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Liberi come Cinzia: intervista a Leo Ortolani

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L’uomo senza curve
Un altro uomo abbraccerà
Sarà la sua felicità

di Simone Tribuzio

Questa strofa di Renzo Rubino, del brano Il postino (amami uomo), riesce a sintetizzare gli intenti di Paul, l’ex postino ora conosciuto come Cinzia Otherside: la Lucciola della quinta strada che ha cambiato identità per amore di Rat-Man. E fu proprio grazie a Cinzia – l’allora postino Paul – se Deboroh La Roccia decise di vestire i panni del vigilante che la Città senza nome meritava (forse) da tempo immemore.

La formula storia lunga sembra da sempre appartenere alla cifra del papà di Rat-Man, serie conclusasi dopo vent’anni gloriosi di storia editoriale.

Con Cinzia (Bao Publishing, 2018), Leo Ortolani ci consegna un personaggio tridimensionale per cui preoccuparsi quando viene giudicata per quello che è, e per cui fare il tifo nei botta e risposta contro chi sputa pregiudizi.

Perché noi tutti vogliamo gridare al mondo il nostro essere. Liberi come Cinzia. A Leo Ortolani ho potuto fare qualche domanda sulla genesi dell’opera, sul riscontro che sta avendo e su alcune prospettive che si intravedono all’orizzonte; in tempi in cui comprensione del tema LGBTQ, sensibilità e convivenza vengono sempre meno nella nostra societa murata dall’odio ingiustificato e dalla disinformazione.

Per il personaggio di Cinzia avevi pensato a dei modelli particolari?

No, nessun modello. Cinzia nasce per caso, nella prima storia di Rat-Man, come il personaggio di una battuta. Ma quel personaggio piace da subito e lo riprendo già nella seconda storia. Infine, dopo alcuni numeri, entra a fare parte del cast della serie ventennale di Rat-Man, fino alla fine, ritagliandosi un ruolo di tutto rispetto e guadagnandosi il plauso e l’affetto incondizionato dei lettori.

Le tue figlie (giovanissime) come si sono approcciate a Cinzia durante la lavorazione del libro? Si sono dimostrate curiose attorno al personaggio e al suo affacciarsi nella società?

Le mie figlie devono essere guidate, ora che sono in adolescenza, a capire il significato di quelle parole che suscitano risatine e diffidenza. Quando erano più piccole, non era così. Mi ricordo Johanna, che a 6/7 anni stava guardando una puntata del cartona animato in cui c’era Cinzia e mi chiese come mai quella signora avesse la voce maschile. Le spiegai chi era Cinzia e cosa volesse dire essere una persona transessuale, e lei si illuminò in viso e disse “Ho capito, è donna nel cuore!”

E questa cosa qui, questo sguardo innocente e prezioso va difeso a tutti i costi, nei nostri figli, perché adesso si è già offuscato, frequentando gli altri ragazzi, il mondo di adesso. Questo la dice purtroppo lunga su quanto ci sia ancora da lavorare in questa società e in famiglia, se già a tredici anni ci giochiamo la tolleranza e l’accettazione che si hanno fin da bambini.

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I nonni possono essere determinanti in questo senso (vedi la nonna di Cinzia nella prima scena). Hai presente gli esperimenti sociali – più le interviste – dei nipoti che fanno coming out ai nonni? Questo per dire che sì, la famiglia è il punto da cui partire. Come ti esprimi in merito?

Avendo occasione di conoscere e frequentare persone dichiaratamente omosessuali, travaso in famiglia quel senso di totale normalità con cui racconto di loro, come quando parlo di “lui e suo marito”.

Com’è stato accolto il libro dalle comunità LGBTQ?

Molto bene. In effetti il tour promozionale continua proprio per le richieste di presentare il libro nelle varie associazioni del Paese.

“Ama il prossimo tuo come te stesso.” Da un po’ di tempo che questo messaggio di amore cristiano semina parecchie insicurezze se non cieco odio. Eppure una volta era più semplice.

Credo che quelle insicurezze le abbia seminate fin da subito. Ma il bello è proprio lì. Che demolisca le certezze, quelle che ti rendono sordo e cieco di fronte agli altri, che ti rendono forte nelle tue opinioni e nelle tue convinzioni. È dal mettere in discussione se stessi, che nasce la tolleranza.

“Aprire le porte”, si dice ad un certo punto del libro. Oggi risulta più difficile, come mai?

C’è un bel film di Michael Moore che ci fa vedere come anni e anni di televisione “terrorizzante” e di propaganda dell’odio e della diffidenza abbiano reso gli americani spaventati a morte dal prossimo. Cosa che non succede ai loro vicini, in Canada. Direi che anche qui da noi, decenni di telegiornali e trasmissioni basate sul litigio, sulla morbosità e sull’ignoranza hanno fatto un ottimo lavoro. E non solo in Italia. Le porte si chiudono un po’ dappertutto.

La storia gode e utilizza i toni della commedia musicale di John Landis. Quali altre commedie e/o musical ti hanno accompagnato durante la stesura della sceneggiatura?

 Sono sempre stato un appassionato dei film commedia americani anni 70/80. Possiamo qui aggiungere un tocco alla Will & Grace e una spruzzata di musical alla La la land.

Più, ovviamente, un po’ di nonsense alla Rat-Man, che non guasta e piace a grandi e piccini!

La battuta (a pagina 207) sul ripasso tra genere e sesso biologico può essere letta anche come una critica velata all’ignoranza di chi discrimina?

Beh, ovviamente! Mica tanto velata, ma insomma a me faceva comodo in quel momento, per creare ancora più confusione negli occhi dei “normali”, di fronte alla scena che si presenta all’ignaro passacarte che si reca nello stanzino delle fotocopie. Scena di cui non riveliamo niente, per non rovinare la lettura!

La storia di Cinzia è intervallata anche dal racconto biblico dell’Arca di Noè: a suo modo è anche una metafora dell’ostacolo (alluvione) che si presenta a Cinzia e a chi come lei vuole farsi strada per quello che è?

Questa cosa del salvare solo le coppie, maschio e femmina, pur essendo a rigor di logica, un criterio per preservare le specie, nell’ambito del disaster movie biblico dell’alluvione (un film dove ci sarebbe, immancabilmente, Dwayne Johnson), mi è parso fin da subito una bellissima metafora dell’esclusione di una parte della popolazione da un club esclusivo (l’Arca) in cui solo “i normali” possono accedere. Il resto, muoia pure affogato tra le mille difficoltà. E’ diventato così un tormentone su cui si innesta però parte del gran finale del libro.

Alexandria Ocasio-Cortes ha recentemente citato Watchmen, tra gli ultimi riferimenti della cultura pop tirati in causa dalla più giovane deputata della storia americana. In Italia i tempi sono maturi – si spera – perchè Cinzia venga citata in uno speech, o è già accaduto in un ambito pubblico?

Ancora non è avvenuto, ma sicuramente vedrai che prima o poi, qualche Presidente del Consiglio o vicepremier, non potrà esimersi dal citare Cinzia, durante un meraviglioso discorso sull’accettazione del prossimo e sull’apertura di menti, frontiere, porti e porte. Sarà una giornata favolosa!

Com’è stato il primo tour promozionale del libro? Puoi raccontarci un momento e/o ricordo del pubblico che ti ha toccato particolarmente?

Il tour promozionale di Cinzia (Bao Publishing) è stato uno dei tour più lunghi che abbia mai fatto. Del resto, se non era lungo, non era il tour di Cinzia. In generale è stato un tour bellissimo, dove ho potuto incontrare tante persone, compreso persone associate al movimento LGBTQI(SW) che mi hanno accolto con molto affetto, per avergli regalato questo personaggio forte e al tempo stesso fragile, ma soprattutto un personaggio amato. Da me, che sono il suo papà e dai lettori. Da tutti i lettori, nessuno escluso. E mi ha commosso l’abbraccio di questa ragazza che si trova spesso a doversi giustificare quando dice, mostrando un’altra donna, “lei è mia moglie”. Sono contento di avere fatto Cinzia anche solo per quell’abbraccio.

E senza dubbio ringrazio le ragazze del MIT, il Movimento Identità Trans, per la serata divertentissima alla libreria IGOR, a Bologna. Eravamo tanti, ognuno fatto a modo suo, nella più splendida normalità.

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