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Le cose vere. Una palude

di Andrea Donaera

Per vincere una battaglia bisogna capire di essere in battaglia.
Matteo Salvini, Post sulla pagina ufficiale Facebook, 23 luglio 2016

dove dormi cuore ritagliato
e incollato e illustrato con documentazioni viscerali […]
Edoardo Sanguineti, Laborintus, 1

 

A pranzo – o a cena: è uguale: ciò che importa è il preparare, il cucinare, cose vere, da crude a cotte, cose messe insieme: formano un’altra cosa: ciò che importa è l’impegno, e il mangiare, il rituale – la televisione la bisogna ignorare: resta accesa, fredda, partecipazionale, tutti i giorni uguali, tutte le nostre estensioni tecnologiche devono essere subliminali, non si deve avere il coraggio di spegnerla – il coraggio: il coraggio di un taser in faccia alla sacerdotessa del rituale: il silenzio: che ci sarebbe, pieno, senza la televisione: perché a pranzo, o a cena, c’è silenzio: non per una rabbia o per un rancore, o anche, ma comunque: è la televisione che regge il rituale: che è mangiare il preparare.

Solo quando interviene il ministro – il pascolo procede a sufficienza nel masticare silenzioso: i tovaglioli sono a sufficienza, lo spazio nello spazio di ognuno è a sufficienza, le bottiglie d’acqua e di vino sono piene a sufficienza – qualcuno non può farcela, il vuoto nell’udito gli si riempie: il vuoto nella testa gli si riempie, qualcuno tentenna: poi lo dice: la forza del vino: quattordici gradi: svuota il bicchiere: «Cambia canale, per piacere».

Nessuno può chiedere perché: tutti sanno perché: tutti sanno che qualcuno odia – odia – il ministro – la voce, gli occhi, le labbra, la barba: a qualcuno sembrano ideologiche, più ideologiche addirittura del suo linguaggio: le odia: più del suo linguaggio – ma non si può insistere, non si può argomentare, non si può dire “Perché dovremmo cambiare canale?”: tutti sanno: ma tutti sanno che è meglio non dire: tutti sanno che il rituale si sarebbe retto se qualcuno non avesse detto di cambiare canale, tutti sanno: che ora è difficile ripristinare, il rituale: che è bere e mangiare il preparare: senza parlare – di cose vere.

Il patto – discusso?, forse: a suo modo: più o meno: comunque: sancito – è: che non si parla: di cose vere: non durante il rituale: che è mangiare il preparare – mangiare «In santa pace».

Qualcuno sa che non può dire altro: non tendere verso un’apparenza – fredda, polemica, partecipazionale – : qualcuno ricorda l’ultima volta: il rituale mandato all’aria – e la chiosa della sacerdotessa del rituale: “Se vuoi litigare vai su Facebook”: qualcuno disse che non voleva litigare, che non voleva andare su Facebook: “E allora non parlare, non essere freddo, polemico, partecipazionale”: qualcuno allora non parla più: ma la voce, gli occhi, le labbra, la barba del ministro: lo fanno stare male: potrebbe vomitare: tutto il vomito di cui è capace: sul rituale: che è mangiare il preparare – senza parlare, «In santa pace», senza parlare.

La sacerdotessa temporeggia: è lei che regge il telecomando: spera che il ministro parli poco, smetta subito, al più presto: si passa il telecomando tra le dita: ingoia: a fatica: un taser l’ha colpita, anche se solo di striscio: il ministro procede: qualcuno respira: a fatica: la voce, gli occhi, le labbra, la barba del ministro: lo fanno stare male: potrebbe vomitare: la sacerdotessa si decide – d’impulso? – : cambia canale.

Qualcun altro chiede alza la testa dai funghi misti: «Perché hai cambiato canale?» – il canale è quello successivo: una partita di calcio: Shakhtar Donetsk – Fiorentina: c’è lo sciopero dei telecronisti: un rumore indistinto di tifosi: troppo vicino al silenzio: non è voce: è suono soltanto: quello dei tifosi: il rituale: che è mangiare il preparare: fallisce: perché il patto non è stato rispettato: qualcuno non lo ha rispettato: la sacerdotessa si decide – d’impulso? – : si ritorna indietro: al canale del ministro: la voce, gli occhi, le labbra, la barba: ancora lì: qualcuno urla: «Basta! Non lo posso ascoltare!»: qualcun altro: «E invece lo devi stare ad ascoltare, perché ha ragione, senza dubbio, il nostro ministro, lui sa parlare!»: la sacerdotessa: rompe in un pianto: nel piatto, tra i funghi, i capelli lunghi: lacrime enormi, le più grandi di cui è capace: sul rituale: che è mangiare il preparare – cose messe insieme, che formano un’altra cosa: «In santa pace».

Poi qualcuno si alza: si alza anche qualcun altro: qualcuno prende la giacca: va via: qualcun altro uguale: prende il cappotto: va via: la televisione procede: una lite è scoppiata, una lite già vista: tra il ministro e il giornalista: «Ministro non capisco: su cosa si basa la sua logica?», la sacerdotessa piange la sua canzone metodologica; il ministro ha appena detto:

aliquot lineae desiderantur:

qualcuno torna indietro, apre la porta, guarda la sacerdotessa: disperato, sussurra: «Desiderantur».

(Fonte foto)

 

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