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Le teste e le proteste

Il 15 ottobre una parte molto consistente del mondo politico e di quello giornalistico si è sbrigata a decretare la fine di un movimento plurale che nell’ultimo anno tra proteste studentesche, referendum, mobilitazioni sindacali, lotte dei precari, movimenti delle donne, battaglie per il bene comune, occupazioni, eccetera, è cresciuto incredibilmente (leggi: si è ingrandito, è maturato). Per i molti abituati a pensare che il mondo si rovescia e si riassesta con la stessa velocità inerte di uno status di facebook, criminalizzazione, delazione e semplificazione hanno preso il sopravvento sull’analisi, la comprensione, l’autocritica. Ma per gli altri, moltissimi, che in quella piazza c’erano o che hanno voluto capire, per fortuna questo repulisti dell’intelligenza ha lasciato il tempo che trovava. Soprattutto in rete e nell’informazione non-mainstream si è sviluppato nei giorni successivi al 15 un dibattito che ha attraversato tutti i piani: quello strettamente politico, quello filosofico, quello del coordinamento, quello dell’organizzazione, quello della comunicazione, e così via.

Mentre sulle prime pagine dei grandi quotidiani qualcuno ha avuto i suoi quindici minuti di stupidità, di distorcimento del reale o di perniciosissimo paternalismo; altrove si è provato a ragionare.
È accaduto soprattutto sul sito dei Wu Ming, che sono riusciti a disegnare una cornice di senso prima della manifestazione, durante (attraverso un uso encomiabile di twitter), dopo (prova ne siano i quasi 500 commenti).

È accaduto sul manifesto, a partire da due editoriali più distanti che complementari di Valentino Parlato (stracommentato ovunuque) e Rossana Rossanda, per continuare con i due pezzi formidabili di Girolamo De Michele e Massimo De Carolis che hanno voluto bypassare tutte le false piste del presentismo, per mettere nero su bianco alcune idee da conservare per “l’inverno che viene”; per continuare ancora con, ad esempio, Bifo e Guido Viale che hanno provato a collegare la crisi politica a una crisi di tipo sistemica (del sistema nervoso l’uno, dell’ecosistema sociale l’altro).
È accaduto sulle reti di discussione dell’antagonismo, da Global project (dove hanno promosso un dibattito che invitava a “guardare avanti” piuttosto che rimirarsi le ferite della giornata di manifestazione) a Infoaut (dove hanno fatto uno speciale riprendendo anche le dichiarazioni del network torinese di di cui fanno parte il centro sociale Askatasuna e i Murazzi) al blog di Militant. Tutto questo è raccolto con grande cura sul sito del Lavoro culturale, grazie allo storify di Flavio Pintarelli.

È accaduto alla Sala Vittorio Arrigoni e al Valle Occupato. È accaduto tra quelli dell’associazione A Sud (un pezzo molto autocritico del loro portavoce Giuseppe Di Marzo è stato pubblicato sempre sul manifesto). È accaduto tra i giovani di Sel legati alla rete Tilt!. È accaduto su doppiozero, dove per esempio Andrea Cortellessa e Pier Andrea Amato hanno provato a ragionare a caldo e a tiepido, diciamo così, su quello che è successo in piazza.
È accaduto su 404: File Not Found o su Alfabeta 2 che hanno riportato l’intervento di Francesco Raparelli, Alberto De Nicola e Francesco Brancaccio pubblicato anche su Global Project, che provava a rispondere in modo puntuale alle semplificazioni di un Ostellino in vena di lezioni di leninismo.
È accaduto sempre su Alfabeta2 dove Lanfranco Caminiti ha scritto un pezzo tutt’altro che pacificato.
È accaduto su Nazione indiana, grazie per esempio a Helena Janeczek, Marco Rovelli o Giacomo Sartori.
È accaduto anche qui su minima et moralia, grazie a un pezzo di Alessandro Leogrande per esempio, che è circolato moltissimo in rete, e a Christian Raimo.

È accaduto in moltissimi altri luoghi.

Tutto questo è stato necessario per riaprire un discorso e anzi articolarlo, accompagnando, all’elaborazione più precisamente politica di quei fatti e alle dichiarazioni dei militanti, una lettura di secondo grado: questa lettura è riuscita a andare contro un nemico, per quella piazza, peggiore persino di un blindato impazzito: l’isteria dell’impatto emotivo e della riduzione mediatica.

Per proseguire insieme quest’ideale assemblea aperta, noi di minima et moralia, abbiamo pensato di cogliere l’occasione dell’agorà del Salone dell’Editoria sociale per ritrovarci a parlare il primo novembre dalle 10 alle 12.30.

Questo è dunque un invito. Se vi interessa esercitare il diritto all’intelligenza, magari venite, partecipate, segnalate altri link, date il vostro contributo.

Commenti
2 Commenti a “Le teste e le proteste”
  1. Segnalo solo NoClaps, su cui da qualche settimana sta venendo fuori un lavoro bello pulito:

    http://noclaps.wordpress.com

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