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Una lettera importante per tutti quelli che a Roma sono passati al Rialto

di Graziano Graziani

Carissimi/e

questa mail è indirizzata a voi che, in misura più o meno intensa, avete conosciuto le attività del Rialto Santabrogio, ne avete fatto parte, avete avuto in quello spazio un luogo di aggregazione e progettazione per il vostro lavoro. Vi scrivo infatti per raccontarvi una situazione di emergenza che ha colpito il Rialto e, direttamente, le persone che risultavano soci fondatori del circolo arci. Ovvero io, Francesca Donnini, Fabrizio Parenti e Luigi Tamborrino.

A dicembre 2019, pochi giorni prima che il provvedimento diventasse inesigibile, ci è stata comminata una sanzione di 183.000 euro dall’Agenzia delle Entrare, che recepisce così un’indagine del 2014 della Guardia di Finanza. Si tratta di uno dei tanti provvedimenti di cui è stato oggetto il Rialto durante la sua riapertura (aprile 2014 – febbraio 2015), molti dei quali poi contestati o vinti in sede di processo. Ma questo ha un effetto diverso. La richiesta di risarcimento colpisce i quattro sottoscrittori direttamente, in solido, e produce a sua volta ulteriori aggravi sulla dichiarazione dei redditi di ciascuno (tradotto: altre cartelle esattoriali, singole, inerenti a quanto ognuno di noi avrebbe secondo loro percepito). Si tratta, tuttavia, solo di presunzioni di incasso, dedotte da una singola ispezione fatta al bar del Rialto a maggio 2014, senza altro accertamento. Calcolata con ricarichi di quasi il 500%, ipotizzando prezzi da night club che il Rialto non ha mai avuto. Eppure queste presunzioni sono state accolte in toto e hanno prodotto la sanzione di cui sopra.

Questa multa probabilmente non sarà nemmeno comprensiva di tutto, perché la contestazione dei primi due mesi del 2015 presumibilmente arriverà alla fine di quest’anno (e cioè ancora una volta a pochi giorni dalla sua prescrizione), andando ulteriormente ad aggravare la situazione.

Perché la multa? Perché secondo l’accusa il Rialto non faceva cultura, ma attività interamente commerciale. Hanno perciò ricalcolato tutta l’attività come se fosse attività di una società di capitali, facendo così schizzare gli oneri delle tasse (l’Irap, ad esempio, che non è dovuta dalle associazioni; oppure un diverso modo, più oneroso, di calcolo dell’Iva). Questa società immaginaria l’hanno creata sulla carta, dando loro i nostri nomi (la società Donnini-Graziani-Parenti-Tamborrino) e assegnando a tavolino un numero di partita iva di riferimento – partita iva che, nella realtà, non è mai esistita.

Ora, che il Rialto avesse delle forme di irregolarità è evidente. Era il frutto di un processo di transizione da centro sociale occupato ad associazione, da associazione a circolo arci, fino all’assegnazione di uno spazio dove tutto sarebbe stato a norma – siglata nel 2004 dal Comune di Roma e mai attuata. Non è possibile valutare l’attività del Rialto senza tenere conto di questa storia che in passato, in sede di processi civili e penali, ha prodotto non a caso diverse assoluzioni per l’associazione. Qui, però, non siamo in sede di processo: siamo sul piano tecnico, dove solo le carte parlano. Nessun testimone ammissibile, nessuna eccezione da presentare. Si potrebbe ricorrere in commissione tributaria ma tutti i professionisti consultati lo hanno sconsigliato: laddove viene accolta la tesi di una società immaginaria, è molto difficile opporre una versione diversa, poiché le carte dell’associazione sono già state presentate. Per di più avvalersi del diritto di presentare ricorso avrebbe un costo eccessivo rispetto all’entità della multa, vanificando l’effetto di riduzione eventuale del debito. Il consiglio, dunque, è quello della trattativa.

È chiaro che si tratta di un attacco a un sistema che a Roma, per vent’anni, pur nelle sue incongruenze, ha fatto da supplenza alle mancanze dell’amministrazione. Voi che al Rialto ci siete passati, lo avete frequentato e ci avete lavorato lo sapete: in 15 anni di attività il Rialto ha ospitato centinaia di spettacoli, mostre, concerti. È stato una residenza artistica ante litteram, ha fornito migliaia di ore di prova gratuite a circa un centinaio di realtà teatrali romane. È stato il luogo di debutto a Roma e presentazione lavoro per moltissime compagnie italiane che a Roma non trovavano spazio e ascolto. Tutto questo lavoro, che non è costato nulla all’amministrazione se non la concessione dello stabile, è stato possibile grazie allo sforzo di moltissima gente che si è messa a disposizione di un progetto che è stato il più possibile aperto, collettivo, di cui molti di voi hanno potuto usufruire gratuitamente. Di colpo, con un provvedimento, questo lavoro prezioso per la città si trasforma in disvalore, in sanzione, e finisce per di ricadere sopra la pelle di sole quattro persone.

Non sappiamo ancora come ci muoveremo. Commercialisti e avvocati si stanno attivando per contestare quanto più possibile del verbale. Ma è probabile che non sarà possibile contestarlo integralmente. Nel frattempo abbiamo sentito l’esigenza di informare chi ha vissuto quella stagione di cosa sta accadendo. Vi chiediamo per tanto di starci vicini, in tutti i modi possibili. Grazie mille a chi vorrà darci una mano e non lasciarci soli.

Graziano Graziani (Roma, 1978) è scrittore e critico teatrale. Collabora con Radio 3 Rai (Fahrenheit, Tre Soldi) e Rai 5 (Memo). Caporedattore del mensile Quaderni del Teatro di Roma, ha collaborato con Paese Sera, Frigidaire, Il Nuovo Male, Carta e ha scritto per diverse altre testate (Opera Mundi, Lo Straniero, Diario). Ha pubblicato vari saggi di teatro e curato volumi per Editoria&Spettacolo e Titivillus. Ha pubblicato l’opera narrativa Esperia (Gaffi, 2008); una prosa teatralizzata sugli ultimi giorni di vita di Van Gogh dal titolo Il ritratto del dottor Gachet (La Camera Verde, 2009); I sonetti der Corvaccio (La Camera Verde, 2011), una Spoon River in 108 sonetti romaneschi; i reportage narrativi sulla micronazioni Stati d’eccezione. Cosa sono le micronazioni? (Edizioni dell’Asino, Roma, 2012). Cura un blog intitolato anch’esso Stati d’Eccezione.
Commenti
10 Commenti a “Una lettera importante per tutti quelli che a Roma sono passati al Rialto”
  1. carlo caponi scrive:

    Ho fatto parte del CRAP, al Rialto ho partecipato a dibattiti, conferenze, attività culturali, incontri politici, mi sembrava che dare vita a un edificio abbandonato fosse utile non solo a noi ma a tutta la città, adesso scopro che quel generoso impegno di tanti amici e compagni per tenere aperto un luogo di aggregazione cittadina, tutto a nostre spese, secondo l’agenzia delle entrate, aveva un fine di lucro. La realtà è che le realtà organizzate dalla base fanno paura al potere, sempre che dietro non ci siano altre mire, non confessabili, per intimorire tutti coloro che riescono ancora a mantenere occupati stabili altrimenti preda della speculazione o destinati all’abbattimento, come le fonderie Bastianelli.

  2. Nicola Lagioia scrive:

    Tutta la solidarietà. E se c’è da fare qualcosa, testimoniare pubblicamente etc., eccoci.

  3. Daniela Di Sora scrive:

    Teneteci al corrente, questa storia è vergognosa. È chiaro che chi fa cultura, o tenta di farla, è sospetto per sua natura quando non è chiaramente un nemico.

  4. Francesca Fago scrive:

    Pura follia !!!
    Sono andata per anni al Rialto quando era uno spazio vivo e meraviglioso. Ho sentito concerti e visto mostre bellissime (di cui ancora conservo qualche locandina). Era il mio posto preferito a Roma. Tutta la mia solidarietà e prontissima a testimoniare nel caso ce ne fosse bisogno.

  5. Stefania scrive:

    Tutta la mia solidarietà! Roma sta diventando una città cadavere. Realtà come quella del Rialto sono vitali e necessarie. Quanto accaduto è un vero e proprio atto coercitivo sotto l’egida di uno stato che invece di difendere la cultura la attacca, la colpisce. Teneteci al corrente se possiamo in qualsiasi modo fare qualcosa

  6. Dario Garofalo scrive:

    Agghiacciante! Penso che se ognuno di quelli che sono passati dal Rialto (io, per esempio, molto poco) o conoscono personalmente Graziano, Francesca, Fabrizio e Luigi, dessero un contributo minimo in termini economici (5, 10 euro), la sfangheremmo con classe contro questi strozzini istituzionali che ci respirano sul collo. Io sono pronto!

  7. Elio Romano scrive:

    sede di mille incontri per salvaguardare l’ambiente, per rendere l’acqua pubblica, contro il consumo di suolo e la cementificazione, per discutere del futuro della città e della democrazia nel paese e nel mondo. Un laboratorio vivo e intelligente animato da volontari capaci e generosi.
    Ma che città è questa che mortifica e punisce le sue stesse risorse culturali e sociali?
    Ancora una volta “i decisori” mostrano il ghigno della sopraffazione.
    Io sto con il Rialto e con i compagni che lo hanno reso possibile.

  8. Francesca scrive:

    Sono arrivata a conoscere il Rialto da sola…andando in giro e scoprendo serate diverse e x eventi particolari…avendone creati e realizzati in luoghi ameni, a partire dal mio primo studio mi da design trasformando una cantina della seconda guerra mondiale sul colle Aventino, ma soprattutto avendo realizzato tanti eventi mi da design….lo spazio del Rialto mi ricordava tutto quello che ho conosciuto e scoperto a new York…dive tutto era possibile e spesso gratis o quasi…
    Leggo di questo articolo e situazione purtroppo solo ira durante questo isolamento forzato e dive sono ferma, si fa per dire, nella moda fermi non si sta mai…ho partecipato a diverse serate ed avevo preso accordi x realizzare eventi in statica e di presentazione…non tutti a Roma conoscevano questo posto…io ci sono arrivata da sola…nessuno del mio giro di conoscenze all’ inizio ci andava…ci ho portato tante persone…e tutta questa storia messa su…è un classico fi quello che a Roma non funziona a da tempo…ne conosco cari e di situazioni allucinanti e questa è una fi queste…le altre le ho vissute e le sto vivendo…prima del 👑
    Vedremo cosa accadrà…per tutti speriamo si possano aprire e recuperare tanti luoghi…come il Rialto…dando vita a posto ..di aggregazione che si spera un giorno tornerà possibile anche se diversamente…avevo fatto diversi progetti in diversi luoghi…un saluto a voi..buona Pasqua

  9. Alvin Curran scrive:

    che si eviti la morte cerebrale della cultura vivente della città Roma, lottiamo tutti.

    Alvin Curran / Susan Levenstein

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