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La via del Ballardismo applicato

Negli ultimi anni sono usciti diversi libri che provano a trovare un modo inedito per trattare temi e argomenti già affrontati moltissime volte. Due che ho apprezzato anche più di quanto mi sarei aspettato: Al caffè degli esistenzialisti. Libertà, essere e cocktail di Sarah Bakewell (Fazi), su Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Albert Camus, Emmanuel Lévinas e compagnia di pensatori in maglioncino a collo alto, e Il tempo degli stregoni di Wolfram Eilenberger (Feltrinelli), su Walter Benjamin, Martin Heidegger, Ernst Cassirer e Ludwig Wittgenstein. I due volumi, oltre a parlare entrambi di alcuni tra i maggiori intellettuali del Novecento, condividono la scelta di farlo mescolando teoria e biografia; individuando con attenzione i punti e i momenti in cui i pensieri e le storie di vita dei vari protagonisti si sovrappongono, e potendo così sviluppare diverse linee narrative, i due saggi si fanno leggere come fossero romanzi.

Nel 2018 è uscito in Italia anche un libro che si avventura nel senso contrario: coinvolgendo nella propria finzione letteraria, tra gli altri, Roland Barthes – che muore investito da un furgoncino giusto in apertura, proprio come nella realtà, ma qui appare subito trattarsi di assassinio – Umberto Eco e Michel Foucault, con La settima funzione del linguaggio (La nave di teseo) Laurent Binet ha proposto un romanzo da leggere come un saggio. In ambedue le direzioni il funzionamento è il medesimo: che si tratti di filosofia o di semiologia, l’impianto si regge sulla messa in relazione tra l’esposizione di un modello di pensiero e la narrazione di accadimenti reali oppure fittizi. Lo scorso anno si è spinto ancora più in là Simon Sellars con Ballardismo applicato (Nero): ancora un romanzo che può essere letto come un saggio, il cui oggetto però sono stavolta altri romanzi, quelli sci-fi di James Ballard.

Gli americani, che trovano sempre volentieri un modo immediato per rendere – e per vendere – l’idea, la chiamano theory-fiction. Secondo lo stesso Sellars, che ne parla intervistato su The Quietus, non si tratta nemmeno di un vero e proprio genere, quanto di un’attitudine: “Le persone non prendono più sul serio la teoria. Tutti la trovano noiosa. I meme sulla filosofia hanno fatto terra bruciata. Niente viene preso sul serio. Il mondo è così caotico che nessuna teoria globale può sperare di spiegarlo. Quindi la forma stessa inizia ad avere perdite e crepe. Si deforma e tracima in altri generi. La theory-fiction è forse il risultato di questo processo”. Si prende dunque atto di non avere più strumenti tradizionali efficaci per le analisi che si vogliono condurre e si prova a sopperire a tale mancanza avvalendosi nello stesso testo di una molteplicità di stili.

Nel caso di Sellars va detto che avere l’opera ballardiana come campo d’indagine costituisce in sé un buon motivo per scegliere un approccio poco convenzionale: si tratta di una fantascienza molto diversa da quella più comunemente intesa, e sono pochissimi gli autori a cui può essere accostata. In Ballard siamo lontanissimi dalle grandiose costruzioni tipiche della science-fiction –  dall’Isaac Asimov del Ciclo delle fondazioni al Liu Cixin della Trilogia dei tre corpi –  in cui i personaggi, talvolta pure memorabili, quasi spariscono di fronte alla spropositata estensione nello spazio e nel tempo della trama. Siamo invece più dalle parti del Jeff VanderMeer della Trilogia dell’area X, dove gli sconvolgimenti del mondo in cui si ambienta la storia non fungono tanto da innesco per ulteriori sviluppi narrativi, ma piantano piuttosto i presupposti per l’evoluzione di personaggi coinvolti in eventi traumatici e, alla luce di questi, chiamati più a recepire che a determinare il proprio destino.

Niente galassie lontane dunque, e nemmeno milioni di anni a separare gli eventi: Ballard, da ex aspirante psichiatra, ha sempre preferito il viaggio interiore. Al di fuori dell’ambito letterario, un parallelo ancora più calzante potrebbe essere perciò quello con il Tarkovskji di Solaris e di Stalker. Del resto più di un’opera di Ballard è stata adattata per il cinema, e da registi tanto diversi tra loro come Steven Spielberg e David Cronenberg, rispettivamente dietro la macchina da presa per L’impero del sole e Crash. Proprio quest’ultimo è uno dei primi romanzi di Ballard a venire affrontato nel libro di Sellars, definito dal quotidiano inglese The Guardian “un originale mix di teoria culturale, esegesi letteraria, diario di viaggio e autobiografia psicopatologica”.

La strategia adottata da Sellars è in fondo semplice. Ballard ama scagliare contro – e dentro – i suoi personaggi frammenti di realtà di ogni genere: disastri naturali, violenza, tecnologia, consumismo, sorveglianza, incidenti, intrattenimento; persino architettura e urbanistica esercitano un potere sugli individui sempre più alienati e agiti prima dall’esterno e poi dal proprio interno che popolano le sue finzioni. A muovere verso un viaggio interiore, a perseguitare come un fantasma la voce narrante di Ballardismo applicato è invece la stessa opera di Ballard: «senza che me ne accorgessi, l’ingranaggio si era azionato, e io mi ero reso disponibile affinché la programmazione che aveva da tempo preso il controllo del mio cervello venisse violata dal segnale ballardiano, che agiva come un pirata impegnato a infilare materiale pornografico in mezzo alle trasmissioni della prima serata».

Così i piani narrativi si moltiplicano e l’opera di Ballard può essere ripercorsa e allo stesso tempo aggiornata, falsificata, amplificata, in accordo con gli spunti offerti dalla trama. Il protagonista del romanzo di Sellars – una versione alternativa dello stesso autore – è uno scapestrato studioso che, presto abbandonato il proprio percorso accademico, largamente dedicato a Ballard, diventa uno scrittore di viaggio; e mentre si sposta in giro per il mondo, dalla Spagna all’Olanda, dal Giappone alle più remote isole del Pacifico, ovunque vive in prima persona esperienze ballardiane, o trova tracce dell’autore da cui è ossessionato: «quelle congiunzioni mistiche, punti segnati su una mappa mentale senza confini precisi, permettevano alla mia consapevolezza ballardiana di concentrarsi su qualsiasi cosa, collegare tra loro tutte le coordinate».

Il suo viaggio reale, geografico, funziona allora come un inesauribile generatore di occasioni per le digressioni più inattese, e intanto si porta dietro sottotraccia un secondo viaggio, interiore, ancora più allucinato e onirico, sempre irrisolto tra attrazione e repulsione per le immagini e le tentazioni più estreme, atto a riprodurre i principali temi ballardiani a beneficio del lettore, per il quale nel frattempo Ballardismo applicato si è a sua volta trasformato in un terzo viaggio, nella memoria nel caso in cui si conosca già bene la produzione dello scrittore britannico, oppure iniziatico, qualora si abbia la fortuna di incontrare per la prima volta con Sellars l’opera di Ballard.

Gilles Nicoli è nato a Roma sette giorni prima che Julio Cortázar morisse a Parigi. Scrive soprattutto di musica, cinema e videogiochi.
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