08/02/2013 Rapallo Sopralluogo scuola evacuata Liceo Da Vigo tecnici comune e provincia

Lettera di obiezione di coscienza

08/02/2013 Rapallo Sopralluogo scuola evacuata Liceo Da Vigo tecnici comune e provincia

di Pasquale Indulgenza

Imperia, 25/06/2016

Oggetto: Circolare prot. 3367 C2 del 7/06/2016 – Invito

Il sottoscritto Indulgenza Pasquale, docente a tempo indeterminato presso il Liceo Statale “C. Amoretti”, dichiara che non intende presentare alcuna “tabella” riportante le attività svolte ai fini del riconoscimento di un punteggio utile a concorrere alla “valutazione del merito” e all’attribuzione del relativo “bonus” in base ai criteri definiti con riferimento alla L. 13 luglio 2015, n. 107 art.1, comma 129.

Il sottoscritto, pur riscontrando che il proprio impegno lavorativo assicurato nel corso del presente anno scolastico comprende non poche attività rientranti tra quelle indicate nell’apposita tabella definita dal Comitato (corsi di formazione/aggiornamento, progetti per il miglioramento dell’offerta formativa, progetti di apertura al territorio –  visite di istruzione, saloni dell’orientamento – cura degli atti dei consigli di classe, attività di formazione dei docenti, attività di promozione dell’Istituto, “buone prassi” nell’innovazione didattica, progettazione), non intende aderire all’invito di cui alla circolare in oggetto per le seguenti motivazioni:

• La determinazione di rispettare la volontà democraticamente espressa dal Collegio Docenti, che nella seduta in data 08/02 c. a. aveva approvato, con larghissima maggioranza, una mozione con la quale si esprimeva netta contrarietà al suddetto sistema di valutazione e al “bonus” per il “merito”.

• Il non volersi porre in competizione con gli altri colleghi per appropriarsi di una quota di salario grazie ad un sistema di valutazione selettiva, non oggetto di contrattazione tra le parti e che, per “suoi propri princìpi”, reca conseguenze ingiuste e penalizzanti per la maggior parte dei lavoratori in attività.

• L’esigenza di salvaguardare la libertà d’insegnamento, così come sancita dall’ articolo 33 della Costituzione, che viene messa in discussione dall’introduzione di un sistema di valutazione i cui criteri sono elaborati, localmente, da un ristretto gruppo di persone, tra cui anche figure chiamate in modo improprio a pronunciarsi sugli esiti individuali di un lavoro complesso come quello reso attraverso l’esercizio della funzione docente. Si tratta di una logica selettiva, dell’introduzione di un sistema di premialità che spinge i docenti a uniformare la propria attività a criteri prestabiliti attraverso un disciplinamento che de facto offusca il pluralismo e la libertà d’insegnamento, nonché le reali e specifiche peculiarità dei percorsi delle classi e dei singoli alunni.

• La convinzione che stabilire, con elevata dose di arbitrarietà e in contrasto con il principio della libertà d’insegnamento sancita dalla Costituzione, quali siano i criteri per individuare i docenti “più meritevoli”, non possa che instaurare un clima di malsana competizione tra colleghi in un ambiente di lavoro e di vita, come la Scuola Pubblica, nel quale la parità definisce e qualifica il vincolo di colleganza e la collaborazione orizzontale, la condivisione di conoscenze e di finalità, l’interscambio, la socializzazione delle esperienze sono la base per una partnership fattiva e lungimirante e la buona riuscita delle attività di insegnamento e apprendimento, nella promozione di percorsi di crescita personale di alunni e docenti.

• La constatazione che l’asserita, pretesa oggettività dei suddetti criteri viene macroscopicamente contraddetta dal “bonus” di ben 12 punti riconosciuto quale prerogativa del dirigente scolastico per l’apprezzamento della “performance complessiva del docente”. I ‘parametri’ indicati (“spirito di iniziativa”, “spirito di collaborazione”, “condivisione con i colleghi e con lo staff”, “impegno profuso”, “senso di responsabilità”), così come, tra i descrittori, gli ‘scolastici’ giudizi di valore (non particolare, adeguato, ottimo, eccellente), che in una griglia ad impianto tabellare quale quella in argomento vorrebbero soccorrere nel discriminare il grado di presenza degli stessi nel carico di lavoro in esame, sono in tutta evidenza funzionali ad una misurazione di tipo manageriale e aziendalistico, consegnata ad una valutazione soggettiva, discrezionalmente intesa, del dirigente e dei suoi collaboratori.

Eppure, da almeno una quindicina di anni, la migliore letteratura italiana e internazionale in materia ha evidenziato – per chi l’abbia letta e studiata (talvolta, in superficie, anche nella platea dei nostri studenti!) – con l’evidenza di una considerevole mole di riscontri empirici, come simili procedure, tipiche della corrente del new public management1 – non siano in realtà produttive di utili elementi di valutazione dei processi in vista di un loro miglioramento qualitativo, ma risultino, piuttosto, attribuzioni di giudizi tesi a ‘misurare’ la conformità a vincoli organizzativi e funzionali prefissati e dirigisticamente orientati.

• La convinzione che le nuove prerogative riconosciute ai dirigenti scolastici riguardo all’assegnazione dei ‘premi’ economici, così come ad altri aspetti (presidenza del Comitato, potere decisionale sull’esito dell’anno di prova, scelta dei docenti a cui conferire l’incarico triennale) significhino e costituiscano una gerarchizzazione nel funzionamento della scuola dello Stato, alterandone alla base il pluralismo e la democrazia previsti dalla Costituzione.

• La constatazione che l’apparente singolarità dell’invito ai docenti in servizio di produrre una dichiarazione nella quale siano riportate le attività ritenute meritevoli di riconoscimento, come una sorta di autocandidatura con esibizione di referenze e curriculum, nell’ambito di una istituzione nel quale ruoli ed incarichi sono tenuti in forza di disposizioni formali, denota, anche nello stile, una sempre più forte spinta all’individualizzazione del rapporto di lavoro e alla differenziazione dei trattamenti.

• La convinzione, infine, che qualsiasi impegno assunto oltre le funzioni e le attività di docenza, debba essere RETRIBUITO e non “PREMIATO”, in quanto si tratta di prestazioni professionali qualificate e non di ‘gare a premi’ da parte dei singoli lavoratori. Il trattamento economico degli stessi, che dal 2008, a causa dei mancati rinnovi contrattuali, ha prodotto il blocco degli adeguamenti stipendiali e della maturazione dell’anzianità, andrebbe imprescindibilmente e prioritariamente soddisfatto in misura tale da render conto, oltre che delle necessità legate al costo della vita, proprio delle molteplici incombenze e dei compiti peculiari (didattici, amministrativi, culturali, comunicativi, relazionali), che quotidianamente costituiscono – per chi oggi è chiamato a svolgere la funzione docente – un sempre più complesso carico di lavoro individuale. Un carico reso particolarmente gravoso, in generale, anche dalla continua sottrazione di risorse economiche alla contrattazione collettiva nazionale e decentrata e ai suoi istituti. Al contrario, le pubbliche anticipazioni riguardanti il prossimo contratto della Scuola annunciano uno stanziamento di 200 milioni di euro e di aumenti medi inferiori a 7 euro netti mensili (secondo le stime tenute dai centri di ricerca più qualificati, le retribuzioni dovrebbero essere incrementate di almeno 70 euro solo per pareggiare i conti col settore privato!).

A tutto ciò, occorre ovviamente aggiungere il netto peggioramento delle condizioni, sempre più sfavorevoli (addirittura, da ultimo, con la prefigurazione di meccanismi onerosi!), richieste per andare in pensione.

Fermo quanto sopra esposto, e conscio comunque del fatto che la parte più autentica del proprio impegno lavorativo – la quotidiana relazione educativa con i discenti vissuta in tutte le sue fluide implicazioni (didattiche, di orientamento, consulenziali) – è ‘destinata’ fatalmente a sbiadire, se prestata ad una sede di valutazione che ben poco può riconoscere, ‘oggettivamente’, delle sue vere valenze, unitamente all’impegno di studio, ricerca e formazione personalmente profuso, giorno per giorno, per allenare, affinare e potenziare le proprie conoscenze, competenze ed abilità professionali, il sottoscritto dichiara di non voler partecipare al concorso in oggetto. Lo fa, posto il surrichiamato invito, avvalendosi dell’opzione di Bartleby, lo scrivano di Herman Melville: “I would prefer not”.

Senza negare, hic stantibus rebus, una amarezza stemperata a tratti solo dalla convinzione della propria dedizione all’insegnamento e di poter ancora offrire – col proprio, malretribuito lavoro – un piccolo contributo formativo ed educativo per aiutare ragazzi capaci in ogni caso di manifestare, nel quotidiano come nel corso del tempo, impagabili segni di riconoscenza. Un contributo per sviluppare “una testa ben fatta” e non una testa piena di nozioni, per dirla col grande sociologo ed epistemologo della complessità Edgar Morin, che riprende il lascito del grande filosofo scettico Michel de Montaigne, a tutt’oggi abbondantemente sottovalutato nelle nostre scuole.

E, con essa, come ci insegna la filosofa e pedagogista americana Martha C. Nussbaum, un pensiero critico capace di contrastare la desertificazione avanzante nelle nostre società per effetto, in primo luogo, del conformismo, della passivizzazione e dello svilimento della democrazia.

Si richiede che la presente dichiarazione venga protocollata e posta agli atti.

Con ossequi.
Pasquale Indulgenza

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1 Per l’Italia si vedano, a titolo indicativo, le analisi e le riflessioni di ricercatori come Roberto Serpieri, Fabio Corvisiero, Eliana Minelli, Gianfranco Rebora, Matteo Turri

Commenti
6 Commenti a “Lettera di obiezione di coscienza”
  1. paola scrive:

    LETTERA SPLENDIDA!
    Non servono parole
    grazie

  2. mauro scrive:

    Aggiungerei all’articolo 33 della Costituzione, a Melville, al grande sociologo ed epistemologo della complessità, al grande filosofo scettico e a Martha C. Nussbaum anche Caterina Caselli: hic stantibus rebus, nessuno mi può giudicare, nemmeno tu. Con il massimo rispetto per l’appassionata eloquenza del collega, preferisco una maniera meno pompier per affrontare una questione che dubito sia di interesse comune appena si esce dagli odg dei collegi dei docenti italiani. Senza contare che la prima obiezione che la coscienza deve porre (e porsi) riguarda, come sempre, la qualità del linguaggio di cui ci si vuol fare rappresentanti. Grazie, Mauro Parrini Liceo Livi di Prato

  3. giampiero scrive:

    Condivido quasi del tutto ciò che scrive Pasquale Indulgenza, ma nella mia scuola, secondaria di primo grado della periferia nord torinese, quartiere complesso, pericolo di dispersione scolastica, disoccupazione e problemi vari, pur facendoci violenza, perché la tentazione di rimanere sdegnosi e indifferenti di fronte all’umiliazione di un’autocandidatura era forte, noi docenti abbiamo inviato le “tabelle” con l’unico scopo, una volta ottenuto il bonus, di prelevarlo dal nostro conto e di devolverlo integralmente alla scuola per l’acquisto di materiale didattico, supporti tecnologici, complementi d’arredo necessari ecc.
    Contestualmente, abbiamo redatto un documento che spieghi all’esterno le ragioni della nostra scelta, perché la “valutazione del merito” divide gli insegnati, svia l’attenzione da un contratto fermo dal 2006 e senza scatti retributivi dal 2009 e non migliora in nessun modo la qualità di un insegnamento che, come noi possiamo testimoniare ogni giorno, soffre di mille impedimenti, di pochissimi fondi a disposizione e di nessun aiuto concreto da parte di Governo e Ministero.
    Allora ci aiutiamo da soli, cercando di reindirizzare la quota stanziata verso il giusto obiettivo, ossia la qualità dell’insegnamento, un ambiente confortevole e più possibilità per i ragazzi.

  4. Andrea scrive:

    Eccellente esercizio di retorica e squadernamento di “cultura” che nasconde evidentemente la convinzione che più lo stile è complesso e contorto, più il lessico è ricercato, più è necessariamente profondo il pensiero che vi sta dietro.
    Senza dimenticare che il proprio narcisismo e la volontà di affermare il proprio punto di vista a tutti i costi possono portare a avvelenare anche i più semplici rapporti umani, a calpestare il “sacro” vincolo di colleganza (collaborazione, condivisione, interscambio e bla bla bla) e a sorvolare financo sulle più immediate esigenze degli studenti. No, professor Indulgenza, questa Buona scuola proprio non ci convince e anzi spaventa tutti noi modestissimi operatori della scuola per gli oscuri scenari che prefigura, ma proprio qui e oggi viene da chiedersi della Sua “vecchia scuola” che cosa valga la pena salvare.

  5. Pasquale Indulgenza scrive:

    Intervengo, alla luce di alcuni commenti che leggo qui, per chiarire che la mia lettera è stata scritta per essere indirizzata unicamente agli organi istituzionali e alle rappresentanze della mia scuola di servizio. Christian Raimo, che l’aveva letta, mi ha chiesto se poteva pubblicarla in questo spazio. Cosa che ho accettato con piacere, ritenendo che essa potesse comunque contribuire a socializzare i motivi di una mobilitazione che vorrei che crescesse.Ma – ripeto – la lettera era stata già scritta, e per altra ragione, del tutto specifica e situata! Essa rimane l’iniziativa che è, una dichiarazione individuale di rifiuto, indirizzata a soggetti con i quali mi confronto e mi scontro quotidianamente, e perciò è stata pensata dal sottoscritto così solenne, lunga e articolata. Peraltro, tutta la parte centrale riprende quasi alla lettera testi che ho visto prodotti da altri colleghi di varie scuole italiane autori di analoghe iniziative di obiezione di coscienza. Il concetto che più mi sta a cuore, in ogni caso, è che le risorse che vanno ad alimentare questo meccanismo infernale del premio ai “meritevoli” sono risorse di tutti, parte di un monte salari virtuale che si intende destrutturare in misura crescente, e come tali andrebbero considerate e salvaguardate. Perciò ritengo che la battaglia generale da fare sia quella di restituire, anche per mezzo di ragionamenti che qualcuno può ritenere ‘contorti’ , alla loro sede naturale, ad una degna ripresa di di contrattazione collettiva. L’accusa, da parte di chi polemicamente evidenzia alcuni aspetti formali di questo mio testo scritto, pur dicendosi d’accordo con i suoi contenuti (e ragioni), di far parte addirittura della “vecchia scuola”, da rigettare al pari della “nuova” renziana, sinceramente mi pare tanto legittimo quanto fuori luogo. Oltre che ingeneroso, considerato che mi si conosce assai poco e si giunge al punto di fare un’ermeneutica psicoanalitica sulla base di un testo e di rilevare del narcisisismo. Con i miei limiti, in questo difficilissimo ‘anno scolastico non ho scritto solo, preso da amarezza e disgusto – alla fine di mille e mille atroci discussioni con i vari ‘alfieri’ più o meno istituzionali del “nuovo che avanza” – una lettera ‘barocca’: ho anche fatto approvare una mozione di contestazione del “comitato di valutazione” e dei suoi compiti di selezione che ha raccolto il settanta per cento dei consensi del mio Collegio Docenti (che raccoglie i docenti di ben quattro sedi scolastiche e di tre istituti). Probabilmente, in quella occasione, parlando a suo favore in maniera più semplice e brutale. E persuasiva. E ho organizzato decine di assemblee di discussione e contestazione, nel territorio e a scuola, impegnandomi infine in una concretissima raccolta di firme – per strada – per i referendum abrogativi contro la L.107 e le sue aberrazioni. Cordiali saluti a tutti. ps) Dopo aver letto nella bacheca della scuola la lettera, alcuni colleghi l’hanno spontaneamente assunta e si sono pronunciati allo stesso modo.

  6. mauro scrive:

    Manifesto la mia perplessità, da insegnante, nei confronti del modo in cui il collega Indulgenza distingue così facilmente la questione formale da quella sostanziale: da insegnante ho sempre pensato che la sostanza del mio lavoro consista nella forma con cui la mia libertà e la mia intelligenza riescono modestamente, quella sostanza, a esprimere. Per esempio, definire “meccanismo infernale” la semi-ridicola introduzione del bonus docenti non mi pare affatto questione formale, piuttosto indice sostanziale di una percezione della realtà lontanissima dalla mia. Percezione che, se non capisco male, concepisce la propria rispettabile contrarietà verso la Buona Scuola (espressione parimenti semi-ridicola) nei termini di una Lotta Epocale paragonabile alla Marcia del Sale di gandhiana memoria. Da qui il mio amichevole rimprovero di ” pompierismo” che non voleva essere né sprezzante né ironico ( molto di piu, voleva essere serio). Infine trovo piuttosto patetico l’atteggiamento di chi sente minacciata la propria libertà di coscienza e quella dei colleghi, e persino la qualità della relazione con e tra loro, dal “meccanismo infernale” che dovrebbe trasformare, per qualche decina di euro al mese, le sale docenti delle nostre scuole in tante filiali della ex Lehman Brothers. Si deve avere una ben scarsa considerazione di sé e degli altri per ritenere tutti così facilmente alla mercé di quattro soldi, mentre è palese che il senso dell’introduzione del bonus è frutto di una demagogia meritocratica conseguenza di una demagogia ideologica che per quasi quarant’anni ha rifiutato en bloc e a priori ogni possibile forma di valutazione del proprio lavoro, autovalutazione compresa. Ora, per tentare di andare oltre questa contrapposizione alquanto miserabile che parte dal presupposto condiviso da entrambe le parti che gli insegnanti siano una massa di impiegati statali da governare con la nuova carotina del bonus o la vecchia carotona del “fate quello che volete, anche un cazzo, che lo stipendio è basso ma sicuro e uguale per tutti” converrebbe provare a recuperare un po’ di dignità e di autostima, proprio partendo dalle parole e dalle idee con cui si cerca, ogni giorno, di aderire alla parte più vera e importante della nostra vita e di quella dei nostri studenti.

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