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Le alpi nel mare

Una recensione al libro di W.G. Sebald, Le alpi nel mare, uscita su Alias.

Non pare certo forzata (se non forse come risposta alla recente voga editoriale di pubblicare mini-libri formato cassa che costano poca fatica e ottengono buoni risultati – tra cui quello di trasformare un testo letterario in qualcosa a metà strada tra un magnete da frigorifero e una guida per le vostre prossime vacanze, ad esempio: ma pazienza) la scelta di Adelphi di estrapolare dall’ultimo libro postumo di W.G. Sebald solo i testi relativi alla Corsica e di raccoglierli sotto il titolo di uno di questi: Le Alpi nel mare. Sono, in effetti, tasselli di un più vasto lavoro incompiuto che lo scrittore intendeva dedicare all’isola mediterranea, un libro che oggi possiamo solo immaginare osservandone questi preziosi frammenti. Nell’edizione originale, intitolata Campo santo, i testi di argomento corso sono accompagnati da altri più strettamente critico-letterari, saggi dedicati ad autori come Nabokov, Kafka, Grass, Handke, Chatwin, precedentemente pubblicati in rivista. Il passo è quello che conosciamo: la scrittura ipnotica, perfettamente misurata, straordinariamente intensa dell’autore di Austerlitz. Quella “carefully composed page of prose” che in un’intervista audio reperibile sul sito dell’emittente californiana KCRW Sebald ha dichiarato essere il suo interesse primario (e che scrittori come Adalbert Stifter e Gottfried Keller gli hanno ispirato, a suo dire, sopra tutti). Scrittura disinteressata al macchinario del “plot in any manifeste sense”, come dice lo scrittore, scegliendo con cura le parole. Perché di trama, in un senso non manifesto, non sequenziale o schiettamente romanzesco, è invece fitta la tessitura di ogni sua pagina.

Come una specie di giallo filosofico ogni testo di Sebald ci accompagna in progressivi slittamenti, disvelamenti, digressioni erudite verso qualcosa che potrebbe assomigliare al luogo di un delitto atavico e irredimibile, a una rottura originaria, inconciliabile. Non fanno eccezione le prose comprese in Le Alpi nel mare: Breve escursione ad Ajaccio, indaga sulla presenza postuma di Napoleone nella sua terra natale per finire in una molto sebaldiana meditazione sull’indecifrabilità dei corsi e ricorsi della Storia. Campo santo apre al gigantesco mondo dei trapassati, racconta il rapporto della Corsica con i defunti – credenze e rituali – e conclude sul Memorial grove, cimitero virtuale preludio all’immemore futuro dove dei morti, secondo lo scrittore, non ci sarà più bisogno né traccia. Il testo eponimo combina infine, attraverso riferimenti letterari e testimonianze di antichi viaggiatori, la storia del paesaggio corso, la caccia e la violenza umana verso gli animali e la misteriosa epifania di un battello che sembra avanzare senza muoversi, “come la lancetta delle ore”, latore di ambigui messaggi sull’inesorabile metafisica del tempo. I temi, insomma, sono quelli di sempre, lo stile pure: meditazioni notturne o meridiane, scritte meravigliosamente, punteggiate di sentenze che rimangono sospese, imponderabili, nel pulviscolo di un pensiero abbagliante.

Carlo Mazza Galanti è nato a Genova nel 1977. Ha lavorato in Francia come ricercatore universitario prima di tornare in Italia, a Roma, dove vive e lavora. Scrive su diversi giornali e riviste, in particolare Alias, il manifesto, D di Repubblica, lo Straniero, Nuovi Argomenti, Orwell. Traduce romanzi dal francese.
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