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La Visione, ovvero: una recensione dopo sette pagine

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di Maurizio Cotrona

La Visione (Vision) è un personaggio dei fumetti Marvel, creato da Roy Thomas (testi) e John Buscema (disegni) nel 1968. È un sintezoide, un umanoide dagli organi sintetici. Se parliamo di “androide”, usiamo una buona approssimazione e ci capiamo meglio.

Le sue avventure si svolgono su territori battuti molte volte nelle storie di androidi, da Pinocchio in poi. Visione sviluppa una capacita di pensiero autonomo, si ribella al suo creatore,  si innamora, soffre, piange, sbrocca. Per dirla in due parole, prova “sentimenti umani”, e il tema prevalente delle sue avventure è proprio la lotta per mantenere (o dimostrare) la propria umanità.

Le storie del genere più interessanti, per quel che mi riguarda, sono quelle in cui il tema viene ribaltato. Chi ha una visione materialistica della realtà considera anche i sentimenti umani come una reazione chimica estremamente  complessa, non meno  meccanica di quella che potrebbe sperimentare un robot. Un racconto di androidi è un buon laboratorio per ragionare non attorno alla domanda “gli androidi possono essere umani?”,  bensì su quella speculare: “non è che per caso gli umani sono androidi?”

Ho preso il volume La Visione, un po’ peggio di un uomo – scritto da Tom King e disegnato da Gabriel Hernandez Walta (pubblicato in Italia dalla Panini Comics) –  perché è stato recensito con toni entusiastici praticamente ovunque si parli di fumetti. Lo apro per la prima volta in una delle pause biologiche di cui gli androidi non hanno bisogno (ecco, una differenza sostanziale). Leggo sette pagine e mi fermo. Perché sono già sazio e pieno di stimoli da elaborare, ma un po’ anche perché ho paura che le pagine successive smorzino l’entusiasmo che sto provando.

Tom King si inserisce nella tradizione dei racconti di androidi e la porta avanti in modo personale. Lo fa  senza cedere ad alcuna astrazione, senza mai dimenticare che sta raccontando una storia.

Il preambolo della vicenda è questo. Nella sua ricerca di normalità, Visione  costruisce una moglie, Virginia, e due figli, Viv e Vin, e si trasferisce con la famiglia a Cherrydale, un quartiere residenziale ad una ventina di chilometri da Washington.

A pagina 1 Tom King ci presenta il quartiere con la semplicità e la precisone del migliorelavisione Rick Moody.

A pagina 2 vediamo gli anziani George e Nora, che – da bravi vicini – portano un vassoio di biscotti a casa dei nuovi arrivati. Uno scambio di battute fra di loro ci fa intuire il carattere di entrambi e il tipo di relazione che li lega.Gli edifici, l’abbigliamento, la vegetazione: tutto è straordinariamente ordinario. L’unico elemento straniante è la cassetta postale, identica alle altre ma sospesa per aria senza bisogno di alcun sostegno.

 

 

A pagina 3 i Visione aprono la porta e vediamo il quadro della perfetta famiglia americana rappresentato da quattro androidi sorridenti.

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A pagina 4 e 5 si svolge la visita. E qui Tom King riesce a creare un contrasto divertente tra l’ordinarietà dei dialoghi e la straordinarietà dell’esperienza vissuta da George e Nora. I Visione mostrano loro un pianoforte senza corde del Wacanda, uno dei celebri vasi d’acqua volante di Zenn-la, un accendino donato da Capitan America, un cespuglio di Semprefirota tagliato dal monte Wundagore.

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Tom King trova anche lo spazio per mostrarci una minuscola variazione nell’umore di Virgina, i commenti acidi degli anziani coniugi dopo la visita, di piantare il seme di una bella metafora (il vaso d’acqua volante non può ospitare fiori perché è velenoso per tutte le specie d’acqua viventi), di anticiparci, con la naturalezza dei grandi scrittori, che George e Nora finiranno carbonizzati in un incendio appiccato da uno dei Visione.

A pagina 6 e 7 troviamo un eccellente dialogo tra Virgina e Visione. Lei, nel gettare i biscotti nella spazzatura, commenta: “sembravano gentile” e lui la corregge dicendo “Carini. È più appropriato dire che sembravano carini”. (“They seemed nice” contro “they seemed kind”, nell’originale.)

Quindi comincia una disquisizione sulla diversa sfumatura di significato delle due parole e del senso che queste assumano abbinate al verbo “sembrare”. Ecco che il punto di vista “alieno”  illumina delle sfaccettature del nostro linguaggio che abbiamo smesso di cogliere.

Carino, grazie alla sua interpretazione ironica, comporta una connotazione molto più flessibile.  Per tale motivo sembrare carino esprime correttamente che il soggetto può essere carino o che può non esserlo,” conclude Visione.

“Allora la frase è priva di senso”, risponde Virgina.

“Chiaramente,” concorda Visione. E ci porta al cuore della narrazione. Spiega alla moglie che la ricerca di un fine prestabilito tramite mezzi logici è propria della tirannia. Per essere umani bisogna saper ricercare un fine irraggiungibile tramite metodi assurdi, che è l’unico modo per essere davvero liberi.

Nel dialogo  è determinante il lavoro che fa Walta con le espressioni dei due androidi. Sul viso di Virginia vediamo i segni di un progressivo cedimento emotivo. Lei, che dovrebbe imparare dal marito cosa significa essere uomini,  è anche quella che appare essere più umana.

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In sette pagine abbiamo conosciuto il contesto in cui ci muoveremo, familiarizzato con i protagonisti e con alcuni comprimari, raggiunto il nodo della contraddizione insanabile che sarà il motore della storia e che alimenterà il conflitto tra i coniugi Visione. Il nodo di un interrogativo che anima molte storie importanti. Risalendo a ritroso fino alla radice dei nostri processi cognitivi, troviamo un tiranno o qualcosa di “scatenato”?  In altre parole: esiste una forma radicale di libero arbitrio o siamo tutti androidi di carne?  Nessuno ha la risposta, ma è un bel baratro su cui costruire una storia.

Post Scriptum.

Prima della pubblicazione di questo pezzo ho letto altre 15 pagine. L’entusiasmo non si è smorzato. Il libro tratta i temi di cui ho parlato e di molti altri (le contraddizioni della società americana, la diversità, la fede, l’adolescenza), senza lesinare le scene di pura azione.

Quante pagine sono state scritte sul bisogno di approvazione da parte dei propri coetanei vissuto degli adolescenti e sulla frustrazione che sperimentano quando questo  bisogno non viene soddisfatto?  A Tom King e Gabriel Hernandez Walta bastano tre vignette. Vediamo Vin isolato in un corridoio della scuola. Si copre il viso e sprofonda nel pavimento (rendersi intangibili è uno dei loro poteri) finché non scompare. Non serve una sola parola.

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