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L’amore scorretto: “Le regole degli amanti” di Yari Selvetella

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Si incontrano in un maneggio, Iole e Sandro, protagonisti incondizionati dell’ultimo romanzo di Yari Selvetella. Sono entrambi sposati, genitori, trentenni, fatalmente attratti l’uno dall’altra. Inizia così Le regole degli amanti, la storia di un adulterio che sfugge ostinatamente alla monotonia, alla psicopatologia della vita quotidiana e alla routine. Fiorisce alla fine degli anni ottanta, l’inizio dell’amore, in un tempo in cui gli amanti sono più liberi di agire, lontani dal pedissequo controllo dei social network e dei cellulari.

Selvetella rievoca un’epoca con una nota nostalgica e un occhio attentissimo – la decantazione di un tempo che ricorda La trama del matrimonio di Eugenides – i riferimenti sono tanti e precisi: da Kundera a Il tè nel deserto di Bertolucci, dalla Novalgina alle penne al gorgonzola, e mappano un periodo storico celebrandolo; proprio come Selvetella celebra Roma, la capitale di cui conosce angoli e spigoli, il clima mite, le vedute mozzafiato. Iole e Sandro cominciano una storia che non è mai tracciata dal senso di colpa, piuttosto dal desiderio teso di far sopravvivere il loro amore senza rinunciare al vincolo matrimoniale, a quei figli che sono fonte di gioia, a una vita scelta ma evidentemente non sufficiente a soddisfare certi lati, non solo opachima anche luminosi.

Hanno già tradito i loro coniugi, Iole una sola volta, Sandro diverse, proprio lì, in quell’appartamento di Via Savoia, che diventa la loro seconda casa: “il martedì e il giovedì, due pomeriggi a settimana, come un corso di nuoto o di ginnastica aerobica”; è solo la ritualistica a essere identica a sé stessa, per il resto Iole e Sandro sono decisi a scombinare le carte, soverchiare la noia, rinnovarsi per imparare ad amarsi, denudare l’anima come quando ci si confida con uno sconosciuto. Ma finiscono per conoscersi subito perché l’amore è immenso e il morso del desiderio, in questo senso subdolo. Per questo decidono assieme di stabilire delle regole: per salvarsi. Per ingannare il tempo e sopravvivere, dominare il solito destino degli amanti; mettersi insieme o finire per lasciarsi. Niente affatto, la loro è piuttosto una condizione di privilegio, una scelta voluta, un atto di libertà.

La narrazione è affidata alle due voci, quella potente e sincera di Iole, che incarna un punto di vista femminile a tutto tondo: moglie, madre, amante. Appassionata e appassionante, è una donna decisa e sicura, pronta a lasciarsi sorprendere da un uomo che sfida, comprende, ascolta e ama, con tutta se stessa. Un uomo che le sfugge eppure primordialmente le appartiene. Diversa è la voce di Sandro, aspirante scrittore e scrittore fallito, lascia la sua testimonianza come se scrivesse un romanzo, e arricchisce la narrazione con una lingua articolata e immagini sensazionali.

È un grande artigiano della parola Selvetella, lo stile è denso e il ritmo incessante. La trama è affidata al destino di un incrocio di vite, scolpite dal decalogo degli amanti, perché è solo alle regole che restano fedeli. Non sono personaggi idealizzati né stereotipati Sandro e Iole, piuttosto scorretti, narcisisti, affamati di felicità, pervasi da quel sottile egoismo che esalta il proprio benessere per raggiungere poi gli altri: i figli, le mogli, i mariti. Eppure così straordinariamente vivi e reali, nei movimenti, nei pensieri, nelle loro case piccole borghesi, nelle pause e nei ritorni. Si abbandonano ai viaggi, che sono luoghi fisici ma anche simboli di un’altrove dove i due amanti si lasciano andare e si avventurano in una storia tutta loro, dove la sessualità si apre e si espande, e li lascia stupiti dai loro stessi gusti, dai riflessi, dalle scoperte.

Uno sbocciare continuo, una sorpresa e anche un’impresa, un mosaico di gesti e sensazioni che accompagna i corpi in trent’anni di storia, li sorprende giovani e li saluta maturi, in un vortice perpetuo di erotismo. La vicenda è arricchita da materiali di repertorio, biglietti, appunti, lettere, canzoni, e-mail, ricette. Pezzi di carta mai spediti o recapitati, che impreziosiscono, ancora una volta, l’intimità segreta dei protagonisti.

Roland Barthes diceva nel suo celebre Frammenti di un discorso amoroso: “Voler scrivere l’amore, significa affrontare il guazzabuglio del linguaggio: quella zona confusionale in cui il linguaggio è insieme troppo e troppo poco, eccessivo (…per la sommersione emotiva) e povero (per i codici entro i quali viene costretto e appiattito)”. Selvetella l’ha costruito questo linguaggio. Le regole degli amanti, è un santuario giocoso, provocatorio, vivo, dolente e assoluto, nel quale vale la pena perdersi.

Federica De Paolis è nata a Roma nel 1971. Dialoghista cinematografica, è stata candidata al Premio Agave nel 2003 per i migliori dialoghi e nominata al Gran Premio Internazionale del Doppiaggio, nella categoria Miglior Adattamento 2019 con il film «Il Viaggio di Yao». Ha insegnato allo IED sceneggiatura e scrittura creativa e nel 2018 ha scritto la trasmissione “Grande amore”, condotta da Carla Signoris e andata in onda su Rai 3.
Ha pubblicato per Fazi i romanzi «Lasciami andare» (2006) e «Via di qui» (2008). Successivamente sono usciti per Bompiani «Ti ascolto» (2011, Premio Pavoncella – Secondo finalista premio Biblioteca italiana) e «Rewind» (2014). Nel 2018 ha pubblicato per Mondadori «Notturno salentino» (Premio internazionale di letteratura Città di Como).
Ha curato l’antologia «Pensiero Madre» (NEO Edizioni, 2016).
Suoi racconti e articoli sono stati pubblicati da “Nuovi Argomenti”, “minima&moralia”, “la Repubblica”, “Liberazione” e “Vanity Fair”.
I suoi romanzi sono tradotti in diverse lingue.
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