traven

L’arte dell’inganno

Pochi oggi ricordano B. Traven, ma tra gli anni quaranta e i sessanta fu una misteriosa celebrità. Considerato all’epoca uno dei massimi narratori americani, i suoi libri furono tradotti un po’ ovunque, uno di questi trasformato in successo cinematografico da John Houston. Praticamente nessuno tuttavia, neanche il grande regista, ebbe modo di conoscerlo. La sua identità divenne oggetto di infiniti gossip, inchieste sparse per il globo alla ricerca di una soluzione che, fino a oggi, è rimasta sconosciuta. Vittorio Giacopini s’immerge a sua volta nel mistero, e lo fa nell’unico modo possibile: confondendo immaginazione e realtà, congetture e fantasia, dati oggettivi e molto soggettive ossessioni. Ormai specialista nella rianimazione letteraria di esseri in fuga, di vite dove «c’è un fondo di silenzio che non passa» (come quella del Ladro di suoni Dean Benedetti, o come il Bobby Fischer di Il re in fuga) Giacopini si sporge sull’esistenza fantasmatica di B.Traven rispettando quel silenzio che lo scrittore ha gelosamente protetto fino alla fine. «Per diventare nessuno, ci vuol metodo» dice il narratore dell’Arte dell’inganno, e quello di B.Traven, tra tutti i metodi per sparire, fu certamente il più meticoloso, il più complesso, il più radicale: diventare Proteo, seguire mille percorsi, dissolversi a furia di mutazioni imprevedibili.

La lista dei nomi assunti da Traven nel corso della sua vita leggendaria basterebbe a convincere chiunque della sua straordinarietà. O l’iperbolica proliferazione di ipotesi basate sui pochi indizi da lui seminati in giro per il mondo prima di scomparire in Messico, dove scriverà la gran parte dei suoi libri (non si sa neppure se in inglese o in tedesco), nascondendosi dietro (probabilmente) l’identità del proprio agente e traduttore. Che fosse Jack London redivivo, o Arthur Cravan, lo scrittore amico di Breton, sono quasi certamente suggestive sciocchezze. Che fosse il figlio di una cantante finlandese e del nipote dell’ultimo Kaiser di Prussia è un’ipotesi priva di riscontri ma non sprovvista di una certa verosimiglianza. Quasi sicuramente, prima di diventare l’archetipo novecentesco dello scrittore invisibile, Traven fu Ret Marut, agitatore anarchico, pubblicista e politico durante la breve parentesi della Repubblica Bavarese dei Consigli (1919). La storia del Marut rivoluzionario finisce rapidamente (e tristemente), ma prima della Repubblica ci fu il giornalismo, il cabaret, la satira, e tutto un sottobosco artistico-militante che Giacopini ci restituisce con vivacità e un tocco di nostalgica ammirazione. B.Traven – rivoluzionario, avventuriero, artista e molto altro – attraversò “emblematicamente” il suo secolo: cercò di fare la Storia e finì a raccontare storie, in incognito. C’è dietro questo avvincente, appassionante romanzo biografico l’intenzione neanche troppo velata di offrirci, attraverso la ricostruzione di un destino mirabolante, una sorta di interpretazione storica e metafisica del nostro presente.

Vi segnaliamo per stasera l’appuntamento con Vittorio Giacopini e Goffredo Fofi al Fandango Incontro di Roma

Carlo Mazza Galanti è nato a Genova nel 1977. Ha lavorato in Francia come ricercatore universitario prima di tornare in Italia, a Roma, dove vive e lavora. Scrive su diversi giornali e riviste, in particolare Alias, il manifesto, D di Repubblica, lo Straniero, Nuovi Argomenti, Orwell. Traduce romanzi dal francese.
Commenti
4 Commenti a “L’arte dell’inganno”
  1. Enrico Macioci scrive:

    Consiglio anche sul tema il libro, risalente oramai al 2002, di Enrique Vila-Matas BARTLEBY E COMPAGNIA, ed. Feltrinelli, dove si parla fra gli altri anche di Traven.

  2. Rita scrive:

    @ Enrico Macioci

    Bellissimo “Bartleby e compagnia”, l’ho letto di recente e mi ha colpito moltissimo 😉

  3. mazingazeta scrive:

    Una figura un po’ tanto similare a J.T.Lewis, altro scrittore molto misterioso la cui reale identità oggi pare nessuno sa. Gira voce che giri perfino travestito da donna con un fax in mano.

  4. Vita, pensiero e opere scelte di una confezione di cento (100) fermagli ELLEPI 704 scrive:

    … non era un fax travestito da uomo con in mano la donna scimmia?

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