Sciopero

L’arte a fumetti di Peter Kuper

Sciopero

Peter Kuper, classe 1958, vincitore con Ruins nel 2016 dell’Eisner Award per il miglior graphic novel dell’anno, diventato bestseller internazionale, racconta di aver preso abbastanza tardi coscienza del proprio potere creativo. «Ho cominciato all’età di 15 anni col mio primo album, ma solo due anni dopo mi sono accorto dell’ispirazione. Ho capito di avere abilità limitate per il mondo che mi circondava. In un evento totale come la guerra sarei stato un semplice ostaggio quanto un tifoso sportivo. Pensai che il fumetto e le arti figurative in generale rappresentassero la mia opportunità di dire qualcosa sul mondo, l’unico mestiere che mi avrebbe reso felice», spiega.

La casa editrice Tunué ha portato da poco in libreria, col titolo Rovine (328 pagine, 34.90 euro, traduzione a cura di Vanni Santoni), l’opera potente per qualità dei disegni, uso del colore e sostanza della storia di uno dei principali fumettisti d’oltreoceano, pubblicato tra gli altri da Time, Newsweek, The New Yorker, The Nation e New York Times. Per comprendere il tratto e l’impegno occorre risalire della rivista World War 3 Illustrated, nella quale si rintracciano i temi e le prerogative artistiche, sociali e politiche di Kuper, che sta lavorando a un nuovo adattamento scenico dei testi di Kafka.

«Stare qui mi fa sentire come quando ero bambino./ Il modo in cui il mio cuore schizzò la prima volta che vidi il battito d’ali di una farfalla./ Fu ciò che mi fece desiderare di diventare un pittore./ Provare a catturare la bellezza della natura su una tela./ È come aver varcato un portale verso il passato./ In mezzo a tanta distruzione, avevo dimenticato quanto la vita persista…». A parlare è George, che ha deciso con Samantha di trasferirsi da New York per vivere insieme un anno sabbatico nel centro messicano di Oaxaca, nel quale incontrano la resistenza, repressa nel 2006 con la violenza, degli insegnanti in sciopero. Lei deve finire il proprio romanzo e rielaborare una tragedia del passato. Lui vuole riscoprire la propria vocazione. È un graphic che ti pone davanti alla necessità di misurare quel che hai fatto e quello che potrai ancora fare.

Al loro viaggio si sovrappone quello di una farfalla monarca che migra dal Canada in Messico. «Rovine è il frutto di tanti anni di gestazione e svariati altri di matita, penna e acquerelli, più un tocco di “polvere magica digitale”», dice Kuper. E sembra volerci ricordare, come la farfalla con la propria levità, quanto tutta la bellezza consista nella fatica e nella resistenza lungo il nostro viaggio.

Kuper, il suo essere artista è anche una storia di amicizia e indipendenza fin dai primi passi. Ci descrive la fertilità del rapporto con Seth Tobocman, col quale fondò nel 1979 World War 3?

«Siamo cresciuti insieme a Cleveland in Ohio e appena adolescenti abbiamo realizzato la prima fanzine. Ci siamo trasferiti a New York accomunati dalla passione per i comics e per coincidenza frequentammo anche la stessa scuola di arte presso il Pratt Institute. Da subito disegnavamo fumetti dai contenuti politici e sociali. Vedevamo i nostri lavori appesi sui muri, stampati sui flyer. Tutto ciò all’alba del potere di Reagan, dal quale non potevamo astrarci. Sentivamo di voler intercettare e catturare la prospettiva di chi intendeva resistere, una direzione contraria a quella che stavano prendendo gli Stati Uniti. Nell’underground il fumetto era morto, la sua distribuzione relegata a spazi angusti, e molti avevano dismesso i panni dei rivoluzionari. Saremmo potuti appassire, aspettando che qualche movimento risorgesse intorno a noi. Ma avevamo già esperienza di che cosa significasse stampare e ci siamo organizzati. Creavamo e stampavamo, allargando il campo delle collaborazioni con chi iniziava ad apprezzare la nostra libertà».

World War 3, giunta quasi ai 40 anni di pubblicazioni, si sporcava le mani con temi più che mai attuali: il clima della Guerra Fredda, il conflitto nucleare, la questione ambientale e le crescenti disuguaglianze sociali, l’arretramento dopo un periodo di conquiste.

«Percepisco la stessa urgenza di quando concepimmo il primo numero della rivista. Reagan è stato rimpiazzato da Trump, cambiano le facce ma i problemi non solo sono uguali ma in alcuni casi si sono espansi. Nel 1979 ero preoccupato dalla guerra nucleare e dai disastri ambientali che oggi sono al centro dell’agenda mondiale. Tanti artisti sono confluiti nella rivista e l’entusiasmo per la sua creazione è forte come lo era in principio».

Che cosa significa fare giornalismo con i fumetti e la satira?

«Nella sua manifestazione migliore, quando l’arte muove le idee, è uno strumento per comunicare con le persone e non solo di condivisione tra una cerchia ristretta. Informare col compito di lasciare se non altro documenti storici che testimonino a chi verrà il sentimento e i pensieri che caratterizzano ciascuna stagione. Oggi credo che l’arte giochi un ruolo determinante nello scegliere i soggetti e tematizzare le istanze più urgenti».

Gli eventi traumatici dell’Undici Settembre statunitense hanno portato all’arruolamento politico anche degli artisti e che cosa è cambiato?

«All’epoca dominava l’impossibilità di pubblicare qualsiasi idea che non corrispondesse alla chiamata alle armi in ogni luogo di espressione convenzionale. Disegnare ha aiutato molti di noi a misurarsi e riprendersi dalla tragedia. Scrivere o appunto disegnarne è stata una grande forma di catarsi e di connessione con le altre persone, dicendo cose diverse dal richiamo alla guerra. La Biblioteca del Congresso ha incluso la mia cover per World War 3. Oggi all’inizio della presidenza Trump, arruolarsi equivale a resistere, per non restare sotto le coperte del proprio letto terrorizzati. Disegnare costituisce la mia motivazione per alzarmi la mattina e sento che specialmente ora per gli artisti sia il momento di sventolare una bandiera nella quale le persone possano riconoscersi, per non smarrire la mente al cospetto dell’insanità».

Oaxaca resiste

Il racconto del Messico confinante appare spesso superficiale e appunto irrazionale. Lei non nasconde l’oscurità, sapendo però illuminare e talvolta abbagliare con tutta la vita che c’è.

«Dopo aver vissuto là per quasi due anni è come fosse diventata la mia seconda casa, dunque la prospettiva personale è cambiata completamente. Mi imbatto spesso nella distanza tra quello che leggo sui giornali e la vita. La criminalità è diffusa ovunque ci sia l’uomo, non è associabile solo al Messico. È assurdo rappresentarlo con una prospettiva tanto xenofoba, ci priva di tutte le connessioni culturali, le bellezze non solo del Messico ma del Sud America. Per me si sono dischiuse porte di comprensione di una cultura e arte che ha influenzato fortemente la mia. Mi sono sentito inadeguato davanti a un patrimonio culturale e di storie vasto. Rovine è stata l’opportunità di esplorare quella storia, disegnarla: due anni di vita racchiusi dentro a un libro».

Ha percorso qualche traccia autobiografica particolare?

«Sì, con la migrazione della farfalla pongo uno sguardo potente sulla mia infanzia. Prima dei fumetti ero interessato agli insetti e alle farfalle in particolare, e sentii raccontare di questo luogo in Messico dove tutte queste farfalle monarca si accoppiavano. È stato come un sogno pensato, vidi qualcosa su National Geographic e potevo solo immaginare come sarebbero state. Vedere dal vivo milioni di farfalle mi ha trasmesso una quantità inattesa di speranza. È tantissima vita concentrata, aiuta ad avvertire una connessione spirituale con la bellezza del mondo. Sono riuscito a portare e rinnovare la passione infantile per gli insetti. Negli Stati Uniti stanno scomparendo, se ne vedono sempre meno a causa della chimica».

«Pensa a quanto hanno viaggiato queste farfalle per potersi accoppiare…Hanno volato migliaia di chilometri e tutto per riprodursi». La farfalla, creatura così minuta, giunge così lontana, simbolo di resistenza e bellezza.

«Uso la farfalla monarca come una metafora, un insetto minuscolo che sorvola dal Canada per duemila, tremila miglia sfidando l’inquinamento, i problemi ambientali, le calamità naturali che uccidono altri animali. La guida una sorta di miracolo: il cibo di cui si nutre contiene un veleno, per questo le altre specie non vogliono mangiarla ed è una ragione della sopravvivenza in una marcia così lunga. Ci sono anche altri livelli di lettura narrativa, l’idea della sostanziale porosità delle frontiere rispetto all’esigenza di chi emigra e la stessa volontà del viaggio in Messico della coppia, George e Samantha. In fondo il libro è dedicato agli impollinatori d’ogni dove».

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L’osservazione critica della natura è ineludibile per nutrire la sua creatività?

«È necessaria una presa di coscienza della criticità dei cambiamenti climatici, di ciò che sta accadendo per la nostra stessa sopravvivenza. Non credo che avrei potuto sostenere il mio entusiasmo nella realizzazione di Rovine senza quel che mi ha domandato. A parte l’eventualità di una guerra nucleare, l’ambiente resta il mio principale assillo con tutti i relativi sottolivelli politici, perché è un’istanza collettiva. Fino a prova contraria non abbiamo un altro pianeta in cui vivere. La bellezza della natura è un mezzo per introdurre la vita nella mia narrazione, quanto la distruzione della nostra casa comune».

In Rovine George finisce col coinvolgersi nello sciopero degli insegnanti. Lei come è diventato parte dell’ambiente sociale nel quale si è immerso?

«Prima di imparare lo spagnolo, il disegno, che è una lingua, ha rappresentato il mio mezzo di comunicazione in Messico. Ho avuto interazioni con le persone che scioperavano disegnandole. All’inizio mi guardavano anche con sospetto, chiedendosi che cosa stessi facendo, se fossi un poliziotto. I bambini sbirciavano i fogli, e io lentamente, con costanza li mettevo in tempo reale sui miei quaderni. Non sono un fotografo che prende uno scatto, si sposta e spesso ha una interazione limitata. Il disegno necessita di ore posizionati in piedi all’angolo della strada, bruciando sotto il sole. Poi i manifestanti venivano a condividere l’acqua. Il disegno è di per sé un linguaggio, che nell’osservazione trova la sua messa a fuoco, quel che occorre includere. Per me rappresenta la strada maestra per instaurare una connessione diretta con qualunque luogo visiti».

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Le sue opere hanno un carattere distopico, che tende ad avverarsi. Per un numero del luglio 1990 della rivista Heavy Metal aveva immaginato Donald Trump urlante, acclamato dalla folla, portato in trionfo, dopo aver eretto un muro che divideva i ricchi dai poveri: «And so began construction of the Great Wall».

«Proprio The Wall è il titolo di quelle tavole. Avevo visitato Berlino, giusto poco prima del crollo del Muro. E stavo elaborando il fatto e l’idea è spuntata mentre Trump, allora solo un’orribile figura di immobiliarista, e Helmsley, un altro costruttore narcisista, stavano erigendo proprietà a New York. Ho immaginato Trump che innalzava un muro, separando east e west side a Manhattan, isolando i ricchi dai poveri, quel che avveniva già con Ronald Reagan. Le mie paure sono diventate realtà. Allora dovrei dirle che nel mio prossimo lavoro, qualora i miei disegni abbiano davvero qualcosa di magico nel predire il futuro, dovrei riscrivere e disegnare qualcosa di positivo oppure utilizzare la gomma della mia matita utile a cancellare».

In un editoriale di circa due anni fa, il New York Times si chiedeva se Donald Trump sia un fascista. Lei ha una risposta e quale forma di fascismo incarnerebbe?

«Sono etichette problematiche, perché rischiano di liquidare la questione e nel giro di poco tempo le persone le rigettano. Non discutiamo delle etichette, se rientri o meno nella definizione. Trump è una forza distruttiva, che sta disponendo il governo più compromesso nella storia degli Stati Uniti; chiamarlo fascista, oligarchico o cleptocrate è indifferente, sono tutte categorie associabili, elementi di una vicenda pericolosa aggravata dall’ignoranza. C’è una monumentale carenza di comprensione del mondo nel suo discorso politico».

In che modo racconta il legame tra arte e politica agli studenti del corso di fumetti che anima alla Harvard University?

«In modo figurativo, a coloro che si professano distanti dalla politica, dico essa è come un fuoco, che presto o tardi potrebbe bruciare la loro casa. Possono scegliere di ignorarla, ma quel fuoco consumerà la casa. Senza partecipazione saranno costretti a vederla lasciare bruciare o devono azionare prima l’estintore. Raccomando quest’ultima opzione: prendete l’acqua fino a quando si è in tempo. La politica non è distante, fuori dalla nostra esperienza, anche visuale, artistica. Mi soffermo a parlare molto anche del fallimento. È un elemento importante. Le persone devono confrontarsi col fallimento anche nelle arti, che possono addentrarsi in questo processo in quanto costituisce un aspetto del tutto inevitabile».

Le tavole di Rovine con le sue oltre trecento sono sostenute dalla qualità della scrittura, che in quanto tale si mischia con la vita.

«Ai miei studenti chiedo di connettersi alle proprie esperienze dirette. Ognuno è scrittore, quando trae una storia dalla propria esistenza. Il mio lavoro, seguendo molte strade, consiste nel farle affiorare. Quello che conta è la storia, lo stile del disegno viene dopo. Incoraggio la qualità e il talento nel disegnare, ma viene prima e soprattutto la storia, ciò dà a tutti il diritto di realizzare qualcosa di significativo. A volte resto colpito da disegni elementari, basici, figure stilizzate, purché le storie siano molto interessanti. Tendo a scartare disegni elaborati privi di storie con un rilievo che poi scavino in profondità».

Gabriele Santoro, classe 1984, è giornalista professionista dal 2010. Si è laureato nel 2007 con la tesi, poi diventata un libro, La lezione di Le Monde, da De Gaulle a Sarkozy la storia di un giornale indipendente. Ha maturato esperienze giornalistiche presso la redazione sport dell’Adnkronos, gli esteri di Rainews24 e Il Tirreno a Cecina. Dal 2009, dopo un periodo da stageur, ha una collaborazione continuativa con Il Messaggero; prima con il sito web del quotidiano, poi dal dicembre del 2011 con le pagine di Cultura&Spettacoli.
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