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Leggete Luca Rastello

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di Adriano Sofferenza

(foto di Mario Boccia)

Leggetelo, ora che non potete più conoscerlo, almeno leggetelo. Può apparire retorica, ma per Luca Rastello, scrittore e redattore di Repubblica, morto a Torino a quasi 54 anni, queste parole sono l’omaggio più giusto. Conoscerlo è stato una cosa importante, fondamentale. Non solo per chi cerca di vivere di giornalismo o ama la scrittura, ma anche per chi guarda alla vita con un occhio critico e lo sguardo rivolto verso gli ultimi.

Leggetelo oggi che la parola rifugiati e tornata sulle bocche di molti. Leggete il suo “La guerra in casa” perché è il libro migliore per capire cosa voglia dire accogliere. Lui che dei predicatori è sempre stato diffidente, e che dai pochi che ha frequentato è scappato a gambe levate, sapeva predicare bene e razzolare ancora meglio. Così la parola accoglienza l’ha tramutata in fatti quando, durante gli anni Novanta, ha attraversato decine di volte gli innumerevoli confini in cui si era spezzata la Jugoslavia.

Lo faceva, all’andata, per raggiungere una terra, che non ha mai smesso di affascinarlo, e per raccontare le atrocità che la colpivano, senza semplici prese di posizione, ma cercando la complessità che sta dietro le ragioni di un conflitto, da reporter puro, ma con uno stile da romanziere.

E lo faceva, al ritorno, per portare in Italia quei profughi che dai campi dei Balcani rischiavano di non uscire vivi. Centinaia di persone che hanno raggiunto l’Italia, mentre nei loro paesi (o forse sarebbe bello dire nel loro Paese) infuriava la guerra e le ragioni che l’hanno originata (se questa parola si può usare per un conflitto) compongono l’ossatura de “La guerra in casa”. Un libro che intreccia la vita delle persone che Rastello incontrò in quell’esperienza, con la ricerca della verità sul perché si era tornati a combattere nel cuore dell’Europa. Leggetelo perché troverete molte risposte.

Leggetelo oggi che la parola “progresso” continua a esserci venduta come via privilegiata per superare la crisi. Leggete il suo “Binario morto. Lisbona-Kiev. Alla scoperta del Corridoio 5 e dell’alta velocità che non c’è” e se qualcuno vi parlerà di alta velocità come di qualcosa che s’ha da fare, “perché ce lo chiede l’Europa”, o altre amenità saprete rispondergli. Questo reportage di viaggio Rastello l’ha scritto insieme ad Andrea De Benedetti, ma dentro c’è tutta la sua voglia di andare oltre un No (quello al Tav di cui era un convinto oppositore) fatto di slogan, ma con la forza dei fatti.

Leggetelo oggi che si parla di “Mafia Capitale” perché gli abusi nel terzo settore non si limitano a Roma e le loro storture sono ovunque, probabilmente, prima di tutto, dentro di noi. Quando è uscito “I buoni” molti, quasi tutti hanno giocato a vederci un’associazione precisa, che opera in una grande città del Nord Ovest dell’Italia e i cui “figli” ora siedono in Parlamento, nei consigli comunali, negli uffici degli assessorati. Era “solo” un romanzo, ma in tanti non gliel’hanno perdonato e anche se non si è mai arrivati a quella querela per diffamazione che forse un po’ Luca avrebbe anche voluto ricevere molti hanno dovuto guardarsi dentro. Una delle cose più interessanti però è che quando Rastello andava a presentarlo in giro per l’Italia le persone gli si avvicinavano dicendo: “Ho letto “I buoni”, ma è la stessa storia della cooperativa Taldeitali. Come facevi a sapere che agiscono così?”. Di cooperative Taldeitali ce ne sono molte in Italia e Rastello lo sapeva perché nella sua vita ne ha incontrate tante.

Leggetelo oggi, ma anche domani e dopodomani, perché Luca Rastello è stato un grande scrittore. “Piove all’insù”, il suo primo romanzo, è un libro dalla forza immensa che mostra il narratore potente che era. Lo si poteva ascoltare alla birreria Petrarca di Torino, mentre addentava un crostone, o leggere sulle pagine stampate, ma la vita raccontata da lui era sempre più interessante, più avvincente, in fondo più viva di come è mentre la viviamo. Ha vissuto una vita straordinaria, è vero, ma molta di quell’intensità la si deve alla sua capacità di raccontarla e raccontarsela. Ci ha lasciato e non avremo più il suo ghigno folle con cui pregustava la storia successiva che avrebbe raccontato, ma – anche questo sembra retorico, ma vi assicuro non lo è – ci restano le sue pagine. Forse sono troppo poche. Chi legge “Piove all’insù” arriva alla fine e non può che chiederne ancora. Ora sappiamo che quell’ancora non ci sarà, ma ci resta il suo rebus finale.

“Dimmi: cos’è che Adamo portò con sé dal Paradiso? Che cos’è ciò con cui i bambini giocano e che poi, crescendo, buttano via? Che cos’è la pietra che vale di più della mucca che ne viene colpita? Che cos’è che è dappertutto ma nessuno riesce mai a vedere? Di che cosa sono più ricchi i poveri che i ricchi?” Questa è la fine del suo primo romanzo e Rastello vi dice: “Se non trovi la soluzione te la dico io, domani”.

A domani.

Commenti
5 Commenti a “Leggete Luca Rastello”
  1. Sergio D. scrive:

    Ho avuto il piacere di conoscerlo prima e di leggerlo poi, Luca, e la notizia della sua scomparsa mi ha causato una grande tristezza. E ho capito che il suo essere una brava persona era parte integrante delle storie che raccontava. Persone così non dovrebbero lasciarci così in fretta…

  2. aurelio scrive:

    Non sono riuscito a risolvere il rebus finale, potete aiutarmi ? Cmq bellissimo libro concordo che forse e’ il miglio libro sui nostri anni 70 italiani. Grazie e cordiali saluti a tutti.
    Albero aurelio

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  1. Strelnik scrive:

    […] appiccicato al muro per anni. Oggi lo riappiccico qui, perché altri ancora lo scoprano – questo e gli altri suoi libri che ci […]



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