jeremy-cai-1174

La voce delle pietre. L’ultimo romanzo di Claudio Morandini

jeremy-cai-1174

Pubblichiamo un pezzo apparso su Robinson, che ringraziamo.

Sono bizzose, imprevedibili se non del tutto arbitrarie; sono emotive, a volte tragiche ma più che altro ironiche, permalosissime e vendicative, letteralmente erratiche: e ancora sono stupide eppure strategiche, testarde e indifferenti: sono funeste, sono fatali. Quelle che sembrano le qualità di personaggi in carne e ossa, magari di un contemporaneo manipolo di erinni impegnate a perseguitare secondo capriccio una stirpe sciagurata, sono invece gli attributi di un plotone di sassi e sassolini, ghiaia e macigni, selci e rocce: organismi solo in teoria inanimati (dominati in realtà da un moto febbrile) che nell’ultimo libro di Claudio Morandini, Le pietre (Exòrma Edizioni), coincidono con una moltitudine di demoni frantumati che all’improvviso stravolgono l’esistenza di una comunità montana – dislocata tra Sostigno, a valle, e Testagno, a monte – fin lì condannata a vivere in una specie di tradizionale innocenza; solo l’irruzione delle pietre muterà la percezione delle cose spingendo i singoli e la collettività intera a fare i conti con il male (sebbene sempre d’ordine tragicomico).

Le prime avvisaglie del perturbante consistono in un mucchietto di polvere che Ettore Saponara, insegnante in pensione, trova sulle piastrelle in cotto antico del suo soggiorno; insieme ad Agnese, sua moglie, prova a supporre cosa possa essere accaduto, ma ogni tentativo di comprendere è vano. Intanto la polvere si organizza, coagula e torna a farsi viva in forma di sassetti. Nel giro di poco le epifanie lapidarie si moltiplicano: le pietre piovono improvvise dall’alto e prendono possesso di una parte della casa, precipitando i coniugi Saponara nello sconforto e inducendoli a una transumanza verticale. Per affrontare l’equivalente letterario dei temibili «mimimmi» – i massi che minacciavano il drappello capitanato da Corrado Guzzanti in Fascisti su Marte – accorrono maghi e guaritori; gli scettici sono certi che sia solo una truffa, mentre i geologi cominciano a misurare scientificamente il fenomeno.

Solo che le pietre non si lasciano addomesticare, ostinandosi invece a permanere incomprensibili, cacciando via (o addirittura divorando) chiunque si azzardi a venire a capo del loro mistero. Un giorno, addirittura, una valanga seppellisce le vacche sotto tonnellate di pietrisco, un altro giorno la signora Molinaro prende a cucinare pietre in brodo e intanto Nonno Ramaglia si mette a spaccare a colpi di mazza una fila di pietre al cospetto di un cumulo di ciottoli costretto ad assistere a questa esecuzione esemplare.

Il tempo passa, i ritmi e i riferimenti spaziali si modificano, le pietre smettono di essere considerate intruse e diventano parte integrante dello spazio, slittando, dal fenomeno accidentale che erano all’inizio, in identità, nutrimento, cultura. La vita minerale – «i sassi dell’iniqua fortuna», avrebbe detto l’Amleto shakespeariano – si sbriciola nella vita umana.

In modo analogo a quanto accadeva nel suo precedente romanzo, Neve, cane, piede, Morandini non intende la montagna come lo spaziotempo delle metamorfosi individuali, la dimensione gloriosa in cui si accede a una consapevolezza adulta di sé e del mondo riconciliandosi con chi si era perduto; le sue sono invece alture dimesse,montagne minori, «Alpi da quattro soldi che si disfano appena le tocchi, si aprono come mele, se le guardi storto quelle pisciano sabbia».

Luoghi in cui ciò che accade è incoerente al pari del brecciolino, una materia tutt’altro che epica, semmai debole, comica e sfrigolante, la superficie incerta su cui il passo esita e sbaglia rivelando l’umano come qualcosa di buffo, fallace, naturalmente grottesco.

Giorgio Vasta (Palermo, 1970) ha pubblicato il romanzo Il tempo materiale (minimum fax 2008, Premio Città di Viagrande 2010, Prix Ulysse du Premier Roman 2011, pubblicato in Francia, Germania, Austria, Svizzera, Olanda, Spagna, Ungheria, Repubblica Ceca, Stati Uniti, Inghilterra e Grecia, selezionato al Premio Strega 2009, finalista al Premio Dessì, al Premio Berto e al Premio Dedalus), Spaesamento (Laterza 2010, finalista Premio Bergamo, pubblicato in Francia), Presente (Einaudi 2012, con Andrea Bajani, Michela Murgia, Paolo Nori). Con Emma Dante, e con la collaborazione di Licia Eminenti, ha scritto la sceneggiatura del film Via Castellana Bandiera (2013), in concorso alla 70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Collabora con la Repubblica, Il Venerdì, il Sole 24 ore e il manifesto, e scrive sul blog letterario minima&moralia. Nel 2010 ha vinto il premio Lo Straniero e il premio Dal testo allo schermo del Salina Doc Festival, nel 2014 è stato Italian Affiliated Fellow in Letteratura presso l’American Academy in Rome. Il suo ultimo libro è Absolutely Nothing. Storie e sparizioni nei deserti americani (Humboldt/Quodlibet 2016).
Commenti
Un commento a “La voce delle pietre. L’ultimo romanzo di Claudio Morandini”
  1. Francis Ponge scrive:

    Il ciottolo è esattamente, d’altra parte, la pietra nell’epoca in cui comincia per essa l’età della persona, dell’individuo, cioè a dire della parola.

Aggiungi un commento