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Le feste di compleanno dei nostri figli nel secondo decennio degli anni duemila

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di Maurizio Cotrona

Ho tre figli piccoli (di 2, 4 e 6 anni) e, dal 2013, mi tocca partecipare alle feste di compleanno a cui sono invitati, ad un ritmo di circa 3 al mese (meno spesso in estate).  Sono stato testimone di una settantina di feste, accumulando esperienza per scrivere con una certa cognizione di causa di questo momento essenziale di socializzazione di nostri bambini. Non solo, ho vissuto le feste di Roma e di Taranto, e posso persino avventurarmi in una differenziazione geografica.

Primo dato atteso: non si festeggia più in casa. Solo 1 dei 70 compleanni (arrotondo per comodità) è stato ospitato nell’abitazione del festeggiato. Esiste ormai un’industria diffusa sul territorio, fatta di strutture che tirano avanti anche organizzando feste: palestre, asili, ludoteche, parchi-gioco, gomma park. Il termine “industria” mi sembra il più appropriato, perché la straordinaria omogeneità di svolgimento che ho potuto verificare sembra proprio quella di un processo industriale estremamente rodato.

Ecco, suddiviso in sette fasi,  lo sviluppo tipo di sessantanove delle settanta feste a cui ho partecipato (escludiamo quella casalinga).

1. Accoglienza

Due o tre animatrici (la presenza di personale di sesso maschile si è verificata un paio di volte a Roma, mai a Taranto) accolgono i bambini. Cercano di simpatizzare con loro e di coinvolgere anche i più timidi, memorizzano con straordinaria facilità i nomi di tutti. Obbiettivo principale di questa fase sembra quello di levare i piccoli dalle scatole dei genitori.

2. Giochi di gruppo

Via al divertimento obbligatorio. L’assortimento dei giochi possibili è straordinariamente scarso e qui probabilmente difetto di una terminologia precisa per poter chiamare le cose con il loro nome. Si va dal gioco del grande telo circolare che simula il mare, a quello in cui si sistemano dei cerchi a terra e i bambini devono entrarci quando termina la musica, ad un gioco che consiste nel raccogliere il più in fretta possibile oggetti sparsi per la sala. A Roma capita che i bambini vengano stimolati ad un maggiore agonismo con la promessa di un premio (anche se, alla fine, il premio viene dato a tutti).

3. Intrattenimento speciale

A scelta tra: teatrino delle marionette, giochi di prestigio, apparizione di pupazzoni dei personaggi preferiti del festeggiato, bolle di sapone, truccabimbi. Le strutture più attrezzate garantiscono una mezz’ora di capitomboli su gonfiabili, tappeti elastici, scivoli, eccetera.

4. Ballo

Bimbi, scatenatevi! È più facile sentire il tormentone del momento (dal Gangnam Style a Ravazzi) che non canzoni per bambini. Spesso le uniche a scatenarsi sono le animatrici. La fase 4 può essere anticipata o rinviata per riempire buchi nell’organizzazione dell’animazione.

5. Taglio della torta, tanti auguri a te e foto

In tutte e sessantanove le feste, tutte, dagli altoparlanti è risuonata la stessa versione di “tanti auguri a te”. Quella cantata da una voce maschile insulsa che lascia un vuoto quando va pronunciato il nome del festeggiato. La prima strofa più lenta, la seconda con un ritmo caraibico. Questa, insomma, solo e soltanto questa. Non so se sia l’unica libera da copyright.

6. Si aprono i regali

È il fatidico momento in cui il festeggiato viene messo sul trono (o, comunque, al centro dell’attenzione) e scarta i regali circondato dagli invitati sbavanti che urlano in coro “scar-ta la car-ta!scar-ta la car-ta!”. In un’occasione, a Taranto, ho visto un’animatrice, con malcelato orgoglio, rivoluzionare il rito e invitare i bambini ad urlare “a-pri il rega-lo! A-pri il rega-lo!”

7. Regali per tutti

I bambini sono rosi dall’invidia e stremati dalla fase 6, ma stiamo tranquilli. Nostro figlio non tornerà a casa a mani vuote. Nel peggiore dei casi otterrà una scultura a scelta fatta con i palloncini, quasi sempre una spada. Spesso si assicurerà anche un leccalecca o uno spiedino di caramelle gommose.

Un ultimo bacio al festeggiato, un ringraziamento ai suoi genitori, e ognuno a casa propria. Nel momento dei saluti i bambini sperimentano un momento di fugace libertà in cui possono fare quello che gli pare e l’ebbrezza è tale che bisogna alzare un po’ la voce per convincerli a seguirti verso la macchina.

Ho saltato la parte riguardante le vettovaglie, perché qui risiede l’unica differenza sostanziale tra le feste romane e quelle tarantine. A Roma, quando arrivi, trovi tavole già imbandite con il classico buffet da compleanno: patatine, popcorn, panini, cornetti salati, tramezzini, crocchette, crostate, ciambelle, succhi di frutta, Coca Cola, aranciata. Quando gli pare, i bambini si avvicinano al tavolo e si ingozzano.

Taranto sembra, invece, aver sviluppato una maggiore coscienza alimentare. Non c’è alcuna tavola imbandita, non ci sono bevande zuccherate. Tra la fase 4 e la fase 5 i bambini vengono invitati a sedersi a dei tavolini preventivamente apparecchiati, dove verranno servite orecchiette, oppure pizza, panzerotti e panini. Si beve solo acqua.

Ecco, sessantanove volte cosi, esattamente cosi. A Roma e a Taranto, tanto da rimanere stupefatti di fronte all’intelligenza collettiva che governa le feste di compleanno in migliaia di posti diversi, anche a centinaia di chilometri di distanza. Vengono in mente le storie sui topi che, misteriosamente avvertiti, si astengono dal mangiare sostanze tossiche che hanno sterminato loro simili dall’altra parte del mondo.

Resterebbe qualcosa da dire sulla settantesima festa, quella casalinga, simile a quelle che ho vissuto io da bambino. Gli adulti in una stanza, i bambini soli in un’altra, liberi di litigare, di menarsi e magari di inventarsi qualcosa. Quelli più fragili possono passare dei brutti momenti, ma forse gli servirà.

L’apertura dei regali avviene alla spicciolata, è un momento privato fra l’ospite e il singolo invitato. Alla fine ci si ritrova tutti assieme per tagliare la torta e cantare “tanti auguri a te”senza base (ognuno segue il ritmo che gli pare). Per finire i saluti e un pensiero al mazzo che si dovranno fare i genitori del festeggiato per ripulire tutto. Le feste dei miei bambini le organizzerò in una ludoteca, però con un’animazione speciale che conosco solo io.

Commenti
9 Commenti a “Le feste di compleanno dei nostri figli nel secondo decennio degli anni duemila”
  1. Annus Fictus scrive:

    Eccellente!!!

  2. Mi stanno arrivando messaggi che aggiornano il tema con esperienze da altre città.
    “A Milano, quando sono piccoli, la minestra è quella che racconti tu. Poi, col passare del tempo, scatta una gara alla differenziazione competitiva: tu li hai invitati in piscina? Allora io li porto al luna park. Ma poi arriva un altro e li porta al cinema 4D. E così via, ponendo le premesse per il Blue Whale o (peggio) per brillanti carriere nel terziario avanzato.” Giuliano
    “Trento una via di mezzo: sono stato anche – con somma frustrazione – a feste come quelle che descrivi, ma tendenzialmente sono piuttosto la versione della festa casalinga in luogo pubblico. In genere sale parrocchiali, parchi (noi per primi: di solito in montagna dentro/fuori dal rifugio nonostante i compleanni siano in dicembre… così partecipano e riesistono solo i più stoici), ludoteche ma senza o con scarsa animazione….” Emiliano

  3. Giuliano scrive:

    Mi è venuto in mente il bellissimo incipit di “Un uomo innamorato”, il secondo volume del mega-romanzo di Karl Ove Knausgard “La mia battaglia”, in cui l’autore descrive la festa di compleanno di un compagno di classe delle sue figlie (a dire il vero non è proprio un incipit; la descrizione della festa inizia a p. 35 e prosegue per una cinquantina di pagine). Lo consiglio a tutti.
    Perché, Maurizio, non scrive una seconda puntata dell’articolo dedicata ai genitori? Come passano il tempo i genitori? Io non ho figli, ma quando i miei amici papà mi raccontano come trascorrono queste feste di compleanno rimango molto affascinato. Per esempio, poco tempo fa un caro amico si lamentava dell’assenza di alcol, la considerava una cattiveria gratuita.

  4. Il mio periodo delle feste di compleanno si colloca tra gli anni ’80 e ’90 del Novecento. Secolo scorso! Le feste si svolgevano in casa, con eserciti di bambini in corsa da una stanza all’altra o su e giù per le scale o ancora, per i più fortunati, dentro e fuori il giardino. A volte i genitori organizzavano giochi (molto gettonate le sedie musicali; in giardino andava forte rubabandiera). Buffet libero, regali aperti via via che gli ospiti arrivavano, torta a fine serata, Tanti auguri cantata senza base. I genitori restavano se i bimbi erano molto piccoli e chiacchieravano tra di loro in salotto. Se i bambini avevano più di 10/11 anni i genitori li lasciavano senza scrupoli. Ovviamente, chi aveva organizzato la festa si era fatto il mazzo prima e se lo sarebbe fatto dopo.

  5. Ci proverò, Giuliano. Una amico mi ha chiesto, ad esempio, come sono vestite le mamme dei bambini.

  6. Gabriele scrive:

    Molto interessante, anche nei commenti, che pare non aspettino altro che esclamare “e infatti!” oppure “per me no, però”; mi aggrego anche io, con un’esperienza credo interessante: ho una figlia di dieci anni nata in Italia e cresciuta tra Italia e Germania, in luoghi diversi. A Venezia (e qui concordo col lettore di Trento) dominano i patronati parrocchiali, e poco le temute – anche dai bambini – animatrici, mentre a Roma non può che essere come descrive lo sfortunato autore. In Germania invece è molto diverso: inviti di solito selezionati, quasi sempre a casa, con i genitori che si sobbarcano non solo l’organizzazione ma anche i giochi, come da noi negli anni 80-90, come dice la lettrice; il che tra l’altro solleva i genitori degli altri bambini dal partecipare (benché a Venezia spesso mi sia capitato di brindare col prosecco – ma si sa, siamo nel magnifico Nord-Est, dove anche mi è capitato di vedere mamme in ghingheri per l’occasione).
    Quale sia il modello giusto – o meglio, quello a minore impatto ambientale -non lo so, certo è impressionante l’omologazione (forse i genitori dei festeggiati si conoscono e si scambiano gli indirizzi delle organizzazioni? Forse esiste una Spectre delle feste di compleanno?).
    Grazie

  7. Ancora aggiornamenti dai territori:

    “Tendenzialmente anche a Fermo è come dici tu, ma ci sono alcune piacevoli eccezioni qualche festa al parchetto qualche festa nel cortile ben attrezzato o al mare in uno chalet che qui non sono bunker inaccessibili ma luoghi dove paghi solo ciò che consumi. P.S. si fotta il truccabimbi.” Fabio.

    “Per il momento ho partecipato a poche feste dell’hinterland milanese e sono state organizzate al parco.(ad esempio quello di Gorgonzola) dove mettono a disposizione una zona del parco dove si può allestire il buffet e poi i bimbi sono liberi di scorrazzare e muoversi bel parco, giocare con le attrezzature presenti o portare propri giochi come quelli d’ acqua… Oppure in piscina o in sale di centri estivi o fattorie didattiche… Credo dipenda anche dal giro che si frequenta o dalla zona…magari a Milano città è diverso…” Valeria

    “Anche qui a Bologna primavera estate il parco va alla grande anche perché ce ne sono tanti e belli, menù semplici patatine pizzette torta salata , in inverno la festa a casa con pochi bimbi e raramente ludoteche e co” un’altra Valeria

    “Io ho due figli (4 e 2 anni) e finora le feste le abbiamo fatte sempre in casa. L’unico malus – come dici tu – è il dover ripulire tutto alla fine, ma onestamente stiamo parlando di due giorni all’anno, non mi sembra un dramma. Per il resto: maggiore libertà per i bambini, maggiori possibilità per gli adulti di farsi quattro chiacchiere in un ambiente più “normale” e – probabilmente – minori costi.” Federico

  8. barbara scrive:

    Secondo me uno dei motivi per cui non si festeggia più a casa è la presenza – socialmente obbligata, altrimenti sei un cattivo genitore – degli adulti e l’impossibilità – concessa a chi è nato a metà degli anni Sessanta- Settanta – di “rubare” l’intervallo scolastico per condividere una torta di compleanno. Così le festicciole per i piccoli erano solo per gli amici stretti dei piccoli stessi mentre a scuola si festeggiava con tutti. Oggi se inviti 30 bambini ti devi incollare anche 30 genitori (padri o madri). Sono 6o persone da sfamare, coccolare e collocare in case piccole.
    Nei centri medio piccoli va meglio. I bambini possono ancora portare la torta a scuola, i genitori non presenziano -lasciano il pargolo e tornano a riprenderselo – e il numero degli invitati difficilmente supera i dieci amichetti.
    I mei amici che sono riamasti a Roma hanno l’incubo dei compleanni – sia dei loro figli sia degli amici dei figli. Un’agenda invasa dagli impegni sociali dei bambini. E no, non è permesso lasciarli soli i piccoli. Rassegnatevi, avete creato un mondo mostruoso. Il genitore che evade è riprovevole, menefreghista e rischia anche la denuncia per abbandono di minore.

  9. Roberta scrive:

    Stesso posto stessa storia,Ragusa,città piccola che va avanti a forza di competizione e apparenza…quindi feste organizzate in ludoteche, programma robotico x bimbi esauriti,vietato annoiarsi,vietato sperimentare,genitori che spettegolano degli altri genitori..bah poveri bimbi!poi se un bimbo con una spiccata personalità non ama il posto caotico e infernale rischia di essere additato e giudicato come diverso!
    Piccola riflessione:noi adulti scegliamo gli amici e festeggiamo con chi ci va,ma perché insegniamo e costringiamo i bimbi a socializzare con chiunque e a invitare 25 bambini(bulletti compresi)
    la libertà di scegliere con chi giocare è FONDAMENTALE!
    Noi festicciola in casa con pochi invitati!

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