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Lascia che sia. Intervista con Li Kunwu

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Pubblichiamo un’intervista di Giada Messetti uscita su Linus di Febbraio, ringraziando la testata. Questa sera Li Kunwu, alle ore 18.30, sarà alla Feltrinelli Milano Duomo con Ivan Carozzi, Silvia Xuelian Pozzi ed Elisa Giunipero; in fondo all’articolo gli altri incontri previsti per il suo giro italiano.

di Giada Messetti

«Coloro che sanno o comunque comprendono le sventure che abbiamo vissuto dovrebbero riuscire a capire anche la mia profonda aspirazione alla stabilità e all’ordine, da cui mi aspetto verranno la nostra rinascita e il nostro sviluppo».
Da Una vita cinese. Il tempo del denaro

Li Kunwu è un artista, disegnatore di poster di propaganda e vignettista del quotidiano Yunnan Daily. Nato nel 1955 a Kunming, capoluogo della provincia dello Yunnan, nella Cina meridionale, fa parte della generazione che ha visto la sua esistenza travolta in più di un’occasione dalle ondate della turbolenta storia cinese del Novecento.

In mandarino esiste una parola bellissima: yuanfen. Significa «casualità predestinata». Nel 2005, complice lo yuanfen, Li Kunwu conosce il diplomatico francese Philippe Ôtié. Nascono un’amicizia e una fiducia reciproca profonde che ben presto si materializzano nella trilogia a fumetti «Une vie chinoise», pubblicata in Francia tra il 2009 e il 2011, tradotta in 13 lingue e ora finalmente disponibile anche in Italia, grazie all’intuizione di Add Editore.

In Una vita cinese, Li utilizza la sua grandissima esperienza di disegnatore, ci prende per mano e ci guida attraverso i primi anni di vita della Repubblica Popolare Cinese, il Grande Balzo in avanti, la Rivoluzione Culturale, la scomparsa del Grande Timoniere, l’«arricchirsi è glorioso» di Deng Xiaoping, la repressione di Piazza Tiananmen, le Olimpiadi di Pechino, fino ad arrivare al «Sogno Cinese» dell’attuale presidente Xi Jinping. Ci presta i suoi occhi, ci affida i suoi pensieri, prima di bambino e poi di adulto, e ci permette di gettare uno sguardo, privilegiato e profondo,su un secolo segnato da cambiamenti epocali che hanno stravolto, rivoluzionato e spesso distrutto la vita di milioni di persone. Il suo punto di vista è sorprendente e lontano dal comune sentire occidentale. Con uno stile grafico poetico ma capace di deformarsi e assumere toni inquietanti quando descrive la tragedia, Kunwu ci racconta la resilienza di un’intera generazione – e di una Nazione – che ad ogni sconvolgimento della Storia è stata in grado di risollevarsi. La «sua vita cinese», pur rimanendo personalissima, è anche, miracolosamente, «tutte le vite cinesi». Linus ha raggiunto Li Kunwu a Kunming, via email e attraverso Wechat, il servizio di messaggistica istantanea che in Cina va per la maggiore.

Comincerei dalla copertina che lei ha realizzato per Linus. Il 16 febbraio, per l’oroscopo cinese, in Cina inizia l’anno del cane. Ha deciso di celebrarlo disegnando Snoopy che passeggia nella Cina del passato e nella Cina di oggi…

Mi è venuto naturale inserire Snoopy in queste «due Cine». Lo Snoopy nel passato attira l’attenzione dei passanti, mentre lo Snoopy di oggi viene ignorato perché tutti sono troppo distratti dai continui stimoli che ricevono.

Una metafora, quindi.

La Cina era una nazione povera. La gente lavorava solo per comprarsi il cibo e i vestiti, non si allontanava mai da casa, non sapeva nemmeno cosa ci fosse oltre la collina vicino alla sua abitazione. Ora non è più così: i cinesi di oggi viaggiano in tutto il mondo. Perfino le persone che vivono nelle zone remote della provincia dello Yunnan parlano spesso di Parigi, Tokyo, ecc. La Cina di un tempo era semplice, quella di oggi è complessa.

Ha nostalgia della Cina che non c’è più?

Si, provo molta nostalgia. Quando ero bambino, la città era piccola, tranquilla e silenziosa. Le persone si conoscevano, i vicini di casa facevano parte della famiglia. Di quell’epoca mi mancano il cielo azzurro, le nuvole bianche, le strade di pietra, i campi, i pesci nei piccoli torrenti, le rane, i carri trainati dai buoi, le stelle che illuminano il cielo notturno… C’è stato un tempo in cui davanti a casa vedevo tutto questo. Ora lo posso rivedere solo quando esce dal mio pennello.Per fortuna ho ereditato da mia madre una buona memoria. Ho nostalgia anche dell’entusiasmo, del trasporto sincero verso il prossimo, della fiducia tra le persone e del rispetto per i lavoratori. Noi della vecchia generazione non ci siamo abituati a certi cambiamenti.

Cosa pensa del crescente peso della Cina di oggi sulla scena internazionale?

Dopo la morte di Mao Zedong, mi sono sempre domandato perché il Grande Timoniere non avesse usato il suo grande prestigio e il suo potere per fare qualcosa di più oltre alla lotta di classe. Avrebbe potuto esortare il popolo a liberarsi dalla povertà e a diventare ricco, a impegnarsi nella pulizia dei servizi igienici e così via. Se questo fosse stato concretizzato allora, la Cina oggi sarebbe diversa. Adesso, chi si sta impegnando per tutto questo si chiama Xi Jinping. Ovviamente, esistono ancora molti problemi: le vecchie contraddizioni si sono risolte, ma ne esistono di nuove. Io, a volte, non ho voglia di pensarci, non riesco a seguire, sono stanco. Fortunatamente, riesco a fare il mio lavoro e a vivere serenamente ogni giorno.

Da bambino, qual era il suo sogno?

Come tutti, sono stato cresciuto con gli ideali della supremazia del lavoro e la gloria dei lavoratori. I nostri professori ci insegnavano che saremmo dovuti diventare operai, contadini o soldati dell’Esercito Popolare di Liberazione. Io, per un periodo, ho desiderato diventare militare dell’aeronautica e guidare un aereo. In realtà, non sapevo nulla di aeronautica, semplicemente ripetevo quello che dicevano gli altri. Certo non mi sarei mai aspettato di diventare un artista! Oggi i giovani cinesi possono aspirare a questa carriera: è veramente cambiato tutto.

Chi è stato il suo primo insegnante d’arte?

Ho cominciato a disegnare da piccolissimo. Il mio primo maestro è stato l’annuario illustrato del 1960, un volume pieno di illustrazioni di propaganda. Lo conservo ancora oggi. Credo che la mia vocazione di disegnatore e fumettista sia nata nei pomeriggi trascorsi a copiare quelle illustrazioni. Finora, non ho mai frequentato accademie d’arte. Forse è proprio perché non ho molte sovrastrutture che, come artista, sono riuscito a sviluppare una certa versatilità.Sono giunto alla conclusione che «la vita è la mia insegnante e la società è la mia classe».

Si ricorda la prima volta che ha disegnato Mao?

Ero alle elementari. Disegnare il presidente era un onore, ma anche un lavoro complicato. È stato una grande personalità: ha cambiato il destino della nostra Nazione. Nel primo volume di Una vita cinese scrivo: «Così come non si può smettere di voler bene ai proprio genitori, quali che siano i loro sbagli, noi non riuscivamo a contenere il nostro amore per il presidente Mao». Ancora oggi ha un ruolo importante in Cina, ma serviranno decenni di studio di storici e sociologi per riuscire a definirlo in maniera completa.

Dedica gran parte del primo volume di Una vita cinese alla Rivoluzione Culturale. Un periodo di cui lei descrive bene gli aspetti drammatici…

Io penso che senza la sofferenza e i disordini della Rivoluzione Culturale, il successivo sviluppo e cambiamento non sarebbero stati possibili. La Rivoluzione Culturale però ci ha lasciato anche uno specchio a partire dal quale è stato costruito, esattamente al rovescio, tutto ciò che è venuto dopo. Il mio rimpianto riguarda proprio questo: si sono estremizzati il culto della ricchezza e del possesso di beni materiali. E purtroppo, in alcuni casi, si è anche arrivati alla sconfitta della moralità.

Per molti anni della sua vita ha aspirato a diventare un membro del Partito Comunista Cinese. Perché era così importante?

Per due motivi. Il primo è che, 40 anni fa, tutti i miei colleghi soldati avevano questo obiettivo. Ci veniva insegnato che il Partito poteva «migliorare le giornate al popolo». Il secondo è che i miei genitori ci tenevano moltissimo: prima entravo nel partito, prima si sarebbero tranquillizzati sul mio futuro.

Vista la sua attività di pittore e vignettista di propaganda, ha mai avuto problemi con la censura?

In passato è capitato spesso. Quaranta anni fa, quando disegnavo per l’esercito, le mie opere venivano censurate, e anche trenta anni fa, quando ho iniziato a disegnare le vignette per il giornale dello Yunnan. Negli ultimi venti anni non mi è più successo. Ora non devo nemmeno chiedere il permesso per disegnare la copertina di una rivista italiana perché esistono accordi che incoraggiano gli scambi culturali dalla Cina al mondo e dal mondo alla Cina.

Come è stata accolta la sua graphic novel in Cina?

I miei fumetti in Cina non sono diffusi come in Europa. Credo sia a causa delle profonde differenze culturali. I cinesi non sono abituati a leggere le graphic novel, ritengono che i fumetti siano per i bambini.

A cosa sta lavorando in questo momento?

Mi sto preparando all’inaugurazione della mia mostra personale al FRAC Auvergne, il museo d‘arte contemporanea di Clermont-Ferrand in Francia, il 19 gennaio. Ospiterà centinaia di miei dipinti: uno è lungo 21 metri e descrive la vita di centinaia di persone. Sto anche lavorando ad una nuova graphic novel che si intitola «Madre». Mia mamma ha avuto un impatto enorme sulla mia vita, voglio dedicarle un mio fumetto.

Prima ci ha raccontato il sogno che aveva quando era bambino. Ci dice qual è il suo sogno oggi?

Non ho sogni particolari. Io sono un fatalista, credo molto nella filosofia del «lascia che sia». Ho però sentito che ci sono progetti per farmi venire in Italia ad incontrare i lettori italiani.

Quando verrà nel nostro paese?

Purtroppo non lo so ancora. Lascio che sia…

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Giada Messetti è sinologa e autrice Tv. Ha vissuto a lungo in Cina. Insieme a Simone Pieranni, giornalista del Manifesto, è autrice di Risciò, apprezzato podcast sulla Cina prodotto da Piano P e disponibile gratuitamente su iTunes e Spreaker.com. 

Li Kunwu sarà il 30 ottobre ore 10.00 Università degli Studi di Torino con Stefania Stafutti; il 30 ottobre alle ore 21.00 al Circolo dei lettori di Torino, con Bruno Ventavoli; il 31 ottobre alle 15.00 all’Università di Roma La Sapienza; il  31 ottobre ore 19.00 alla Libreria Pagina 2 – Ex-Orientalia  con Giada Messetti;  l’uno, il due, il tre e il quattro novembre a Lucca Comics & Games.

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