribattezzato qualche personaggio.
In realtà il giorno stesso in cui mette piede a Roma mi cerca. Mi chiede se ci possiamo prendere un caffè. Io provo a prendere tempo, ma lui insiste e ci vediamo in una libreria-caffè. È una sera in cui ci sono anche altri scrittori, tipo Errico Buonanno, Flavio Soriga, e lui alla fine si accolla anche per cena e dice: “Ah è qui che vi vedete voi scrittori”.
Da quel giorno lì si presenta tutti i giorni in questo locale, alle sei di pomeriggio, puntuale. Chiede una mail di un redattore di una casa editrice, s’informa se c’è la possibilità di partecipare a qualche festival. Ognuno lo evita come può.
Lui prova a diventare amico di tutti, è sempre alla ricerca di una rivista dove infilarsi, di un reading dove leggere le sue cose. E per noi, noi scrittori, è sempre più complicato evitarlo. Tanto che per un periodo facciamo finta tutti di andare a mangiare a casa, e poi ci mandiamo dei messaggi per ritrovarci, abbiamo fatto addirittura un gruppo che si chiama “No Morici” su whatsapp.
Alla fine ha giocato l’ultima carta. Ha capito che per riuscire a intessere dei rapporti e diventare uno scrittore, doveva fare un figlio.
“Hai visto Flavio Soriga, Errico Buonanno. Qui se rimango qui a Roma senza figli, non riuscirò mai a crearmi un’immagine dello scrittore”
Mi sembrava – lo capite bene – una scelta irresponsabile; e per quanto mi mettesse a disagio dal punto di vista morale, provai anche a farlo ragionare: “Un figlio? Sei sicuro?”
“Devo svoltare, oggi vanno solo i papà-scrittori…”
Così per un periodo lo vedevi giocare a nascondino e acchiapparella con qualunque marmocchio frequentasse il locale dove ci vedevamo.
Le ragazze lo cominciarono a osservare con una curiosità che aveva un che di condiscendente. Lui prese a fare discorsi di genere, sull’importanza delle donne e contro gli uomini violenti, e a offrire da bere. Vivendo a casa con la nonna a Ciampino, riusciva a farsi lasciare praticamente tutta la pensione di lei, e la usava per i giri di bevute che offriva fino a tardi.
A fine serata poi si proponeva per accompagnare a casa le donne ubriache. E in certi casi metteva qualche goccia di mdma dentro il bicchiere.
Dopo un anno di tentativi, il suo metodo di approccio subdolo e scorretto ha dato i suoi frutti. Una povera ragazza è rimasta incinta, e lui ora è padre. Suo figlio ha dieci mesi. L’ha chiamato, e non sto scherzando, David Foster.
Ora non voglio approfondire la questione per rispetto di questa ragazza e di questo bambino che non c’entra niente. Ma almeno voi che leggete i suoi libri e andate ai suoi reading forse avete capito un po’ meglio di che tipo di persona stiamo parlando. Spero che questo mio ritratto vi serva a farvi aprire gli occhi.

Aggiornamento: Claudio Morici ha voluto replicare a quest’articolo con una lettera che trovate qui

Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).
Commenti
40 Commenti a “La truffa Claudio Morici”
  1. Enrico Marsili scrive:

    Allucinante. Il Gabriele Paolini del romanzo. E pare che sia tutto vero :(

  2. Alessandra scrive:

    voi siete impazziti.

  3. Gianni Papa scrive:

    possibile che e/o ci sia cascata?
    sarebbe un bellissimo racconto, questo pezzo, se fosse inventato

  4. Stefano Trucco scrive:

    Sarà, ma ho il serio dubbio che si tratti di una gag. Divertentissima, per altro.

  5. Lorenzo Costantini scrive:

    Guardate che è chiaramente un – bellissimo – encomio rovesciato dell’amico per fargli gli auguri che è diventato papà. Nel finale diventa tutto chiaro (la storia dell’mdma è volutamente estrema, è il segnale che toglie gli ultimi rimasugli di dubbio). Molto divertente

  6. Cetta scrive:

    Davvero un soggetto straordinario per un romanzo e il fatto che sia tutto reale lo rende ancora più godibile. Mi stupisce molto la faccenda E/O, se non altro perché ho molta stima di loro come CE. Ma la domanda sorge spontanea: dopo aver fatto l’errore di avergli dato i tuoi recapiti (ingenuità? Buonismo?) perché mai hai continuato ad accettare di incontrarlo? Ti intrigava la trama della sua misera e truffaldina esistenza? D

  7. paolo guido scrive:

    Era ora che qualcuno raccontasse la verità. Morici è un saprofita.

  8. Cetta scrive:

    E comunque avrei dovuto capire tutto di Morici quando gli ho chiesto l’amicizia si Feisbùc!

  9. Enrico Marsili scrive:

    Se e`uno scherzo e`molto ben fatto, e ci sono cascato. Pero` rimane il fatto che la produzione letteraria di questa persona (inclusi alcuni posts su M&M) e`piuttosto ridotta. Il video su http://www.economia.rai.it/articoli/claudio-morici-luomo-dargento/16216/default.aspx e` la cosa migliore che ho trovato o quasi. :)

  10. Confermo: in E/O adoriamo Cassola, ma siccome Cassola non vende un tubo abbiamo provato a spacciarlo come Morici. Solo che a Morici non l’abbiamo detto. L’operazione è riuscita a perfezione: è stato un successo senza precedenti.

  11. jurij scrive:

    meno Cassola e più Bàrtczac per tutti!

  12. Elio Varuna scrive:

    …questo uomo è un genio!

  13. Idolo scrive:

    Bah, Raimo si definisce uno scrittore ma in realtà è uno scribacchino mediocre e pubblica solo perchè è abile nel curare le relazioni.

  14. Lalo Cura scrive:

    “mi riuscì a strappare un numero di casa”
    “le ragazze lo cominciarono a osservare”

    sublime

    lc

  15. Gianbattista Schieppati scrive:

    Io l’ho conosciuto nella prima e unica casa editrice che mi abbia pubblicato, che credo fosse la sua prima.
    E pensate che mi sembrò una persona seria. Poi ho letto delle sue cose. E pensate che mi sono pure piaciute. Ho sempre pensato fosse uno scrittore vero e originale. Per fortuna che poi ho letto questa cosa e ho capito che sbagliavo. Buuu Claudo Morici… Buuuu.

  16. Massimiliano Governi scrive:

    E’ bolaniano, sì. Ma mi imbarazza, sia se è uno scherzo sia (e soprattutto) se non lo è. E’ un problema mio, quello di Raimo è un comunque un bel pezzo. Io non lo conosco l’autore in questione, ricordo solo che gli bocciai un libro alla Fazi (che non mi portò lui ma un’altra persona). Tutto qui.

  17. maurizio scrive:

    Bello scherzo, sul genere della pseudo realtà che va tanto. Però da pubblicitario e amico, nonché estimatore di Morici, mi viene il dubbio che l’80% dei lettori possa non capire lo scherzo. Sapete, noi pensiamo che il pubblico medio abbia 12 anni, e il problema è che spesso ci azzecchiamo.

  18. Elsa scrive:

    Che c’entrano i dodici anni e la pizza sul pubblico medio? molto più media la pseudo-intellettualità di certe affermazioni. mi sembra normale che se uno è allo scuro dei cacchi di raimo e morici, ma si limita, come dovrebbe essere, a leggere le loro cose, possa poi permettersi di inciampare in qualche dubbio. o no?

  19. Lalo Cura scrive:

    l’atelier des pipes in pieno fermento creativo: ecco un capo della collezione primavera-estate
    double face, s’il vous plaît‎

  20. giovanni scrive:

    niente, non ce la fate, non ce la potete fare a godervi il racconto, così com’è. Che pesantezza, dio mio

  21. Fabio scrive:

    Raimo, per questo articolo vorrei farle una statua. Ci siamo dovuti ciucciare Morici al Teatro Garibaldi a Palermo nel 2012, e fu una tortura indescrivibile. Quel reading, le sue poesie e un paio di capitoli di un suo libro mi fecero capire che, pur se pubblicato, quello era la parodia di uno scrittore. La più becera squallida e schifosa fuffa che si potesse immaginare. Anche se in realtà non immaginavo fosse arrivato a fare quello che Lei racconta.
    Per fortuna devo dire che anche tra amici e pubblico nessuno rimase incantato da lui.
    Ma sputtanare gentaglia così è indispensabile.
    Grazie.

  22. maurizio scrive:

    Ma se in questo racconto invece di usare il nome Claudio Morici e i titoli di alcuni suoi romanzi fosse stato usato un nome di fantasia e titoli inventati, sarebbe stato divertente o interessante? Mi sa di no. Come parodia di un aspirante scrittore volgare ma pervicace, disposto a tutto pur di pubblicare, mancherebbe un finale.

  23. Lalo Cura scrive:

    @ giovanni

    racconto? e quale?
    così com’è? e com’è?

    ti consiglio la lettura di quest’opera:
    Oliver Sacks, The man who mistook a blowjob for a short story

    non è stata ancora tradotta ma qui, tra editors consulenti direttori editoriali stagisti turnisti e quant’altro, qualcuno potrebbe pure farci un pensierino

    lc

  24. LM scrive:

    Fate male a rivelare subito che è uno scherzo. Dovreste invece distruggervi l’uno con l’altro con articoli anche più feroci, arrivando alla rissa verbale in pubblico, magari raccontata quotidianamente in tv da Barbara D’Urso (che vi darebbe lauto compenso), su su fino alla rissa vera e propria con botte da orbi, fino al duello finale alla Puskin (per l’arte bisogna essere disposti a tutto). I vostri guadagni salirebbero gradualmente alle stelle.

    PS: mi dispiace, ma se è così, solo uno scherzo tra amici, Morici non lo compro.

  25. giuseppe lissandrello scrive:

    essere un fuori corso? è stato il primo a laurearsi con lode. potevi mettere nella descrizione anche un difetto fisico così lo rendevi più spregevole che ne so tre denti cariati, un polpaccio senza peli, un’ alitosi reattiva… meteorismo a giorni alterni, verruche sulle spalle, ecc.ecc.

  26. antonio scrive:

    In una nota libreria-caffè di san lorenzo ho trovato questo http://share.pho.to/5uQcx ; le prova proprio tutte, il morici, pur di vendere qualche copia in piu’!

  27. Carlo (@carloebasta) scrive:

    Christian Raimo ti ho letto solo perché hai intervistato Recalcati in Patria senza padri. Una lettura diciamo così, incidentale. Posso dire che molte tue osservazioni durante l’intervista sono pretenziose ed hanno l’unica funzione di far conoscere al lettore che sei una persona colta, mentre nel contesto oscurano più che chiarire questioni di merito . Anche qui, ciò che svetta è l’intellettuale Raimo e l’intero post pare obbedisca a questo fine.

  28. SimoneGhelli scrive:

    @Raimo, hai dimenticato la storia della nonna che la pubblicarono ad Adelphi e lui ci ha provato in tutti i modi ad arrivarci ma non ci è mai riuscito perché lei ha cambiato il numero non so quante volte pur di non sentirlo. Credo che ci abbia anche scritto un racconto, o almeno una volta lo ha letto e io c’ero.

  29. Udo Kier scrive:

    Scusi Raimo, ma a chi creda possano interessare le piccole e ignobili dispute personali tra due scribacchini mediocri? Non era un blog culturale questo? Se lo è, perché continua a scriverci? Menomale che c’è Carmilla….

  30. serena scrive:

    non ci posso credere che raimo abbia scritto quest’articolo, poi l’uso delle foto per me è inappropriato, io non l’avrei messe, per lo meno non quelle (raimo perfettino e finto, l’altro rovinato ecc): qui anche la redazione lavora sporco

  31. Andrea s'è perso scrive:

    Ah è così che si diventa scrittori oggi? sputtanandovi a vicenda e trasformare tutto in un breve racconto? mi avete dato uno spunto.thanks.

  32. Caterina Palmer scrive:

    Adesso che ho letto anche questa allora è definitivo: ci vuole la web series: AUTORI ANONIMI con la terapia di gruppo e la gag di chiusura che si ripete: CHI PAGA il giro di bevute??? CHI è rimasto solo al tavolino del bar senza donna ubriaca, ne macchina? accetto proposte per il cast, anzi faremo audizioni da talent: sei uno scrittore ma non hai un immagine? Iscriviti ai casting di AA si possono fare anche dei make-over personalizzati: ti senti più CHabon o Houllebecq ? Fallaci o Yourcenar ? sei virginia woolf intrappolata in una bionda marylin? mettiti gli occhiali e il basco alla francese!

  33. Michele scrive:

    E meno male che c’è il rispetto per la madre e il figlio di questo povero ragazzo, con il solo difetto di idolatrarti ingiustamente. Vi sembra dignitoso smerdare una persona (di fatto senza motivo) e scriverne episodi così personali (come quello che, secondo l’onniscente Raimo, avrebbe portato alla nascita di un figlio), così, su un blog pubblico??? Ma non pensi a quel povero bambino, che diventato grande dovrà leggere quest’articolo, dettato solo dalla sete di fama e polemica del Raimo, un articolo scritto solo per sottolineare in mille maniere, dalla prima all’ultima riga, la sua invisbile eticità, e quanto si è laureato presto, e quanto si è addottorato presto, e per quante rubriche scrive. Ma non potevi pubblicare direttamente il tuo curriculum o il tuo 740, invece di rovinare la vita alle persone?
    Ma poi che rivista è diventata Minima et Moralia, se pubblica ste cose? Insulti ad personam senza il minimo motivo, neanche fossimo in un programma di Maria de Filippi…

  34. Sergio Levi scrive:

    Maledetti, quanto vi siete divertiti, eh?
    Io vi vedo, insieme a cena dar Quajaro sulla Prenestina, ognuno col suo portatile, a scrivere e sbellicarvi dalle risate uno di fronte all’altro, con la barba mezza unta di sugo.
    Poi, quando il tasso alcolico è al punto giusto, uno dei due esplode dicendo: manca ancora qualcosa. Parte la telefonata a Giulio D’Antona, che già dorme. Però lo convincono, e nel giro di mezz’ora riaccende il computer e si mette pure lui a scrivere il suo giudizio, la prova provata della verità vera… Venghino siòri, venghino, non c’è trucco, non c’è inganno, è uno scontro perfido quanto autentico!
    E bravi!
    p.s. chi ha pagato il conto dal Quajaro?

  35. ubik scrive:

    praticamente un matto! Comunque nella lettura mi sono divertito e anche angosciato. Meglio di così.

  36. Dario scrive:

    Caro Raimo, mi sono imbattuto per caso prima nell’articolo di risposta di Morici e dopo qualche riga mi sono detto che sarebbe stato meglio leggere prima il suo, per capire di cosa si stava parlando. Bene, non ho ancora finito di leggere la risposta di Morosi ma posso dire che il suo articolo mi sembra allucinante. Ma come si fa a credere che in 15 anni e più, lei non è riuscito a prendere le distanze e smettere di frequentare colui che descrive come un importuno ai limiti dello psicolabile? La sequela di incontri e tentativi di approcci del Morisi è quasi comica, come comico-patetica è la messa in scena dei suoi gentili e continui rifiuti. Ora andrò a finire di leggere l’articolo di risposta al suo, ma mi lasci dire che in questo suo sfogo ai limiti dell’isteria c’è qualcosa di anomalo, qualcosa che stride. Ma le pare che un operatore culturale serio (come lei ha fama di essere) possa accettare di leggere quella che si presenta come una “sbobinatura” dichiarata di Goldrake? Le pare credibile che lei abbia accettato, dopo anni di quello che descrive come un vero e proprio stalking, di leggere una cosa del genere? A me lei, caro Raimo, pare un cretino. Mi perdoni il termine, ma le parole hanno un significato e questo è quel che più le si addice se devo credere a ciò che ha scritto.

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  1. […] questa risposta all’articolo di Christian Raimo del 7 giugno scorso (che potete leggere qui), e lo facciamo senza apportarvi alcuna […]

  2. […] letto questa cosa di Christian Raimo su minima&moralia, parlava di Claudio Morici. Poi ho letto la risposta di […]

  3. […] In ogni caso, questi due se ne dicono pubblicamente di tutti i colori (leggere per credere: http://www.minimaetmoralia.it/wp/la-truffa-claudio-morici/) e ventilano cause e querele. Detto questo, il mio primo pensiero è stato: patetici. Poi mi sono […]



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