annobreve2

L’anno breve

annobreve2
Oggi ospitiamo un estratto dal romanzo L’anno breve di Caterina Venturini, pubblicato da Rizzoli. Ringraziamo l’autrice e l’editore.
 di Caterina Venturini

«Non hai fatto i compiti» gli dice Ida rassegnata.

Mattia non muove un muscolo. È no.

Come colpita da un’illuminazione, aggiunge: «So che sei riuscito ad aprire gli occhi durante il fine settimana».

Mattia alza la mano. È sì.

«Per molte ore?»

Alza di nuovo la mano a mezz’aria, tenendo il gomito appoggiato sul tavolo. È sì.

«Hai fatto i compiti di altre materie?»

Mano alzata. È sì.

«Davvero? E quali?» poi si ricorda che deve specifi- care meglio la domanda, in modo che la risposta possa essere soltanto un sì o un no, mano alzata o niente. Sì o no, come un Ching. Mattia è un Ching. Un oracolo. Lei continua a incalzare, decisa a stanarlo.

«Per caso hai fatto i compiti di matematica?»

Mattia rimane fermo.

«Di inglese?»

Tutto fermo.

«Di storia?»

Mano alzata.

«Perché i compiti di storia sì, e i miei no?»

Tutto fermo.

«Mattia, è inutile che io vada avanti a leggere. Ho perfino cambiato libro: ho capito che Harry Potter ti piaceva di più e te l’ho portato, ma se poi nelle ore in cui apri gli occhi, non fai il riassunto nemmeno del primo capitolo, non posso andare avanti.»

Mano alzata. Lui le sta dando ragione.

«Mattia, io non voglio arrabbiarmi con te» gli dice, mentre si accorge di essere molto arrabbiata, ed è la prima volta da quando è lì dentro. «Dài, scrivi qualcosa. La penna l’hai lasciata in camera? Ti presto la mia. Scrivi il nome del protagonista.»

Ida gli appoggia le dita strette alla penna a sinistra del foglio. Lui scrive Harry poi si ferma, stacca la mano per proseguire con il cognome ma basta quel centimetro di sospensione per confonderlo, per farlo restare immobile con la penna ancora in mano ma non più appoggiata sulla carta.

«Non lo sai il cognome? L’abbiamo appena detto…»

Il problema non è quello. Ida gli prende la mano e gliel’appoggia poco più in là. Lui ricomincia a tracciare le lettere, lentissimo, una dentro l’altra, poi o e un groviglio di t, ma la Tratto Pen rimane troppo tempo appoggiata sul foglio, chiazzandolo di blu. Lui non si accorge di niente. Ovvio. Doveva pensarci lei e dargli una Bic, non quell’inchiostro liquido.

Harry e Potter partono orizzontali e arrivano obliqui. Il Potter sembra caduto a fine foglio, sbilenco. Mattia si ferma. È soddisfatto. Ida gli dice bravo.

Appena tornata a casa, si siede davanti al tavolo e chiude gli occhi, si è messa un quaderno aperto davanti. Prova a scrivere il suo nome senza guardare, nome e cognome. Riapre gli occhi. È andata storta. Chiude ancora e riprova, un senso di nausea. Eppure da Mattia lo pretende, quando invece non direbbe mai a Salvatore: cerca di non avere un sangue marcio. Sarebbe bestiale. Perché gli accidenti del corpo paiono inevitabili e non quelli della mente? Perché per la mente si ha meno comprensione? Perché la si crede capace di ogni sforzo, come se non fosse essa stessa un organo del corpo?

Ida prosegue navigando per il foglio buio, senza rotta, non capisce quando finisce una parola e comincia la successiva, come non fosse lei a tracciarle. Procede zoppa. Le parole la seguono basse, antiestetiche pozze d’inchiostro, il sangue di Salvatore, il silenzio di Mattia, insieme verso il disastro. «Prendimi se ci riesci» diceva una sua compagna di scuola quando giocavano a mosca cieca. Invece di farlo una alla volta, si bendavano entrambe, brancolando nel buio delle loro braccia poco sviluppate.

Potrebbe fare lo stesso gioco con Mattia, bendarsi e tendere un braccio verso di lui raggiungendo la stessa temporanea cecità. A quel punto, lui si volterebbe verso di lei, le stringerebbe la mano.

E invece no. Non è possibile, questo non gliel’hanno insegnato. Né a lei né a lui. È a scuola che il corpo deve essere maggiormente bandito; non c’è una formula, un’esposizione ufficiale e possibile per il corpo. Il corpo è ridicolo. Osceno. In principio era il verbo e il verbo era dio. Il loro dio è così progredito che diventa impossibile toccarlo.

I commenti sono chiusi.