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L’estate dei roghi: perché marciare

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Dopo aver pubblicato un report dalla marcia nella riserva naturale di Trapani, torniamo sull’estate dei roghi con il discorso tenuto dalla portavoce del Coordinamento Salviamo Monte Inici, che ringraziamo.

di Mariangela Galante*

A trentasette anni dalla storica marcia dello Zingaro che portò all’istituzione della prima riserva in Sicilia siamo ritornati qua per difendere e abbracciare lo Zingaro e tutte le aree verdi dell’isola minacciate dagli incendi di questa estate.

Come dice Franco Russo, padre nobile dell’ambientalismo siciliano oggi purtroppo impossibilitato a venire,

“Questa marcia non è soltanto in difesa della Riserva dello Zingaro e di tutto il prezioso patrimonio naturalistico e dei nostri boschi, ma è una civica battaglia per tutta la Sicilia!

È inaccettabile che gli imbecilli criminali che anche questa estate hanno dato alle fiamme boschi e riserve rimangano impuniti.

È necessario che questi banditi, nemici della civiltà, siano considerati da tutta la pubblica opinione la feccia dell’umanità.

Quanto maggiore sarà l’impegno di tutti noi, tanto sarà più facile che le proposte da noi sostenute vengano accettate dalle Istituzioni.”

La marcia di oggi è il frutto di una mobilitazione spontanea partita da un post del Coordinamento Salviamo Monte Inici del 23 luglio. Dopo gli incendi di Monte Inici, del bosco di Angimbè e della Riserva dello Zingaro abbiamo scritto, riprendendo un noto slogan di ‘Addio Pizzo’: “Un popolo che non reagisce di fronte alla distruzione sistematica del proprio territorio è un popolo senza dignità”.

Da lì l’assemblea pubblica del 25 luglio nella villa comunale di Castellammare del Golfo nella quale si è parlato per la prima volta di una grande manifestazione di protesta contro gli incendi, ed è stato naturale e spontaneo pensare allo Zingaro, la prima riserva della Sicilia,  ma anche l’area naturalistica più preziosa e più simbolica dell’isola.

Subito intorno al Coordinamento che ha avanzato la proposta si sono aggregate varie realtà associative della provincia di Trapani. Ne ricordo solo alcune che sono state tra le prime che hanno condiviso con noi questo percorso: l’associazione Bosco di Angimbè di Calatafimi, le Associazioni Zaino in Spalle e Oasi Zen di Trapani e Paceco che ci hanno raggiunto oggi da San Vito,  le associazioni Laurus ed Ecò di Alcamo e poi via via tutte le altre, comprese le associazioni ambientaliste storiche come LIPU, WWF e Legambiente, fino ad arrivare a ben 42 realtà associative, alcune delle quali per noi nuove, come il Movimento Cattolico dei Lavoratori. E voglio ricordare che oggi è con noi anche  Monsignor Aguanno in rappresentanza  della Diocesi di Trapani,  anch’essa schierata in questa battaglia per la difesa dell’ambiente nella convizione, condivisa al di là di qualunque confessione o credo religioso, che questa Terra è l’unica che abbiamo ed è sacra e come tale deve essere rispettata e amata.

‘Ma perché marciare? – dice qualcuno – Questa marcia è inutile’. Non è vero! È inutile dire che è inutile, piuttosto, è solo una giustificazione alla propria ignavia, alla propria incapacità di reagire. È proprio di gente schiava dire che è inutile e noi non siamo schiavi, non vogliamo esserlo e siamo qua per dire basta agli incendi, basta alla distruzione dei territorio, basta all’umiliazione della nostra dignità di cittadini!

Noi crediamo invece che essere qui oggi sia molto importante, non solo per sfogare la nostra rabbia e per contarci (siamo veramente in tanti, più di 2000 ed è un risultato insperato, in questo momento storico di disgregazione e sfiducia generalizzate), siamo qui anche per fare delle richieste precise.

Chiediamo: Al Presidente della Repubblica e ai Presidenti di Camera e Senato l’istituzione di una commissione di inchiesta e la creazione di un pool di magistrati per individuare le cause profonde di questa che non esitiamo a definire strategia mafiosa degli incendi. Perché se è vero che c’è il cambiamento climatico e il surriscaldamento del pianeta, se è vero che le campagne sono ormai abbandonate e i terreni invasi da erbacce ed arbusti facilmente infiammabili, è anche vero che questi incendi sono appiccati in modo scientifico seguendo uno schema ben preciso. Il fuoco infatti parte sempre da più punti opportunamente scelti in base alla direzione del vento con intervalli regolari e questo non  può essere certo frutto di autocombustione o di casualità.

Sappiamo che ci sono forti interessi sul giro d’affari che ruota intorno al sistema degli incendi e del loro spegnimento. Basti pensare che un’ora di volo di canadair ci costa €14000 e  che ci sono 20 milioni di stanziamenti europei per la bonifica dei terreni attraversati dagli incendi.

Noi però non siamo qui per fare ipotesi, ma per chiedere che la magistratura faccia finalmente un’indagine seria e individui cause, responsabili ed omissioni da parte delle istituzioni preposte. Perché se non andiamo alla radice del problema non riusciremo mai a risolverlo.

Chiediamo anche che i sindaci facciano la loro parte e in qualità di rappresentanti dei cittadini sporgano denuncia contro ignoti e si costituiscono parte civile per chiedere il giusto risarcimento degli enormi danni ambientali economici e d’immagine che gli incendi hanno provocato nel nostro territorio, un territorio vocato al turismo che ha visto la cancellazione di centinaia di prenotazioni quest’anno proprio a causa degli incendi.

Chiediamo inoltre alla politica un cambio di passo nella gestione del territorio e soprattutto nella prevenzione degli incendi. Dobbiamo uscire dall’ottica dell’emergenza, ragionare in modo strategico, nel lungo periodo, utilizzando anche le nuove tecnologie nell’azione di controllo del territorio. Esistono adesso i droni, le telecamere, i sensori di temperatura, non possiamo ancora affidarci al vecchio sistema di controllo attraverso le vedette come 50 anni fa! È un sistema obsoleto che in questi anni ha dimostrato di essere poco efficace e dispendioso. Ci vogliono nuovi mezzi e nuove idee, e soprattutto una nuova politica del territorio che riporti in primo piano la difesa dell’ambiente come bene comune perché la distruzione dei boschi e delle aree verdi avrà conseguenze pesantissime sull’ecosistema nei prossimi anni. Le prime, immediate, le sperimenteremo purtroppo alle prossime piogge come già avvenuto in passato proprio qui a Castellammare, vittima di una famosa alluvione nel 1975 che provocò 2 morti e ingenti danni alle cose nonché di varie frane e allagamenti in epoca più recente.

Noi siamo qui oggi ma la marcia non è la conclusione di un percorso è solo una tappa. Siamo qui oggi per non ritornare a manifestare un altr’anno a luglio contro l’ennesimo incendio.

Vogliamo che si arrivi preparati alla prossima stagione con un piano di intervento contro gli incendi reale,  senza gli sprechi e le inefficienze del passato.

Vogliamo un cambiamento tangibile nelle politiche ambientali, nella gestione del territorio a livello locale, regionale e  nazionale.

Ma non basta, vogliamo anche un cambiamento nella coscienza dei cittadini, perché i cambiamenti per essere veramente profondi e duraturi non possono che provenire dal basso.

Solo partendo dalla consapevolezza dell’importanza di luoghi come lo Zingaro, il bosco di Angimbè di Casuboli di Gibilmanna, il Parco dei Nebrodi (di cui oggi è qui presente il Presidente al quale tributiamo un applauso per il suo impegno costante nella difesa del territorio), solo quando capiremo  che bruciando i boschi bruciamo la nostra vita e quella dei nostri figli,  solo allora il cambiamento sarà avvenuto e marce come questa saranno veramente e felicemente inutili.

Ma fino a quel momento scendere in piazza sarà  giusto e necessario ed è per questo che siamo qui oggi in tanti alla Riserva dello Zingaro dopo 37 anni a dire no ai roghi, no alla mafia degli incendi.

Oggi abbracciamo la Riserva e la natura offesa dagli incendi, marciamo insieme per costruire un futuro migliore per noi e per i nostri figli.

Commenti
Un commento a “L’estate dei roghi: perché marciare”
  1. Mariangela Galante scrive:

    A nome mio e del Coordinamento ringrazio minima&moralia per avere dato voce alle nostre iniziative.

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