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Le ragazze del fumetto

In questo articolo, uscito per «D di Repubblica», Tiziana Lo Porto ci presenta alcune giovani fumettiste della scena comics italiana, che intervistate sottolineano tutte quante l’importanza del web e dei social network per la diffusione delle loro opere.

Sono nate negli anni Ottanta, di mestiere fanno i fumetti, vivono dove le porta il disegno, hanno un blog. È in rete che bisogna cercare per incontrare le ragazze italiane del fumetto. Si annidano tra blog e social network, raccontano in forma di disegno il loro quotidiano vivere, concedono eleganza, umorismo e irriverenza all’altrimenti asettica dimensione virtuale. “Se fai fumetti avere almeno un blog è molto importante. A essere bravi e professionali si ha anche una pagina web. Bisogna sfruttare il più possibile gli aspetti positivi e l’aiuto che ti può offrire la rete per diffondere il tuo lavoro”.

A parlare è Alice Socal, nata a Mestre nel 1986. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Bologna e attualmente vive e studia ad Amburgo, da dove pubblica i suoi lavori sul blog vuoto-incipiente.blogspot.com, ed è autrice di una delle più folgoranti opere prime a fumetti pubblicate in Italia lo scorso anno.

Il racconto si chiama Luke. Anche i cattivi invecchiano (Giuda Edizioni) ed è un sequel geniale e surreale di Guerre Stellari con protagonista uno stropicciatissimo e a modo suo amletico Luke Skywalker. Finite le sue eroiche imprese, Luke è diventato uno di noi, è ingrassato, ha anche lui una vita squallida e monotona fatta di supermercati e piatti di lavare, deve prendersi cura del padre disabile, che nel disegno è la testa-maschera di Darth Vader, di volta in volta disegnata mentre sta appoggiata sul tavolo della cucina, cade dal tavolo della cucina, viene raccolta da terra e rimessa sul tavolo, beve un succo di frutta, chatta davanti al portatile.

“Certo, poi si finisce per perdere ore e ore a guardare foto dei tuoi vecchi compagni delle elementari, delle ex fidanzate dei fratelli e dei loro figli, cani e tutto il resto”, riprende Alice Socal continuando il suo ragionamento su pro e contro di blog e social network, “ma tant’è, è il prezzo da pagare”.

 D’accordo con lei MP5, acronimo di Maria Pia Cinque, fumettista e street artist nata nell’80, autrice insieme a Valerio Bindi del graphic novel Acqua storta (Meridiano Zero). Dice MP5: “I social network e i blog sono utili per diffondere qualsiasi cosa: musica, arte, fumetto, murales. Io sono sempre presente sul web, mutando forma e canali di volta in volta”. Al momento è mpcinque.com, sito pieno zeppo di illustrazioni, tavole a fumetti, foto di murales e di installazioni, animazioni. In bella vista la copertina nera e bianca del suo ultimo lavoro, Palindromi (GRRRzetic editrice), libro a fisarmonica che è anche serigrafia e poster e murales e quadro.

“Il concetto di palindromo mi ha sempre interessata”, spiega, “ho sempre bisogno di almeno due chiavi di lettura per leggere il mondo. Mi interessano gli enormi giri che facciamo per poi tornare al punto di partenza, la continua reiterazione. Sono partita da questa sola idea per realizzare Palindromi, senza sapere dove sarei andata a finire. All’inizio era un lungo murales per una mia personale al museo di Terni. Ho poi fotografato il tutto e l’ho montato su una struttura a fisarmonica per vedere come funzionava. Palindromi è un libro se vuoi che sia un libro, altrimenti aprendolo diventa un lungo murales dove i disegni si susseguono e ti mostrano ancora altre verità”.

Fatto a mano in 400 copie, Palindromi rientra a pieno titolo nella categoria dell’hand made, tornato in voga di recente (o forse mai passato di moda) nell’editoria e non solo (di vestiti, accessori, custodie di cd e quant’altro fatto a mano abbondano negozi, siti internet e mercatini).

“La possibilità di confezionarti il tuo libro a mano è il valore aggiunto dell’editoria indipendente. E l’essere indipendente è l’elemento più contemporaneo del fumetto italiano. Se fai o ti interessi di fumetti la scena dell’autoproduzione è quella da tenere d’occhio”, dice Eleonora Enid Antonioni, nata a Roma nell’83, autrice di magnifici albi a fumetti che si fabbrica da sé e vende in rete o alle fiere del fumetto e di un diario che pubblica quotidianamente online sul blog eleonora-antonioni.blogspot.com. Nessuna parentela con Antonioni il regista, e uno strano “Enid” tra nome e cognome preso in prestito a Enid Coleslow, eroina di Ghost World di Daniel Clowes, serie di culto a fumetti degli anni Novanta diventata film per la regia di Terry Zwigoff.

Quando è uscito per la prima volta il fumetto di Clowes, Eleonora doveva avere più o meno dieci anni. “Ma quand’è uscito il film di anni ne avevo diciotto”, dice, “e me lo ricordo benissimo. Ho visto prima il film e poi ho scoperto il fumetto. E in Enid mi ci sono ritrovata, anche fisicamente”. Le chiedo chi altre sono le sue eroine predilette, e lei cita Mikako Koda, la protagonista del manga di Ai Yazawa Cortili del cuore (è la storia di una ragazzina che sogna di fare la stilista, e ci riesce), poi mette da parte i fumetti e pesca nell’immaginario tout court, donne in carne e ossa incluse: Amélie Poulain, Louise Brooks, Palma Bucarelli. Eleonora mi racconta di quando da bambina leggeva i fumetti, “quasi unicamente Disney, e ogni tanto Il giornalino”, e la cosa che la interessava era il mestiere.

“Andavo a cercare i nomi dei disegnatori per capire come funzionava il fumetto come lavoro”, dice. “Poi da adolescente mi sono allontanata da quei fumetti lì e mi sono avvicinata ai manga. E ho iniziato a disegnare le prime storie che facevo girare a scuola tra i compagni di classe. Finito il liceo ho deciso di concretizzare tutto facendo la Scuola di Comics”.

Le chiedo secondo lei quanto siano necessarie le scuole per un mestiere del genere, e lei mi risponde che “sicuramente le scuole aiutano. Ti fanno migliorare molto, soprattutto tecnicamente, e lo fanno in fretta. Chi vuole fare fumetto lo può fare a prescindere dalle scuole, certo, e magari da autodidatta puoi raggiungere gli stessi risultati, ma ci metti più tempo. A scuola hai delle scadenze, di settimana in settimana, che ti fanno entrare nell’ottica del mestiere del fumettista. È a scuola che impari la disciplina e capisci cosa significa lavorare nel fumetto”. Poi aggiunge che quando andava a scuola lei le più disciplinate e puntuali nelle consegne erano le ragazze. “Prendevamo la cosa molto più seriamente”, dice, “e la maggior parte di noi ce l’ha fatta, siamo riuscite a fare del fumetto un mestiere”.

Le chiedo se da qualche parte si ritrovano, e più in generale se esiste una scena femminile del fumetto italiano presente e visibile su riviste, antologie o festival. Lei mi cita Teiera (teiera.blogspot.com), piccola preziosa casa editrice autoprodotta creata e curata da Giulia Sagramola e Cristina Spanò. Entrambe nate nell’85, entrambe fumettiste e illustratrici, entrambe blogger (giuliasagramola.blogspot.com e cristinaspano.blogspot.com), per passione e diletto nel 2010 hanno fondato una loro etichetta indipendente in cui pubblicano piccoli libri monografici e antologici legati all’illustrazione, al fumetto e alla grafica.

Molti degli autori in catalogo sono ragazze: tra le tante ci sono Eleonora Enid Antonioni con Il giorno che scommisi la testa col diavolo e Sarah Mazzetti (recentemente entrata tra le curatrici dell’etichetta) con Sutrino. Petit Kamasutra for people who love each other, e nelle antologie Anna Delforian, Cristina Daura, Irati Fernandez, Gemma Correll, Anke Weckman, Lilli Carré, Clara Tanit, Mireia Perez e le stesse Sagramola e Spanò.

“Il fatto di avere più donne che uomini in catalogo è una coincidenza”, dice Giulia, autrice del bel memoir a fumetti Bacio a cinque (Topipittori). “Di sicuro il fumetto è un genere narrativo ancora dominato da una forte presenza maschile. A differenza dell’illustrazione, ci sono più uomini che disegnano fumetti. Ma non voglio pensare che la difficoltà a emergere sia legata al proprio genere, spero di no. Anche se a volte sento una differenza nel come chi legge i fumetti percepisce le storie a seconda se queste siano scritte da uomini o da donne. Come se alcune storie scritte da donne, dovessero per forza pretendere un pubblico prettamente femminile”.

Le storie che pubblicano con Teiera non pretendono nessun pubblico prettamente femminile, e molto dicono del talento e senso pratico di queste ragazze che dell’essere donne ne fanno pregio e non difetto. Lo considerano a modo loro un valore aggiunto (e di fatto lo è). A sentirle parlare, dall’alto dei miei quarant’anni, mi viene in mente una vignetta di Quino in cui Mafalda è insieme alla madre che fa il bucato. Mafalda la guarda e dice: “Mamma, cosa ti piacerebbe fare se tu potessi vivere?”

È nata a Bolzano e ha vissuto ad Algeri e Palermo. Abita tra Roma e New York, dove traduce e scrive di libri, cinema e fumetti per La Repubblica, Il venerdì e D. Ha tradotto, tra gli altri, Charles Bukowski, Tom Wolfe, Jacques Derrida, A.M. Homes, Douglas Coupland, James Franco, Lillian Roxon e Lena Dunham, e ha tradotto e curato la nuova edizione italiana di Jim entra nel campo di basket di Jim Carroll (minimum fax, 2012). Insieme a Daniele Marotta è autrice del graphic novel Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald (minimum fax, 2011), pubblicato anche in Spagna, Sudamerica, Stati Uniti, Canada e Francia.
Commenti
2 Commenti a “Le ragazze del fumetto”
  1. Stefano scrive:

    Bene, un articolo sui fumetti con un’immagine. Ma poi questo ve lo volevo dire da un po’, cavolo paragrafate i testi!! Un blocco unico senza spazi in rete è leggibile.

  2. minimaetmoralia scrive:

    Caro Stefano,
    hai assolutamente ragione. Anzi: grazie. Abbiamo messo un po’ di spazi.

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