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Letture d’autore: Brunori Sas

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(fonte immagine)

Si firma Brunori Sas, ma è nato Dario Brunori trentotto anni fa in provincia di Cosenza. Nel 2009 ha fatto il suo esordio nel panorama cantautorale italiano con “Vol. 1”, che gli è valso il Premio Ciampi (“miglior debutto discografico dell’anno”) e il Premio Tenco (“autore emergente”). Sono seguiti “Vol. 2 – Poveri Cristi” nel 2011 e “Vol. 3 – Il cammino di Santiago in taxi” nel 2014 che, pur mantenendo un’attitudine indipendente, ne hanno accresciuto la popolarità al punto da trasformare il recente tour teatrale in un grande successo di pubblico. Dopo Federico Fiumani, Paolo Benvegnù e Cristiano Godano, anche Dario Brunori ci parla del suo rapporto con la narrativa.

Quando hai iniziato a leggere romanzi?

Intorno alla quarta elementare. Il primo libro è stato Il richiamo della foresta o forse Oliver Twist, o Ventimila leghe sotto i mari, non ricordo bene. Ricordo però che la lettura, soprattutto serale, mi eccitava tantissimo. Era un momento della giornata che aspettavo con trepidazione, forse perché, a quell’età, rappresentava uno dei pochi momenti di intimità e beata solitudine.

I romanzi letti in adolescenza ti toccavano più o meno dei romanzi letti oggi?

Da adolescente i romanzi mi catapultavano in un altrove che mi consolava del fatto di vivere in un piccolo paesino di poche centinaia di anime. Mi nutrivo di storie altrui e vivevo altre esistenze, molto più interessanti della mia. Insomma era una lettura di evasione e di fantasia. Oggi leggo con occhio più analitico e mi lascio affascinare dagli autori che riescono a darmi una chiave di lettura nuova della realtà circostante.

Hai abitudini o tic particolari quando leggi? Sottolinei, scrivi, fai le orecchie alle pagine?

No, anzi cerco in modo maniacale di preservare il libro e di mantenerlo intatto. Soffro terribilmente per le orecchie o quelle volte che i fogli si stropicciano o si macchiano di acqua o di caffè. Mi prende così male che vorrei comprarne un’altra copia. Adoro mettere il naso in mezzo alle pagine ogni tanto e annusare la carta.

Ti sei mai sentito spinto a scrivere una canzone dalla lettura di un romanzo?

Sì, ma non sono mai riuscito a tirarne fuori qualcosa di buono. L’unico pezzo che si riferisce ad uno scritto è «Pornoromanzo», contenuto nel mio ultimo album. L’ho scritto ispirandomi a Lolita dopo aver visto il film di Kubrick, quindi non vale, almeno finché non leggerò il romanzo.

Credi che letteratura e musica abbiano diversi motivi ispiratori?

Penso che rispondano a necessità differenti: la musica è più come la fotografia, la letteratura come una pellicola cinematografica.

Che tipo di emozioni – e in che misura diverse – musica e letteratura riescono a dare a chi ascolta o a chi legge?

Per quanto mi riguarda, la musica muove la parte emotiva inconscia, tira fuori qualcosa di cui non ho netta consapevolezza e che non riesco ad esprimere nel mio quotidiano. Volendo distinguere grossolanamente l’uomo in tre parti (istintiva, emotiva, razionale) e considerando che ognuna di queste parti ha a sua volta tre declinazioni in essa, direi che la musica tocca il lato emotivo della mia parte emotiva. Mentre la letteratura stimola il lato emotivo della mia parte razionale.

Qual è il personaggio letterario con cui sei maggiormente entrato in sintonia?

Moscarda di Uno, nessuno e centomila. In effetti, dal suo personaggio avevo tratto una canzone che poi ho modificato allontanandomi dall’ispirazione iniziale.

C’è un personaggio letterario femminile di cui ti sei innamorato?

No, perché non entro nella storia in modo così profondo. Piuttosto mi posso innamorare dell’autrice.

Un classico che non ti è mai andato giù?

I demoni di Dostoevskij. L’ho preso in mano almeno quattro o cinque volte. Niente, ad un certo punto lo mollo e inizio a leggere altro.

C’è un autore che ha raccontato la Calabria in modo efficace?

Senza dubbio Corrado Alvaro: Gente in Aspromonte è un gioiellino che mi ha toccato e commosso, e soprattutto mi ha aiutato a comprendere meglio l’origine di un certo modo di essere umani.

Quali sono i tuoi tre romanzi preferiti?

Uno, nessuno e centomila di Pirandello, un romanzo che ha messo in crisi una serie di certezze su cui poggiava la mia esistenza interiore e ha stimolato in me una ricerca introspettiva sfociata poi nello studio delle filosofie orientali e delle scuole russe dei primi del Novecento (Gurdjieff, Ouspensky).

La filosofia nel boudoir di De Sade, perché mi ha concesso il lusso di praticare l’autoerotismo in chiave intellettuale.

I demoni di Dostoevskij perché rappresenta il mio limite di lettore: quando lo leggerò con piacere sarò un uomo migliore.

Pierluigi Lucadei, marchigiano, è nato a San Benedetto del Tronto nel 1976. Giornalista, critico musicale e scrittore, collabora con «Il Mucchio Selvaggio», ilmascalzone.it e «Rivista Undici». Suoi racconti sono apparsi sulle riviste «Cadillac» e «Achab». Ha pubblicato «Ascolti d’autore» (Galaad, 2014) e «Letture d’autore» (Galaad, 2016).
Commenti
Un commento a “Letture d’autore: Brunori Sas”
  1. germano capurri scrive:

    mi sta già bene brunori com’è: ma aspetto serenamente di sentirlo e leggerlo quando sarà riuscito a leggere quel capolavoro de “I demoni”

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