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Lettera Aperta alla ministra Azzolina

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Photo by moren hsu on Unsplash

Gentile Ministra Azzolina,

è stato detto, forse negli ultimi tempi in maniera più impellente, quanto i bambini siano stati ignorati dal Governo. Attraverso ciò che non dicevano i decreti sui bambini, ciò che non è stato precisato riguardo loro, ciò che è stato vietato e basta, senza porre al centro le conseguenze disastrose e pericolose di questi divieti, è emersa una miopia accidiosa, se non una irresponsabile cecità, che ha reso l’infanzia il luogo di questo Paese di cui più vergognarsi. L’infanzia e la vecchiaia – vicini per fisiologia, per fragilità, per dinamiche umane – sono gli aspetti della nostra esistenza di cui avere più cura, invece risultano il fallimento più eclatante e grave delle nostre attuali azioni. Perché, come diceva Marguerite Yourcenar, l’infanzia e la vecchiaia non solo si ricongiungono, ma sono i due stati più profondi che ci è dato vivere.

Vigliaccamente ci siamo, come società, rifiutati di procedere in questa profondità, lasciando vecchi e bambini soli nell’oscura, abissale invisibilità che tutte le profondità contemplano.

Ora come ora io immagino che lei non verrà ricordata come la Ministra che ha salvato i bambini dalla pandemia, ma come la Ministra che li ha condannati a un triste futuro.

Non riesco a immaginare quanto debba pesare la fatica di sedere dove siede lei adesso. Non riesco a immaginare quale sia il suo pensiero la sera, mentre si addormenta, riflettendo su quanto le sue scelte – sue, e ovviamente del suo staff – influiscano sul futuro di milioni di cittadini, tra adulti e bambini.

Non riesco a immaginare se lei lo immagina. Se, proprio prima di addormentarsi, nell’attimo in cui si scivola nello stato di cedimento proprio del sonno, nel momento in cui siamo più abbandonati a noi stessi, e quindi più onesti con la nostra coscienza, non riesco a immaginare se in quel momento lei si chieda: cosa sto facendo? Ma lo sto facendo?

Non riesco a immaginare ma lo sto immaginando, visto che è solo l’immaginazione che ci permette di infilarci nei panni degli altri. Ed è per questo che chiedo a lei prima di tutto immaginazione, perché è solo dentro questo sforzo astratto e audace, che lei può mettersi vicino a noi. Può, dentro lo sforzo immaginifico, capire come ci stiamo sentendo e, con uno sforzo ancora più acrobatico, capire come si sentono i bambini adesso. Senza immaginazione non può capire, e quindi risolvere.

Io immagino la sua fatica. Ed è per questo che le ho scritto: per stare con lei in questa fatica. Io come migliaia di altri cittadini che le stanno scrivendo, chiedendo, che suggeriscono, che invocano. Siamo con lei in questo sforzo immaginativo, per cercare di capire come aprire le scuole a Settembre in sicurezza. E le scuole devono riaprire in sicurezza a Settembre non perché il Paese ha bisogno dei suoi genitori che si rimettano a lavorare come silenziosi criceti in una gabbia.

Almeno, non solo per questo. È ovvio che far ripartire il sistema economico del Paese è fondamentale, come altrettanto fondamentale è la sua salute pubblica, come lo è la sua salute democratica, come altrettanto lo è ogni singola componente del nostro stare insieme. Il rispetto di cui parlava Pericle nel suo discorso agli Ateniesi, consisteva proprio in questo: che in una democrazia gli amministratori si qualificano non rispetto a pochi, ma rispetto a tutti.

In questi tutti, è stato lampante che i bambini non sono stati contemplati. E per rimanere negli argini leciti, ideologici e giusti di un Paese civile, è ora che si ripari al danno, che si pensi ai bambini come parte integrante del nostro sistema democratico, che si riqualifichi il ruolo di chi amministra tutti noi.

La domanda giusta da porsi non è: come fare a far ripartire le scuole in sicurezza per far tornare i genitori a lavorare? Certo, capire come impegnare i genitori nella propria attività, mettendo anche il Paese in condizione di ripartire, è una questione altrettanto impellente, senza considerare  che, in quest’ottica, le donne nella maggior parte dei casi saranno marginalizzate dal mondo del lavoro se non si pensa a come sostenere le famiglie con la gestione dei figli.

Ma dal mio punto di vista, la domanda giusta, più urgente, da porsi è: come far ripartire la scuola in sicurezza, perché prima di tutto è un bisogno essenziale, e sacrosanto, proprio dei bambini?

In questa domanda, e quindi nella sua doverosa risposta, risiederebbe l’attenzione, la cura e la dedizione richiesta al suo Ministero – da quello dell’Economia ce ne aspettiamo un’altra, da quello degli Esteri un’altra ancora…. Ma dal suo questo ci aspettiamo: che ci sia cura e attenzione e empatia.

I bambini (da 0 agli 11, 12 anni) che stanno affrontando la quarantena, e che affronteranno la propria vita in modo comunque restrittivo nelle prossime fasi, sono coloro che stanno formando la propria identità, socialità, qualità umana, e vorrei spingermi a dire anche moralità, proprio in questo momento. E non sono io la persona adatta a dirlo – immagino, immagino che lei si sia circondata di pedagogisti e psicologi dell’età evolutiva –ma è proprio durante questa età che il pensiero si forma soprattutto attraverso attività pratiche e sociali: con la condivisione esperienziale, con le strategie attuate dal bambino per imparare a stare coi coetanei, col contatto e con la socialità in ogni sua forma, costruendo la propria autonomia attraverso il rapporto con i propri pari, con la relazione affettiva con gli insegnanti.

Con gli altri genitori della materna di mia figlia – dai tre ai sei anni – ci confrontiamo ogni giorno che passa, su aspetti quotidiani sempre più drammatici.

Bimbi che cominciano a chiudersi, rifiutandosi di parlare al telefono con i nonni, o con i maestri, o con i compagni. Bimbi che risultano sempre più svogliati, seriamente regrediti.  Bimbi che non dormono più o tormentati dagli incubi, che si svegliano gridando aiuto. Quelli che dicono ai genitori (sempre più emotivamente provati): Mamma, non voglio chiudere gli occhi perché ho paura di sognare.

E queste sono testimonianze di chi vive in contesti più o meno sani, con situazioni economiche poco problematiche, in nuclei familiari più o meno attenti. Ma proviamo a immaginare cosa sta succedendo, o succederà, ai bambini che vivono in ambienti disagiati, se non pericolosi, in condizioni economiche fragili, e drammaticamente esposti ai problemi sorti con questa crisi, o alle realtà familiari che si trovano a gestire questa situazione con una qualsiasi forma di disabilità. Proviamo a immaginare, Ministra.

Un bambino privato della socialità nella sua prima infanzia è un cittadino a cui si sta rifiutando la democrazia.

Deve essere complicatissimo immaginare i modi in cui evitare tutto ciò e restituire quello che spetta ai nostri bambini – ai suoi bambini, come ama dire lei –quando invece la salute pubblica, che pure è sacrosanta garantire, ci richiede quasi l’opposto: distanziamento, limitati contatti fisici e attività di gruppo.

Me ne rendo conto, e mi rendo conto che tutto ciò rappresenta un nodo delicato e di difficilissima gestione. Ma il suo Ministero è chiamato a fare proprio questo: a risolvere queste contraddizioni, a trovare soluzioni, a capire come garantire la democrazia – che in questo caso corrisponde alla salvezza – a tutti. Tutti, non pochi.

Limitarsi a dire: restare a casa, distanziate i contatti; oppure parlare di didattica a distanza per chi non ha bisogno della didattica (mi rendo conto anche di tutte le problematicità della DAD, ma qui vorrei porre l’attenzione su altro) non serve a nulla. Non serve ai bambini delle scuole materne e a quelli dell’asilo nido, che si trovano sprovvisti di qualsiasi copertura o progetto riparatore.  Tutto questo non serve a nulla, signora Ministra, perché non immaginare significa evocare il cosa, ma non il come.

Evitando la trasparenza con i suoi piccoli allievi e le loro famiglie, arginando le risposte agli interrogativi che da più parti le stanno porgendo, mette in evidenza che non è stato evocato ancora alcun come.

Adesso, invece, è proprio il momento del come. Di come si occuperà dei suoi bambini, di come immaginerà il loro futuro – tempo che non le appartiene di diritto, ma che noi le stiamo affidando, visto che è lei a trovarsi nel posto in cui risiede la fiducia che sta alla base del nostro patto sociale.

Le assicuro che noi non ci aspettiamo la perfezione, da lei. Ma a problemi complessi sono necessarie soluzioni complesse. Ne sono state fatte molte di proposte, abbiamo esempi di altre Nazioni che stanno affrontando la questione con vari approcci, e anche se noi abbiamo scelto altre vie come Paese – decisione contestabile, ma legittima – questo non significa che non possiamo guardare a questi Paesi per ispirarci, o per evitare errori.

Ciò che è certo, è che oggi l’errore più grave sarebbe quello di non muoversi per tempo.

Ripensare alle modalità con cui andranno riaperte le scuole in sicurezza – tutte, dai nidi alle secondarie – processo che riguarda oltre otto milioni di alunni e più di un milione di insegnanti, richiede tempi organizzativi ampi, impegni economici serissimi, e strategie, molte strategie.

Da più parti, dalle richieste dei pedagogisti, ai gruppi di insegnanti e genitori coinvolti in organizzazioni attive per il progetto scuola, sono state avanzate idee e proposte studiate ad hoc, per coniugare le contraddizioni di questa situazione: distanziamento e necessità di relazione per i bambini. Si è pensato allo scaglionamento per turni in orari ridotti e differiti; a test sierologici per bambini e ragazzi, al ripensamento di situazioni di assembramento come il pranzo, a supplenze extra per sostituire il personale più a rischio, alla sanificazione periodica degli ambienti, alla riorganizzazione del rapporto spazio/numero di alunni, alla riapertura secondo il differenziamento geografico per indice di contagio, a programmi specifici di attività giornaliera da fare all’aperto. Soprattutto, bisogna sfruttare questo momento per la regolarizzazione dei docenti precari, del personale Ata, e per la messa in sicurezza di tutte le fasce a rischio di queste professionalità, con tamponi e test sierologici regolari. Più di tutto, bisogna rinsaldare, o ricostruire, il rapporto di fiducia che lega i cittadini – in questo caso i bambini e le loro famiglie, gli insegnanti e tutto il personale scolastico – per far sì che chi ritorna al lavoro si senta al sicuro, tutelato e seguito. Senza questo aspetto nessun insegnante tornerà nella propria aula convinto di svolgere il proprio lavoro, e nessun bambino verrà accompagnato nel luogo sano e costruttivo che deve essere la scuola.

Per ricostruire questo legame c’è bisogno di trasparenza, che è l’ingrediente bianco della democrazia. E del contatto vostro con noi, che è l’ingrediente invisibile della democrazia. L’invisibilità di un virus ci sta mettendo a terra, ed è anche su questa invisibilità tutta umana che bisogna lavorare.

È evidente che tutto ciò richiede uno sforzo economico e organizzativo enorme, come enormi sono gli sforzi che si fanno, storicamente, dopo qualsiasi crisi di portata globale. D’altro canto, se c’è qualcosa da sacrificare a discapito di più imminenti urgenze, spero che si dia per scontato che non siano i bambini.

Vero, Ministra, che i bambini non sono sacrificabili?

 

Con molta cordialità
Rossella Milone

Rossella Milone è nata a Napoli nel 1979 e vive a Roma. Ha pubblicato le raccolte di racconti Prendetevi cura delle bambine (Avagliano 2007) – per la quale ha ottenuto una menzione al Premio Calvino – e La memoria dei vivi (Einaudi 2008). Per Laterza è uscito nel 2001 Nella pancia, sulla schiena, tra le mani, e per Einaudi nel 2013 il romanzo con Poche parole, moltissime cose. Per minimum fax ha pubblicato il racconto Un posto nel mondo all’interno dell’antologia L’età della febbre e Il silenzio del lottatore (in uscita). Collabora con diverse testate giornalistiche e coordina l’osservatorio sul racconto Cattedrale.
Commenti
10 Commenti a “Lettera Aperta alla ministra Azzolina”
  1. Umberto Cocco scrive:

    Tutto qua, nella proposta (!) di riaprire in sicurezza le scuole a settembre, tutto l’impeto dell’autrice?!
    Ma i bambini e i ragazzi stanno male ora, da febbraio ad adesso sono stati abbandonati, stanno maturando adesso le discriminazioni e le ineguaglianze che peseranno per chissà quanto, e ci sarebbero altri due mesi di scuola per finire l’anno e tutta l’estate davanti per eventualmente prolungarlo come propone la Fondazione Agnelli, e lei se ne esce dopo tutti i tuoni con l’idea di riaprire a settembre? Che delusione, questi tonitruanti appelli che finiscono col chiedere meno di quanto la ministra stessa – così evidentemente inadeguata – è disposta a ‘concedere’, bontà sua, anzi, ha già ‘concesso’. Ma basta guardare appena fuori dall’Italia, per capire che grave errore sta facendo il governo, e forse le avanguardie che non osano più.

  2. Giorgio Audero scrive:

    Brevità e chiarezza. Brevità e chiarezza. Brevità e chiarezza. L’80% della “lettera” è fatto di metafore, citazioni, altisonanti “quos ego”, ripetizioni, false attestazioni di rispetto ed educazione. Poi uno almeno si aspetta il contenuto e, invece, no, tutt’altro. Ma questo è quel che producono gli intellettuali? Lei, Signora Milone (giusto per farLe percepire la poca stima che traspare dall’appellare così un’altra persona), non è una scrittrice professionista? E questo è quello che riesce a produrre? Praticamente ha preso i messaggi di un gruppo Whatsapp di mamme e li ha pasticciati in un discorso a tratti surreale, che non si capisce mai dove voglia andare a parare, passandolo con il filtro “scrittrice impegnata”. Ma come si può scrivere una roba del genere avendo anche piena ragione? Prossima volta si limiti a scrivere sul suo gruppo Whatsapp di mamme; lì qualcuno immaginerà – o proverà ad immaginare – che le Sue parole hanno un qualche senso concreto ed una qualche reale forza persuasiva.

  3. Agnese scrive:

    Gentilissima, non credo ci sia bisogno di creare ancora allarmismi a questo punto. Il mondo non era pronto ad una situazione del genere, non un semplice ministro… È stata esposta solo una parte negativa riguardo ai bambini, e non quella dei bambini felici e intraprendenti che hanno fatto meglio dei genitori,non quella delle mamme positive che nell’emergenza sono andate avanti imperterrite. I genitori hanno tutt’ora il supporto degli insegnanti, anche psicologico se vogliono cercarlo. Credo che non sia equo quanto da lei riportato. Già in passato la ministra era stata attaccata perché aveva comunicato con troppo anticipo la promizione a fine anno. La si accusava di far rilassare gli studenti e non premiare i più meritevoli. Io ho pensato ai genitori, a quelli che non sono digitalizzati, che non hanno computer e competenze, quelli che a letto le sera hanno lo stomaco stretto perché pensano di non saper aiutare sufficientemente il proprio figlio… Beh forse a loro quella notizia è servita più di tutto. Grazie

  4. emanuela lancianese scrive:

    Che commenti ingenerosi. In contrasto con le parole superficiali dei due signori lettori, la lettera di Rossella Milone tocca in profondità e con grande chiarezza e onestà intellettuale e passione (umana e civile) una questione che nessuno dei media e dei politici sta sollevando con questa forza e questa lucidità e speriamo davvero che, nel foro della loro coscienza, questi decisori, non avendo agito per mancanza di energia o di immaginazione o di progettualità, sentano (come auspicato dalla scrittrice) davvero il peso di aver abbandonato i bambini di questo Paese e i loro genitori a loro stessi. Non basta regalare un tablet a una famiglia per dire di aver avviato un progetto di recupero della dimensione scolastica e sociale dei loro figli. Nessuno lo dice MAI ma i bambini hanno un loro codice etico e morale e percepiscono più di altri gli effetti di una buona o di una cattiva politica nella loro quotidianità. E’ un dramma etico quello che vede milioni di bambini regredire intellettualmente e spiritualmente (ha ragione l’autrice è così). La loro concentrazione è scarsa se non nulla, sono apatici, sempre stanchi e soggetti a sbalzi d’umore e sempre meno riescono a tener testa all’isolamento – e alla mancanza d’aria e di gioco e di confronto con i loro coetanei – con la loro forza di immaginazione, che pure è un loro dono divino. E se i bambini l’hanno questa dote, purtroppo non ce l’hanno i nostri governanti. Per questo l’appello colpisce nel segno. Un paese che è guidato da persone prive di questa risorsa è destinato a morte sicura. Sono ormai quasi sei decenni che manca una politica sulla didattica (non solo interventi di edilizia scolastica degni di questo nome) e non c’è cosa più urgente che lavorare per creare una nuova configurazione sociale a partire da questo, una didattica nuova, a partire dai bambini. Perché ogni problema (anche quello di natura economica) nasce per mancanza di una cultura che lo prevenga e che prospetti le soluzioni per risolverlo. L’uomo non è un fattore di produzione è, prima di qualsiasi altra cosa, un essere sociale e il bambino lo è in massimo grado. Come lo sono gli anziani. Mettete i bambini tra le priorità di ogni azione politica e questo paese si risolleverà. Non c’è cosa più concreta e dotata di persuasività di questo appello: ridefinite le priorità o non ci sarà nessun futuro, in nessuna circostanza, in nessuna fase due.

  5. Alessandro Mallardo scrive:

    Tra i bambini di noi italiani e la ministra dei bambini di noi italiani, per fortuna, ci siamo noi genitori italiani. Altrimenti sembra che i bambini sono entità astratte, che arrivano così per caso. Li abbiamo voluti e procreati noi genitori prima di tutto. E sta prima di tutto a noi genitori, bambini un po’ più cresciuti, stimolare, rassicurare, raccontare, giocare, mostrare, condividere, piangere, ridere, annoiarci insieme a loro. Sta a noi scendere o salire nel loro universo. Sta a noi genitori trovare la chiave, le chiavi per farlo. A volte falliremo miseramente. Altre volte dentro di noi sentiremo di esserci riusciti. Sta a noi sorprenderli, spiazzarli, annoiarli. Tutto questo è educazione al rispetto della diversità, del dramma, del fallimento, del cambiamento. E del dolore. Non appelliamoci sempre a qualcun altro. Ogni tanto appelliamoci a noi stessi, nel silenzio dei nostri cuori.

  6. Andrea scrive:

    Purtroppo la lettera, sicuramente ben scritta, e sentita, non centra e forse nemmeno sfiora il bersaglio. L’impeto si perde dopo pochissime righe, confondono una lettera di critica (in senso positivo), in qualcosa di simile a un memoir (quasi irritante per il lettore). Adesca forse lettrici e lettori, ma confonde, spersonalizza il problema, crea metafore laddove c’è bisogno di concretezza.

    Ecco, è questo ciò che manca, di concretezza. Troppe righe, troppe per un mezzo quale una pagina web.
    Mia moglie e io abbiamo due figli (3 e 5 anni), entrambi non abbiamo mai smesso di lavorare (entrambi medici), e combattiamo come tutti i genitori tra ricerca di baby sitter, equilibri, e lacune.

    Semplicemente credo sia necessario che qualcuno, del governo, si decida a focalizzare l’attenzione sui bambini. Davvero. In maniera seria e concreta. Cosa pensi e sogni il ministro, penso siano fatti suoi. Dentro di sé può anche odiare i bambini, non importa, a noi deve interessare ciò che fa, e deve fare, senza moralismi, senza ricatti morali.
    Questo dobbiamo chiedere.

  7. Massimo V. scrive:

    Salve, purtroppo i bambini con i loro bisogni evolutivi sono stati del tutto alienati dalle scelte e dalle azioni del nostro governo. E’ evidente che in altri paesi i bambini hanno un attenzione ed un rispetto verso i loro bisogni migliore. Forse per noi e’ sufficiente tenerli nascosti in casa protetti per le nostre ansie, angosce e parvenze di buon senso. I bambini hanno il bisogno fondamentale di vivere assieme nella loro comunita’ di bambini ed è un bisogno imprescindibile e necessario all’apprendimento reciproco, un apprendimento umano che conferma la loro esistenza e getta le basi per il futuro. E’ per questo che il web quale strumento di ripiego e’ miseramente insufficiente e dannoso se sostituito alla vita. E’ per questo che siamo in grave ritardo con un programma di ripresa delle attivita’ scolastiche e ludico sportive. E’ del tutto evidente che non ci sarà programma di distanziamento sociale che abbia senso e possibilità di applicarsi dal momento in cui i bambini si rivedranno al parco, a scuola al mare.. ovunque..
    Non prendiamoci in giro, fra qualche settimana i nostri bambini, adolescenti e giovani sprigioneranno la loro voglia di vivere e di stare insieme. La vita non si può arrestare per fermare il virus. Questo momento di emergenza ha toccato il suo limite da ora in avanti non si potra’ più ignorare l’importanza di enormi investimenti sulla sanità pubblica sulla scuola e la ricerca, solo questo potrà permetterci di convivere al meglio con questo virus, o con chissà cos’altro potrà emergere in futuro.

  8. Silvano scrive:

    Questa lettera dimostra chiaramente uno dei maggiori Mali italiani. Molti nostri intellettuali sono solo innamorati delle loro parole , ma non dicono mai nulla di veramentepropositivo, ne entrano mai nella vita reale con azioni e proposte operative, assumendosene tutta la responsabilità.

  9. Laura scrive:

    Fino ad ora ho letto soltanto di genitori in accordo o disaccordo con quanto detto in questa lettera. Nessuno però si è chiesto che cosa pensiamo noi ragazzi, perché non sempre ciò che credono gli adulti di noi è corretto.
    Frequento la terza media, quest’anno devo dare un esame, devo ottenere il “diploma di licenza media”. Posso assicurarvi che non è per niente piacevole non avere la minima idea di come e quando si svolgerà questo famigerato esame per il quale da tre anni a questa parte siamo stati preparati in un modo o nell’altro. Ogni giorno arrivano disposizioni diverse, come si può anche solo immaginare che noi studenti ci possiamo organizzare?
    Inoltre credo che non sia corretto affermare che ci siano anche ragazzi sereni. Io attualmente mi posso definire fortunata: ho un giardino, due balconi, i miei nonni abitano al piano di sotto… ma il poter andare a scuola tutti i giorni, il vedere i miei amici e il poter abbracciare i miei cari mi manca incredibilmente tanto, tanto che a volte mi sembra di affondare e di non riuscire più a tornare a galla nel mare della vita. E se io che vivo in una piccola bolla felice ho spesso delle crisi, non oso immaginare chi ha una situazione meno agiata della mia come stia passando questo periodo.
    Le videolezioni potranno anche essere una buona soluzione ma nulla potrà mai sostituire il contatto umano. Noi siamo in piena età evolutiva e abbiamo bisogno di fare esperienze, di relazionarci con nuove persone, di litigare, di trasgredire, di commettere errori per poter rimediare ed imparare da essi. Ma come si può pensare che stando chiusi in casa ci possiamo riuscire? Ci serve poter tornare a scuola al più presto perché, per quanto possiamo affermare il contrario, ci piace ogni giorno svegliarci anche alle 6 del mattino per poter trovare i nostri amici, e quasi quasi anche i nostri professori.
    Attraverso uno schermo tutto ciò non è possibile. Bisognerebbe agire in funzione di questo e non dell’economia immediata del paese. Non potete lasciare le generazioni del futuro a se stesse, del resto il mondo tra dieci-vent’anni dipenderà da noi, no?

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