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Le parole si difendono e si combattono a parole, non con i processi

Ho sempre trovato odioso il modo in cui Erri De Luca scrive. Enfatico, ricattatorio, autocelebratico, dannunziano, kitsch. Ho trovato le sue posizioni sulla sua militanza in Lotta Continua narcisistiche e irrispettose per i compagni di allora e per il movimento in generale, oltre che politicamente ingenue, vigliacche, sbagliate.
Qualche anno fa sullo Straniero uscì un pezzo di Vittorio Giacopini durissimo intitolato La politica come estetica e come ginnastica.
Giacopini faceva una disamina senza appello dei suoi testi, citando una serie di espressioni che reso il suo stile così celebrato, i suoi libri così popolari, e che per me al contrario l’hanno screditato come scrittore senza possibilità di appello.

Tipo? Citando a caso dai suoi libri e dai suoi articoli:
“Generazione insorta”,
“La comunità divisa e militante, contagiosa”,
“Recinto degli insorti”, la politica come “atletica leggera degli scontri”
la politica come “vento in faccia”,
“E così avanza il giorno per creste, discese, risalite, passaggi in traversata… Oggi è turno di vita… oggi noi siamo cavalieri senza sella di noi stessi”,
“Le prime volte sperimenti il vento che fanno i corpi in corsa… è vento in faccia, corpi di ragazzi e ragazze schizzano via… dietro arrivano le truppe in divisa….”,
“Ho la faccia stropicciata da parecchie rughe, intorno agli occhi, sulla fronte. È un disegno sommario comune a molti operai…”,
“Il servizio d’ordine di Lotta Continua fu a nostra iscrizione al Novecento… si era al mondo per terminare un’opera, sigillare un secolo visionario e antibiotico. Siamo stati gli ultimi iscritti a un tempo grandioso e sgangherato”,
“Parliamo tra noi con un residuo di comunismo nella voce che sta forse nel modo di versare il vino al vicino e sembra in bocca a noi una lingua persa, come lo yiddish, lingua bruciata dalla gente bruciata….”
“Avevo 18 anni nel 1968 e quello non era il ballo dei debuttanti, ma la tarantella degli scasati, di quelli che erano usciti di casa”,
“Ficcavo le dita nel cavo delle ascelle, poi portavo al naso, ecco veniva l’odore abbrustolito dei lacrimogeni, il frastuono di gridi in una mischia, colpi, qualcuno a terra, sono io, le guardie addosso… rituffo le dita nelle ascelle, ecco l’odore dei lubrificanti bianchi… di fabbrica…”,
“Noi abbiamo trascinato la storia come Orfeo ha fatto con Euridice… Euridice è il nome… di chi cerca e trova dike, giustizia. Siamo stati un movimento agitato da ragioni di giustizia più che da scopi finali di potere”,
“Le generazioni tornano… Questa di adesso, come la tua… è contemporanea di se stessa, estemporanea al resto… Tu la segui, vai dietro alle sue mosse e alle licenze che le autorità si prendono contro di lei. Tu con le tue passate notizie di piazze arrostite affumicate…”
Etc…

Ma è proprio per questo, perché di De Luca penso che sia un intellettuale disonesto e uno scrittore furbo e mediocre, che ritengo assurda, spregevole, ributtante la richiesta della procura di Torino di condannarlo a otto mesi di reclusione per istigazione a delinquere perché ha invitato a sabotare i lavori della Tav – sabotaggio che invece io ritengo legittimo.

Ecco qui: si può essere d’accordo con De Luca sulla battaglia contro la Tav, si può essere allucinati per la richiesta di condanna e carcerazione, e si può pensare che scriva davvero male.
Le parole che non ci piacciono si difendono e si combattono con altre parole, non con i processi.

Tutta la solidarietà a Erri De Luca.

Commenti
43 Commenti a “Le parole si difendono e si combattono a parole, non con i processi”
  1. SoloUnaTraccia scrive:

    Jeeeeeesus Christ…!

    Si possono anche lasciare le ultime 4 righe senza sottoporre il lettore all’indecoroso strazio di quelle precedenti, rendendo un ottimo servizio alla letteratura e all’ambiente (ogni bit costa, pure se gli scribacchini fingono di no).
    Sintesi.

  2. Mauro scrive:

    Da che mondo è mondo le battaglie legittime ma illegali si pagano con il carcere, perché vogliamo togliere a De Luca e al suo narcisismo rivoluzionario la gloria di finire in catene per una nobile causa? E poi in otto mesi sarebbe capace di imparare l’arabo e di tradurre il Corano nel dialetto della val di Susa, come pare abbia già fatto per l’Antico Testamento…sarebbe un altro classico per Feltrinelli, dopo l’Iliade di Baricco e Il grande boh di Jovanotti

  3. andrea scrive:

    “ Sabato 15 dicembre 2007 – Poi mi ricordo che ieri sera ho sentito Erri De Luca che diceva che non è vero che nella Bibbia c’è scritto: « Partorirai con dolore », ma « con sforzo » e ho pensato che, comunque, c’è chi non vuole fare nemmeno quello. “

  4. Francesco L. scrive:

    Sinceramente neanch’io sopporto l’agiografia laica dei risvolti di copertina dei libri di De Luca, ma perché sulla sua presunta cattiva coscienza (“narcisista”, “irrispettoso”, “politicamente ingenuo” etc. etc.) non si lasciano pronunciarsi gli unici titolati a farlo, ovvero i compagni di strada dei movimenti? E – mi perdoni Raimo la stoccata – ci sarà un motivo per cui De Luca in questo momento è sotto processo mentre le stesse parole pronunciate da Raimo non se le impipa nessuno!

    P.S.: Quanto alla scrittura di De Luca, al posto delle parole belluine di Giacopini (“piccolo scrivano di Lotta Continua”, scrive costui), largamente saccheggiate nell’articolo, consiglio a Raimo e ai lettori un bel contributo di Massimo Onofri sulla “retorica del sublime basso”, in un libretto di qualche anno fa, “Sul banco dei cattivi” (Donzelli). Conclusioni simili, ma tutt’altro stile. E lo stile, cari miei, conta.

  5. RobySan scrive:

    “Ma è proprio per questo, perché di De Luca penso che sia un intellettuale disonesto e uno scrittore furbo e mediocre, che ritengo assurda, spregevole, ributtante la richiesta della procura di Torino di condannarlo a otto mesi…”

    Cioè: se Raimo ritenesse De Luca intellettuale onesto e scrittore di rango, la richiesta della procura gli apparirebbe più gradevole?

    *******
    Al processo:

    PM Rinaudo: “c’è una responsabilità diretta tra chi parla e la parola che pronuncia…”

    Avv. Vitale, difensore: “Dire che la linea Tav va sabotata rientra, come spiega il mio cliente nel libro ‘La parola contraria’, nel diritto di malaugurio.”

    Un confronto tra giganti della Filosofia del Diritto!

  6. Piera scrive:

    Questo articolo è presuntuoso e spocchioso, arrogante e antipatico.
    Caro Raimo, è un sunto del livore per il successo commerciale di un romanziere di tutto rispetto nei confronti del quale lei si pone come dio (ma io non credo in dio) alle porte del paradiso, senza alcuna discussione ma un elenco di giudizi sommari nei confronti del lavoro di un collega, e non nei confronti di un problema di condanna alla libertà di pensiero. Oltretutto un collega che ha il coraggio di schierarsi in posizione scomode, motivo per il quale meriterebbe ancora più rispetto.
    Sono molto felice di avere avuto impedimenti per frequentare il suo workshop a Ferrara, perché se queste sono le sue modalità di critica credo che mi faccia meglio stare a casa a leggere!

  7. Elvira scrive:

    Buongiorno.
    A me Raimo, invece, sta simpatico e forse per questo potrei risultare di parte, però comprendo la sua manifestazione di antipatia nei confronti di Erri De Luca, proprio per avvalorare la difesa delle sue parole.
    Però la sua antiDe Luca nell’introduzione, ha distolto l’attenzione da ciò che era il punto nodale dell’articolo, ovvero che le parole vanno comunque difese oppure combattute a parole e che una opinione non può essere perseguita dai processi.
    Caro Christian, a volte il nostro accalorarci sconvolge il significato di un ragionamento e ci rivolge contro l’opinione di coloro che pure la pensano come noi, ma penso che neanche questo, almeno per te, è il nodo dell’articolo.

    grazie

  8. Kelledda scrive:

    Accidenti.
    Leggo e non commento mai.
    Però, accidenti.
    Un pezzo in cui il 10% di solidarietà civica è relegato talmente in basso da far sospettare che sia un pretesto per tirare merda su De Luca nel 90% restante.
    Un pezzo in cui per puntellare le critiche si cita, giuro, Vittorio Giacopini.
    Giacopini.
    Uno che usa l’account twitter del servizio pubblico di Radio3 per ritwittare il suo account privato e quelli che retwittano i suoi tweet privati.
    Uno che usa il microfono di Radio3 per dare addosso ad altri autori fingendo di riportare la vox populi e invece cita i suoi tweet.
    Per criticare un uomo chiamato a processo per difendere le sue parole di lotta tu citi uno a cui manca anche l’elementare pudore che ti fa vergognare di essere visto al semaforo mentre ti metti le dita nel naso?
    Uno così per giudicare De Luca?
    Christian, questo pezzo non è da te.

  9. Fran scrive:

    Il solito momento di masturbazione di Raimo.
    Che personaggio rivoltante.
    Ad averne di De Luca, invece.

  10. FdB scrive:

    E certo, per “valutare” la scrittura di De Luca si possono decontestualizzare stralci ed espressioni prese a caso dai suoi libri, tanto da scriverci il solito post acrimonioso travestito da espressione di solidarietà pelosa.
    Quando però si fa la stessa operazione contro uno della “cricca” romana tutta la claque a strapparsi i capelli.
    Avanti così.

  11. Eramn scrive:

    Attendiamo che gli intellettuali di Repubblica, tra un festival e l’altro, battabo un colpo. O , chessò, Scalfari che sta già divulgando la sua ennesima auto auto biografia,

  12. Ammetto di essere confuso e colgo l’occasione per cercare di chiarirmi le idee.

    Da una parte, a pelle, anche a me non piace che qualcuno rischi il carcere per le sue parole.

    Però dall’altra mi domando: come la mettiamo con l’istigazione a delinquere?

    Finchè esiste il reato, non c’è da stupirsi che De Luca rischi di essere condannato.

    Sono confuso quindi sulla bontà dell’esistenza di questo reato, ancora una volta mi divido in due parti: la prima dice che è una legge sbagliata e quindi che bisogna attivarsi per creare un movimento d’opinione che spinga alla sua abolizione; dall’altra, non sono così certo che non vi possano essere dei casi in cui l’istigazione debba essere perseguita, anche se capisco che si rischia di cadere nella discrezionalità assoluta.

    Ripeto, sono confuso.

  13. PGA scrive:

    Non si capisce perché l’aggettivo “dannunziano” risulterebbe squalificante per le forme – anche le più urticanti, come quelle su citate, che poi del Vate non hanno proprio nulla – della scrittura narrativa.
    De Luca è un pennaiolo, ma Raimo, per la sua prosa e la sua posa (che poi tendono sempre a coincidere), meriterebbe un castigo esemplare: un pellegrinaggio al Vittoriale.
    Persino Sasha Grey ne capisce di più di letteratura.

  14. Vulfran scrive:

    De Luca nei suoi libri ha inteso restituire l’esaltazione di quelli che percorsero determinati sentieri, un’esaltazione eccitata da uno Zeitgeist che un certo sostrato “fiumano” lo conteneva. Il tono «autocelebrativo, dannunziano, kitsch» fa parte della narrazione, che è ciò che resterá di De Luca quando polvere sarà alla polvere.
    Anyway, capisco benissimo che la scrittura di De Luca possa non piacere, ma non capisco cosa c’entri basare un articolo per la difesa della libertà di espressione di uno scrittore sul fatto che non ci piace né come scrittore né come essere umano.

  15. RobySan scrive:

    Non c’entra niente, Vulfran. È un artificio retorico mal pensato e peggio realizzato. Ah, la fretta (Raimo sta girando per mercatini alla ricerca d’un mazzapicchio da darsi sulle palle).

  16. andrea scrive:

    “ Venerdì 28 novembre 2003 – « Dannunziano »: è cominciato tutto così, con questa specie di insulto. “.

  17. Roberto scrive:

    Per me Deluca è un poeta che parla di vita vera e vissuta.
    Al contrario mi moltissimi altri scrittori o presunti tali. Uno dei pochi che ha sempre pagato sulla propria pelle.

  18. Nadja scrive:

    E’ possibile che questo post sia dettato dall’invidia per il notevole venduto di Erri De Luca. E’ tuttavia vero che i libri Erri De Luca sono disgustosi e la sua militanza ipocrita, il che rende difficile schierarsi dalla sua parte anche quando patisce una ovvia ingiustizia.

  19. Lalo Cura scrive:

    autocelebratico

    “da lì in poi non più leggemmo avante”
    Alì Ghieri

    (solidarietà totale a erri de luca: i distinguo, quale ne sia l’origine e il genere, servono solo a rafforzare la censura, lo strumento d’ordine e di controllo di tutti i regimi)

    lc

  20. LM scrive:

    Mi domando se lo spreco di intelligenza (di Raimo, naturalmente, dato che De Luca non è qualificabile in questo senso, sono cioè d’accordo con il giudizio etico ed estetico espresso, anche se si potevano dire le stesse cose con il minimo sindacale di sprezzo e senza la solita spocchia) vada punito, oppure combattuto con altrettanto spreco di intelligenza.

  21. Vladimir scrive:

    Signor Raimo, mi dica se sbaglio: lei ha condannato pubblicamente De Luca per quello che scrive per sostenere la tesi che nessuna giustizia deve condannare una persona per quello che scrive?

  22. Pier Giorgio Misurati scrive:

    Fino a quando Raimo non scriverà di gente come Aldo Busi e Massimiliano Parente le stesse cose che ha scritto di De Luca, il vero disonesto intellettuale sarà lui. Qui ci sono da processare almeno trent’anni di cattiva editoria e di inutile pseudoletteratura.

  23. patello scrive:

    Poi a seguire un articolo, che in molti aspettiamo, sul perché invece la TAV sia giusto combatterla non solo a parole e con gli altri mezzi della partecipazione democratica, ma anche coi sabotaggi. Allo stato presente dell’analisi, che questo articolo ratifica ulteriormente, persiste lo straordinario risultato normativo per il quale lo Stato dovrebbe difendersi solo a parole ma a chi protesta non si applica disciplina alcuna. Le radici dell’autoreferenzialità della sinistra, che nei decenni decanta nella mistica dei De Luca ma che rinasce quotidianamente dalle analisi asservite alle esigenze degli impulsi movimentisti, sono anche queste.

    Spero che si capisca il punto: non escludo che buone giustificazioni per tali gesti possano essere addotte. Mi dà molto fastidio che ci si attribuisca a prescindere il diritto di ignorare la questione in nome di un realismo politico che viene però immediatamente sospeso nella pretesa di un trattamento di riguardo da parte dello Stato. O si abolisce il “dovrebbe” dal proprio lessico politico in toto, e buona fortuna a chi ci prova, oppure lo si usa in modo razionale. Se per caso oggi ci fosse un referendum sulla legittimità a sabotare i cantieri della TAV sono sicuro che De Luca e Raimo avrebbero ben altri problemi di cui discutere. La loro posizione, e le beghe interne ad essa, può apparire meno irrilevante e più rappresentativa di quanto sia solo perché sono più visibili di quelle della stragrande maggioranza dei cittadini. A meno di non voler trarre legittimità politica da questo fatto, bisogna argomentare come si farebbe in un’ipotetica campagna referendaria. Al di là della disgustosa mistica ribellista di De Luca, il punto è anche quello – ed è sicuramente il più importante. L’idiozia non salva De Luca, la maturità è legittimo presumerla anche se mancante. Solo delle giustificazioni razionali lo possono fare ed in questo articolo non ve n’è l’ombra.

  24. Dinamo scrive:

    Caro Raimo, pure secondo me Erri De Luca va criticato per come scrive e ragiona (ho detto criticato no processato), ma a differenza tua non credo sia propriamente legittimo dire che delle linee ferroviarie debbano essere sabotate né separare troppo i due piani: in altre parole, sono del parere che se De Luca fosse stato uno scrittore migliore di quello che è non avrebbe detto una cosa del genere (né l’avrebbe lasciata intendere).

    Un’ultima cosa, Raimo: forse sarò esagerato io, ma uno scrittore bravo come te mi sa che non se lo può tanto permettere di scrivere “kitsch”, a maggior ragione se riferito a Erri De Luca. Un po’ troppo facile, non ti pare?

  25. patello scrive:

    mi scuso per i vari refusi

  26. Sandro scrive:

    Leggo raramente i romanzi degli scrittori italiani, passano anni che non ne leggo neanche uno. Mi piaceva molto Giulio Mozzi, all’epoca, uno dei pochi. Di Erri De Luca lessi quello che credo sia stato il suo primo romanzo, di cui non ricordo qui il titolo, dovrei andare a vedere ma non so neanche dove sia finito, ci metterei un sacco di tempo a trovarlo, sempre che ci sia ancora. Mi piacque, abbastanza. Ne lessi un secondo che mi sembrò uguale al primo e forse, nonostante la sua brevità, non lo terminai. C’era in effetti qualcosa di pedagogico e di finto che mi irritava. Sì, storie irritanti, di vite modeste dai toni un po’ folk e vagamente populisti. Però da qui a trattarlo come un pezzente, un infame, della letteratura italiana, come fa Raimo, no, non mi piace. Non so, io non posso dire niente perché sostanzialmente non conosco gli scrittori italiani di oggi. Vorrei chiedere a Raimo chi di questi, secondo lui, merita di essere letto. Lo ringrazierei e di certo andrei a comprare un suo romanzo.

  27. Carlo scrive:

    De Luca, a differenza dell’intellettuale cool Raimo e di qualche estremista da tastiera e da aperitivo, che qui condivide i suoi insulti, è uno che si è spaccato il culo in fabbrica, sulle impalcature ed in tanti altri modi…solo per questo a me, figlio di operaio , ed anch’io operaio per pagarmi gli studi, sarà sempre simpatico.
    Trovo odioso comunque , che per difendere De Luca dal processo, lo si mitragli di merda. Raramente ho letto una vigliaccata così enorme.

  28. Pier Giorgio Misurati scrive:

    Perfettamente d’accordo con Carlo e Sandro. Raimo dovrebbe riempire di merda pseudoscrittorucci come Aldo Busi e Massimiliano Parente, che – loro sì! – hanno abbassato ai minimi livelli storici la qualità della narrativa italiana. Troppo facile prendersela con De Luca. Ma forse il “coraggioso” Raimo teme delle ritorsioni….

  29. andrea scrive:

    “ Giovedì 27 giugno 2013 – Poi c’è Erri De Luca. Di cui non so niente, se non che somiglia parecchio a Eduardo. E direi anche che se ne approfitta. “.

  30. nicla scrive:

    Raimo sempre fuori luogo. Si parla di TAV e giustizia e lui attacca De Luca come scrittore. Premesso che non dirò se quest’ultimo mi piace o non mi piace, ritengo che se Raimo avesse voluto pubblicamente dichiarare la sua opinione rispetto a De Luca avrebbe dovuto farlo in altro modo e in un altro momento. Che peccato, non è solo la massa ad avere le idee abbastanza confuse, ma anche questi “pseudo intellettuali” che dovrebbero aiutare a choiarirle le idee. In una bellissima intervista Doris Lessing alla domanda cosa è importante leggere rispose semplicemente che non è indispensabile leggere Dostoevskij anche se si finisce per non capirlo, ma è indispensabile “leggere”. Credo che le parole di un premio Nobel alla Letteratura valga più delle parole inopportune e offensive di Raimo.

  31. Loredana Viganò scrive:

    Christian Raimo, ovvero “Il coraggio del coniglio”. Facile prendersela con il galantuomo De Luca, caro Christian. Proprio in questi giorni Massimiliano Parente ti ha ridotto a brandellini sulle pagine del “Giornale”. Tu cosa gli rispondi? O hai paura di essere massacrato di nuovo? Aspettiamo una tua reazione.

  32. andrea scrive:

    “ Martedì 10 dicembre 1996 – Gli scrittori? Litigano. “

  33. S.G.F. scrive:

    Probabilmente, proprio per questo modo di utilizzarla, come mi sembra abbia fatto Christian Raimo con il presente testo, la retorica è stata svalutata o guardata con gran sospetto – giustamente, a mio parere, se riferita a tali usi – e ha assunto la connotazione esclusivamente negativa che ha oggi.

  34. paolab scrive:

    verrebbe da dire, come di maramaldo, “Vile, tu uccidi un uomo morto”. cioè, c’è un tempo per ogni cosa, anche per la legittima critica etica ed estetica alla scrittura di uno scrittore. si vede che il signor raimo (con cui pure spesso mi trovo tanto in accordo) da piccolo non giocava a indiani e cow boy e non ha imparato l’etichetta di cui sopra. non si spara né ai feriti né alla schiena.

  35. gino73 scrive:

    Articolo prolisso è inutile. In due parole dice solo questo: a me sto De Luca non piace però stavolta c’ha ragione.
    Il fatto che De Luca piaccia o no è irrilevante. Che sia un pessimo scrittore anche. Comunque è un personaggio pubblico, dotato di un suo seguito. Quello che dice, a differenza del tuo blog che non se lo fila nessuno, viene letto e recepito dalla gente. Approfittare dunque della notorietà per mandare messaggi che dicono “sabotare è giusto” ha la sua gravità perchè appunto influenza le persone. Giusto quindi che venga processato se dice cose che infrangono la legge o istiga a commettere dei reati.
    Per chi non lo sapesse, De Luca ha scritto anche la prefazione di un libro della Balzerani (ex BR mai pentita). Come al solito anche lì enfatizzava il concetto che il diritto alla parola bisogna darlo a tutti, anche a chi è stata una terrorista accusata di otto omicidi. Giusto, impeccabile. Peccato che però otto persone quel diritto alla parola lo hanno perso. Per sempre.

  36. Riccardo scrive:

    Ma secondo me non l’ha scritto Raimo questo articolo. Mi sembra veramente senza senso. Per dire cosa, poi? Che De Luca scrive male ed è un intellettuale da strapazzo, ma può dire e scrivere quello che vuole? Anche il mio idraulico scrive da cani, e allora? Oppure che Modiano (ultimo nobel, per dirne uno per tutti) può andare in giro esortando ad uccidere i propri vicini? Boh.

    P.S. Ma “autocelebratico” sta per “autocelebrativo”?

  37. Lo Curaro scrive:

    gino73 sei un fascio! s’è capito.

  38. Riccardo Moma scrive:

    Ma sì, Raimo, meglio le stronzate che fai con Morici su questo blog, meglio quelle della scrittura di De Luca. Ma la responsabilità è anche della redazione di m&m: ma davvero siete d’accordo a pubblicare questi articoli? Ma esiste qualche filtro intellettuale che in questi casi può dire “No, Raimo, stavolta hai pisciato fuori dal vaso!”?
    E poi, scrittore mediocre o meno, De Luca si è preso delle responsabilità, tu, Raimo, che dici che la protesta NoTav è legittima, hai avuto il coraggio di esporti?
    Torna in chiesa, un rosario, due Padre Nostro e tutto passa…

  39. Marcello Fois scrive:

    Christian caro, ma come cazzo fai ad aver sicuramente torto anche quando potresti avere ragione? Lo stile conta.

  40. Fulvio scrive:

    Quanto livore.

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