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L’amore. Un capitolo inedito di “Instagram al tramonto” di Paolo Landi

Pubblichiamo un capitolo inedito di “Instagram al tramonto” (La Nave di Teseo) di Paolo Landi. Qui l’intervista di Marco Montanaro all’autore.

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Esiste anche l’amore su Instagram, nel senso che su questo social ci si può innamorare. Si comincia con l’essere attratti da una foto di qualcuno, la si “apre”, la si studia. Dalla foto che ci è apparsa all’improvviso, inaspettata, si passa all’analisi del “profilo” per cercare conferme che quel tipo di bellezza, quel tipo di attrazione fisica che la foto ha suscitato in noi non si riveli, per qualche ragione, deludente. Se le nostre aspettative sono confermate iniziamo discretamente a seguire questa persona. Ma non solo: immediatamente scattano in noi inconsciamente i meccanismi tipici che preludono all’innamoramento. Siamo da soli, davanti al nostro smartphone e le foto della persona che ci ha catturato scorrono sotto il nostro pollice, ci soffermiamo su alcune immagini, le ingrandiamo. La sua vita ci appare subito interessante e vogliamo saperne di più. Guardiamo chi segue questa persona, per capire qualcosa di lei. Il suo essere “misteriosa” la rende ancora più affascinante. Apriamo i profili dei primi che appaiono nella sua lista di “seguìti“, vite che somigliano alla sua perché, normalmente, su Instagram le prime persone che seguiamo sono i nostri amici, persone che appartengono alla nostra stessa classe sociale o al nostro ambito di lavoro. Quei nomi e quei volti di sconosciuti che definiscono il cerchio affettivo della persona che ci attrae scatenano in noi il primo, lieve sintomo di gelosia. Poi passiamo alla lista di “follower”, quelli che la seguono: coincidono in gran parte con quelli che lei segue ma si scoprono anche altri interessanti intrecci. Il silenzio e la solitudine in cui queste operazioni di scandaglio avvengono conferiscono ai sentimenti che proviamo un’aura romantica: tutto questo accade mentre la persona oggetto delle nostre attenzioni niente sa e niente sospetta. Il fascino che esercita su di noi è per lei inconsapevole e apre uno squarcio inquietante sulla possibilità di essere osservati, forse amati, forse oggetto di un’ossessione mentre noi non lo sappiamo. Entriamo nella vita di qualcuno attraverso Instagram senza immaginare che lo scambio possa non essere neutro, di semplice informazione, guardo una foto e passo ad altro. Da un’altra parte del mondo, forse lontano ma forse vicino, qualcuno ci guarda e comincia in solitudine a innamorarsi di noi o dell’immagine che noi restituiamo attraverso il mosaico di Instagram. Oppure comincia ad essere ossessionato da noi. L’ondata di 
innamoramento che improvvisamente ci assale per una persona sconosciuta ha qualcosa di mitico: il desiderio astratto, esercitato in assenza dell’oggetto desiderato, ci illumina più di qualunque altro interesse materiale, il narcisismo che Instagram incoraggia riconduce il nostro innamoramento virtuale a un transfert emotivo che, per un certo periodo, riguarda solo noi, ripiegati su una nostra solipsistica intimità. Facciamo tutto da soli: l’infatuazione che proviamo per qualcuno che non sa nulla di noi e non ci conosce ingigantisce e rende eroico il nostro sforzo. Un assorbimento che rivela un problema, mascherato da un atto di pretesa generosità, ma narcisisticamente autoriferito, l’ultima possibilità di disfarsi senza dolore di sé stessi. Ma, all’improvviso, accade qualcosa: la persona che noi seguivamo discretamente e sulla quale riversavamo le nostre elucubrazioni, si accorge di noi. Ha finalmente visto i nostri ripetuti “mi piace” sotto le sue foto, anche su quelle di molto tempo fa e un suo like, sotto forma di cuoricino (Instagram usa simboli come figure retoriche che ammiccano ad altri significati) compare ora sotto un nostro post. Un senso di felicità ci pervade. Abbiamo compiuto un piccolo passo. Le parole, i gesti, i tempi di un approccio amoroso hanno sempre seguito dei rituali di corteggiamento che, nel caso di un amore che sboccia su Instagram, vengono sconvolti: l’innamorato di Instagram è un consumatore impaziente che mal sopporta attese e ritardi perché è abituato a ricevere spedizioni immediate di qualunque merce, acquistata con un rapido clic. Con la felicità della scoperta che non siamo più ignoti all’oggetto del nostro desiderio, comincia il tormento di provocare la sua attenzione per tentare di “possederlo”. Al di là del nostro smartphone c’è infatti qualcuno che ha una sua vita, dove noi non siamo previsti. Consultiamo Instagram continuamente e l’unico like che ci interessa ricevere sarebbe il suo, che non c’è. Perfino la seduzione, che ha tradizionalmente beneficiato dell’arte della lentezza, viene rimodellata da Instagram e dalla sua urgenza consumistica, in omaggio all’accelerazione tecnologica del mondo, della vita e del tempo. Poi un altro like arriva, scaraventandoci nella confusione più profonda perché poi, per lunghi giorni nessun altro cuore compare. Azzardiamo un commento sotto una sua foto ma è inutile tentare di farsi Don Giovanni, è sempre Narciso che vince su Instagram e qualunque sforzo per accreditarci come seduttori, si scontra con l’ansia di verificare il nostro potere di seduzione. Il desiderio su Instagram è un sentimento ossessionato dalla bramosia per il possesso effimero e incostante di nuove merci, e le persone non sfuggono a questo angoscioso accumulo. Nonostante la sua pretenziosa democraticità Instagram non cancella gli handicap della bruttezza, della vecchiaia, della povertà. Su Instagram prevale chi è più bello, più giovane, più ricco. Nemmeno su uno schermo si riesce ad evitare la crudeltà di un rifiuto, della difficoltà a farsi accettare, della solitudine di essere soli ad amare. La reciprocità dei like sulle rispettive foto, anche quando si verifica con costanza, non significa nulla ma la falsa coscienza dell’innamorato virtuale rimuove questa eventualità e preferisce attaccarsi alla flebile speranza di vedere un cuore che “palpita” elettronicamente su whatsapp, come se l’invio automatico di quella icona furbissima volesse dire che un cuore stia palpitando davvero. Ma la comunicazione con l’oggetto del nostro desiderio è ormai attivata, ci conosciamo, pur non essendoci mai incontrati, abbiamo acquisito elementi in più, abbiamo forse scoperto di avere qualche amico in comune: Instagram è un amplificatore emotivo perché può contare solo sull’immagine, grazie alle chat e ai messaggi che si possono inviare anche segretamente su questo social, gli scambi si caricano di intensità erotica, di fantasmi, di proiezioni e idealizzazioni che non vediamo l’ora di mettere alla prova in un incontro reale, fisico, in cui finalmente i due instagramer si conoscono di persona. Dilatando lo scarto tra le attese e l’esperienza reale l’innamorato di Instagram si candida ad essere illuso, deluso, insoddisfatto, frustrato. Anche quando la virtualità di Instagram si concretizza in un incontro reale, la disuguaglianza tra chi è stato sedotto e chi, invece, è stato oggetto inconsapevole di seduzione, esplode in tutta la sua verità: l’uno ha la debolezza della vittima, l’altro l’arroganza e l’impudenza del carnefice. La vittima può solo masochisticamente continuare a mettersi alla prova, in una sorta di rassicurazione narcisistica, aspettandosi e forse addirittura augurandosi un rifiuto conclamato o di essere definitivamente “bloccata” per non vedere più nulla della persona che ha amato, perché il “blocco”, nei social, cancella per sempre la persona nel cui mondo si era riusciti, per caso, a penetrare. L’amore realizzato – due che si conoscono sul social, si incontrano e alla fine si sposano – su Instagram sembra più difficile, anche se non impossibile: Instagram non è una piattaforma per incontri come potrebbero essere Tinder o Grindr o Blendr dove si atterra per trovare velocemente un’anima gemella o semplicemente qualcuno per fare sesso. Instagram è subdolo perché ti illude di poter entrare nel mondo di qualcuno che ti piace, ti convince dopo un po’ di farne parte, mentre invece quel mondo resta chiuso e la persona oggetto del nostro amore può esprimere al massimo meraviglia, oppure fastidio, o imbarazzo, per aver scatenato un delirio senza esserne mai stata consapevole. Instagram è il regno dell’amore solitario, perché incrocia solitudini che trovano il coraggio di esporsi solo a debita distanza e dove non c’è equilibrio tra chi è travolto da una passione, sulla quale rimugina e che è tutta nella sua testa e la vita dell’altra, magari a sua volta coinvolta da un meccanismo simile ma rivolto verso qualcun altro. Un dialogo che lo schermo freddo di Instagram non incoraggia mentre invece alimenta l’ossessione. La gelosia, il tormento di poter guardare nelle vite degli altri che seguono la persona segretamente amata (ma sarebbe meglio dire “presa di mira”), l’angoscia di non essere considerati, la lontananza siderale che appare invece colmabile dalla prossimità con cui i post di Instagram si offrono a noi: tutto questo trasforma, su Instagram, un sentimento nobile come l’amore in una esaltazione malata. 

 

Commenti
10 Commenti a “L’amore. Un capitolo inedito di “Instagram al tramonto” di Paolo Landi”
  1. Andrea Camertoni scrive:

    Un capitolo che mancava.
    Un tema centrale e importante della nostra vita quotidiana e quindi anche di Instagram, sapientemente analizzato dalla maestria del mitico Paolo Landi.
    Come solo lui sa fare.
    Con parole semplici, immediate. Con la profondità analitica che solo lui sa raggiungere.
    Avrebbe meritato una seconda edizione del libro
    👏👏👏👏

  2. Luca scrive:

    Bellissima interpretazione di una nuova forma di Amore digitale, la prima della nostra epoca. Cambiano i modi di conoscenza tra le persone, ma il sentimento che si può provare per una persona anche se vista attraverso uno schermo é lo stesso della vita quella reale. Paolo Landi ci colpisce per il suo modo di comunicare in maniera profonda ed essianzale avendo la capacità di interpretare lo stesso sentimento che tutti proviamo.
    👍👍👍👍👍👍

  3. Fabrizio scrive:

    Capitolo bello, lucido e stimolante come il libro che lo accoglierà! Mi viene da dire che “l’esaltazione malata” c’è sempre stata, per fortuna, ed è ciò che precede e annuncia l’amore. Peccato, appunto, che venga sequestrata dal digitale e non sappia più di sudore, respiro ansimante, sguardi fuggenti, parole spezzate dall’imbarazzo. Tutti atti del corpo che instagram esclude o rende autistici.
    L’attrazione, l’innamoramento, il desiderio nascono come pulsioni a riempire un vuoto, il proprio. Senza assenza non c’è desiderio, che è sempre spinta verso ciò che non c’è ancora. Quindi le relazioni digitali sono perfette per alimentare il desiderio perché acuiscono la distanza dell’oggetto desiderato, che diventa molto più immaginabile e molto meno tangibile. Una manna per il desiderio, non certo per il piacere. Ma oggi il desiderio è scambiato per piacere, anzi è diventato il nuovo piacere. E Instagram lo sa.

  4. Jacopo Zagato scrive:

    La descrizione, perfetta nei suoi molteplici risvolti psicologici ed emotivi, disvela una doppia verità. Il limite del mezzo – nel caso specifico Instagram – e la potenza superiore dell’amore quand’è realmente tale, cioè né Don Giovanni né Narciso, ma Eros. Amore, figlio di bellezza e povertà, non si riflette mai in uno specchio, sia esso catodico o informatico. Se così fosse, riporterebbe a noi soltanto la nostra stessa immagine. Ed è questa, in larga parte, la natura limitante di uno strumento come Instagram, quando di mezzo ci sono i sentimenti, qualcosa di più complesso delle emozioni. La riflessione di Landi è di quelle che aprono a interrogativi che sovente, per abitudine, per passività, per costume, lasciamo colpevolmente da parte.

  5. Elisabetta scrive:

    Il capitolo di Landi sull’amore è scritto benissimo, ma la sua freddezza chirurgica è la stessa della possibile infatuazione via Instagram, ossia quella tra immagini di un sé molto lontane dall’essere e totalmente schiave di una proiezione aspirazionale dell’io.
    Dunque senza amore.

  6. Yuri basso scrive:

    Analisi perfetta, Instagram al tramonto mi ha aiutato a consumare Instagram senza piu alibi, ora so cos’e e se scelgo di starci so perche.
    Una grande guida all uso di questo strumento .
    Lo consiglio calorosamente per vedere oltre i teatrini di uno smile , di un like o di un cuoricino come ricorda l’ autore .

  7. Lillo Maiolino scrive:

    Forse è il più chiaro evidente stato d’animo – percezione illusione – che muove l’amore e gli “altri demoni” su Instagram, come sagacemente Paolo Landi li descrive dentro e, in quest’occasione, fuori dal libro uscito a gennaio.
    Quel falso sentimento che in fondo è proiezione esterna del verbo (azione) narcisistico che smuove le nostre presente e interazioni su Instagram. E’ un amore riflesso, non corrisposto perché irreale ma soprattutto, irreale non sul social, ma lo sarebbe anche nel realtà ovvero l’amore che vorremmo, quello che si misura e calibra su di noi, come un abito di sartoria, ma in fondo quello che non esiste, perché il vero sentimento si completa nell’incontro di due sentimenti e non di uno solo. La solitudine tecnologia della quale l’autore parla, è declinato anche nell’amore social. E allora ci aiuta a riflettere anche su un concetto esterno alla comunicazione pura: sappiamo ancora amare? Chissà se questo periodo difficile farà cambiare qualcosa.

  8. Antonio Ambrosio scrive:

    Le cotte sono sempre state sul nascere dei grandi amori.
    In questo nuovo capitolo di Paolo Landi, prendiamo atto di atteggiamenti e gesti che ai tempi di Instragram, anche se con modalità diverse, noi tutti abbiamo attivato quando ci infatuiamo del profilo di una persona.
    Ed è questo che l’autore riesce a mettere in luce in maniera chiara: l’innamorarsi di un “profilo virtuale”, di una rappresentazione che quasi raramente è la spiccicata copia della versione reale del nostro oggetto del desiderio, priva di voce, di profumi e del corporeo.
    Dopotutto le cotte sono sempre dei fantastici film d’amore con un solo attore protagonista, te e soltanto te stesso.

  9. Rokko scrive:

    Paolo Landi si distingue da sempre per le sue analisi precise e profonde che ha il raro dono di saper esprimere con l’incisiva pacatezza tipica di chi, forte delle sue solide argomentazioni e competenze, non ha bisogno di mettersi in cattedra, nè di ‘colpire’ con arroganti e provocanti ‘effetti speciali’ Non fanno eccezione questo capitolo e l’intero libro che lo ospita dove l’autore getta una nuova luce su Instagram e attiva domande e riflessioni importanti. A Paolo, che ha in attivo molti altri libri di cui raccomando la lettura (da ‘Lo snobismo di massa’ in avanti), rivolgo le mie sincere congratulazioni. Anche per avermi fatto scoprire ‘Minimaetmoralia.it’.

  10. Stefano 66 scrive:

    Descrizione perfetta.
    Certo che dai tempi delle lettere…
    Analisi come sempre precisa (già ai tempi di “Cosa c’entra l’aids con i maglioni, Landi ci aveva abituato bene)

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