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Lettera aperta. Dateci una risposta sulla situazione del teatro a Roma.

Al Ministero dei Beni Culturali, alla Regione Lazio, al Comune di Roma

da le compagnie, gli artisti, e gli operatori culturali romani

Abbiamo appreso con gravità e seria preoccupazione la notizia della revoca definitiva della nomina di Ninni Cutaia come direttore del Teatro di Roma. Non entriamo nel merito della polemica sulle regole ministeriali che gli hanno impedito di proseguire il suo incarico – anche se ci lascia perplessi come una procedura che rendeva possibile la sua nomina al Teatro di Roma in gennaio, sia poi stata ritenuta non valida in marzo – ma quello che non possiamo fare a meno di sottolineare è che abbiamo perso un’altra occasione. Un direttore che, già rivestendo altre cariche,  aveva dimostrato una spiccata capacità di lettura dell’esistente e di valorizzazione del panorama contemporaneo e che già dalle prime settimane di lavoro al Teatro di Roma aveva rivelato un forte impianto progettuale e di politica culturale di rilancio del teatro in una dimensione di respiro europeo, coinvolgendo anche le forze artistiche del territorio per restituire una centralità nazionale alla struttura.

Tutto questo accade nello stesso momento in cui  viene sgomberato l’Angelo Mai e dopo che Romaeuropa è stata costretta a rinunciare alla stagione del Palladium. Il Teatro India, cioè il più importante palcoscenico cittadino per la scena contemporanea, avrebbe potuto riaprire in aprile grazie al lavoro che Cutaia aveva messo in atto. Oggi ci domandiamo se e quando questa riapertura avrà luogo. È a tutti conosciuta infine la situazione di incertezza in cui versa il Macro. Roma rischia la desertificazione culturale e la mortificazione del lavoro degli artisti e degli operatori culturali di questa città.

Con questa lettera esprimiamo il nostro sconcerto per lo stato di abbandono che affligge la cultura e l’arte nella città che, vale la pena ricordarlo, è la capitale del Paese.

Chiediamo con forza agli amministratori locali e ai politici nazionali di impegnarsi per una soluzione progettuale organica e non sporadica che non deluda le aspettative, per risolvere una situazione che sta già condizionando negativamente e da troppo tempo la continuità delle attività artistiche e culturali.

Fino ad ora hanno firmato:

Veronica Cruciani, Daria Deflorian, Attilio Scarpellini, Francesca Corona, Fabrizio Arcuri, Roberta Scaglione, Claudia Di Giacomo, Christian Raimo, Alessandra Cristiani, Lorenzo Pavolini, Gian Maria Cervo, Werner Waas, Roberta Nicolai, Tamara Bartolini, Michele Baronio, Manuela Cherubini, Lisa Ferlazzo Natoli, Sergio Logatto, Andrea Porcheddu, Michele Distefano, Elvira Frosini, Daniele Timpano, Antonio Tagliarini, Andrea Pocosgnich, Alessandra Sini, Graziano Graziani, Massimiliano Civica, Luca Ricci, Tony Clifton Circus, Katia Ippaso.

Commenti
83 Commenti a “Lettera aperta. Dateci una risposta sulla situazione del teatro a Roma.”
  1. sarmizegetusa scrive:

    firmo, Vanni Santoni

  2. paolo mazzarelli scrive:

    Firma

  3. Tiziana Albanese scrive:

    Firmo.

  4. Marina Rippa scrive:

    sottoscrivo la lettera, Marina Rippa

  5. Lisa Nur Sultan scrive:

    Firmo.

  6. Caterina Verusio scrive:

    firmo

  7. Maurizio Rippa scrive:

    Firmo

  8. Laura scrive:

    Firmo

  9. Laura scrive:

    Laura Riccioli (firma completa)

  10. Giorgio Andriani scrive:

    Firmo

  11. Tommaso Spinelli scrive:

    Sottoscrivo.

  12. Francesca Fenati scrive:

    Firmo

  13. daniela duchi scrive:

    firmo!

  14. maria grazia mandruzzato sottoscrivo scrive:

    firmo

  15. Pamela Del Grosso scrive:

    Firmo

  16. Emiliano scrive:

    Firmo, Emiliano Loria

  17. Angelo Laurino scrive:

    Il sistema teatrale in Italia è posto dinanzi a una necessità di rinnovamento.

  18. Valeria Orani scrive:

    sottoscrivo e sottolineo che noi produzioni stiamo lavorando da mesi senza alcuna garanzia ma solo con rassicurazioni verbali.
    valeria orani

  19. Irma Carolina Di Monte scrive:

    firmo.
    Irma Carolina Di Monte

  20. diego labonia scrive:

    firmo!

  21. ziska scrive:

    firmo!!!

  22. salvo lombardo scrive:

    Firmo

  23. Silvia Girardi scrive:

    firmo

  24. Noemi Serracini scrive:

    Firmo!

  25. Camillo Marcello Ciorciaro scrive:

    Firmo!

  26. Alessio Bergamo scrive:

    Sottoscrivo in pieno!!!
    Alessio Bergamo

  27. Niryis Pouscoulous scrive:

    Firmo.

  28. Paolo Musio scrive:

    Firmo

  29. Chiara scrive:

    Firmo Chiara Girardi

  30. Alessandra Tomassini scrive:

    Firmo!

  31. Firmo
    Atto Nomade – Marzia Ercolani

  32. benedetta boggio scrive:

    firmo

  33. Mara Neumann scrive:

    Firmo
    Mara Neumann

  34. Serena Sinigaglia scrive:

    Firmo
    Serena Sinigaglia

  35. umberto d'ulizia scrive:

    firmo

  36. Andrea Valeri scrive:

    Firmo

  37. Matteo Curatella LeMat scrive:

    Firmo : Matteo Curatella LeMat

  38. Firmo
    Assetto – Centro Sperimentale d’Improvvisazione e Teatro

  39. Riccardo Fazi scrive:

    Firmiamo
    Muta Imago

  40. nicoleta robello scrive:

    sottoscrivo
    n.r.

  41. Alessandro Machìa scrive:

    Firmo.
    Alessandro Machìa

  42. Paolo Civati scrive:

    Firmo. Paolo Civati.

  43. Eleonora Donati scrive:

    Firmo
    Eleonora Donati

  44. rosa masciopinto scrive:

    Firmo

  45. Valeria Merola scrive:

    firmo

  46. Cecilia Carponi scrive:

    Firmo anch’io! Cecilia Carponi

  47. Laura Nardi scrive:

    Firmo

  48. Luna Manca scrive:

    Firmo

  49. Simone Nebbia scrive:

    Firmo firmo, anche se mi pareva di aver già firmato.
    Soltanto mi chiedo se poi produrre e riprodurre comunicati da sostenere diffondere ecc, con simili contenuti e le stesse persone mescolate ora a emetterli ora a sottoscriverli, non sia una dichiarazione di marginalità piuttosto che una richiesta di ascolto. Un dubbio mio, non preclude la mia adesione di certo, ma non so, ci penso…
    Simone

  50. Alceste scrive:

    No
    non firmo
    parlare dell’Angelo Mai, paragonandolo ad un teatro qualsiasi è offensivo per qualsiasi forma culturale.

    in più l’articolo contiene diverse informazioni totalmente errate.

  51. L’Angelo Mai potrà stare antipatico a gente come Alceste. Ma che sia stato in questi anni una polarità aggregativa e produttiva per le compagnie indipendenti è tutt’altro che offensivo: è la realtà oggettiva. La chiusura di uno spazio occupato, la cancellazione della nomina di Cutaia al Teatro di Roma e della chiusura del Palladium (che magari riaprirà, ma sarà collocato in un altre geografia teatrale essendo stato sottratto al Romaeuropa) sono tessere di uno stesso puzzle: quello dello smottamento della geografia artistica indipendente romana. Poi, ovvio, sono ambiti diversi, ma chi vive la ricerca artistica a Roma ne percepisce immediatamente la connessione. E le decine e decine di firme di operatori e artisti non fanno che confermare questa lettura che – lungi dall’essere offensiva – è semplicemente un fatto.

    firmo (ho già firmato altrove ma lo dico anche qui)

  52. Giuseppe Miale di Mauro scrive:

    Firmo.
    Giuseppe Miale di Mauro

  53. Io avevo giá firmato una settimana fa…. Rifirmo!

  54. Simona Lisi scrive:

    La situazione romana e’ il simbolo e il segno di una disgregazione culturale e di un ostinato centralismo di potere totalmente avulso dai bisogni e dalle pratiche di autorganizzazione degli artisti e dei cittadini (necessarie proprio per l’assenza delle politica) già attive in ogni parte d’Italia.
    Firmo
    Simona Lisi

  55. Fortunato Cerlino scrive:

    Firmo e condivido pienamente il contenuto della lettera aperta. Aggiungo una riflessione: si è parlato di conflitto di interessi per la nomina di Ninni Cutaia al teatro di Roma, allora mi chiedo e vi chiedo, non è forse un conflitto di interessi la nomina di un direttore artistico del teatro di Roma che spende una grande fetta dei fondi disponibili per le proprie produzioni? La figura di Ninni Cutaia avrebbe garantito la soluzione di questo conflitto di interessi, avremmo finalmente visti destinati i fondi disponibili a realtà culturali emergenti e significative non soltanto per la realtà romana ma nazionale.Questa era una delle intuizioni principali di Cutaia, e questa si sarebbe stata una buona risposta ad un conflitto di interessi che ha visto in tante, troppe occasioni, spendere cifre esorbitanti per produzioni di direttori artistici – artisti. Ovviamente non entro nel merito della qualità di queste produzioni ma parlo della prassi. La crisi, economica e morale, si sarebbe potuta combattere anche così. Le economie del teatro sono profondamente mutate e le realtà emergenti, pur senza intaccare la qualità delle loro proposte, si sono da anni adeguate alla situazione. Le risorse per una sola produzione del passato, avrebbero dato linfa, fiducia, slancio e LAVORO ad almeno una decina di compagnie ed artisti emergenti. Spero davvero che i criteri della prossima nomina possano rispettare questa filosofia economica e culturale. Tuttavia mi chiedo, e vi chiedo, se davvero dobbiamo rimanere inermi di fronte a questo scandalo; dobbiamo davvero aspettare e basta? Si è fatto tutto il possibile per risolvere la questione Ninni Cutaia? Lo chiedo a tutti gli operatori culturali, ai direttori degli altri stabili, alla politica, agli artisti, alla cittadinanza. Mi rifiuto di credere all’errore nella nomina di Cutaia, e non riesco a non osservare che questo errore è stato rilevato solo dopo un cambio di governo e di poltrone.

  56. Francesca Macrì scrive:

    Anche io credevo di aver firmato. Firmo di nuovo.

  57. LM scrive:

    Come lobbisti qualunque, state difendendo il burocrate più vicino ai vostri gusti e ai vostri interessi. Legittimo, ma non mi sembra tanto nobile. Del resto questo comportamento politico vi si rivolgerà contro quando diverse maggioranze politiche nomineranno burocrati a voi invisi. La soluzione è che lo Stato e la politica vengano allontanati dalla produzione artistica, se no non se ne esce.

  58. Priscilla Micol scrive:

    Firmo.

  59. Simone Nebbia scrive:

    @Fortunato Cerlino: e infatti dalle dichiarazioni di Cutaia stesso non pare sia stato fatto tutto quanto era nelle possibilità, come ci fosse un disegno preesistente…

    http://www.teatroecritica.net/2014/03/dichiarazione-cutaia/

    @LM: lobbisti? Magari forse…il fatto che il Sindaco di Roma nella giornata del bordello se ne stia a presenziare alla presentazione dello stadio della Roma non ti fa pensare? Che oggi si celebri una paradossale giornata mondiale del teatro, in condizioni simili non ti crea qualche dubbio? Insomma non trovi che questa lobby non sia poi così forte come vuoi lasciar intendere? Qua a gente che campa d’aria e che difende il TUO diritto alla cultura non mi pare si possa fare difetto di “nobiltà”, non è rispettoso, non è permesso.

  60. giulia scrive:

    Firmo. Anche io avevo gia firmato!

  61. fabrizio parenti scrive:

    Eaderisco pienamente alla lettera
    Fabrizio Parenti

  62. LM scrive:

    @nebbia

    confermo che non siete forti, ma siete lo stesso una lobby, come pensava lo stesso Nicola Fano, oggi consigliere del teatro di Roma, qualche tempo fa http://www.succedeoggi.it/2013/10/le-lobby-del-teatro/

    Se permette difendo da solo il mio diritto a distruggere lo stesso concetto di cultura. Nietzsche scrisse più o meno così: il fatto che un concetto di cultura si è formato, in epoca moderna, vuol dire che c’è una classe vittima di esso. Nella mia testa bacata mi sono fatto l’idea che la classe alla quale si riferiva non fosse in senso sociale, ma in senso di qualità dello spirito, in particolare la classe insuperabile di alcuni artisti che garbano a me.

    PS: RICCARDO CAPOROSSI DIRETTORE DEL TEATRO DI ROMA (1) CON POTERI ASSOLUTI! ANDREBBE BENE ANCHE CARLO CECCHI CON VICE MASSIMILIANO CIVICA (2), SEMPRE CON POTERI ASSOLUTI.

    1 carica di due anni senza possibilità di rinnovo
    2 il fatto che Massimiliano Civica sia firmatario di questo documento non vuol dire nulla.

  63. Simone Nebbia scrive:

    @LM: va bene, io capisco il discorso, ma anche basta citare il solito articolo che Nicola Fano. Tanto rispetto ma non è Walter Benjamin. Il suo discorso sulle lobby non mi sembrava molto quadrato già al tempo, già prima di diventarne lui parte, secondo il suo stesso ragionamento. Meglio ancora: l’inesistenza di questo potere lobbistico non è tanto riferito al mondo teatrale, quanto alla sua rilevanza in un mondo più grande in cui i poteri culturali veri sono lobbisticamente da un’altra parte. E oggi ad autocelebrarsi, per esempio.
    Questo comunicato è, oltretutto, proprio una dichiarazione di scollamento. Se fossimo una lobby davvero, avremmo almeno una struttura decisamente maggiore.

    Riccardo Caporossi (1948)? Carlo Cecchi (1939)? Non c’è speranza che uno come il citato Civica possa fare il direttore senza essere vice di qualcuno in età da pensione?
    Ma ancora meglio: i suoi stimabilissimi Cecchi e Caporossi, come faranno quadrare un bilancio in questa situazione agghiacciante? La nomina di Cutaia, dirigente, manager, uno dei più alti in grado per il teatro all’interno del Ministero, era in questa direzione…

  64. Caroline Pagani scrive:

    Firmo Caroline Pagani

  65. Certo firmo volentieri
    Il mio progetto su ulysses da Joyce dal 23 maggio al vascello non ha raccolto consensi né comunali né regionali oltre a un grande spettacolo sperimentale che lavora con scenografie virtuali e suono spazializzato oltre altre quisquilie di poetiche e tecnologie avanzate… E tutto il progetto è sul linguaggio, sui linguaggi con le sinestesie di professionisti e più di trecento studenti dell’accademia di belle arti … Bene! Anche il consiglio accademico di nuova elezione ha deciso di non dare un contributo che spetta ai progetti di produzione artistica senza nessuna giustificazione… Quindi siamo veramente in una città che rifiuta il teatro in istituzioni preposte alle belle arti e che bloccano quel poco che viene prodotto di arte e teatro professionalmente… Un declino esponenziale verso la palude politica verso il niente. Naturalmente lo spettacolo si farà a spese di una piccola associazione, della sensibilità del vascello verso la sperimentazione e la volontà degli studenti, che pagano tasse salate per nn avere niente… Un disastro

  66. andrea bonella scrive:

    voglio firmare: Andrea Bonella

  67. Antonio Allotta scrive:

    FIRMO E NON RISPONDETEMI BARICCO CHE GIA’ STO MALE DI STOMACO

  68. rosalba ruggeri scrive:

    firmo

  69. marialuisa giordano scrive:

    firmo. per tutte le volte che lavoro a Roma. per quanto amo questa città. per quanto detesto ciò che sta avvenendo.
    @Alceste : il teatro è in grave pericolo, la cultura lo è, la libertà scriccchiola. I distinguo non ci fanno bene, anzi.

  70. roberta zanardo scrive:

    firmo

  71. LM scrive:

    @nebbia

    lasciamo perdere gli ancora una volta poco nobili riferimenti all’età degli artisti, due ragazzini dai quali lo stesso ottimo Civica potrebbe imparare a diventare ragazzino a sua volta…

    Il punto è un altro: pur di non mettere i teatri in mano agli artisti (con POTERI ASSOLUTI…) , vi inventate che sono meglio i burocrati, che dividete in due categorie, quelli buoni, favorevoli a voialtri, e quelli cattivi, favorevoli ad altre lobby. Certo, a giustificazione dite che data la situazione… Boh, ci vorrebbe Kafka per descrivere l’angolo BUIO nel quale sopravvivete cercando di convincere gli altri che è il paradiso della LUCE…

  72. Tiziano Panico scrive:

    Firmo.
    Come direzione artistica Argot Studio

  73. simona buonaiuto scrive:

    firmo!

  74. Attilio Scarpellini scrive:

    Larry Massino, piantala di inventarti un “voi” su cui poter sparare. Ci sono altri modi di passare la giornata

  75. Andrea Monti scrive:

    Ma vi sembra il caso di chiedere l’intervento di queste istituzioni?
    Che credibilità possono avere?
    Non sarebbe meglio denunciarli apertamente?
    tutti i firmatari avranno da raccontare tante cose sui contatti con i parolai che solo sotto elezioni si ricordano della cultura.
    e Lavia?
    molti dei firmatari erano sul palco con lui quando hanno chiuso l’India e a magna’ e beve sapendo che chissà quando avrebbe riaperto (ho magnato pure io, ma solo perchè era tardi e m’ero sciroppato una conferenza de bellissime intenzioni)
    e quelli che sono andati al senato a festeggiare il morto?
    allora invece di chiedere una risposta, visto che dichiarate che il teatro è moribondo, non sarebbe il caso di passare alla ricerca e denuncia di chi ha sparato?

  76. L’Argentina, grande e antico teatro nel cuore di Roma, sicuramente al centro della cultura teatrale romana, non deve essere avamposto del teatro indipendente, delle lobby politiche o teatrali e non deve essere confuso con l’Angelo Mai, per il quale bisogna indignarsi e lottare ma senza confusioni.
    Il Teatro Argentina deve essere un grande teatro popolare che accoglie le migliori produzioni nazionali e internazionali, deve essere un teatro che produce spettacoli d’ eccellenza, non necessariamente contemporanei o di innovazione; non è il teatro adatto. Altri spazi a Roma possono essere eccellenti per l’innovazione, i giovani, la nuova drammaturgia. Anzi, questi spazi già ci sono e, purtroppo, fanno numeri risibili nell’indifferenza di stampa, televisione, addetti ai lavori, politici e dipendenti del Mibact.
    La tradizione del Piccolo di Milano con Strehler e Grassi, dello stabile di Genova con Chiesa e Squarzina dovrebbero averci insegnato che alla direzione di uno stabile ci vogliono due facce: pulite, oneste, non prone alla politica e competenti. Buona caccia!!!

  77. Myskin scrive:

    Non sono d’accordo su tutto. Sicuramente sollevare Cutaia dalla direzione del Teatro Argentina è un atto politico che nel momento in cui sarà il nome del nuovo direttore verrà rivelato ai più. La situazione Angelo Mai è invece, per quanto mi riguarda, piuttosto ambigua. Certo fatta con i modi con cui è stata fatta è un’esagerazione, ma potrebbe essere colta dagli occupanti per regolarizzare la loro posizione. Non posso recarmi in un spazio occupato (precedentemente assegnatone poi rioccupato) che in barba a regole fiscali e di sicurezza, che tutti devono applicare, compresi piccoli teatri e cinema che sono costretti a chiudere, fanno attività per cui si paga un prezzo non sempre “popolare”.
    Per quanto riguarda il Palladium, non è stato tolto a Romaeuropa, ma riaffidato al proprietario, Roma3, che in questo caso non ha colpe. Sicuramente comune regione e fondazione si sarbbero potuti sedere ad un tavolo e cercare una soluzione provvisoria, come la riduzione della stagione per fronte ai tagli.

  78. letizia bernazza scrive:

    Firmo. Anche se avevo già firmato!

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