Fiumani

Letture d’autore: intervista a Federico Fiumani

di Pierluigi Lucadei

 Da oltre trent’anni è il leader dei Diaframma, una delle due o tre band a cui può essere attribuita l’invenzione del rock italiano così come l’abbiamo inteso per molti anni. Marchigiano di nascita ma fiorentino di adozione, Federico Fiumani è anche autore di alcuni libri, tra i quali ricordiamo almeno l’autobiografia-ad-aneddoti “Brindando coi demoni”, uscita nel 2007 per Coniglio Editore.

 Ricordi il primo romanzo che hai letto?

Per quanti sforzi faccia, no.

Un romanzo, letto in giovane età, può cambiare la vita?

Secondo me sì, letto in giovane età può influenzare alcune scelte esistenziali. Io in giovane età avevo la fissa della poesia: i maledetti francesi e, tra gli italiani, Roversi e Montale. In particolare “Dopo Campoformio” di Roversi fu per me una vera illuminazione, conosco intere pagine a memoria. Ecco, quel libro mi ha cambiato la vita. E poi fu una scoperta mia, a scuola Roversi non si nominava neanche fra i cosiddetti minori, e questo fu molto importante perché le cose che si scoprono da soli hanno un altro sapore.

Può cambiare la vita più o meno di un disco?

Dipende dal soggetto che riceve, dalle sue naturali inclinazioni. Per la mia formazione culturale sono stati più importanti i dischi, ed infatti non ho una gran cultura (ride, ndr). Ricordo che una volta partecipai a un dibattito all’università e un relatore disse che gli “yeah yeah yeah” di She Loves You dei Beatles erano più importanti di molta letteratura. Sono d’accordo. E poi dipende da quanto tempo sei disposto a passare con una singola opera… riesci a pensare quante ore ho passato ascoltando “Marquee Moon”? Almeno quattrocento ore della mia vita regalate a un singolo disco.

Quasi sempre, quando mi è capitato di sentirti parlare di letteratura, ti ho sentito citare Moravia, Morante, Parise, Pasolini. Sono i tuoi autori preferiti?

Sì, a parte Pasolini, che non mi piace. Lo rileggo continuamente, riguardo i suoi film, ma non mi va giù. Emanuele Trevi nel suo “Qualcosa di scritto” dice che Pasolini è una pistola puntata alla tempia… ecco, anch’io la penso un po’ così. Non gli va bene nulla e allora il suo pensiero diventa come una lente deformante per cui ogni cosa è sbagliata. E invece io, guardandomi attorno, vedo che la gente ha una gran voglia di vivere e di Pasolini non gliene frega nulla.
I testi di “Siberia” pagavano un debito di riconoscenza nei confronti di Cechov. Almeno per un periodo, sei stato un appassionato di letteratura russa?

Macché, per nulla. Ricordo che alle elementari la maestra ci leggeva Tolstoj. Di mio ho letto Dostoevskij, ma perché Moravia disse che era il suo maestro. Di recente ho letto il libro su Limonov, molto bello e illuminante su cosa significasse vivere in Russia nella seconda metà del Novecento.

Chi ha raccontato Firenze in modo efficace?

Banale dirlo, Pratolini con “Le ragazze di San Frediano”. Ma più che altro mi piaceva il film di Zurlini, con una Rossana Podestà strepitosa. Dei nuovi mi piace Vanni Santoni.

Da appassionato di pugilato, sapresti consigliarmi un libro sull’argomento?

Da ragazzo lessi “I re del ring” scritto dal giornalista Alfredo Pigna, ogni capitolo era la vita di un pugile realmente esistito ma il tutto era, secondo me, abbastanza romanzato. Poi direi l’autobiografia di Tiberio Mitri, molto bella. Lascerei perdere, invece, quelle di Benvenuti e Mazzinghi perché sono autocelebrative e un po’ false, due occasioni mancate. Ne ho lette tre di Jean-Claude Bouttier in francese, perché era il mio eroe e piaceva a mia sorella.
Quali sono i tre romanzi che maggiormente hanno segnato la tua vita adulta?

“Gli ospiti di quel castello” di Ercole Patti, i racconti dal ‘26 al ‘52 di Moravia, “E’ stato così” di Natalia Ginzburg.

Sapresti spiegarmi perché ciascuno di essi ti ha segnato?

Quello di Patti perché è scabroso e scivola continuamente nella pornografia. Moravia perché è la più grande macchina narrativa del Novecento e a me piace moltissimo perché è realista e non ti annoia mai. Quello della Ginzburg perché è di una tristezza tale che ha un potere catartico.
Tra i tanti libri inutili pubblicati dalle rockstar di casa nostra, il tuo “Brindando coi demoni” è uno dei pochissimi esempi di romanzo coerente con la poetica dell’autore. Non ti sei atteggiato a scrittore ma hai fatto di quelle pagine una sorta di prosecuzione del tuo canzoniere. Trovo che questo renda il libro apprezzabilissimo.

Caffè pagato! Sono contento che, come te, molti lo abbiano apprezzato. Lo scrissi in un periodo in cui avevo pochissimo da perdere e mi fece guadagnare stima e credibilità. Incontravo gente in tram che mi diceva di averlo letto e mi chiedeva delucidazioni, la stessa gente che non mi chiedeva mai nulla dei miei dischi.

Cosa c’è nella letteratura in generale e nella narrativa più nello specifico che è assente in altre forme di espressione artistica?

Forse col libro si ha un rapporto più intimo, privato. Dacia Maraini dice che leggere è sexy.

Da quale scrittore faresti scrivere la tua biografia?

Preferirei non venisse fatta, e poi ci ho già pensato io.

La lettura è un antidoto alla solitudine o non finisce invece per farti sentire ancora più solo?

La mia ragazza, che è qui accanto a me, suggerisce che leggere non la fa sentire sola.

Pierluigi Lucadei, marchigiano, è nato a San Benedetto del Tronto nel 1976. Giornalista, critico musicale e scrittore, collabora con «Il Mucchio Selvaggio», ilmascalzone.it e «Rivista Undici». Suoi racconti sono apparsi sulle riviste «Cadillac» e «Achab». Ha pubblicato «Ascolti d’autore» (Galaad, 2014) e «Letture d’autore» (Galaad, 2016).
Commenti
4 Commenti a “Letture d’autore: intervista a Federico Fiumani”
  1. Lalo Cura scrive:

    ignoro (o quasi) chi sia musicalmente, anche perché, per me, l’espressione “rock italiano” è un ossimoro impraticabile
    ma uno che spende quattrocento ore della sua vita su “marquee moon” mi è naturalmente simpatico, quindi indagherò sui suoi trascorsi

    lc

  2. Lalo Cura scrive:

    p.s.

    per amore di “marquee moon” sono riuscito pure a perdonargli la cazzata megagalattica del moravia più grande macchina narrativa del novecento (e la maraini, e la ginzburg, e…)

    lc

  3. Brantomio scrive:

    Labbra blu è il miglior punto di partenza per scoprire i Diaframma.
    La cover di Cristina Donà dà la misura della qualità compositiva di Fiumani

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  1. […] Federico Fiumani è stato intervistato da Pierluigi Lucadei. Potete leggere l’intervista su Minima & Moralia.  […]



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