Volare chagall

L’antiamore

Facciamo un’ipotesi. Immaginiamo che nei prossimi tempi venga fuori un video. Venti minuti che ritraggono un rapporto sessuale di Berlusconi con qualcuna delle sue ragazze pagate. Non si sa chi l’ha fatto, non si sa chi come è arrivato alla tale redazione, non si sa se c’è un ricatto dietro… Le reazioni sarebbero ovviamente clamorose. L’opposizione, i giudici, i giornali, l’opinione pubblica, la Chiesa, chiunque: quello che succede ogni volta elevato all’ennesima potenza. E mettiamo che nel video si veda – come per uno qualsiasi dei tanti filmati che vengono caricati ogni giorno su youporn – un Berlusconi che goda e faccia godere questa ragazza, scherzi, mosse da macho, parolacce, sculacciate, pose erotiche: una scopata come tante. Ma mettiamo ancora che il giorno dopo, Berlusconi invece di dimettersi da ogni ruolo pubblico, di nascondersi sommerso dalla vergogna, di ammettere di avere avuto un comportamento dissoluto, di essere ormai incontenibile, o di essere malato addirittura; ancora una volta rilanci e dica: “Avete visto, ho settantacinque anni, e mi faccio minimo una donna al giorno”. Dichiarazioni indignate, manifestazioni in piazza, scomuniche. Potrebbe esserci un rimpasto di governo. Un rimescolamento politico globale. Elezioni. Campagne moralizzatrici. Eccetera. E poi? Altri video. Dichiarazioni a gò gò. Sputtanamenti incrociati. Una sessuopoli che coinvolge politici e vari e eventuali. E poi? Ossia. È davvero questo che stiamo aspettando? Una scena orgiastica terminale che ci faccia veramente dire basta a questo tardo impero prolungato oltre ogni limite? E se invece il sentimento di massa fosse l’opposto di quello che pensiamo ci accomuni? E se gli italiani non volessero (come auspicava Vendola nella sua videolettera) un paese più sobrio, e rispetto a un video del genere, alzassero invece le spalle, o provassero anche un po’ di arrapamento, o di invidia – come di fronte alle foto di Ruby o di Nadia Macrì postate con grande dovizia sui siti di Repubblica.it o del Corriere.it, dicessero: “Sorca questa”. Così, senza vergogna.

Dall’altra parte, in attesa del momento del crollo definitivo, del tempo di non ritorno, con queste crisi ormai cicliche del modello berlusconiano, ogni volta tentiamo di trovare quale sia il punto critico che, come in un sistema di leve instabili, faccia crollare tutto il moloch. C’è per esempio chi dice che a parte tutto la vera questione è quella della legalità (1): è un reato andare con le minorenni, è un reato l’abuso di potere, è un reato gestire palazzo Chigi come la propria garconniere. C’è chi non è d’accordo e ribatte che la vera questione è quella del declino del ruolo delle istituzioni (2): un presidente del consiglio puttaniere non è una bella immagine, chi ci dovrebbe rappresentare nel mondo ci fa vergognare e ridere dietro. Ma per altri il punto non è ancora centrato, per qualcuno si tratta piuttosto di una questione di sicurezza (3): abbiamo un premier ricattabile, in balia dei suoi ruffiani e delle marchette malintenzionate. O ancora, c’è chi replica che anche questo non c’entra nulla, il vero nodo è la questione morale (4): avete presente con che schifoso corruttore di ragazzine, rimestatore di ciarpame, abbiamo a che fare? avete presente quanto quest’uomo se ne frega delle regole, perfino quelle del più comune senso del pudore? E c’è pure chi non è d’accordo con nessuna di queste prospettive e sostiene che l’unico discorso che andrebbe sostenuto è quello politico (5): questo governo non sta facendo nulla per il bene del paese, paralizzato dall’infinito vortice delle beghe sessuali e giudiziarie del suo leader. E potremmo continuare, o ricominciare da capo. La cruda realtà però è che su nessuno di questi piani è stata possibile fino ad ora una sconfitta ultimativa di Berlusconi ipse e – soprattutto – della sua cultura. Ogni contrasto possibile, o anche tutte queste formule di denuncia messe insieme non hanno dato un risultato acquisito, e soprattutto ci lasciano con l’inquietante sensazione che – a Berlusconi sconfitto, uscito dall’agone, morto – lo scenario sociale e politico che si aprirebbe potrebbe essere anche peggiore. Qual è forse allora il rimosso che non vogliamo considerare, cos’è che ci permetterebbe di capire quale è il volto del potere berlusconiano? Paradossalmente, la vera facies di Berlusconi è proprio quella che abbiamo di fronte agli occhi. Perché in fondo lui non fa altro che portare l’osceno (l’ob-sceno, quello che è fuori dalla scena) in primo piano. Gli affidi lampo delle igieniste dentali, le selezioni all’ingresso di Fede, le canzoni di Apicella, le barzellette su negri, troie & froci: vi sembra che tutto questo sia nascosto nel suo comportamento? vi sembra che Berlusconi occulti una parte del suo carattere e dei suoi modi di fare? E allora domandiamoci piuttosto qual è la più profonda oscenità che ci mostra? Non l’illegalità, non l’immoralità, non la volgarità, non l’incompetenza politica. Ma una lesione più lacerante – perché è quella che ci attraversa. Una ferita che abbiamo difficoltà a riconoscere perché riguarda anche noi. La verità è che le vicende sessuali del nostro presidente del consiglio mettono in evidenza il funzionamento del capitalismo nella sua versione più cristallina, e elementare, indifferente all’umano. L’osceno che ci viene spalancato non è quello di un capo di stato settantaquattrenne che va con le ragazzine infischiandosene della sua sicurezza personale e del buon nome delle istituzioni. No: l’osceno è il consumo dell’essere umano come gadget. Un cinismo abissale mescolato a un narcisismo patologico che ci fa pensare che gli esseri umani siano cose di basso valore. A questo sono state ridotte le Ruby e le Noemi. A puri oggetti. A piccole icone portatili. A nomi sulla bocca di tutti. E non solo perché prostitute, ragazze-immagine (come si dice in un neologismo accettato e aberrante), ma perché figure completamente svincolate dalla loro umanità. La domanda allora diventa un’altra. Non è più Come far cadere Berlusconi?, ma Noi, sapremmo restituirgli questa umanità? Quando, per fare un esempio apparentemente moralista, clicchiamo sulle foto di Ruby sugli schermi dei nostri computer, quale differenza profonda c’è tra noi e Berlusconi che esamina i photo-book che gli procura Emilio Fede? Quale diversità sostanziale c’è tra il ballare il bunga bunga e lo scaricarsi il nuovo calendario di Maxim reclamizzato ieri dal Corriere in questo modo: Jihane senza veli – Marocchina (come Ruby) da calendario? Ogni volta, cos’è che stiamo pensando? È forse in questo senso che potremmo comprendere perché il piano sul quale si può sconfiggere il berlusconismo è proprio quello sul quale lui e i suoi imitatori si dichiarano leader incontrastati. Ed è – sembra una boutade – quello dell’amore. Senza che ce ne accorgessimo, l’impoverimento umano del ventennio berlusconiano ha riguardato fino in fondo la sterilizzazione della forza erotica, ossia di quella possibilità che abbiamo, attraverso l’amore, di unire il desiderio al godimento. L’amore è questo, ed è insieme la capacità di riconoscere il proprio desiderio ma anche il suo limite, la sua incertezza. L’amore, mostrandoci la nostra profonda parzialità, ci rende intimamente umani. E ci libera da quel demonio del vedere gli altri come semplici oggetti o come creature inattingibili. L’amore è quella chance che abbiamo di conoscere l’altro senza che questa relazione annulli noi o lui. Il capitalismo cinico, di cui il berlusconismo è solo la versione più compiuta, ha invece svuotato e continua a svuotare l’amore di qualsiasi senso. Non esiste più referente per ciò che significa desiderio, mancanza, intimità, immaginazione. Si vede bene come il suo partito dell’amore è una delle tante ideologie mortifere che ha deturpato la simbolica amorosa. Il rapporto con l’altro (non solo l’altro sesso) nel suo universo di ville certose è ridotto a mero consumo. La seduzione è equiparata al ricatto dei soldi e dei braccialetti uguali per mille. La tenerezza è un’igienista dentale che ti viene a recuperare in questura e poi ti lascia nuovamente per strada. La fiducia è quello di un papi o un Brunetta che ti promette di aiutarti con i tuoi affari ma poi non si fa più sentire. Berlusconi è l’antiamore. Solo allora se riuscissimo a pensare quanto il cinismo delle nostre vite ci faccia alle volte assomigliare a lui, forse potremmo cominciare a essere veramente diversi da questo tipo di uomo incapace di amare.

Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).
Commenti
21 Commenti a “L’antiamore”
  1. giorgio scrive:

    Guarda Christian, diciamo che sono d’accordo su tutto quello che scrivi e sugli interrogativi che ti fai. Io però sono per semplificare. Berlusconi è uomo con potenti mezzi economici (ma non capitalista, il capitalismo è una feccenda differente) che per difendere le sue numerose violazioni di legge ha tentato in Italia il colpo di stato. Lo stesso che non è riuscito a Borghese e ad altri avventurieri. Lo ha fatto convinto di un terreno fertile (l’Italia è un paese sostanzialmente di destra) con la Chiesa accondiscendente e con l’appoggio di alcuni potentati finanziari e bancari. E’ un uomo d’intelligenza mediocre, ingnorante e populista. Possiede cioè tutte le caratteristiche dell’italiano medio, nel quale s’identifica anche involontariamente (donne, barzallette, scopate). Lo stesso italiano dei tempi di Mussolini. Noi non abbiamo fatto la rivoluzione come la Francia, siamo in politica arretrati di un paio di secoli e sempre sotto il giogo del papa. I cattolici hanno una difesa: il “pentimento”, un pilastro della religione. Da qui derivano i comportamenti peggiori e gli uomini più pericolosi (libertà, eguaglianza, fraternità), come appunto Berlusconi.

  2. christian raimo scrive:

    giorgio, tutto quello che dici può essere condivisibile, o anche criticabile, in alcune sue parti; ma qui non stiamo parlando più dell’essere umano Berlusconi, ma della sua cultura, di Berlusconi come figura retorica, come fantasma del nostro presente – per questo ribadisco spesso che non c’entra un discorso di elezioni e governi.

  3. imadashell scrive:

    Direi che hai centrato il punto. E l’incapacità di parlare pubblicamente dell’amore in politica ma non solo (diceva qualcosa Barthes nei frammenti su questo) spiega perché questo aspetto sia sempre accuratamente evitato. L’amore, la sua negazione e la mercificazione (dei corpi siano essi di donne o di lavoratori) sono temi intoccati dal pubblico dibattito. Questo silenzio sta a monte della incapacità dell’Italia di produrre opposizione. Fino a che qualcuno non dirà che il berlusconismo è solo la declinazione attuale di un capitalismo pervasivo che occupa tutti gli spazi, soprattutto quelli intimi e privati, non ne usciremo mai. Ma ce lo vedi Bersani a parlare di amore?

  4. Benedetta Lusi scrive:

    Il punto é che berlusconi se ne deve andare e la gente si deve alzare, uscire dall´inedia che ci caratterizza un pó tutti e ricominciare puntando in alto, ma anche con una saggezza che negli ultimi tempi non si é mai vista.

  5. mr whisky scrive:

    “L’amore, mostrandoci la nostra profonda parzialità, ci rende intimamente umani. E ci libera da quel demonio del vedere gli altri come semplici oggetti o come creature inattingibili. L’amore è quella chance che abbiamo di conoscere l’altro senza che questa relazione annulli noi o lui.”
    molto “bacio perugina”,ma non per questo meno vero.
    credo comunque sia sempre propositivo ricordarci che quando qualcosa ci irrita, ci ferisce e ci fa incazzare è perchè ci ricorda qualcosa di noi.
    il germe di mr B. è anche dentro di me. e riconoscerlo potrebbe essere un primo passo per cancellarlo.
    complimenti per ciò che scrivi

  6. saretta scrive:

    Ok.Più che d’accordissimo.Ma come conciliare la ribellione personale, quell’autocritica di cui parli e che ci distanzi dal cinismo indotto, con il conflitto sociale che come dici tu troppo spesso si abbatte sui nostri corpi e sui nostri orizzonti vitali? Doppia ribellione carpiata? Uno slancio di autarchia? Non credo che sia davvero possibile inventarsi qualcosa di nuovo..anzi dubito ormai del nuovo a tutti i costi:qualunque cosa purchè funzioni.

  7. carmelo scrive:

    Suggestive e seducenti come sempre le riflessioni di Raimo ma, ahimè, rischiano di andare fuori bersaglio e di essere sterili.

    La riflessione vera e urgente da fare è capire come questo paese abbia potuto tributare il suo consenso a un uomo così mediocre, nel quale si specchiano tutti i tratti culturali degli italiani e le i problemi strutturali della nostra società e della nostra economia.
    Un uomo che, gli va dato atto, è riuscito a leggittimare il basso ventre di questo paese, che non ha senso etico, non ha senso del bene comune, non conosce il principio della responsbilità.
    Un paese dove i comportamenti ispirati a un solo principio: l’interesse personale, della propria famiglia, della propria clientela, della propria coorporazione.
    Tanto sono tutti uguali e allora se rubano loro, se loro non rispettono le regole perchè dovrei farlo io ? e perche’ non dare il mio consenso a chi senza ipocrisie ci dice ogni giorno che è come noi, mosso dagli stessi istinti “cinici e volgari” e ci incoraggia a non vergognarci per questo?
    In questo paese, ovviamente, l’economia più che di mercato è di rapina, che utilizza metodi mafiosi (le varie cricche) per fare profitto, non rispetta le regole, non paga le tasse, non paga i contributi, distrugge il paesaggio, distrugge il territorio, e ci ruba il futuro.
    Che cos’è secondo voi il gigantesco debito pubblico accumulato nella seconda meta del secolo scorso a sostegno della spesa clientelare e improduttiva se non una sottrazione di futuro alle nuove generazioni?
    Ha ragione Giorgio quando dice che non abbiamo mai avuto una rivoluzione, e la nostra classe dirigente, arcaica e un po’ stracciona unitamente alla nostra amata chiesa, quando sentono odor di cambiamento (non di rivoluzione, di semplice cambiamento, di instaurazione di una democrazia come nel resto dei paesi occidentali) è disposta a vendere l’anima al diavolo pur di continuare a galleggiare nella melma in cui è ridotto questo paese.

    Per finire, un paese capitalista per quanto cinico possa essere non si puo’ permettere e non si permette il lusso di lasciarsi governare da una simile mediocrità. Quelli come lui in tutto il resto del mondo di solito sono confinati nei reality schow.
    Inviteri Raimo a lasciare che se ne occupino gli psichiatri
    http://rassegnastampabolano.blogspot.com/2010/11/cancrini-e-la-malattia-di-berlusconi.html

  8. Replicant24 scrive:

    Per quanti tentativi, seppur ottimi, vedi anche quello di Wu Ming 1 su Giap, di comprendere il fenomeno Berlusconi, quello che potremmo chiamare un po’ ironicamente “il segreto del suo successo” sfugge di continuo. Anche perché se lo si conoscesse davvero, se si conoscesse il suo punto di rottura, probabilmente il berlusconismo sarebbe già finito. Il Berlusconi che è in tutti noi naturalmente, per parafrasare Gaber. Servirebbe fosse una serie di sedute psicoanalitiche per un intera nazione per elaborare quella sorta di lutto che è rappresentato dal berlusconismo? O, come dici Christian in altro post, i conflitti vanno esteriorizzati? Ma come, se non si conosce ancora bene la loro vera cifra?

  9. sara scrive:

    Carmelo credo che il senso della traslazione di significato del personaggio Berlusconi sia diversa dall’analisi cronicistica e politica che fai tu. Qua si sta parlando dell’epos di Berlusconi, di Antiamore Berlusconiano irredimibile e dei suoi lasciti intellettuali ed emotivi. Insomma, se da una parte mi viene istintivamente di essere dalla parte delle “zoccole” come destinatarie e recipienti di tutta questa frustrazione egomaniaca e veteromachista, dall’altra Berlusconi ha appunto scelto la missione di mostrarmi la negazione di quello che vado cercando io, nella mia vita privata e in un contesto collettivo. So che cosa sia l’Antiamore, questo vuol dire che esiste un amore, privato e universale, rintracciabile.

  10. carmelo scrive:

    @sara
    d’accordo
    in una trasmissione raimo con una felice intuizione, citando platone, sottolineava come il discorso di B. dal cuore si dirige al basso ventre.
    La quinteessenza della volgarità.
    Ma io insisto, l’anomalia non è lui, l’anomalia siamo noi, questo paese di cui lui è lo specchio.
    A me sinceramente interessa relativamente poco indagare e declinare all’infinito la volgarità di cui quest’uomo è l’incarnazione.
    E non c’entra niente qui, il capitalismo; questo fenomeno è tutto nostrano.
    Quanto a “l’antiamore”, mi pare che sia un fenomeno comune a tutti i paesi occidentali infettati dal consumismo. Ma non per questo gli altri paesi tributano il loro consenso a una persona così volgare, da relaity show per l’appunto

  11. sara scrive:

    Sono d’accordo Carmelo ma anche facendo il solito mea culpa collettivo e fustigandoci cosa caviamo fuori? Noi SIAMO portatori sani di berlusconismo, hai ragione, ma SIAMO anche in grado di creare anti-corpi.

  12. carmelo scrive:

    @sara
    non si tratta di fare mea culpa, si tratta di fare un’analisi seria, per cercare di capire. Dopodichè adottare comportamenti individuali e collettivi conseguenti, anche se ciò non è facile in questo paese, anche se ciò dovesse costarci in termini personali.
    Si potrebbero fare milioni di esempi al riguardo.

  13. Mariateresa scrive:

    Bravissimo Raimo,
    hai centrato il punto. Se io vedo che tutti i negozianti del mio quartiere, a Bari (Poggiofranco), sono di centrodestra, chiamano i nipotini Silvio e Noemi, non guardano Santoro, mi cascano le braccia…ma non solo. Finché ci sarà un ammiccamento, un desiderio di essere come il Berlusca, desiderio peraltro alimentato dalla visione delle sue televisioni, finché c’è un’identificazione della gente con lui, gente solleticata col fatto di essere “gli elettori che decidono” – ma come si decide con le liste bloccate e con i nomi già scelti dai partiti? che libertà c’è nel votare? – non se ne esce. Quanto all’amore, mi rifaccio alla generazione di cinquantenni, per cui dichiararsi “talebani del sesso” rappresenta quasi un vanto, a prescindere dall’appartenenza politica, del resto qui in Puglia lo scandalo sessuale ha coinvolto un consigliere regionale del Pd, con tanto di moglie che perdona, nuova inedita categoria…stessa assoluzione ipocrita del perbenismo clerico-fascista, lo stesso che appena c’è un delitto familiare corre a puntare l’indice contro “zingari e badanti rumene”.
    Ma veniamo al ruolo delle donne…l’amore dov’è? Questi uomini vecchio stampo che sotto sotto invidiano il signor B. e che nella certezza di nuove conquiste trovano consolazione alla loro sostanziale incapacità di sentimento, non è che quando lasciano una “fidanzata” del momento si comportano meglio del sign. B, che proprio perciò, pur a essere sostituito, purtroppo resterà come spirito dei tempi. Vediamo per esempio il video delle donne che quel fascistone di Mora recluta per portarle ad Arcore: sono vestite in modo raccapricciante, tacco 12, scollature, ecc. ma sfogliando un giornale di moda, che moda ci si propone? Come si vestono le avvocate, le magistrate, le stesse giornaliste? Sembra che per le donne non ci sia mai inverno: in tv è sempre estate. Del buon gusto italiano non si vede quasi traccia e del resto un programma elegante come Nonsolomoda, a canale 5, era relegato alle ore piccole e poi opportunamente fatto sparire….C’è del berlusconismo in Italia e non promette niente di buono.

  14. Gerardo Perrotta scrive:

    Gentile signor Raimo,

    mi permetto di disturbarLa solo per una richiesta in riferimento alla seguente frase riportata nel Suo intervento: “Paradossalmente, la vera facies di Berlusconi è proprio quella che abbiamo di fronte agli occhi. Perché in fondo lui non fa altro che portare l’osceno (l’ob-sceno, quello che è fuori dalla scena) in primo piano.”.
    Citando alla lettera da Ottorino Pianigiani: “Osceno = lat. OBSCENUS e per altri OBSCOENUS, OBSCAENUS. Fra le varie etimologie che di questa voce, secondo il vario modo di scriverla, si propongono la più antica è dal lat. OB o OBS, a cagione, e COENUM, fango melma, nel concetto che il primo significato del lat. obscoenum sia brutto, deforme, sozzo: il qual senso figurato oggi prevale. Il Freund invece lo crede detto per OB-SCAEVINUS, voce fittizia tratta dal verbo OB-SCAEVARE, che vale dare un cattivo presagio, da OB e SCAEVUS, sinistro”.
    So che Carmelo Bene amava far derivare il termine “osceno” dal termine greco “ob skene”, che significherebbe letteralmente “fuori scena”. Sempre il Pianigiani, però, per il greco rimanda a koinon che vale per immondo.
    Prima di Lei, però, mi è capitato di sentire richiamare la stessa etimologia dalla sig.ra Simona Izzo, che, in una puntata di Domenica In, riferiva l’origine di osceno all’inglese “off scene”, che varrebbe fuori dalla scena.
    Ora, nutrendo seri dubbi su un’origine anglofana di una parola antica come “osceno” in una lingua neo-latina, Le sarei davvero molto grato se potesse indicarmi il percorso secondo cui ha ricostruito la sua etimologia di osceno.

    La ringrazio in anticipo per la cortese risposta e Le porgo distinti saluti

    Gerardo Perrotta

  15. sarav scrive:

    caro Christian
    bellissimo scritto, che sottoscrivo dall’inizio alla fine.
    L’amore di cui parli mi ricorda l’amore di Luce Irigaray, l’amore dell'”amo a te” dove quella “a” non e’ che l’inizio del riconoscimento di una differenza, di una singolarita’ irriducibile ma anche del pudore dato del rispetto di fronte all’altro. Si parte dal linguaggio, un nuovo linguaggio per creare un nuovo simbolico.
    La strada e’ in salita.
    grazie

  16. christian raimo scrive:

    @ gerardo,
    la ringrazio per l’acribia, ero stato molto più fiducioso dei miei automatismi mnemonici, mi ricordo di aver trovato molte volte (in testi di antropologia, in testi di psicalanalisi) questa ricostruzione etimologica e di non averla messa in dubbio. Comincerò a farlo a questo punto, grazie a lei,
    Christian

  17. giorgio fontana scrive:

    well done, christian.
    il concetto di “partito dell’amore” si rovescia nel suo esatto opposto: svilire semanticamente e praticamente l’amore come prestazione egoistica, esibizione, machismo, finta bontà, perbenismo di facciata, ammiccamento in privato.
    è contro questo che dobbiamo combattere, e contro il germe che si annida ovunque.

    g

  18. Gerardo Perrotta scrive:

    Gentile Christian,

    La ringrazio per il cortese chiarimento.

    Spero di non risultare troppo presuntuoso, ma mi permetto una riflessione sull’osceno in psicoanalisi.
    Restando all’etimologia, l’osceno rimosso non potrebbe essere il tentativo di difenderci dal fango? E quello manifestato impudicamente non potrebbe essere un modo per esorcizzare il fango dietro il rumore di una banale volgarità?
    In fondo, noi siamo cattolici. Un sorriso potente o una lacrima lobbistica bastano perché la colpa sfumi in perdonabile marachella; ma se il sorriso è solo un poco più debole o la lacrima più solitaria allora la colpa è peccato mortale e il suicidio una giustificazione per un perdono post-mortem.
    L’espiazione sociale, che trasforma il senso di una A, è un’esigenza più da protestantesimo puritano.

    Mi perdoni gli sproloqui.

    Le auguro buon fine settimana

    Gerardo

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  1. […] sul ventilatore e atmosfera da fine dell’impero, mi sembra utile postare questo articolo (L’antiamore di Cristian Raimo), sperando sia utile per aprire a qualche riflessione sul dopo Berlusconi, con […]

  2. […] da L’antiamore di Christian Raimo, su minima et moralia: Perché in fondo lui non fa altro che portare l’osceno […]

  3. […] e strani spettacoli anche patetici. Forse dovremmo riparlare d’amore, come dice lo scrittore Christian Raimo su un blog: “Quando, per fare un esempio apparentemente moralista, clicchiamo sulle foto di […]



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