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L’amor circense di Antonio Veneziani

di Ilaria Palomba

L’editore Fusibilia pubblica un piccolo gioiello letterario in cui due spiriti tormentati s’incontrano raggiungendo un risultato dal forte impatto emotivo. Antonio Veneziani, poeta della scuola romana, ultimo dei beat, piacentino di nascita ma romano di adozione, che vanta tra le sue opere il celeberrimo Brown Sugar, recentemente ripubblicato da Hacca; e Agostino Raf, veneto, erede della Nuova Figurazione anni Sessanta, eclettico attore, pittore, musicista e poeta.

Piccolo poema di amor circense (tiratura di cento esemplari numerati, 12 euro) è una silloge, scritta da Veneziani e illustrata da Raf, in cui campeggia un desiderio colmo di amarezza. Composto per lo più di quartine polimetriche, in cui il tono sobrio, equilibrato e distaccato è in contrasto con il tema di un amore perduto, il poema si snoda intorno a vicende erotiche omosessuali, in cui non mancano effusioni e fughe ma il non detto sembra essere più importante delle esplicitazioni, pochissime, tra cui gli ultimi due versi della seconda quartina:

Avevo deciso di sparire, poi come musica dolente
ma trascinante, sei arrivato tu, esplosiva verità.

Vi è un gioco di sguardi e illusioni, dove il bicchiere è bramato poiché toccato dal labbro dell’amante e il respiro prende forma nel buco della serratura, quando il male della castità non è che un riflesso, curabile.

Dentro lo specchio, rigato in più parti,
aleggiava il male, per fortuna curabile, della castità.
Nel buco della chiave prende forma
il tuo respiro appena un poco mozzato.

Più che il cielo il poeta cerca la bocca dell’amico, in un paesaggio bohémien, giostra che gira, musica d’atmosfera, che sembra ricondurre a un idillio destinato a estinguersi. Il desiderio estremo è un gioco, una sfida con dio o una sua evocazione.

Facciamo l’amore di nascosto, eppure
non dobbiamo vergognarci di niente.
Parliamone con dio, siamo tutti e tre soli
e non abbiamo malizia nello sguardo.

Non ci sono inferni o paradisi in questi versi, solo un susseguirsi di immagini della bellezza, incarnate e ctonie, il cielo e l’asfalto si mischiano in una sensuale danza sulle note di Leonard Cohen. Poi accade che l’alcova si sgretoli e un evento inaspettato porti via al poeta il suo amante.

Sul libro che leggevamo insieme
accarezzo le parole. Schifosa vita perché
lo hai rapito? Abbraccio lenzuola pulite
e mi acceco su carte geografiche.

Nello specchio, l’uno cerca l’altro indossando una maschera e inventando una presenza che manca; la memoria del perduto amore diventa una galleria spietata di ricordi.

Passo ore sulle scale mobili. E accarezzo la rodonite
che mi hai regalato. Ricordi i baci attraverso la cannuccia?
E il cane ammaliato dai nostri fremiti?

Perché non c’è pietà per l’amore?
Rodonite, pietra contro il mal d’amore.

Il vento parla al poeta del suo amante, il girone della morte superato dal ruotare della giostra, dove le due essenze resistono incontaminate nell’incanto.

Il vento diffonde la versione del nostro amore,
al calcio in culo la racconta sguaiata,
al girone della morte sfrontata,
alla giostra a dondolo appassionata.
In un angolo, noi due crepiamo d’istanti.

Le illustrazioni pop-naïf di Agostino Raf accompagnano con dolcezza il trascorso doloroso e, anche nel dolore, non urlano, così come la poesia di Antonio Veneziani non grida ma avviluppa in una flebile melanconia le anime perdute che racconta.

Commenti
Un commento a “L’amor circense di Antonio Veneziani”
  1. sergio falcone scrive:

    L’ho conosciuto. Indimenticabile.

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