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Le elezioni regionali in Francia e la profezia di Houellebecq

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul sito di Pagina 99, che ringraziamo (fonte immagine).

E se Michel Houellebecq avesse previsto tutto questo? Rileggere dopo il doppio turno delle elezioni regionali francesi Sottomissione, il suo romanzo uscito a inizio anno, lo stesso giorno dell’assalto terroristico alla redazione di Charlie Hebdo, e quasi universalmente letto come profezia fantapolitica del successo in Europa dell’islam politico, provoca uno strano effetto. Tanto da far emergere l’idea che la parte più significativa del libro non sia la seconda ma la prima, quella in cui descrive il successo di Marine Le Pen al primo turno delle presidenziali, in un ipotetico 2022.

Come dice François, l’alienato protagonista di Sottomissione, tra i due turni di quelle elezioni collocate in un futuro prossimo: «Quando tornai in facoltà per fare lezione ebbi per la prima volta la sensazione che potesse succedere qualcosa; che il sistema politico nel quale mi ero abituato a vivere fin dall’infanzia, e che da un bel pezzo si stava palesemente incrinando, potesse esplodere di colpo.»

Il primo, radicale, elemento di tale incipiente esplosione è la straripante avanzata del Fronte nazionale e di una leadership successiva all’uscita di scena dell’anziano leader fascista e antisemita Jean Marie Le Pen. Cosa fa il sistema politico francese quando figlie e nipoti del vecchio Le Pen vincono nettamente al primo turno? Il ricorso all’arco repubblicano è ancora possibile?

Ieri, tramite il sistema delle desistenze e il ritorno di molti elettori alle urne, l’arco repubblicano ha retto. La strada al Fronte è stata sbarrata, cosa che ovviamente non vuol dire che il Fronte abbia smesso di colpo di essere, in termini proporzionali, la prima forza politica di Francia, tanto da poter scardinare goccia dopo goccia «il sistema politico nel quale mi ero abituato a vivere fin dall’infanzia».

In Sottomissione il sistema dei partiti (e l’intera impalcatura culturale che lo sorregge) appare molto più corroso di quanto non sia apparso dopo la débâcle elettorale del 6 dicembre scorso. È come se Houellebecq si chiedesse: cosa accadrà quando i due gusci vuoti del partito socialista e della destra Ump-Repubblicani, sistematicamente attaccati come una «casta» incapace di interpretare il Paese profondo, non potranno più ricorrere all’arma spuntata della desistenza (che in fondo, vista con gli occhi degli elettori del Fronte – e di Matteo Salvini – tende ad alimentare l’idea stessa che i lepenisti siano l’unica alternativa all’«ammucchiata» istituzionale)?

Non potranno fare altro, prosegue Houellebecq, che allearsi con una sorta di Mitterand arabo, interprete di una nuova forza politica in ascesa, speculare al Fronte. E bisogna riconoscere che, dopo le prime cento pagine del romanzo, tale idea appare meno fantapolitica di un successo pieno di un Sarkozy o di un Hollande redivivi contro la Le Pen.

Per questo, fantapolitica houellebecquiana a parte, il secondo turno delle regionali francesi non riesce a spazzare tutta la polvere sotto il tappeto. Il colpo assestato al primo turno, esattamente come nell’incipit del romanzo, rimane durissimo. E, goccia dopo goccia, la crisi dei partiti tradizionali della Quinta repubblica, appena inglobata dal sistema presidenziale, potrebbe farsi più fragorosa. Il minimo che si può dire è che le recenti parole così houllebecqiane («Il Fronte può condurre il Paese alla guerra civile») di un primo ministro, Manuel Valls – peraltro detestato dallo stesso Houellebecq, torneranno come un refrainsfilacciato da qui alle prossime elezioni presidenziali.

Alessandro Leogrande è vicedirettore del mensile Lo straniero. Collabora con quotidiani e riviste e conduce trasmissioni per Radiotre. Per L’ancora del Mediterraneo ha pubblicato: Un mare nascosto (2000), Le male vite. Storie di contrabbando e di multinazionali (2003; ripubblicato da Fandango nel 2010), Nel paese dei viceré. L’Italia tra pace e guerra (2006). Nel 2008 esce per Strade Blu Mondadori Uomini e caporali. Viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud (Premio Napoli-Libro dell’anno, Premio Sandro Onofri, Premio Omegna, Premio Biblioteche di Roma). Il suo ultimo libro è Il naufragio. Morte nel Mediterraneo (Feltrinelli), con cui ha vinto il Premio Ryszard Kapuściński e il Premio Paolo Volponi. Per minimum fax ha curato l’antologia di racconti sul calcio Ogni maledetta domenica (2010).
Commenti
2 Commenti a “Le elezioni regionali in Francia e la profezia di Houellebecq”
  1. Dinamo scrive:

    “[…] Tanto da far emergere l’idea che la parte più significativa del libro non sia la seconda ma la prima, quella in cui descrive il successo di Marine Le Pen al primo turno delle presidenziali, in un ipotetico 2022”.

    Mi risuona assai curioso che per qualcuno la parte più significativa di un’opera letteraria sia quella dove si improvvisano i risultati di (non troppo difficili) sondaggi politici.
    Sottomissione, aggiungo, non è un romanzo – a meno che non vogliamo ammettere che è un brutto romanzo – ma è principalmente un libello contro il mondo accademico francese ed è per questo che la seconda parte ha una rilevanza maggiore della prima, in relazione alla trasformazione camaleontica, caciarona e opportunistica della classe intellettuale e universitaria parigina dopo la vittoria del partito islamico.

    Ps: Il motivo per cui Houellebecq parla di Le Pen nel suo libro non è perché gliene freghi davvero qualcosa del Front national o di quello che farà Hollande: lo fa perché se non usasse quei nomi e quelle facce, venderebbe la metà o anche meno il suo trascurabile pamphlet anti-accademico. Insomma la domanda è un’altra: perché v’accanite tanto a fare pubblicità all’Houellebecq mediatico-commestibile quando siete uno dei massimi siti italiani di letteratura e critica letteraria?

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