ostia-pontile

L’estate del mondo

di Ilaria Palomba

L’estate del mondo (Saya Editore, 2019, pp.84, 12 euro) esce a un anno di distanza dall’ultimo libro di poesie di Gabriele Galloni ed è l’opera più compiuta del giovane autore romano; nonché un cambiamento inaspettato nella sua produzione. La critica, infatti, si è sempre divisa intorno al lavoro di Galloni; non è un lirico in senso stretto né uno sperimentatore – così com’è difficile collocarlo nelle varie zone grigie tra un estremo e l’altro. Il suo dettato è chiaro, trasparente; la sua sintassi è priva di interferenze, di scarti e salti linguistici. Per citare l’autore e critico Roberto Batisti, autore della più accurata disamina dell’opera di Galloni, l’oltranza e l’originalità stanno tutte nell’inventio.

Abbiamo superato Fiumicino

e tu hai fatto, ricordo, una battuta

su tutto ciò che era passato in questa

vita senza per noi lasciare tracce.

 

E poi hai indicato il fumo che saliva

dal mare. Tutte le strade erano bloccate

e noi già pensavamo ad altro; a quello

che tutti quanti pensano d’estate.

Con L’estate del mondo, Galloni cambia di nuovo le carte in tavola e si tuffa nella lirica tout court – direzione comunque ravvisabile negli altri libri dell’autore, sebbene costantemente elusa, camuffata. Tema centrale è, come da titolo, la stagione estiva e il relativo substrato emotivo; viaggi in automobile o in corriera, amori e perdite, lungomari, spiagge (la dimensione marittima è una costante; nello specifico, la costa laziale compresa tra Nettuno e Civitavecchia).

Scappi via e ridi. Lasci che la schiuma

ti evapori nel tuffo; e piena l’onda

già ti fa ruzzolare sul fondale.

 

Questi anni nostri non avranno male.

Saranno sempre gli anni del Miracolo

per ogni luce che mi indicherai

 spegnersi a basso volo sopra i campi

di Torvaianica.

L’insieme è quello di una geografia emotiva che, partendo dal particolare, arriva all’universale; l’estate come archetipo e non come contestualizzazione biografica.

Sempre dirai, improvvisamente seria,

di non essere mai riuscita a credere

quanto sia strano esistere nel mondo,

dirsi nel mondo – il mondo che è già mare

 

e tu che puoi saperlo, il mondo, se

c’è un po’ di vento a fare

i suoi giochi tra polvere e altalena.

L’Io – spesso e volentieri assente nel lavoro poetico di Galloni – è qui onnipresente, suggerendo l’idea di una lettura poematica del libro. Una dichiarazione d’intenti, più che una scelta poetica,; soprattutto oggi è rintracciabile la necessità del frammento per esprimere uno stato d’animo inquieto, nostalgico. Poche volte, negli ultimi anni, una materia in apparenza datata, vicina alla grande tradizione, ha trovato una rappresentazione tanto nitida e priva di fronzoli.

Il mio riferimento alla tradizione non è una casualità, essendo il libro costruito sul metro principe della poesia italiana: quell’endecasillabo che, dagli albori del Novecento a oggi, è stato di volta in volta distrutto, esaltato, vituperato, rinnovato e abusato. L’utilizzo che ne fa Galloni non è quello dei neometrici et similia (nulla di più distante dalla Valduga), né quello degli sperimentatori à la Frasca; è un verso che, liberatosi dalle pastoie del dire poetico, si avvicina invece alla prosa, al racconto – magari alla memorialistica. E ci avvisa che l’elegia ha trovato una nuova e potente voce.

Commenti
6 Commenti a “L’estate del mondo”
  1. F. Pusterla scrive:

    Gran bel libro, questo di Galloni. Forse il suo migliore assieme ai racconti di Sonno giapponese. L’elegiaco non sfocia mai nel sentimentalismo fine a se stesso; né la materia poetica viene trattata, come d’uopo oggi, con i guanti da chirurgo. Tra i suoi contemporanei non mi sovvengono paragoni. Galloni ambisce alla lirica pura. La lirica come rievocazione. L’estate del mondo, pur nella sua speranza, è una galleria di fantasmi. E abbiamo la fortuna di goderne.

  2. Carlo Conti scrive:

    Evviva il gallonismoooo! Benvenuti nell’epoca galloniana.

  3. un po' Eta scrive:

    Ragazzi, non so a voi ma per me è stata una giornata bestiale. Per fortuna ho qui con me il libro L’È state del mondo. Mi consolerò ballando un twist sulle poesie di Gabriele Galloni.

  4. Alessandro P. scrive:

    La cosa più sorprendente, qui, è l’età di Galloni. Se a 24 anni è stato in grado di scrivere un libro come questo, cosa scriverà a 30? Di una perfezione – passatemi il termine fuori moda – parnassiana. Non una parola fuori posto. Se i suoi contemporanei giocano alla spersonalizzazione, Galloni riesuma la lirica portarla in trionfo. Grazie Minima&Moralia per questa scopera. Seguirò con grande interesse questo autore. Spero che non si perda e che continui così.

  5. Alessandro P. scrive:

    Correggo il commento precedente, pieno di refusi. Dicevo.
    La cosa più sorprendente, qui, è l’età di Galloni. Se a 24 anni è stato in grado di scrivere un libro come questo, cosa scriverà a 30? Di una perfezione – passatemi il termine fuori moda – parnassiana. Non una parola fuori posto. Se i suoi contemporanei giocano alla spersonalizzazione, Galloni riesuma la lirica per portarla in trionfo . Grazie Minima&Moralia per questa scoperta. Seguirò con grande interesse questo autore. Spero che non si perda e che continui così.

  6. Clenny scrive:

    Un grande libro.

Aggiungi un commento