Osiris_Trammell--Gentrification

Morire (o quasi) di gentrizzazione

di Claudio Morici

È vero: noi romani, di generazione in generazione, siamo stati spazzati via dai quartieri centrali della nostra città.
Il motivo principale lo sappiamo tutti: è diventato troppo caro. Nei quartieri del centro ora ci abitano gli stranieri, gli impiegati di qualche grossa azienda, i politici, i ricchi.
Ma chi ci è nato veramente, i romani veri, non ci sono più lì.

Veniamo sbattuti sempre più verso la periferia, di generazione in generazione, spazzati via da una forza cenfrifuga, come da un vento.
I miei bisnonni erano di via Cairoli, vicino Piazza Vittorio. I miei nonni vivevano sull’Appia. I miei genitori all’EUR e io… a Santa Maria delle Mole, provincia di Marino.
Prima dello scatto d’orgoglio, quando mi sono preso un mini appartamento a San Lorenzo, cazzo. Dove abito tuttora. E gli sgancio mezzo stipendio.

È un fenomeno studiato, si chiama gentrizzazione. Ci sono ricerche, indagini, statistiche. Se n’è già parlato anche in letteratura, ma ciò su cui credo non si è riflettuto abbastanza sono gli effetti che la gentrizzazione avrà non solo sul futuro dei nostri figli. Ma sul genere umano. Sì. Sul genere umano.

Perché mio figlio, se io ora sono tornato a vivere a San Lorenzo facendocela pelo pelo, mio figlio perderà inevitabilmente posizioni e si ritroverà sulla Romanina, a due passi dal raccordo.
“Almeno vicino c’è Ikea”, penserà sua moglie. “Potremmo andarci tutti i giorni”.
I miei nipoti, suoi figli, si prenderanno una bella villetta a Velletri, ci arriveranno come spazzati via da questo vento che viene dal centro di Roma che ancora li scapiglia. E loro a guardare questa villetta, tutti contenti, a pensare quanto sarebbe costata a Roma, meno male che siamo qua a Velletri, tutti larghi…
Ma i loro figli, i miei pronipoti, vivranno automaticamente a Perugia, perché nel futuro tutto va più veloce e in tre generazioni Roma non la vedi neanche più con il binocolo.
E i loro figli saranno albanesi, sì, non c’è niente di male, spiagge bellissime, gente socievole e con il prezzo di un box a Testaccio ti compri una palazzina a Tirana.
Tanto è un attimo, perché i loro figli vorranno tutti trasferirsi a Praga, dove la carbonara la fanno senza pancetta ma una birra costa 2 euro ed è pure buona, molto meglio della Peroni che bevevano i loro trisnonni per 5 euro in uno pseudo pub irlandese, dove neanche puoi giocare a freccette e quando esci trovi la multa sulla macchia.
E soprattutto i loro figli, una mattina, così all’improvviso si sveglieranno a Londra.
“Che culo”, penseranno.
C’è stata questa improvvisa virata ad ovest, di questo vento che ti spazza via da Roma, e si ritrovano dove vogliono andare tutti, anche se costa tanto.
“Che culo”, penseranno. “Alla lunga, conviene sempre peggiorare” scriveranno sulle loro bacheche di Facebook o di chissà quale social network tra 200 anni.

Ma faranno appena in tempo a scriverlo che i loro figli andranno a vivere in Scozia.
E i figli dei loro figli eccoli in Islanda, un lungo viaggio pieno di cappotti e sciarpette, dove il vento che è partito da Roma è una gianna freddissima, eccoli in Islanda a concepire e crescere dei figli che poi si ritroveranno obbligati a laurearsi in geologia e partire per una spedizione al Polo Nord. Che praticamente diventa la loro seconda casa, giusto perché non si possono portare appresso tutta la famiglia, al Polo Nord.
Vive tra il Polo nord e Rejkavik, ci sarà scritto nella quarta di copertina, se si mettono a scrivere come me, il loro antenato che ha scritto fino a novantanni, senza farci una lira.
Ma il pianeta Terra dopo il Polo Nord è finito. E da una parte è un grande sollievo.

Se non fosse che questi fenomeni non si arrestano di fronte a niente, e i figli di questo tipo che faceva avanti e indietro andranno a vivere… sulla Luna. Sì. Molto molto lontani da Roma.
Ma a questo punto saranno passate una decina di generazioni, non c’è niente di strano ad andare sulla Luna.
Molti dei nostri avi venivano dalle grotte del deserto dei Sahara migliaia di anni fa. Probabilmente, 60 metri quadrati di grotta nel Sahara hanno iniziato a costare tantissimo e allora… Tutti quei soldi per stare in un buco? Tanto vale…
E questi miei parenti alla lontana sulla Luna concepiranno figli che, certamente, dovranno vivere su altri pianeti, pianeti più periferici. Su Marte, ad esempio, a fare avanti e indietro tutte le mattine Luna-Marte, Luna-Marte, Luna-Marte che è molto peggio di Islanda-Polo nord, datemi retta, capite le conseguenze sul genere umano? Una vita di merda che però c’è a chi piace.
Due mesi di viaggio per lavorare un giorno e altri due mesi di viaggio per tornare a casa. Ogni volta che vai a lavoro ti finisci 12 libri. C’è gente che ha preparato 4 esami, una mattina, prima di arrivare a lavoro.
Ma a questo punto sarà una buona idea quella dei loro figli di andare a vivere su Plutone, che è un po’ provinciale, ma almeno c’è un sacco di verde. Fino a quando non dovrai spostarti anche da lì. E senza neanche che te ne accorgi ti ritrovi fuori dal Sistema Solare.

All’inizio dici, non è così lontano, c’è la Via Lattea. Non è così lontano rispetto all’estensione dell’Universo. E invece no, è un gran culo e basta. E poi non c’è un cazzo fuori dal Sistema Solare.
Dopo le 21 è tutto buio. Va bene se hai bambini piccoli, ma soffri un forte isolamento culturale, fuori dal Sistema Solare.

E mentre stai a lavoro chiudi gli occhi e ti metti a fantasticare. La tua memoria archetipica ti farà vedere Trastevere, via del Corso, Monti, Piazza Vittorio, San Pietro. Penserai che sono luoghi inventati dalla tua fantasia di essere umano represso e frustrato. Immagini bellissime di macchine dappertutto, cartacce per terra, centurioni che ti chiedono i soldi per la foto.
“Pensa il mio cervello che creatività!”, penserai. Poi però ti ricorderai del posto che ti aveva raccontato tuo nonno, che gli aveva raccontato suo nonno, e così via. “Ah ecco, mi pareva che ero creativo”, penserai.
“Meno mano, mica voglio fare la fine del mio antenato che scriveva”, dirai a te stesso con sollievo.
E ti verrà voglia di andare a visitarlo quel posto da cui è venuta la tua famiglia. Di abitarci no, costa un sacco di soldi… Ma così, in vacanza, per vedere da dove vieni, chi sei veramente. Solo che, da dove abiti, ora come ora ci metti 900 anni luce prima di raggiungere Roma.
È un po’ impegnativo. Chi te li dà 900 anni luce di ferie?
E con i bambini? Quando ritorni a casa dopo le vacanze sono due mummie, i tuoi figli.
900 anni di assenze a scuola, li bocciano.
E allora tra una cosa e un’altra, ti passa per la testa. Ti accontenti. “Alla fine, dài, non si sta tanto male fuori dal Sistema Solare”, ti dici. “Alla fine solo qui è rimasta ancora un po’ d’umanità. Fuori dal Sistema Solare”.

Claudio Morici ha esordito con Matti Slegati, per Stampa Alternativa, ispirandosi alla sua breve esperienza da psicologo. Nel 2007 ha pubblicato Actarus. La vera storia di un pilota di robot (Meridiano Zero) in cui racconta il precariato in Italia, anche se dal titolo non sembra; nel 2009 La terra vista dalla Luna (Bompiani). L’ultimo romanzo, L’uomo d’argento (2012, E/O), l’ha scritto in almeno trenta città diverse e tutte le stanze in cui ha dormito sono state meticolosamente pubblicate su Facebook. Repubblica.it gli dedicò anche una gallery . In occasione dell’uscita del romanzo, ha girato in rete il famigerato “fake” in cui spara al libro.
Commenti
7 Commenti a “Morire (o quasi) di gentrizzazione”
  1. Scroodge scrive:

    Ma non si diceva gentrificazione?

  2. giuseppe scrive:

    Bel racconto, davvero. Ma credo che Morici si meriti, se non un editor, almeno un bravo correttore di bozze. E poi, perché Soriga? Che gli ha fatto?

  3. claudio morici scrive:

    Scusate, questo pezzo l’ho letto in un bar e me l’hanno pubblicato un po’ a bruciapelo. Con Soriga siamo amici e ci piace prenderci per il culo a vicenda, ma capisco che, decontestualizzata, la citazione suona in modo diverso…

  4. Giorgio scrive:

    sì, gentrificazione è la parola giusta. e comunque approvo i contenuti, se non la forma: per questo i poveri devono smetterla di fare i figli. se rimangono solo i “soriga” al centro, vivranno tutti meglio.
    p.s. trovo il pezzo un po’ banale rispetto alla media, però ogni tanto su m&m qualcosa del genere alleggerisce.

  5. Mauro scrive:

    Mi sono scompisciato dal ridere, amaramente.
    Sono già arrivato ad Acilia, e non mi è andata manco male.

  6. Matteo scrive:

    Poi c’è pure questa storia che gli anni luce sono distanza e non tempo, ma pare di fare i puntigliosi.

  7. Francesco scrive:

    Saluti da Passo Corese (RI)

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