L’Eternauta

di Emiliano Morreale

questo pezzo è uscito sulla rivista Lo Straniero

Nella stazione della metropolitana di Rivadavia, a Buenos Aires, fino al 2002 si trovava un murale che mostrava un uomo in una tuta da palombaro, a figura intera, avanzare verso lo spettatore. La stessa figura venne dipinta per le strade della città qualche anno dopo, in segno di protesta durante la visita di George W. Bush. E la stessa immagine è stata utilizzata nella campagna elettorale da Veronica Kirchner, solo che dentro lo scafandro, sul volto, si potevano intravedere le fattezze di suoi marito Nestor, in coma ma (almeno a quanto voleva simboleggiare l’immagine) ancora presente.
La figura in questione in tutte queste raffigurazioni è Juan Salvo, El eternauta, forse la creazione più profonda e duratura della cultura popolare argentina del dopoguerra. La inventarono nel 1957, sulle pagine della rivista “Hora cero”, lo sceneggiatore Héctor Germàn Oesterheld, e il disegnatore Fernando Solano Lopez, morto il settembre scorso. Qualche mese fa, la benemerita casa editrice 001 ne ha presentato la ristampa integrale, recuperando anche le tavole originali e ripristinando la disposizione delle tavole, in un’operazione autenticamente filologica.
Nato come racconto breve di 70 vignette, la storia andò avanti di settimana in settimana per due anni. Nel prologo della vicenda, un disegnatore si trova al tavolo da lavoro quando gli appare un uomo dal futuro, l’Eternauta appunto, che gli racconta il destino terribile che attende l’umanità. La scena iniziale di questo racconto nel racconto, celeberrima, è quella di un gruppo di maschi della media borghesia bonaerense, che si trovano in casa di uno di loro per giocare a carte, e si accorgono che fuori comincia a nevicare. È una nevicata innaturale (a Buenos Aires non nevica mai), ma soprattutto avvelenata. È, scopriremo in seguito, la prima arma di alcuni alieni invasori, che ben presto si manifestano con le fattezze di giganteschi scarafaggi. Ma è solo l’inizio: dietro gli scarafaggi (in realtà meri corpi radiocomandati) ci sono altre creature, più terribili, i Manos, che sono corpi svuotati di volontà provenienti da un pianeta lontano, e dominati da terribili entità malvagie di un altro pianeta ancora, gli Ellos. Man mano, insomma, il nemico si fa più sfuggente e pervasivo, incorporeo, pura essenza maligna. Nel frattempo, la battaglia si svolge per i luoghi noti della città: le Barrancas di Belgrano, lo stadio del River Plate, la linea D della metropolitana. El eternauta è in effetti un esempio di fantascienza squisitamente nazionale, e non solo per le location. L’elemento che più lo differenzia dalla tradizione statunitense (che in quegli anni, al cinema e nella narrativa, era in pieno rigoglio) è la dimensione etica ed esistenziale della lotta, pe cui i protagonisti si trovano a lottare disperati per la propria salvezza, in una dimensione prostrante e che rischia continuamente il fallimento. Un’atmosfera oppresiva, pessimista della lotta, che è più resistenza che epos.

Insieme al volume, pealtro, le edizioni 00q hanno tradotto anche un documentatissimo volume, Memorie dell’eternauta: storia di un fumetto desaparecido, di Fernando Ariel Garcia ed Hernan Ostuni, che inserisce la genesi del fumetto nelle vicende dell’epoca. Quando Oesterheld e Solano pubblicano la striscia, l’Argentina si trova all’indomani di uno dei numerosi golpe che ne hanno segnato la storia recente: il generale Pedro Eugenio Aramburu, successore di Eduardo Lonardi, che aveva attuato due anni prima un golpe contro il golpe contro Peron. Ma in mezzo ai due anni in cui dura la pubblicazione a puntate, le elezioni vengono vinte da Arturo Frondizi (1958). Secondo gli autori di Memorie dell’Eternauta, Oesterheld riflette in pieno le speranze suscitate dal desarrolismo di Frondizi, e la successiva delusione causata dai suoi piani liberisti per attrarre capitali stranieri.

Ma non c’è solo questo; anzi, il fascino storico dell’ Eternauta sta, tragicamente, altrove. Come ha scritto un critico, la sua è “una storia che diventa profezia”. È difficile, infatti, leggere le vicende di Juan Salvo senza pensare al destino del suo inventore. Negli anni sessanta, vari rovesci politici (compreso un fallimentare ritorno di Peron) conducono a golpe e tentativi di regimi autoritari, e allo spostamento a sinistra di una parte degli intellettuali argentini. Oesterheld, dalla sinistra peronista, si avvicina sempre più al gruppo dei Montoneros. Nel 1969, su “Gente” appare una nuova versione di L’eternauta, disegnata da Alberto Breccia e Oesterheld. Il primo elemento visibile è la connotazione negativa dell’esercito, che nella versione precedente era una delle forze attive della resistenza. Ma soprattutto, questo remake incompiuto (uscì soltanto l’episodio iniziale della nevicata) è memorabile per l’unione della cupa narrazione di Oesterheld con il segno del grandissimo Alberto Breccia, con il suo stile graffiato di bianchi e neri senza sfumature. I due autori, di lì a poco, firmeranno anche una biografia illustrata di Che Guevara, che sarà rapidamente ritirata dalla circolazione.
Dopo alcuni anni di una situazione turbolenta, nel 1976 i militari salgono al potere e instaurano una feroce dittatura.
Il destino di Oesterheld è segnato. Il 19 giugno 1976 era stata arrestata sua figlia Beatriz Maria (di 19 anni), il 7 agosto sparisce l’altra figlia, Diana Irene (23 anni), incinta di otto mesi. Il 27 novembre, viene sequestrata Marian Oesterheld (18 anni) incinta anche lei. A dicembre uccidono Estela Ines Oesterheld (e in seguito, anche un figlio di Solano Lopez verrà arrestato). Mentre la situazione precipita, i Montoneros fuggono all’estero e Hugo Pratt (che aveva illustrato un celebre fumetto di Oesterheld, Sergente Kirk) offre allo sceneggiatore ospitalità in Italia, nel Dicembre 1976 esce il primo episodio di L’eternauta II (stavolta di nuovo ad opera di Oesterheld e Solano Lopez). La nuova versione rilette le asprezze dell’ideologia rivoluzionaria ormai abbracciata da Oesterheld, che purtroppo comprendeva anche un certo disprezzo per la vita dei militanti non solo da parte dei militari, ma anche dei militanti stessi. Il risultato è “una historieta che emana violenza estrema e che non chiede né concede tregua” (Memorie dell’Eternauta, p. 85) “Non era un’opera, ma un volantino”, ricorda la moglie di Oesterheld.

Vi si descrive, nel 2100, una Buenos Aires rasa al suolo e i cittadini resi schiavi. Gli uomini vivono in caverne e Juan Salvo è ora un mutante telepatico, un combattente dai tratti crudeli e spietata. Nel mese in cui viene pubblicata la sequenza di una lotta contro gli Zarpos, cannibali asessuati dalle mani artigliate, Oesterheld viene sequestrato: è il 27 aprile 1977. Mentre il suo autore è desaparecido, però, continuano a uscire gli episodi che egli aveva già consegnato. L’episodio del novembre 1977 mostra uno dei nuovi protagonisti, German, far parte di un commando suicida: “Finché sarò vivo non dimenticherò quest’addio. Cerco di dominare l’emozione che mi cresce dentro.” Un compagno di prigionia di Oesterheld ricorda, stranamente simili, le sue parole nel capodanno del 1978. è l’ultima testimonianza sullo sceneggiatore, ch verrà ucciso di là a poco, in data e luogo non certi- il cadavere mai più ritrovato.
La fortuna dell’Eternauta nella cultura popolare latinoamericana e non solo non ha conosciuto eclissi. A parte le varie incarnazioni in fumetti, racconti, drammi successivi, non escluderei che un’influenza del metodo i Oesterheld si ritrovi in un geniale pastiche di Julio Cortazar Fantomas contro i vampiri multinazionali, pubblicato sotto forma di fumetto da edicola, sarcastica denuncia del legame tra (dittature criminali sudamericane e politica estera degli Usa anche lì, peraltro, si parte con l’escamotage dell’autore che viene messo in scena in prima persona)
Poi, negli anni successivi alla grande crisi economica, Juan Salvo è ritornato come un simbolo della resistenza di un paese ai cataclismi politici o economici. Negli anni 2000, decine di adattamenti a testro (un’opera rock nel 2007), mostre multimediali, brani musicali, documentari, un francobollo commemorativo, un mosaico nella metropolitana, senza contare le decine di omaggi in fumetti altrui. Una versione cinematografica è stata progettata dai più noti registi argentini (Solanas, Puenzo), e nel 2009 pareva esserci andata vicina Lucrecia Martel. E, come molti hanno ricordato, il 9 luglio del 2007, cinquantenario della pubblicazione del fumetto, il 9 luglio, dopo decenni, si è verificato un evento piuttosto raro: una lunga e sostanziosa nevicata su Buenos Aires…

Nelle sue diverse incarnazioni, però, quel perdurante mito di massa che è Juan Salvo trova la sua forza forse proprio dal proprio essere, da subito, una lotta per la vita in cui al centro non sono solo i valori dell’eroismo, ma quelli della dignità e della solidarietà. A ciò si unisce un’atmosfera di angoscia da cui non si esce mai, per cui dopo ogni battaglia i pericoli si moltiplicano, e bisogna ricominciar mettendo in opera virtù politiche e morali, ogni volta con speranze minori, ogni volta sempre più soli.
El Eternauta è anche una grande incarnazione della fin troppo citata tradizione del “realismo magico”, nella sua linea più nera (da Ernesto Sabato a certo Cortazar), e il suo minuzioso stile di racconto non puta mai al “meraviglioso”, ma innesta i dati fantascientifici in una quotidianità quasi documentaria, secondo una lezione all’epoca niente affatto comune. Lo stile grafico di Solano Lopez, tutto interno alla comunicazione dei fumetti dell’epoca, è funzionale a una integrazione del racconto nei mezzi dell’epoca, che fa risaltare però la non comune temperatura morale del racconto, inscindibile dall’angoscia che le sue peripezie comunicano. Temperatura morale che, nella prima versione della saga, ha anche spazio, nelle more di un racconto allucinato e implacabile, per affondi quasi metafisici. La scena più giustamente celebre della saga è l’episodio 42 (18 giugno 1958) nel quale uno degli schiavi degli Ellos, servo del male ma solo per terrore, muore e si lascia andare a una malinconica meditazione sull’universo a partire da una caffettiera, dalla sua bellezza di manufatto e dallo spirito che, avrebbero detto i filosofi, vi è “incorporato”. Un momento che può ricordare il celebre monologo dell’androide di Blade runner, di un quarto di secolo dopo (“Ho visto cose…”), e che rimane un esempio perfetto dell’equilibrio perfetto e peculiare di questo grande fumetto tra schemi del genere e tensione verso domande profonde sul senso della storia e dell’essere umano.

Nicola Lagioia (Bari 1973), ha pubblicato i romanzi Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi) (vincitore Premio lo Straniero), Occidente per principianti (vincitore premio Scanno, finalista premio Napoli), Riportando tutto a casa (vincitore premio Viareggio-Rčpaci, vincitore premio Vittorini, vincitore premio Volponi, vincitore premio SIAE-Sindacato scrittori) e La ferocia (vincitore del Premio Mondello e del Premio Strega 2015). È una delle voci di Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Nel 2016 è stato nominato direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino.
Commenti
3 Commenti a “L’Eternauta”
  1. Hombre scrive:

    Oddìo che bellezza! Grazie Grazie Grazie
    Adoro l’Eternauta e conservo gelosamente il fumetto. Tutto.
    E io, dell’Eternauta ho pure la sindrome, se posso permettermi un link.

  2. ferruccio scrive:

    Un fumetto incredibile e immortale:-)

  3. Emanuele scrive:

    E’ una storia bellissima, che mi ha fatto sognare quando ero bambino e mi fa riflettere tanto anche adesso che sono (o dovrei essere) diventato grande.

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